Perché la notizia del funerale di una giovane ragazza tossicodipendente, morta mesi fa a Macerata in circostanze terribili e non ancora chiarite, irrompe sui media un sabato mattina di maggio con diretta su SkyTg e titoloni in prima pagina su tutti i giornali? Le ragioni secondo me sono due.

La prima è che la storia terribile di quella ragazza la conoscono tutti. È stata ripetuta mille volte nei giorni successivi alla tragedia, si interseca con altre vicende che riguardano la politica e la società del nostro Paese, pur se in maniera del tutto tangenziale e intenzionale. Scuote gli animi e scatena accese discussioni. Notizie del genere per i media sono oro: ogni volta riaccendono l’attenzione del pigro lettore e possono essere rivendute da capo. Anche quando, come oggi in occasione di questo tardivo funerale, la notizia quasi non c’è.

La seconda è che una simile notizia si inserisce, a forza, nella contrapposizione ormai tossica fra noi e loro. Fra italiani e stranieri. Fra quieto vivere e invasione. Anche questo è un tema che vende moltissimo: i media sono talmente ansiosi di cavalcarlo per scatenare le nostre emozioni e le nostre reazioni che loro stessi giocano un ruolo essenziale, con la loro frenesia molto poco giornalistica ad enfatizzare i toni, nel modellare la psicosi anti straniero che avvolge questo Paese. Non ce ne sarebbe stato bisogno, sappiamo già farlo molto bene da soli, ma una quota del fascismo strisciante che attraversa le menti di tutti è oggi un prodotto mediatico. Una strano mix fra il desiderio di dirci le cose che vogliamo sentire e sottolineare qualsiasi aspetto della cronaca che attiri la nostra identità e la nostra indignazione.

È come se il giornalismo in Italia oggi rifiutasse di avere una sua identità, scegliendo ogni giorno gli ingredienti della dieta da offrire ai lettori in base ai soliti quattro gusti che si sa piaceranno a tutti. È come se qualcuno ogni giorno scaldasse sul fornello le crocchette findus e poi andasse in giro a dipingersi al mondo come un grande chef.

 

17 commenti a “Un funerale oggi a Roma”

  1. Erasmo dice:

    una quota del fascismo strisciante che attraversa le menti di tutti “. Sarebbe bene che ognuno parlasse della mente sua. La mia, di mente, non è attraversata da nessun fascismo, né strisciante né galoppante, qualunque cosa ciò voglia dire.
    Perciò, Mantellini, se vuoi la mia quota, be my guest.

  2. egidio scrimieri dice:

    I giornalisti non sono missionari: vendono semplicemente il loro prodotto, che e’ la notizia del giorno, ne’ più’ ne’ meno di come vende il suo prodotto chi fabbrica alimenti, o automezzi, o qualsiasi altra cosa. Se il popolo chiede biscotti al cioccolato, solo un idiota prova a vendergli cavolfiori. Se il popolo chiede automobili, solo un idiota prova a vendergli cavalli. Se il popolo chiede sangue solo un idiota prova a vendergli copie del manuale delle giovani marmotte.

    Non scarichiamo la responsabilità’ dei nostri gusti su coloro che li soddisfano.

  3. Stefano dice:

    @egidio
    In parte. Il gusto si educa. Chiaro che se dalla mattina alla sera continui a servire Big Mac la gente la intossichi di glutammato. Se provi a servire dell’altro magari una parte smetterà di cercare quel sapore omologato e mangerà qualcosa di nuovo e non predeterminato.

    La mia impressione è che qui abbondi sia la volontà di fare soldi subito (e qua ci sta) sia l’idea che il glutammato sia meglio, costa pochissimo (un pezzo strappalacrime sulla cronaca fatto da un pubblicista ce l’hai con pochi euro, il giornalismo serio lo paghi in tempo e ricerca) e non hai bisogno manco di educare il pubblico, la panza non è mai demodè.

  4. egidio scrimieri dice:

    p.s.: ha più’ senso dire che a me piacciono i fumetti perché’ vedo gente che vende i fumetti, o dire che c’e’ gente che vende fumetti perché’ c’e’ gente, come me, a cui piacciono i fumetti?

  5. egidio scrimieri dice:

    pp.ss.: e tuttavia, caro Mantellini, proviamo a ragionare. Se quella ragazza fosse stata uccisa da un bianco, lei non avrebbe potuto certo appigliarsi al razzismo, ne’ a nient’altro, per trovare riprovevole un’eventuale insistenza dei mass media sulla notizia. Insomma non avrebbe scritto il suo commento di quest’oggi. Cosa concluderne? Se ne concluderebbe che insistere sulla notizia di un omicidio e’ deplorevole quando l’assassino e’ un nero, invece va bene insistere sul caso quando l’assassino e’ un bianco.

    Ne deriverebbe una sorta di razzismo al contrario: gli assassini neri vanno trattati con più’ indulgenza di quelli bianchi.

    Le sembra logico?

  6. egidio scrimieri dice:

    Caro Stefano, indubbiamente -parlando di domanda e offerta- una cosa influenza l’altra. Ma le due influenze non sono entrambe sullo stesso piano. Ripeto: ha più’ senso dire che io mangio Big Mac perché’ vedo qualcuno che vende Big Mac, o dire che c’e’ qualcuno che vende Big Mac perché’ c’e’ gente a cui piacciono i Big Mac?

