Ieri il PD a margine di una inchiesta giornalistica di Repubblica ha pubblicato questo tweet



Quella card riprende un tweet di Matteo Renzi di due righe postato alcune ore prima:



Come penso sia piuttosto evidente si tratta di una posizione politica parecchio discutibile. Forse esistono leggerezze dell’Università di Cambridge nei confronti del suo ricercatore (forse no) sulle quali si sta indagando ma quell’indagine (di cui i media fanno benissimo a dare conto) non sposta di una virgola le responsabilità sulle torture e l’assassinio di Giulio Regeni. E non modifica lo scenario politico della vicenda.

Il governo Renzi, a suo tempo, a inizio 2016, rimase immobile per due mesi prima di prendere una posizione sulla vicenda di Regeni. Poi visto che l’eco della morte di Giulio non si spegneva e i grossolani depistaggi del governo egiziano sulla vicenda avevano ormai superato ogni possibile limite, decise infine di ritirare l’ambasciatore. Un nuovo ambasciatore è stato rispedito al Cairo alcuni mesi fa, nonostante il nulla di fatto dell’inchiesta. Il tutto è stato condito da dichiarazioni imbarazzanti e senza vergogna di Angelino Alfano e del governo tutto. Un ambasciatore laggiù ci aiuterà a scoprire la verità, ci hanno spiegato.

Ora il PD utilizza il colore giallo della campagna per la verità su Giulio Regeni per attaccare l’Università di Cambridge, come se il nulla di fatto per la ricerca della verità sulla morte di Regeni non fosse anche un fallimento suo e del governo italiano. E usa la tutor di Regeni in UK come paravento alla propria inazione. O per scopi anche meno edificanti.

Oggi Renzi nella sua newsletter si spinge anche oltre e testualmente scrive:


Ci sono delle vicende che emozionano l’opinione pubblica. Poi però si tende a dimenticarle e questo non è giusto. Sia per le famiglie coinvolte che per la nostra stessa dignità. Una di queste storie è la tragica fine di Giulio Regeni, ucciso in Egitto da un colpevole ancora ignoto. Se è evidente che ci sono responsabilità egiziane sull’uccisione di Giulio, perché questo è ovvio e io credo all’impegno del Presidente Al Sisi di fare di tutto per trovare gli esecutori e i mandanti di questo terribile omicidio, è altrettanto ovvio che l’università di Cambridge deve collaborare davvero e i suoi professori devono dire tutto, ma proprio tutto, su questa terribile vicenda.


Dopo tutto quello che è successo, dopo le umiliazioni che la famiglia Regeni ha subito negli ultimi due anni dal regime egiziano e anche dal governo italiano, oggi Renzi scrive che crede all’impegno di Al Sisi. È una frase che ha due o tre sole possibile chiavi di lettura, tutte piuttosto indecorose per il segretario del PD.

Io da parte mia sarei curioso di sapere quanti eletti ed elettori del PD si riconoscono in questo schifo. Per ora non ho incrociato nessun tweet di nessuno del PD che riaffermi con chiarezza le responsabilità del regime egiziano sulla morte di Giulio. Ormai sono passati due anni.

32 commenti a “Lo schifo del PD su Regeni”

  1. Stefano dice:

    Quel ragazzo è stato torturato e ucciso. Come fa Renzi a dormire sereno la notte rimane per me un mistero. E se per una volta ce ne fottessimo dei soldi derivanti dall’Egitto-ENI affaire sarebbe un bel salto in avanti. Ma sappiamo come queste cose funzionano. Purtroppo.

  2. Gaia Veronesi dice:

    Renzi le cose le sa benissimo. Solo che la rottura dei rapporti con l’Egitto costerebbe all’Italia tanti bei soldoni, allora la si tirerà per le lunghe tipo Ustica, mescolando nel calderone più persone possibile per incasinare l trama. Io credo che tutte le informazioni del caso siano già nelle mani del.Governo da tempo immemorabile. Poi ci sono stati accordi per la non divulgazione, ipotizzo, che sicuramente hanno avuto il loro bel riscontro economico per alcune nostre imprese eccetera eccetera. Questo è il mio punto di vista, magari un po complottaro, ma tant’è..

