Oggi Angelo Panebianco sul Corriere ha scritto la seguente cosa:


A dimostrazione del fatto che le fake news non sono una invenzione recente, possiamo identificare una serie di asserzioni false che, a volte da decenni, vengono riproposte continuamente di fronte al pubblico. Queste falsità sono diventate luoghi comuni, acriticamente assunti come veri. Sono, almeno in parte, frutto di automatismi mentali, di cortocircuiti cognitivi. Per lo più, le asserzioni false circolano per una combinazione di interessi (qualcuno ha interesse a che il falso venga creduto vero) di chi le ribadisce e della pigrizia mentale di chi le ascolta. Faccio alcuni esempi scelti per la loro persistenza e per gli effetti negativi che tali falsità esercitano sulla nostra vita pubblica. Se ne potrebbero scegliere anche altri. Alcune di queste asserzioni false appartengono alla categoria «come imbrogliare i giovani». La più spudorata è quella secondo cui avremmo in Italia «pochi laureati». Detta così è una bugia. Abbiamo troppi laureati in giurisprudenza e troppo pochi laureati in fisica. Più in generale: troppi laureati in materie umanistiche, e in scienze umane, e pochi laureati nelle scienze hard. Questa distorsione penalizza i giovani laureati alla ricerca di una prima occupazione. Per eliminare la distorsione bisognerebbe introdurre il numero chiuso in tutti i corsi di laurea umanistici e di scienze umane. In modo da dare agli studenti liceali una bussola per orientare le scelte future.


Lasciando perdere la dissertazione su laureati in scienze umanistiche o “hard” (sic), la frase “in Italia abbiamo pochi laureati” è vera oltre ogni immaginazione ed è incontrovertibile. Secondo gli ultimi dati eurostat disponibili la percentuale di laureati in Italia è del 15,7%. Dietro di noi solo la Romania. Media UE 27,2%

9 commenti a “Le fake news di Panebianco”

  1. Marcello dice:

    Quindi la soluzione è convincere l”11,5% della base imponibile a laurearsi in scienze umane? (“Abbiamo TROPPI laureati in giurisprudenza e TROPPO POCHI laureati in fisica.”)
    Se si intende combattere così la disinformazione, campacavallo!

  2. Emanuele (l'altro) dice:

    C’è stata qualche anno fa la spinta ad aumentare la percentuale di laureati, e l’introduzione delle lauree triennali serviva anche a questo.
    Poi però si è visto che i laureati sono i primi a scappare dall’Italia mentre un giorno si e l’altro pure ci bombardano di notizie di “lavori che gli italiani non vogliono più fare”, che la laurea non la richiedono, e per i quali è assolutamente necessario far entrare centinaia di migliaia di persone senza alcuna qualifica altrimenti chi ci paga le pensioni?
    Mi sembrerebbe strana la corsa alla laurea con condizioni simili.

  3. Matteo De Felice dice:

    Grazie Mante,
    ieri l’ho letto e non ho avuto nemmeno la forza di scrivere un commento – chennesò su Twitter o su Facebook – per quanto fosse deprimente quello che ha scritto. Un qualcuno che dovrebbe essere un giornalista, su una testata che *dovrebbe* essere un caposaldo del giornalismo, scrive una notizia falsa e fuorviante con un pizzico – che non fa mai male – di paternalismo. Vabbè.

  4. Larry dice:

    Panebianco generalizza ma non sbaglia di molto:
    https://www.hm.ee/sites/default/files/eag2017_eng.pdf
    Figura A1-1. “Arts and humanities, social sciences, journalism and information”, Italia 30% sul totale, media OECD 18% sul totale. Quindi sempre ragionando pro capite:

    OECD: 0.272*0.18=4.9% sul totale della popolazione
    Italia: 0.157*0.3=4.7% sul totale della popolazione

    Poi è sicuramente tutto da dimostrare che una persona che normalmente frequenterebbe lettere antiche possa essere convertita a Ingegneria, ma tutto questo vostro sdegno nei confronti di ciò che dice Panebianco è comunque ingiustificato.

  5. stefano dice:

    Il problema di Panebianco è che non ha capito che avere pochi laureati ed avere troppi laureati in materie che non hanno sbocchi nel mondo del lavoro sono due condizioni che possono coesistere senza nessun problema.

  6. Damiano dice:

    Scusate l’ignoranza: cosa sono le scienze hard?

  7. Bic indolor dice:

    Al di là di facili battute sulla parola “hard”: si tratta di quelle materie dove ” studiare” significa capire e far propri i concetti che si imparano e non semplicemente memorizzare una lezione, ripeterla a pappagallo in cambio di un 30 e poi dimenticare tutto. Insomma ci devi mettere la testa. Ed è dura.

  8. Emanuele (l'altro) dice:

    Sicuro? Perché così si sottintende che materie umanistiche e scienze umane si studiano a memoria senza capire e far propri i concetti che si imparano.

  9. Carlo Mannucci dice:

    @Larry
    Francamente non ho capito il calcolo: evidenzierebbe solo che la percentuale di laureati in “Arts and humanities, social sciences, journalism and information”, rispetto alla popolazione, è sostanzialmente allineata alla media OECD (non abbiamo “troppi laureati”…) ma rimane il fatto che la percentuale di laureati complessiva è nettamente inferiore. O sbaglio?

Lascia un commento