Ho modificato solo alcune righe del comunicato dell’editore di Elena Ferrante, che ieri ha deciso di non essere più presente sulla piattaforma di Amazon, sostituendo alla parola AMAZON la parola IPERMERCATI. Questo è il risultato.


Le Edizioni E/O dicono no agli IPERMERCATI
Da anni ormai GLI IPERMERCATI sono diventati il più grande negozio on-line di libri (e non solo) nel mondo. Ovunque tendono al monopolio e in alcuni paesi già controlla la maggior parte del mercato. Hanno creato occupazione, ma hanno costretto alla chiusura tantissime librerie (con conseguente perdita di posti di lavoro). Numerose testimonianze giornalistiche documentano le cattive condizioni di lavoro nei magazzini []. Attualmente è in corso un’agitazione sindacale nel magazzino di Piacenza a causa delle condizioni di lavoro che i sindacati definiscono “insostenibili” e gli ipermercati non si sono neppure presentati all’incontro di mediazione convocato in Prefettura.

La chiusura delle librerie causata dalla concorrenza spietata degli IPERMERCATI significa anche impoverimento economico e culturale del territorio: vengono a mancare essenziali luoghi di ritrovo e di cultura. Molti consumatori però accettano GLI IPERMERCATI per i suoi prezzi (in genere più scontati quando le leggi nazionali lo consentono) e per l’efficienza. Abbiamo visto con quali conseguenze per le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti e per l’impoverimento del territorio, GLI IPEREMRCATI riescono a ottenere questa efficienza.

I suoi prezzi spesso vantaggiosi sono il risultato di una politica che a volte è arrivata ai limiti del dumping (vendere a prezzo minore o pari a quello d’acquisto dai fornitori); []; di condizioni economiche inaccettabili richieste agli editori.

Noi siamo appena stati oggetto di tali richieste. Ci è stato richiesto uno sconto (quello che gli editori pagano ai distributori e alle librerie come loro “quota” del ricavo finale) a loro favore troppo gravoso per noi e neppure giustificato dal volume dei loro affari con la casa editrice. Di fronte al nostro rifiuto, GLI IPERMERCATI hanno sospeso l’acquisto di tutti i nostri libri e ha reso quelli che aveva in magazzino. (Attualmente sul loro sito i libri E/O cartacei sono in vendita solo attraverso soggetti terzi, quindi a condizioni più sfavorevoli per tempi di consegna e per costi di spedizione addebitati al cliente).

A questo punto i consumatori potrebbero dire che si tratta di negoziazioni tra imprese e che a loro interessa solo avere un buon prezzo e un servizio efficiente. Il nostro punto di vista è che siamo in presenza di un’azienda che tende pericolosamente e con parziale successo ad avere una posizione dominante nel mercato del libro, sicuramente per quanto riguarda il settore dell’e-commerce. Quindi non un’azienda qualsiasi, ma QUELLA che potrebbe in futuro essere l’unica (o quasi) venditrice di libri. È evidente che il pericolo per la libertà di espressione è reale, costante e quotidiano. Inoltre le case editrici hanno bisogno di margini economici sufficienti per investire nella ricerca di nuovi autori e di nuove proposte. Se questi margini vengono troppo erosi, le case editrici rischiano di sparire (assieme alle librerie, agli autori e a tutto il mondo del libro).

Per questo abbiamo detto NO. Per questo chiediamo il vostro sostegno di lettori, di cittadini che non possono ridursi a essere solamente consumatori ma sono consapevoli di essere anche parte di un territorio (che non può essere desertificato), lavoratori e soggetti degni e liberi di una comunità plurale.

Sandro Ferri, Sandra Ozzola
Fondatori delle Edizioni E/O


9 commenti a “L’editore E/O contro gli ipermercati”

  1. Pinellus dice:

    Beh però il finale mi sento di condividerlo a pieno
    […]
    di cittadini che non possono ridursi a essere solamente consumatori ma sono consapevoli di essere anche parte di un territorio (che non può essere desertificato), lavoratori e soggetti degni e liberi di una comunità plurale.
    […]
    Che poi è il nocciolo della questione Amazon (che non va demonizzato sicuramente, ma altrettanto sicuramente andrebbe gestito, come del resto tutti i nuovi fenomeni di questo inizio secolo)

    Il Laissez-faire non sono proprio sicuro che abbia generato cose buone.
    Colgo l’occasione per augurarti buone feste e tanto Ed Sheeran :-)

  2. PinoJosi dice:

    tutto giusto, tutto opinabile c’è solo da chiedersi perchè gli editori hanno aspettato gli ipermercati per sfruttare diverse modalità e canali di vendita, ma forse a loro piace questa torre erbunea… la cultura, i salotti, il,libro come oggetto da venerare, il,darsi di gomito e ingesti di approvazione… piuttosto chiediamoci perchè i compensi agli autori sono così modesti rispetto ad un prezzo esposto che non fa il mercato