  3. Marcello dice:

    Lei se ne può fottere, “noi” no. E pensare solo ai soldi è molto, molto riduttivo. Dietro c’è di più. Ma chi non vuole vedere, non vede. Poi c’è anche chi non ci riesce.

  4. edobru dice:

    vogliamo, en passant, parlare dell’inglese di questo Gigante Del Pensiero? in un tweet riesce a infilare una serie di castronerie degne del Trota. Non solo scrive delle cose che non stanno né in cielo né in terra, ma per giunta proclama al mondo di essere un Somaro.
    Contento lui

  5. max dice:

    Renzi viene riproposto ad ogni calo di attenzione. Per risvegliare un auditorio moscio basta la parola, e poi tutti con l’elmetto a commentare.

  6. max dice:

    Renzi viene riproposto ad ogni calo di attenzione. Per risvegliare un auditorio moscio basta la parola, e poi tutti con l’elmetto a commentare. Finito Berlusconi speravo in una tregua.

  7. Piero dice:

    L'”osservazione partecipante” è un metodo di indagine molto difficile da praticare in contesti diciamo ‘normali’. In un contesto come quello egiziano in quel periodo molto pericoloso. Non voglio dire che la tutor abbia avuto in comportamento criminoso ma molto molti superficiale questo.

  8. Piero dice:

    Molti vs molto

  9. malb dice:

    I tentativi di coprire una verità che farebbe vedere una comunità di interessi che non si vogliono far emergere che non sono nuovi per l’Italia. Basti pensare oltre a Giulio Regeni a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e al DC9 abbattuto nel cielo di Ustica tanto per citare quelli che mi vengono in mente.
    Non si tratta di vedere “complotti” inesistenti ma di una tradizione consolidata dei governi italiani. Renzi è solo l’ultimo a usare la nebbia e il depistaggio. Con questo si pone a pieno titolo nella scia di Andreotti, Craxi, Berlusconi …

  10. egidio scrimieri dice:

    Sulla morte di Regeni si sa ancora ben poco, ma due o tre cose certe le possiamo intanto dire.

    La prima cosa e’ che Mantellini avra’ probabilmente le sue ragioni per provare schifo per cio’ che scrive Renzi su Regeni, ma che nel suo commento non e’ riuscito a spiegarcele (o quanto meno io non le ho capite).

    La seconda cosa e che le collaborazioni dell’Università’ di Cambridge, del presidente egiziano e di chiunque abbia qualche indizio da riferire possono essere assai più’ utili a far luce sul caso delle chiacchiere di Mantellini: un fatto che qualsiasi investigatore puo’ confermare.

    La terza cosa e’ che strumentalizzare la morte di un giovane -come fa Mantellini- per dire un po’ a vanvera peste e corna del politico inviso di turno puo’ far piacere al politicante avvezzo ai moralismi di bassa lega, ma fa sicuramente schifo a chi ha sinceramente a cuore la verita’ sul caso.

  11. Beppe dice:

    …anche…

  12. Andre dice:

    Ma chi difende Renzi e al tempo stesso “ha a cuore la verità sul caso”, non prova imbarazzo nel vedere Renzi ridacchiante, gongolante, abbondantemente sopra le righe di quanto richiesto dalla diplomazia e dal suo ruolo, mentre abbraccia il capo di una giunta militare che per numero di uccisioni e sparizioni ha poco da invidiare a quelle cilene e argentine dei tempi che furono?

