Proseguendo una discussione a proposito di Facebook, nata su Il Post e su Valigia Blu, Luca Sofri usa la parola “responsabilità” in modo leggermente irresponsabile:


La domanda, tornando a Facebook, non è “di chi è colpa?” ma “chi ci può fare qualcosa?”, chi può intervenire, per cultura e potere, sull’interruzione del circolo vizioso, chi può migliorare le cose? Mio cugino sul suo profilo, o Mark Zuckerberg?
Voi direte “se tuo cugino, e tutti i cugini, e tutti i noi cominciamo a fare la nostra parte…” eccetera, e avrete ragione: perché ognuno ha pezzetti di responsabilità e ognuno può fare una parte nel limitare i danni e perpetuare principi e regole condivise. Ma a creare nuove regole, incentivare comportamenti, dare priorità a cose diverse, non può essere mio cugino: i poteri si chiamano così perché hanno i poteri: nel caso di cui parliamo, perché hanno creato Facebook, lo hanno fatto diventare quello che è e ne hanno indotto gli usi, o non ne hanno indotti altri.
(il mondo lo cambiano le masse o lo cambiano le élite?)
Di questo dovremmo parlare, invece che di dare le colpe: di chi individuare come responsabile di quello che sarà, di farglielo capire, di stargli addosso. Assolverlo da questa responsabilità – sia un politico, un direttore di giornale, un dirigente televisivo, o Zuckerberg – convenendo con lui che “la gente vuole questo” o “che è colpa degli utenti”, non aiuta, e di certo non suggerirà a due miliardi di utenti di Facebook come usarlo meglio.



“Comportarsi in maniera responsabile” e “essere responsabili” sono due concetti vicini ma diversissimi. Dal primo discendono giudizi etici sulle persone, dal secondo, molto spesso, conseguenze ben più serie, anche penalmente rilevanti.

Quindi sì, per tornare al tema di partenza: a me pare evidente che Facebook possa e debba comportarsi responsabilmente, come tutti noi del resto, ma a maggior ragione, vista l’importanza che quella piattaforma ha assunto in termini di attenzione mediatica e culturale. Ma è altrettanto vero che Facebook non è responsabile della marea di scemenze che i suoi utenti riversano là dentro. Non lo è per numerosi motivi, molti dei quali meramente tecnologici: gli stessi per cui gli ISP non sono responsabili per i contenuti delle pagine web che ospitano o Youtube non è responsabile per i video che i suoi utenti caricano.

Insomma chiedere a FB di essere responsabile per i contenuti che ospita è una affermazione non solo irrealistica ma anche lievemente irresponsabile: di contro accontentarsi dei goffi tentativi di Zuckerberg per sradicare le fake news, o distingure le Gif porno dai quadri di Courbet, o setacciare le parole d’odio separandole da quelle satiriche, forse non sarà sufficiente.

Se FB fosse una piattaforma informatica neutrale e non una macchinetta mangiasoldi ben orchestrata allora potremmo dire che le responsabilità di quanto passa da quelle parti sono solo delle singole persone che la utilizzano. Ma così non è: le piattaforme neutrali gratuite non fanno soldi. E benché Zuckerberg abbia cercato di vendere a tutti per troppo tempo la favoletta secondo la quale loro non erano una media company (e lo ha fatto per le ovvie ragioni di responsabilità di cui dicevo prima) è evidente a tutti che Facebook (ma anche gran parte delle altre piattaforme sociali più utilizzate) negli anni ha accentuato e non ridotto le proprie aspirazioni di indirizzo editoriale. Semplicemente volevano massimizzazione i profitti.

Questa accelerazione porta dritta al bivio in cui siamo ora. Quello fra comportarsi responsabilmente e essere responsabili. Poiché Facebook e soci hanno fallito nella loro aspirazione nerd di comportarsi responsabilmente, ora moltissime persone, da differenti direzioni, stanno iniziando a chiedere loro di essere davvero responsabili e di farsi carico di quanto hanno combinato.

È un fallimento a più facce quello di cui dobbiamo prendere atto oggi:

– quello della tecnologia, intanto, del tutto incapace di filtrare enormi flussi di contenuti mediante algoritmi.

– quello dei cittadini che scelgono di sottoporsi al flusso senza alcuna aspirazione di applicare proprie selezioni (tecnologicamente possibili ma intellettualmente dispendiose)

– quello dei meccanismi di autoregolamentazione (internet com’era una volta) che sono tanto meno efficaci quanto maggiore è la complessità e l’opacità della piattaforma e che quindi, dentro le piattaforme di rete più utilizzate al mondo, si sono trasformati da piccoli, brutali filtri di senso a grossolane macchine delatorie a disposizione dei peggiori di noi.


5 commenti a “Due definizioni di responsabilità”

  1. malb dice:

    Un breve commento su una delle conclusioni.
    La tecnologia non è quasi mai capace di controllare tecnologicamente i danni che può produrre perché sottoposta alla ideologia dominante e alla politica. Fermi non aveva costruito la prima pila atomica, da cui sono poi derivate le centrali, per costruire la bomba eppure quella è stata la prima applicazione.

  2. alessandro dice:

    no dai contro il maestro? sei sicuro?

  3. il mondo perfetto dice:

    Articolo confuso: la colpa è di Zuckerberg ma non lo è… Io credo che, senza tutti questi panegirici, facebook vada bene così com’è- nel senso che- come in un giornale- se qualcuno scrive corbellerie o cose infamanti si prende la responsabilità personale e se Zuckerberg non oscura pagine infami (tipo quelle antisemite, per fare un esempio che tutti possano capire) ne risponde pure lui, come CEO.
    Il resto sono chiacchere oziose, d’altronde cominciate da un editorialista ozioso, il Sofri figlio.
    Detto ciò: facebook lo trovo noioso, molto meglio twitter.

  4. paolo de andreis dice:

    Credo che a molti di noi, me compreso, tenda a sfuggire che il grosso della ggente viva una vita deresponsabilizzata. Ci interroghiamo – come potremmo evitarlo? – sulle responsabilità, ma la fonte primaria dello sfascio è che il giochino “sociale” prospera grazie alla sistematica e già avvenuta deresponsabilizzazione del cittadino, quantomeno quello del mondo ricco. Non credo che Facebook peggiori la situazione, tuttalpiù consente a chi si pone il problema di vedere con più chiarezza la natura e l’estensione dello sfascio.

  5. lou dice:

    E’ comunque consentito chiudere il proprio profilo FB.
    Io, per esempio, l’ho fatto.

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