Una cosa che ho imparato in rete, parlando di rete e di cultura digitale in questo paio di decenni, è che gli esempi di solito non funzionano. Nella migliore delle ipotesi (e dio solo sa quante volte mi è successo) sono piccole speranze ingigantite dal nostro desiderio di immaginare un mondo migliore. Così, purtroppo per noi e per la nostra reputazione, prima di renderci conto che le nostre aspettative sono andate, in parte o completamente disattese, passerà un po’ di tempo. Ma se sulle spinte ottimistiche e ingenue non mi sentirei di soffermarmi troppo (abbiamo sbagliato, sbaglieremo ancora) sarà più utile soffermarsi su cosa accade nella peggiore delle ipotesi. E la peggiore delle ipotesi è che qualcuno usi i temi e le parole del contesto digitale per i propri giochetti di potere.

A tale riguardo la discussione in corso in Italia sulle fake news è un esempio secondo me aderentissimo. Argomento appassionante, frequentato nel 90% dei casi da costruttori professionali di fake news. Una discussione in cui il boia si scaglia contro i nodi scorsoi della concorrenza.

Io non ho niente contro i professionisti anti fake news, il cui ruolo di analisi e denuncia è molto spesso prezioso. Ma secondo me sarebbe utile iniziare a distinguere un po’ meglio gli esempi dai fenomeni.
Gli esempi, negli ambienti digitali, contano quasi niente. Per qualsiasi punto di vista, anche il più assurdo, sarà possibile trovare qualcuno che lo sostenga ed eventualmente segnalarlo o stigmatizzarlo. Per questo l’esempio portato da David Puente sul suo blog, quello di un militante grillino che sulla sua pagina FB ha condiviso alcune false immagini del Capodanno 5S a Roma (immagini tratte dai soliti concerti di Rolling Stones o Springsteen) è discutibile e in grado di generare risposte di segno opposto. Il povero entusiasta a cinque stelle Sandro Fanni è l’esempio: il fenomeno, rimanendo in argomento, è quando il profilo FB di Beppe Grillo posta una foto di Napoli dove la folla, la marea umana, non è di grillini entusiasti ma di fedeli accorsi a Piazza Plebiscito per la visita del Papa. Il primo non conta, il secondo sì.





Ovviamente non è importante solo chi emette (Grillo in questo caso), anche un Sandro Fanni qualunque se si impegna potrà domani magari contribuire ad un fenomeno di ampia disinformazione, ma perché questo accada occorrerà che il fenomeno si verifichi sul serio. Nel caso specifico, ci stiamo occupando solo di un piccolo esempio: una pagina FB con 40 commenti e 300 condivisioni la cui attuale notorietà deriva in gran parte dal post di Puente.

Quello di Fanni è insomma attualmente “un esempio”, qualcosa che se si è in buona fede (e Puente penso che lo sia) non si dovrebbe troppo stigmatizzare. Non perché non sia vero (e sciocco e deprecabile) ma perché con gli esempi non si va da nessuna parte. Quando quel post dovesse avere 5000 condivisioni allora forse quella bufala diventerà una notizia di cui valga la pena occuparsi.

Dico questo per una ragione semplice che riguarda appunto gli esempi. Gli esempi sono piccole bombette tossiche alle quali sarà facilissimo attaccarsi per le ragioni più varie. Gli esempi alimentano piccole o grandi cause personali, scatenano contrapposizioni, ma non descrivono quasi mai il contesto generale. Specie in ambienti estremamente frammentati come quelli digitali non aiutano a capire meglio ma confondono. Per questo non andrebbero usati. Estraggono concetti generali dove in genere non è possibile farlo.

Se ci accontentiamo degli esempi tutto diventa notizia, tutto si trasforma in vasta indignazione. Anche se alla fine dei conti, come in questo caso del Capodanno di Virginia Raggi insieme ai Rolling Stones, non è in realtà successo niente.

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