  13. Emanuele (l'altro) dice:

    A me pare che le accuse agli egiziani (senza prove) siano state fatte sin dalla prima ora sia dal PD che da media di certo non di destra come Repubblica, mentre per mesi si è lasciato in secondo piano se non nel silenzio qualche particolare imbarazzante come il muro di gomma inglese. Trovo alquanto strano che ci sia questa sollevazione contraria ora che finalmente si parla di indagare a tutto tondo.

  14. Gino dice:

    accidenti! Non avevo ancora capito, ma ora è tutto chiaro.
    L’hanno torturato e ucciso gli inglesi e Al Sisi ci aiuterà a ristabilire la verità.

  15. Andre dice:

    Dire che ci si fida di un dittatore mentre si punta il dito contro una professoressa sarebbe “indagare a tutto tondo”?

  16. Andre dice:

    Comunque anch’io sono critico nei confronti del titolo “Lo schifo del PD su Regeni”, perché non rende l’idea. È troppo moderato.

  17. Emanuele (l'altro) dice:

    Indagare a tutto tondo significa quello che dicono le parole.
    Ti risulta per caso che le indagini in Egitto siano concluse?
    Continuo a dire che è veramente incredibile questa sollevazione per una cosa così normale come chiedere a tutti i protagonisti di collaborare.
    In quanto alla professoressa, intanto magari date un’occhiata a chi è e cosa fa, al fatto che ha rifiutato di collaborare dopo che si è mostrata tanto sconvolta per l’uccisione, al fatto che secondo il generale Tricarico in un’intervista di questa estate, poci mesi dopo l’omicidio a Cambridge hanno contattato un altro ricercatore italiano per mandarlo al posto di Regeni e questi ha rifiutato dopo che non gli erano state offerte le necessarie garanzie per la sua sicurezza.
    http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/intervista-generale-tricarico-regeni/
    Niente da dire su queste cose?

  18. Andre dice:

    Che abbia rifiutato di collaborare è una bufala. E ancora una volta va fatto notare che i tutor non “mandano” nessuno, i ricercatori seguono i loro progetti di ricerca, e quando Regeni è andato in Egitto anche per il governo italiano si trattava di un paese “sicuro”. Il Risk Assessment Form per Regeni lo avrebbe firmato qualunque professore di qualunque università. Il problema è che l’Italia è un paese sempre più descolarizzato e ignorante, dove sembra “fico” dare contro agli “intellettuali”, e anche spiegare l’ABC di come funziona il mondo della ricerca è improbo. Tra l’Uomo Forte e uno/a che pensa, si sceglierà sempre l’Uomo Forte, per questo si sta con al-Sisi e contro una docente. È intellettuale e pure donna, bersaglio perfetto.

  19. Gino dice:

    ci sarebbe in realtà molto da dire.
    Le indagini in Egitto non mi risulta che procedano speditamente. A settembre è anche scomparso un avvocato che lavorava sul caso e che doveva andare a Ginevra a parlare di diritti umani http://bit.ly/2jjzNQ6. Il coinvolgimento dei servizi segreti egiziani non mi pare sia messo in dubbio da nessuno. Però di fronte al muro di Al Sisi (l’unico che mi pare evidente) nessuno può andare oltre. Ragioni di realpolitik. Comprensibili: nessun paese occidentale può permettersi di scaricare Al Sisi. Discutibili: sappiamo che è un regime autoritario, che pratica la tortura ed è coinvolto nell’omicidio di un cittadino italiano.
    Per questo “indagare a tutto tondo” da proprio l’impressione del diversivo. Siccome con l’Egitto non si può andare avanti, troviamo qualche altra responsabilità, per far vedere che “ci sta a cuore”. CInismo assoluto.
    Quanto alla ricerca sul campo di un dottorando in scienze sociali, da esperto mi permetto di far notare che tutta l’insistenza di questi giorni su Cambridge che “ha inviato” Regeni o “ha commissionato” la sua ricerca (l’ho sentito in un tg) sono rappresentazioni molto poco informate di come funziona la ricerca. Un dottorando non ha bisogno di essere inviato: concorda un suo progetto di ricerca con i docenti di un ateneo e va, rendendo conto al suo tutor, ma con ampia autonomia.
    Può essere che a Cambridge qualcuno sia stato colpevolmente superficiale nel valutare i rischi della ricerca, o che abbia commesso chissà quali altri errori. Questo non toglie che difficilmente si troverà lì la verità sull’omicidio Regeni.

