Dopo alcuni giorni di indignazioni e vaste proteste sui social il Corriere della Sera ha cancellato dal suo sito web un pessimo articolo di cronaca sul caso della morte di Pamela Mastropietro a Macerata. Si tratta di una corrispondenza uscita anche sul cartaceo che nessuo ovviamente, almeno da lì, potrà cancellare.

Al riguardo sarà utile partire dai dati di fatto, dimenticando per un momento le migliori pratiche del giornalismo digitale mondiale. E i dati di fatto sono che i grandi giornali italiani da sempre nei loro formati digitali tendono ad editare i pezzi, a rivoluzionarli completamente e a cancellarli senza curarsi mai (o quasi mai) di avvisare i propri lettori. Non lo fa solo il Corriere, lo fanno praticamente tuttti, da sempre, senza il minimo scrupolo. Il giornalismo italiano non pensa di doversi scusare quasi mai. Anzi spesso si lamenta di non essere sufficientemente considerato.

Un altro dato di fatto è che spesso le stupidaggini pubblicate, oltre a non essere rettificate su carta i giorni successivi non vengono nemmeno modificate sul web. I giornali (quasi tutti, quasi sempre) sono assai poco sensibili alle segnalazioni dei lettori. Nel giornalismo italiano in genere le inesattezze restano, a meno che non esista un qualche contenzioso che ne consigli la rimozione. Nel mio libro appena uscito per Einaudi (si chiama Bassa Risoluzione, secondo me dovresti leggerlo) cito un epico articolo (sempre del Corriere ma a questo punto deve essere una casualità) uscito sul cartaceo e sul web a riguardo di sedicenti nuovi aerei Airbus per voli intercontinentali con posti in piedi. Una bufala mutuata dal NYT che il giornale newyorkese corresse nel giro di alcune ore scusandosi e che il Corriere ha ancora online dopo ben 12 anni a questo indirizzo.

Così io oggi penso che, per l’intanto, cancellare dalla disponibilità di nuovi lettori un articolo indecente (come quello da Macerata) o variamente inesatto, sia comunque meglio che lasciarlo lì facendo finta di nulla. E che contemporaneamente la strada verso un giornalismo digitale del quale non vergognarsi, fatto di rispetto ed attenzione per i lettori, resti comunque in salita e pochissimo frequentata.


3 commenti a “Piuttosto che niente è meglio piuttosto”

  1. Colin Donati dice:

    Beh cancellare è giusto ma mi aspetterei anche un articolo di scuse, non semplicemente far finta che non sia mai successo.

  2. il mondo perfetto dice:

    Che il giornalismo è zeppo di provincialismo- caratteristica insita nel dna della maggioranza degli italiani, da sempre, e “gemello” apparentemente innocuo di un’altra tara, il nazionalismo- è cosa risaputa.Vale per i telegiornali, vale per i giornali e per il web. Nell’informazione televisiva le fake sono più melliflue, più facile propinarle, invece, sul web e sul cartaceo- dove le notizie vengono un pò buttate, in Italia, a casaccio con lo spirito del “vediamo che succede” e, soprattutto, l’attenzione che abbiano il primo requisito indispensabile- agli occhi dei sedicenti giornalisti- che vendano bene e quindi, detto terra terra che siano più gore (ossia sanguinolente) possibili.
    Ma, chiarito- e deprecato- ciò va anche sottolineato come in Italia c’è una connivenza corporativa tra giornalisti che quasi semrpre si blandiscono e osannano, pubblicizzandosi a vicenda. Per fare un esempio: se un cattivo dentista fa sistematicamente un cattivo lavoro, e si viene a sapere nell’ambiente odontoiatrico (non in pubblico tout court, attenzione), credete che i suoi esimi colleghi lo, chiedo venia, sputtanino, esponendolo al pubblico ludibrio ? No, di certo. Ecco, lo stesso modus operandi è quello della classe giornalistica italiana. Con la differenza- che nell’articolo è sottaciuta- che gli altri professionisti non sono organ house- nell’esercizio della loro attività- di nessun partito. Mentre i giornalisti si- cominciando da Repubblica e Corsera, corifei di Confindustria e del partito responsabile del macello sociale, il Pd. Per cui quasi tutti gli pseudo intellettuali italiani (famiglia Sofri, Gramellini etc) votano e fanno votare, tacendo loro malefatte. (Copasir etc). Insomma, i giornalisti hanno amici potenti che li difendono, e coprono le loro idiozie. Proprio per questo hanno paura (non uso il termine più prosaico) che il 4 marzo vada al governo il Movimento 5 stelle. Perchè sanno che, se questo accade, i loro padroni di riferimento (Cairo, De Benedetti, Berlusconi- la trasversale Eni- di cui nessuno parla etc) si indeboliranno parecchio. Non difendendo più il loro dissennato modo di fare giornalismo.
    E, bene ricordarlo, i Mantellini e soci che evidenziano le magagne del giornalismo italiota, alla fine continuano a votare Pd, perpetuando il sistema. Salvo poi indignarsi (o fare finta, a questo punto) per le fake news o le carognate come quella contro la povera Pamela.

  3. Filippo71 dice:

    Anche a me quell’articolo del Corriere è parso pessimo. Però perché chiederne la rimozione, la cancellazione, la damnatio memoriae, o l’abbattimento di una statua (se fossimo in America e ci avesse contagiato quel furore iconoclasta fuori tempo massimo)?

    Voglio dire, di articoli pessimi e di cattivo gusto se ne trovano dappertutto. Per farvi riflettere vi propongo un esperimento mentale. Immaginiamo che Pinco Pallino si risvegli adesso da uno stato d’ibernazione e che gli giunga voce della discordia.

    Pinco Pallino dirà: “Ma dov’è questo articolo così squallido? Voglio vedere dove può arrivare l’ignoranza umana”.
    E voi gli direte: “Eh, no, non si può più leggere. Mi dispiace”.
    Pinco Pallino si meraviglierà: “E come mai?”
    Voi gli direte: “Eeeehhh perché è stato deciso di cancellarlo per sempre”.
    Pinco Pallino: “Deciso da chi?”
    Voi: “Deciso da noi. Troppo tardi. Non lo puoi più leggere. Ma fidati di noi: era pessimo, e non valeva la pena”.

    Ora, su quel “deciso da noi”, su quel “non lo puoi più leggere” e su quel “fidati di noi” si può ampiamente discutere. Discutere di libertà di opinione e anche di democrazia.

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