  3. Emanuele (l'altro) dice:

    In effetti la parola ipermercato è azzeccata. Chi conosce il funzionamento degli ipermercati tradizionali, le condizioni di lavoro di tanti loro dipendenti e le storture del mercato che causano non può che trovarsi su questa lunghezza d’onda.
    Naturalmente ci sarà chi, non essendo apparentemente toccato dal problema, si soffermerà sui luoghi comuni della libertà di impresa, della concorrenza che fa bene al mercato e altre parole d’ordine del genere, o più semplicemente sul fatto che a lui sta bene pagare il meno possibile qualsiasi cosa e il resto non gli interessa.
    Dico “apparentemente” perché il mercato del lavoro sta ormai da tempo scivolando verso l’appiattimento totale su standard lavorativi da inizio novecento, con la sempre maggiore richiesta di operai da catena di montaggio non più limitata alla fabbrica dei tempi che furono, e il processo se non governato da di chi dovere finirà per interessare la stragrande maggioranza dei settori lavorativi. Tanto, manodopera sempre meno qualificata si troverà sempre più facilmente con la libertà di circolazione che è prerequisito indispensabile per il mondo degli ipermercati.

    Quanto sopra però è un sintomo. La malattia è l’abdicazione alla grande finanza della sinistra mondiale. Dai diritti dei lavoratori ai diritti civili. Dalle piazze ai salotti. Dall’autofinanziamento agli stipendi a 4 zeri. Ma per governare si fa questo e altro evidentemente.

  4. Bruno Anastasi dice:

    per quel che vale, posso portare la mia esperienza personale di ascoltatore/lettore; intorno alla metà degli anni Ottanta possedevo una collezione di oltre mille LP, quando arrivò il CD mi sono convertito in meno di una settimana (cedevo il vinile man mano che trovavo i compact disc); in seguito, per pigrizia (detesto “imparare” nuove procedure), ho resistito a download e filesharing gratuiti fino al limite del possibile, poi ho capitolato, anche se considero i CD ancora indispensabili per preservare la musica di qualità … d’altro canto, i libri stanno reggendo bene a Internet, la prova è che i negozi di CD sono spariti, le librerie esistono ancora (alcune addirittura prosperano) … acquisto i libri in libreria, vado in rete solo quando un titolo risulta esaurito e irreperibile sul monitor del mio libraio di fiducia (circostanza molto frequente, gli editori intelligenti farebbero bene a rifletterci) … per chi ama la musica e/o i libri, Internet è stata una benedizione, il resto sono conati di parassitismo destinati a estinguersi come i dischi a 78 giri … mio nonno materno faceva il “carradore”, costruiva splendidi carri in legno impiegati dai contadini per buoi e aratro … quando hanno inventato il trattore è rimasto senza lavoro da un giorno all’altro … piuttosto che riciclarsi come semplice falegname, si è comprato un bar … non è più stato lo stesso ed è caduto in depressione … il mondo se n’è altamente fregato … buone feste e buon anno nuovo a tutti

  5. DinoSani dice:

    Francamente mi sembra la solita battaglia di retroguardia…
    Amazon distribuisce i prodotti, chiede una percentuale alta per poter fare sconti ai consumatori. È una strategia di marketing nota da sempre. Se come editore non ti piace trova altri canali. Se ritieni che quel canale sia centrale per la tua vendita, alza leggermente il prezzo, che Amazon sconterà, per mantenere quei “margini economici sufficienti” a garantire il tuo business.
    Canali alternativi ad Amazon ci sono, ma è evidente a chiunque si occupi di libri (è tutto il resto?) che stare fuori da Amazon è l’equivalente di stare fuori da Facebook per chi vuole stare sui social…
    Ma mi chiedo perché gli editori non si lamentino del fatto che gli altri distributori arrivino a chiedere fino al 55% del prezzo di copertina e se lo fa Amazon diventa il cattivo monopolista….
    Il vero motivo di questi piagnistei è quello di ottenere aiuti dal Ministero, come dimostra bene Franceschini, che ha regalato sgravi fiscali alle catene Feltrinelli con la scusa di aiutare le piccole librerie…..

  6. DinoSani dice:

    Mante ormai sono nella tua black list…

  7. massimo mantellini dice:

    @dinosani sbloccato scusami

  8. Pinellus dice:

    Il mio commento è in attesa di moderazione dal 22 :-)

  9. massimo mantellini dice:

    sbloccato ora, abbi pazienza ;)

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