25
Mar


Negli ultimi due giorni ha avuto discreta visibilità questo tweet di Marco Montanaro che, a proposito del graffito di Salvini e di Maio che si baciano comparso di notte a Roma e poi rapidamente cancellato, cita una pagina del mio libro in cui racconto la storia di una famosissima opera di Banksy che ha avuto un destino simile. Trovo che il paragone sia molto azzeccato. La pagina (e la storia, che per chi non la conosce è una bella storia) è questa:

 

p.s. per la presentazione del libro che abbiamo fatto a Roma ieri sera devo molti ringraziamenti a Diego Bianchi e a Gipi oltre naturalmente a quanti sono intervenuti.

 

10 commenti a “L’altrove”

  1. il mondo perfetto dice:

    Quel riferimento all’antipaticissimo Zoro rovina il post.
    Per il resto c’è l’evidente propensione dei social a trattare il presente, come un tempo le vignette di Forattini (per citare il più illustre): bisogna, anche a costo di fare un graffito, correre appresso alla notizia del giorno. Mi piacerebbe, da fruitore del blog, che Mantellini si occupasse di più (un pò come fa, udite udite, l’”ultimo” Grilllo) di quello che vuole ma non rincorresse per forza la “notizia del giorno” (e oggi, parlare di social, per inciso, è sempre “la notizia del giorno”). Di una cosa simile ho parlato nel mio, di blog, con la differenza sostanziale tra cinema d’autore e serie tv (anche di qualità).

  2. A. dice:

    @il mondo perfetto
    Scusi la domanda: ma lei ha una vita oltre ad ‘abitare’ nel blog di Mantellini? Quest’ultimo ha una pazienza infinita: chiunque al suo posto avrebbe bloccato i commenti di un tale ‘disturbatore seriale’,
    altro che ‘fruitore del blog’. Però c’è un limite.
    A.

  3. il mondo perfetto dice:

    A…ennesimo anonimo trollino..bah.
    Si, meglio risparmiare parole per cose più serie;
    TORNANDO AL GRAFFITO:
    credo che sia proprio una smania quella di inseguire i “personaggi del giorno”: pare esista solo l’attualità; non dico che si debba tornare a un neoclassicismo ma questa voglia di considerare solo il presente. La sintomatologia di questo stato di cose, oltre che nei principali blog (comunque ben remunerati, li capisco) è data dal fatto che Netflix non ha, finora, nemmeno un film con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman etc.
    Stare sulla notizia- sulla serie del momento, sull’ultimo “peto” del politico di turno… come se la scrittura. o la bellezza di un post, fossero direttamente proporzionali al loro essere coevi.
    Da umile fruitore di questo blog, spero che Mante si occupi sempre meno della stretta attualità, visto che il suo blog non dipende (come quello di un Sofri2, di un Gramo etc) da nessuna testata. Ormai la notizia è considerata (Mc Luhan) fine a sè stessa- per quanto vende, e questo ben più di quanto accadeva anche solo un lustro fa (per non parlare della fine degli anni novanta).
    Oh, un bell’articolo su “L’essere e il nulla” di Sartre, sulla pettinatura della “signorina”Nicoletta Orsomando, magari- proprio a voler parlare di politica- sulle battaglie radicali contro la p2. Invece no. Ma è vizio vecchio, ingigantito dai social: il 3 ottobre 1990 Stefano Casiraghi (personaggio storicamente ininfluente) rampollo del Principato di Monaco morì tragicamente. Rubando (almeno qui da noi) la scena a quel piccolissimo evento- certo marginale- che fu l’unificazione delle Germanie. Allora non c’erano i social e internet era a livello pre pioneristico, e quindi la scena fu rubata sui giornali del 4 ottobre. Oggi tutto in tempo reale, tutto attualizzato, graffiti e Calende, assessori defenestrati e smutandate reali(ty).
    Tra poche settmane nessuno parlerà più di Cambridge Analytics o di Stormy Daniels- nonostante l’assonanza nei fini nominali- però niente da fare, “noi” ci intestardiamo a parlare di ciò che è, non di ciò che è importante.
    D’altronde che ci siano, perfino, giornalisti che mettono (ancora, dopo il 4 marzo !) un microfono sotto a tal orfini, piddino senza sugo, è il segno di questi tempi cablati nell’oblio. Ma “attualissimi”…. La mediocrità, iperconnessa, ci sta travolgendo.
    Ah, “L’essere e il nulla” di Sartre.
    Beh, ora vado a finirmi “Auto da fè” di Canetti. Uno di cui sui blog non si parla…

  4. metil dice:

    Qui ormai siamo all’arte della fotocopia, il famoso bacio di Breznev-Honecker

    Arte a bassissima risoluzione, il tristissimo impoverimento culturale e la mancanza di creatività artistica. Forse l’appartenenza partitica è diventata una catena con la palla di piombo; roba da tifo calcistico, uccidendo l’arte.