  20. Emanuele (l'altro) dice:

    “Che abbia rifiutato di collaborare è una bufala”
    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/11/03/regeni-tutor-non-si-presento-da-pm_0ec401c8-d9d0-4a68-9553-1bacb8acf319.html

    “sembra “fico” dare contro agli “intellettuali”
    “È intellettuale e pure donna, bersaglio perfetto.”
    http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/02/news/regeni_cambridge-179993364/?refresh_ce

    “spiegare l’ABC di come funziona il mondo della ricerca è improbo”
    Anche spiegare come funziona il mondo della politica estera è improbo.
    Un paese serio si sarebbe posto da subito una domanda in particolare: a chi giova questo omicidio? Invece ci si è schierati immediatamente contro una parte stendendo un velo di silenzio sull’altra, casualmente la stessa (in buona compagnia della Francia) che dal primo secondo è scesa in campo per Regeni con una mobilitazione che non si era vista e non si vede per nessun altro caso simile. Poi vai a guardare un attimo chi è che ha interesse a togliere di mezzo l’Italia e prendere il suo posto, proprio con quel dittatore che è stato accusato da subito, e troverai gli stessi protagonisti inglesi e francesi che sono scesi in piazza. Ma di questo guai a tenerne conto. Forse non è per caso che il personaggio di Tafazzi è nato in Italia.

  21. Gino dice:

    quindi avevo capito bene: l’hanno torturato e ucciso gli inglesi, con la complicità della Francia. Mi resta solo un dubbio. Sono stati i servizi segreti inglesi, o direttamente i colleghi di Cambridge?

  22. Emanuele (l'altro) dice:

    Vedi Gino, il tuo intervento mi sembra una provocazione per evitare di provare a ragionare sui fatti senza lasciarsi trascinare dalle proprie convinzioni, qualsiasi esse siano.
    Lo sfondo di tutta la vicenda è un Egitto isolato da mezzo mondo, con forte opposizione interna, con cui l’Italia ha rapporti economici importanti in particolare per la scoperta di un colossale giacimento di gas pochi mesi prima, a cui altri stati occidentali rimasti fuori sono interessatissimi.
    Succede quindi che un italiano sparisca e il corpo conciato come sappiamo venga fatto ritrovare nel momento esatto in cui arriva al Cairo il ministro Guidi con decine di imprenditori al seguito.
    Che logica c’è in tutto questo?
    Sin dal primo secondo si levano le accuse ad Al Sisi da parte di inglesi e francesi, due stati che hanno tutto l’interesse a minare i rapporti italiani con l’Egitto e che nonostante lo accusino non si fanno scrupoli a concludere qualsiasi affare con il dittatore (i francesi gli vendono addirittura navi da guerra). In Italia c’è in particolare una parte politica, inutile dire quale, che fa da megafono alle accuse inglesi e francesi.
    Questi sono fatti, non opinioni o “bufale”, parola che va tanto di moda.
    A questo punto non si levano proteste quando da Cambridge come dimostrato dagli articoli che ho linkato per mesi arrivano solo ambiguità. Però nel momento in cui, con colpevole ritardo, le autorità italiane alzano la voce con gli inglesi ecco partire l’accusa di voler sviare l’attenzione. Ed è questo che non capisco. Sembra quasi che ci sia chi non voglia che si faccia chiarezza.