  7. pino josi dice:

    da non sottovalutare anche il faccino della vittima, bello da bucare il video e teneroso, ad aver creato tutto questo, fosse stata brutta il clamore sarebbe stat po minore, e la cronaca (vedi Gloria Rosboch) ce lo conferma

  8. Marco Grazi dice:

    Esisterebbe anche un concetto ormai purtroppo misconosciuto che si chiama etica. Vale per tutti ed anche per i giornalisti o sedicenti tali

  9. egidio scrimieri dice:

    Mah, per come vedo mettersi le cose da qualche tempo, direi proprio che il buonismo e’ diventata una piaga più’ grave del razzismo. Anzi, vien proprio voglia di pensare che il razzismo, almeno qui da noi, sia un’invenzione dei buonisti. Del resto un buonista ha bisogno di vedere intorno a se’ razzisti su cui scaricare il suo livore. Un buonista, senza razzisti, e’ un uomo perduto.

    Esempio. Uno vede in televisione un funerale di una ragazza. Lo spettatore normale dice solo: povera ragazza! Il buonista dice invece: ehi, ma l’assassino e’ un nero, chi e’ quel giornalista razzista che ha fatto il servizio?

    Insomma, oggi il dilemma e’: essere buonisti, ma assurdi, o essere normali, ma razzisti?

  10. Aristide dice:

    Mantellini, perchè ha omesso di sottolineare chi sono i “presunti” assassini; mentre ha sottolineato che la ragazza era tossicodipendente?

  11. egidio scrimieri dice:

    Che domande, caro Aristide! E’ ovvio: se l’obiettivo e’ attenuare le colpe del carnefice, bisogna assolutamente puntare sui difetti della vittima. Gli artifici del pensiero politicamente corretto sono spesso più’ spietati di quelli del pensiero razzista.

  12. Umberto dice:

    Ci sono i fatti che purtroppo conosciamo bene e ci sono i ragionamenti politicamente corretti che tentano di edulcorare i fatti (q

  13. andrea dice:

    “È come se il giornalismo in Italia oggi rifiutasse di avere una sua identità, scegliendo ogni giorno gli ingredienti della dieta da offrire ai lettori in base ai soliti quattro gusti che si sa piaceranno a tutti. È come se qualcuno ogni giorno scaldasse sul fornello le crocchette findus e poi andasse in giro a dipingersi al mondo come un grande chef.”

    sono anni ed anni che parli del giornalismo in italia come se ad esso fosse affidata una funzione in un qualche modo salvifica della società, funzione alla quale esso non riesce ad essere all’altezza.

    sbagli il punto: il modello di business dell’informazione un tempo consisteva nel fornire un servizio al lettore — che per tale servizio pagava. oggi il modello di business dell’informazione è vendere un servizio, ma ad un soggetto diverso: l’investitore pubblicitario, il quale, in ultima analisi, compera l’attenzione del lettore. il giornalista ha il solo scopo di attirare quell’attenzione, con qualunque mezzo ne sia capace. non se ne esce, spiacente.

  14. andy61 dice:

    Il fascismo strisciante non c’entra nulla e mi sembra piû una pippa mentale radical chic. Il problema é che oramai ha vinto il modello culturale alla Barbara d’Urso, alla Giletti o alla De Filippis: emozioni, lacrime e sangue perchę sono il prodotto che si vende meglio.

  15. egidio scrimieri dice:

    Ancora una nota a proposito degli artifici del pensiero buonista e politicamente corretto.

    Massimo Mantellini scrive oggi su Twitter: “Chissà se oggi è uno di quei giorni in cui Minniti si vergogna oppure no”. Fa riferimento ad un’incredibile vicenda burocratica di rimpallo internazionale di responsabilità’ tra italiani, libici ed inglesi nel salvataggio di 105 migranti. Origine del fatto increscioso sembra essere una contesa sull’interpretazione degli accordi tra Libia e Italia voluti da Minniti.

    Bisogna ora aggiungere un’ulteriore circostanza: si tratta degli stessi accordi che hanno ultimamente consentito una drastica riduzione del numero dei migranti morti in mare (3.116 nel 2017 contro i 5.143 del 2016):

    http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2018/01/05/oim-oltre-3.100-migranti-morti-nel-mediterraneo-nel-2017_d759346c-a9c0-4793-8878-4e48518fb8d3.html

    Domanda: tirate le somme da queste informazioni, secondo voi, ha da vergognarsi più’ Minniti o Mantellini?

  16. Emanuele (l'altro) dice:

    @andy61
    il modello emozioni, lacrime e sangue c’è da molto prima di Barbara d’Urso.
    Avevi 20 anni quando a Vermicino è successo quello che sappiamo. Ne avevi di meno quando Tortora a Portobello univa coppie e ritrovava amici o parenti dispersi da decenni in un diluvio di lacrime e melassa televisiva.
    Così come il nudo televisivo non è figlio di Drive In ma è nato molto prima (anche qui Tortora ha avuto un ruolo).

  17. Emanuele (l'altro) dice:

    Mantellini se chi dovesse finire in carcere ci finisse sul serio e chi dovesse essere espulso fosse espulso sul serio stai certo che la “quota del fascismo strisciante” sarebbe molto più contenuta.

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