Ho smesso da tempo di credere al buonsenso delle singole frasi in politica. Non è difficile comporle e quasi sempre nelle discussioni pubbliche esprimere concetti condivisibili che durino lo spazio di un paragrafo è possibile per chiunque. Gianni Cuperlo insomma non mi frega quando esprime queste parole sacrosante sui candidati “precipitati” in un collegio a loro del tutto estraneo. Altre volte in passato Cuperlo avrà probabilmente trovato situazioni analoghe e, per interesse del momento, avrà scelto, nella migliore delle ipotesi, di non stigmatizzarle (e nella peggiore di trovare una frasetta ben assestata per giustificarle).

Tuttavia, tralasciando l’autore e il bel gesto annesso, nulla racconta meglio della distanza della politica dai cittadini di questa storia dei candidati che da un tavolino a Roma vengono precipitati ad Aosta o a Canicattì, talvolta, come raccontano anche le cronache dal Nazareno di queste ore, a loro insaputa. La povera Boschi, che nessuno vuole, geolocalizzata a Bolzano, Parisi da candidato a Milano a governatore a Roma: un lungo elenco di scelte che nelle direzioni dei partiti sembreranno normali per la semplice ragione che la politica, chiusa nella sua bolla di alterità e sondaggi, ha perso ogni normalità.

Cuperlo ha ragione: non è normale che a Sassuolo giunga un prestigioso candidato a caso, inviato da Roma ad un mese dal voto ad imparare rapidamente il dialetto emiliano e l’erre moscia. Non è normale nel mondo normale. Quello che anche Cuperlo, come moltissimi altri, non frequenta più da tempo.

9 commenti a “Non è normale nel mondo normale”

  1. Lele dice:

    Mante ma perché te la prendi con Cuperlo?
    Mica ha deciso lui dove precipitare i candidati.
    Oltre tutto si è chiamato fuori, e il gesto mi sembra degno di rispetto.

  2. Andrea dice:

    Il tuo discorso vale soltanto se la politica è intesa come rappresentazione degli interessi locali, di casta o comunque settoriali, in contrapposizione alla ricerca del bene comune (bene comune che rimane uguale da Bolzano fino a Pantelleria).
    Per l’amministrazione locale abbiamo le regioni, i comuni e le (ahinoi) ancor vive provincie.

  3. L'enigmista dice:

    Il proprietario del blog a volte ricorda Fonzie. Fonzie non riusciva a chiedere scusa. Il buon M. invece quando si tratta di constatare lo sfacelo in cui purtroppo il pd precipita da qualche tempo, riesce a prendersela un po’ con tutti tranne con un signore che ha il cognome che inizia per R.
    Chi sarà mai? Proviamo con l’alfabeto
    Rabate? no
    Raboni? nemmeno
    Racconigi? no, no!
    Radamonti? Ma nooo!
    Rastelli? Nemmeno
    Razzi? Non ci siamo
    Recchi? Fuochino
    Redi? Fuochino fuochino
    Remmi? Fuocherello…

  4. Umberto dice:

    Lo sfacelo del pd non dipende affatto da Renzi ma da chi ha lavorato con accanimento perchè si arrivasse a questo punto.

  5. Andrea dice:

    Ha ragione Umberto: io nel PD ci sono da sempre, le dinamiche interne le conosco bene, c’è chi da dentro ha lavorato non per il pd ma contro renzi e a proprio vantaggio.
    Una volta che costoro hanno perso “il timone”, invece di cercare di riconquistarlo, sono andati da un’altra parte.
    E questo tanto per sottolineare quanto gliene fregasse realmente del pd.
    (che tra l’altro il capo di costoro sia il manovratore della crisi mps è ben poco sottolineato…)

  6. andrea61 dice:

    Magari ho una visione miope ma credo che i problemi di un partito vadano discussi all’interno del partito.
    In tutta franchezza tutte queste pubbliche puntualizzazioni e distinguo via comunicato stampa mi hanno stufato perché servono solo a portare acqua al mulino agli avversari.

  7. Corrado dice:

    Cuperlo nel 2006 candidato in Friuli, nel 2008 in Toscana, nel 2013 in Lazio… mi sa che i lanci col paracadute sono stati numerosi…

  8. il mondo perfetto dice:

    Ma che ci sta a fare ancora, Cuperlo, in un partito bolso e infiacchito come il Pd. Bah. Ps e, aggiungo, pure Mantellini mi sembra una persona libera e non prevenuta: ma come fai a votare ancora Pd ? Sono basito. Facciamo, tutti insieme, campagna per Leu, dai.

  9. Politica Semplice dice:

    In via generale un partito ha tutto il diritto di imporre dei candidati in un collegio. Nulla di anormale. Si tratta di elezioni politiche dove al candidato parlamentare non si richiede un legame con il territorio, anzi considerando alcune cattive abitudini dei politici italiani sarebbe meglio spezzarli certi legami troppo forti a livello locale. Piuttosto, la critica all’operato della direzione del partito nella scelta dei candidati chiama in causa il ruolo dei partiti nella società moderna. In che misura i partiti possono o devono intervenire a livello locale ad esempio in contesti compromessi da situazioni opache o blocchi di potere?
    Bisognerebbe entrare nel merito della decisione del partito per capire se l’imposizione di un candidato in un determinato collegio contrasta con il buon senso e il concetto di rappresentanza.

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