  23. Gino dice:

    Non ho alcuna intenzione di rifiutare di ragionare. Le cose che scrivi sui rapporti tra Egitto, Italia, Francia, UK e altri sono vere, anche note, e hanno fatto da subito ipotizzare che dietro l’omicidio Regeni ci fossero segreti e manovre di cui sarebbe stato difficile venire a capo. Che ci sia competizione tra i paesi europei per aggiudicarsi contratti e giacimenti è altrettanto noto (vedi Libia), e non può stupire che ci si approfitti anche di occasioni come un omicidio politico (diverso sarebbe se lo si organizzasse, ma questo mi pare che non lo sostenga nessuno). Lo stesso Bonini autore dell’articolo di Repubblica che citi http://www.repubblica.it/esteri/2017/11/02/news/regeni_cambridge-179993364/?refresh_ce ha in passato affermato che non c’è alcun dubbio sul coinvolgimento degli apparati di sicurezza egiziani nell’omocidio Regeni (un link a una sua presentazione sul tema è nello stesso articolo).
    Vorrei però invitarti a rileggere l’articolo di Repubblica, tutto costruito per insinuare dubbi sulla figura della tutor di Regeni.
    Ci si legge che non è in possesso di un curriculum accademicamente rilevante, con lo scopo di accreditare l’idea che sia una “attivista” più che una “scienziata”. Per sostenere la tesi si arriva a scrivere: “Tra le sue pubblicazioni, figura un breve saggio di 162 pagine dal titolo Egypt’s Long Revolution edito nel 2015 dalla piccola casa editrice Routledge”. Una frase che copre di ridicolo chi l’ha scritta, a tal punto che il giornale ha dovuto emendarla con l’aggiunta: “(errata corrige: la Routledge è un’importante casa editrice di testi accademici)”.
    Ci sono molte altre gravi imprecisioni sospette, che saltano agli occhi degli addetti ai lavori. Ma il punto non è questo. I magistrati potranno anche avere dalla prof. Abdel Rahman dettagli importanti per ricostruire le circostanze della ricerca di Giulio Regeni, e avranno le loro buone ragioni per indagare.
    Speculare politicamente sulla vicenda, facendo credere che a Cambridge sia nascosta la verità sull’omicidio (una verità che Bonini affermava essere “alla luce del sole”, quando indicava le responsabilità dei servizi egiziani) resta una cosa di cui chi la fa dovrebbe vergognarsi.

  24. Emanuele (l'altro) dice:

    La Repubblica (ricordo bene?) si è sempre schierata con chi accusava da subito gli apparati egiziani, non c’è niente di nuovo nel confermare le accuse come appare nell’articolo.
    Invece è rilevante che anche in questo giornale si cominci a vedere cosa non va da parte inglese. Ecco perché ho linkato Repubblica e non altri giornali di diverso orientamento che già un anno fa evidenziavano inascoltati certi punti non molto chiari della vicenda.
    Al di là di chi contesta Renzi più che le sue dichiarazioni, certe reazioni contrarie sono tanto virulente che mi lasciano piuttosto perplesso.

  25. Andre dice:

    Hai linkato un articolo talmente informato e fondato da descrivere Routledge (un gigante della pubblicazione accademica mondiale, con uno status indiscusso) come una piccola casa editrice di provincia, e come una specie di masaniella senz’arte né parte un’accademica considerata tra i massimi esperti di Medio Oriente. Qui è all’opera anche l’impressionante provincialismo della stampa italiana. Quanto al non aver voluto collaborare con gli inquirenti, ribadisco quanto scritto sopra: è una bufala.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/02/giulio-regeni-chi-e-maha-abdelrahman-la-tutor-di-cambridge-che-seguiva-le-sue-ricerche-in-egitto/3952816/

  26. Emanuele (l'altro) dice:

    Il comportamento della tutor è descritto nero su bianco negli articoli che ho linkato, il resto sono dichiarazioni di anonimi e di docenti universitari che con il caso non c’entrano niente.
    Siamo finiti alle rogatorie internazionali che non avrebbero avuto motivo di esserci se la collaborazione fosse stata piena e spontanea, come ci si aspetterebbe da chi ha tanto manifestato dolore per la scomparsa di Regeni. Ma forse i magistrati italiani non capiscono niente a differenza dei commentatori di mantellini.
    In quanto al provincialismo della stampa, si parla di Repubblica, il vangelo della sinistra colta che guarda con la puzza al naso la massa descolarizzata e ignorante.