    Con una sensibile differenza: Luttazzi copiava ma era un maestro, cioè era anche in grado di creare qualcosa di nuovo, cioè in grado di produrre uno scarto artistico originale.

    Banale anche nel contenuto: qui non si tratta di sorveglianza di massa, cioè un grado di urgenza e gravità nettamente differente, l’accostamento banalizza l’arte e l’invettiva di Bansky

    Il bacio è un’accusa morale o un’auspicio per una pace nazionale? Nessun artista si è mai permesso di rappresentare il bacio tra Berlusconi e Bersani, battezzato come ‘compromesso storico’, mentre Dell’Utri veniva condannato per associazione mafiosa. Il più immorale tra i baci.

    Quindi penso che vada bene così, le cose vanno come devono andare seguendo la corrente del fiume. Nonostante lo streaming.

  5. metil dice:

    Luttazzi Daniele

  6. alessandro dice:

    remix cutlure
    http://observatorioredes.blogspot.com.es/2011/12/sobre-benetton-chavez-obama-brezhnev.html

  7. il mondo perfetto dice:

    Oh, un bell’articolo su “L’essere e il nulla” di Sartre, sulla pettinatura della “signorina”Nicoletta Orsomando, magari- proprio a voler parlare di politica- sulle battaglie radicali contro la p2. Invece no. Ma è vizio vecchio, ingigantito dai social: il 3 ottobre 1990 Stefano Casiraghi (personaggio storicamente ininfluente) rampollo del Principato di Monaco morì tragicamente. Rubando (almeno qui da noi) la scena a quel piccolissimo evento- certo marginale- che fu l’unificazione delle Germanie. Allora non c’erano i social e internet era a livello pre pioneristico, e quindi la scena fu rubata sui giornali del 4 ottobre. Oggi tutto in tempo reale, tutto attualizzato, graffiti e Calende, assessori defenestrati e smutandate reali(ty).
    Tra poche settmane nessuno parlerà più di Cambridge Analytics o di Stormy Daniels- nonostante l’assonanza nei fini nominali- però niente da fare, “noi” ci intestardiamo a parlare di ciò che è, non di ciò che è importante.
    D’altronde che ci siano, perfino, giornalisti che mettono (ancora, dopo il 4 marzo !) un microfono sotto a tal orfini, piddino senza sugo, è il segno di questi tempi cablati nell’oblio. Ma “attualissimi”…. La mediocrità, iperconnessa, ci sta travolgendo.
    Ah, “L’essere e il nulla” di Sartre.
    Beh, ora vado a finirmi “Auto da fè” di Canetti. Uno di cui sui blog non si parla…

  8. Circus Charlie dice:

    @mondoperfetto,
    vacci piano con gli “auto da fé”, che fanno venire le occhiaie.

  9. Luigi dice:

    Spunto di riflessione interessante. Nel caso specifico del bacio tra Salvini e Di Maio non so se il meccanismo principale sia quello del trasferimento al digitale (in questo caso supposto più longevo) o invece quello dell’attenzione. Non mi è chiaro se avremmo avuto la stessa viralità dell’immagine se non fosse stata cancellata. L’immagine ha assunto una valenza che va al di là del suo contenuto e veicola un significato associato alla sua cancellazione.

  10. metil dice:

    Poi come al solito mancano informazioni di base, pregresse, sul cui vuoto si costruisce un’interpretazione piuttosto che un’altra a volte con sfumature complottistiche: la dinamica della creazione e rimozione dei diversi graffiti. Non sono tutti uguali, a cominciare dalla locazione. Ad esempio fare un graffito in un posto in cui la rimozione è prevedibile, per montare un caso.

    Gli intermediari della viralità, i ripetitori, non sono solo algoritmi di spamming sono anche umani che scelgono di far girare un messaggio che loro ritengono rilevante. Credo sia sbagliato parlare di viralità in modo impersonale: i ripetitori sono elettori, elettori, spesso in continua campagna elettorale, che continuano a fare fotocopie inutili e alla fine depotenziano i messaggi sociali importanti e generano rumore: escludendo il contenuto, escludendo il valore artistico dell’opera (come ad esempio i graffiti sul celebre muro a Berlino), rimane il fine elettorale e propagandistico. Un ennesimo cartellone elettorale. Rumore.

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