  27. Andre dice:

    Questa forse è la descrizione di Repubblica che danno i lettori di Libero. Faccio anche notare che “la puzza al naso” non è per forza indice di apertura a vasti orizzonti. Anzi, spesso la puzza al naso ce l’ha proprio chi ha orizzonti angusti. Come quelli che si evincono dal pezzo di Repubblica, che solo tu qui stai prendendo a vangelo.
    In tutto questo, “ci fidiamo di al-Sisi”.

  28. Gino dice:

    Di nero su bianco io ho visto solo una serie di castronerie impressionanti (quella su Routledge era solo la più appariscente) e di interpretazioni dubbie (per non dire tendenziose). Spero vivamente che i magistrati dispongano di elementi migliori su cui indagare.
    Mi resta comunque il fastidio per il tentativo di affermare che la morte di Regeni sia dovuta non alle pratiche spregiudicate di un regime autoritario, che pratica sistematicamente la tortura e l’omicidio politico, ma a un suo errore, magari compiuto perché istigato dai perfidi accademici che gli hanno “commissionato” la ricerca, che lo hanno “mandato” in Egitto, che ne hanno “diretto” la ricerca, nei metodi e negli obiettivi.
    Si tratta dal mio punto di vista di un insulto alla memoria di uno studioso quale lui era e di qualcosa di lontanissimo dalla “ricerca della verità”.

  29. Emanuele (l'altro) dice:

    Io ho descritto com’era la situazione al momento dell’omicidio e subito dopo, e non mi pare che qualcuno mi abbia contestato su quei punti.
    Da questo ho detto che un passo logico e necessario doveva essere indagare anche sugli inglesi. Ho fatto vedere con articoli che lo spiegano che la collaborazione della tutor evidentemente non è stata così’ piena e limpida se si è arrivati alle rogatorie internazionali. La descrizione della carriera accademica della tutor non c’entra con il suo comportamento anche se ci si sofferma su quello con il risultato che il lettore di passaggio se non leggesse completamente gli articoli potrebbe pensare che riportino il falso su tutto.
    Tutto questo perché mi sono posto la domanda, a cui non ho avuto risposta, sul perché dovrebbe essere strano indagare anche da quel lato, che non significa mettere da parte la colpevolezza dei responsabili materiali (a parte il fatto che in barba a qualsiasi garantismo sono stati individuati e giudicati sin dal primo minuto senza prove) ma chiarire punti finora rimasti opachi. Non ho intenzione di continuare questa discussione che ormai diventa ripetitiva. Metto un link a questo articolo che riassume tutto, compreso il fatto che i familiari di Regeni per primi hanno chiesto più volte ai vertici di Cambridge di collaborare.
    http://formiche.net/2017/11/03/789952/

  30. Umberto dice:

    Orami qualsiasi occasione è buona per parlare male di >Renzi, colpevole di qualsiasi infamia accada nel mondo. Molto molto italietta in questo agire, ieri tutti fascisti (pardon renziani) oggi tutti partigiani (pardon anti-renziani).
    Questo sì è il vero schifo.

  31. Andre dice:

    “Tutti renziani” non mi sembra proprio, infatti sono due anni che prende solo tranvate, alle amministrative e al referendum.

  32. unAlberto dice:

    E vedere adesso, dopo la tranvata siciliana, se la ricerca della verità gli serve ancora come appiglio per rialzare la crestina.

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