L’hashtag lanciato da Giulia Blasi a margine della vicenda Weinstein fa due cose entrambe importanti:

– squarcia il velo di imbarazzo e vergogna di molte donne minacciate e molestate sessualmente dai maschi fin dalla più tenera età (e che rabbia scatenano quelle testimonianze).

– racconta le potenzialità informative e di condivisione fra pari delle piattaforme digitali. Di come, a volte, dentro quelle relazioni leggere che tutti biasimano ogni giorno, nascano possibilità informative che nessun giornale potrà mai offrirci.


8 commenti a “#quellavoltache”

  1. egidio scrimieri dice:

    Sicuramente #quellavoltache assolve egregiamente alla prima delle due cose importanti che ci segnala Mantellini. Più’ critica e’ invece la situazione della seconda cosa, quella delle “possibilità’ informative”, in particolare modo per quel che riguarda la loro completezza: vedrei bene, a tal proposito, un hashtag integrativo #quellavoltacheinvece per parlare pure di tutte quelle volte in cui le donne accettano d’offrire oppure offrono liberamente favori sessuali in cambio di qualche vantaggio personale. Offerta peraltro nella quale, a dire il vero, io non trovo proprio niente di male.

  2. Gioconda dice:

    Eh, certo! Come il fatto che una bambina si sieda sulle tue ginocchia, e tu ti senta in diritto di metterle le mani addosso

  3. Isa dice:

    I due comportamenti non sono speculari. La donna che offre liberamente quel che decide liberamente di offrire si muove nella sfera della propria autonomia di persona; la faccenda riguarda solo lei. L’uomo che prende, o anche solo pretende, quel che nessuno gli ha spontaneamente offerto abusa dell’autonomia personale di un altro, e la faccenda riguarda la società nel suo complesso. L’appunoto che faccio a me stessa, semmai, è di aver scritto “la donna che, l’uomo che” anziché semplicemente “chi”.

  4. Isa dice:

    (coda in cui mi scuso per i refusi)

  5. egidio scrimieri dice:

    p.s.: riguardo il secondo punto del commento di Mantellini bisogna dire pure un’altra cosa. Al di la’ del meritorio progetto narrativo di Giulia Blasi e di altre sporadiche rondini che certamente non bastano a far primavera, le promettenti “potenzialità informative e di condivisione” iniziali dei social networks appaiono oramai quasi del tutto ridotte a #fotodipizze, #misonofattounoshampoo, #insultieparolacce e mille altri spunti riflessivi di similare livello bovino. Se poi aggiungiamo a questo lo spettacolo delle strade popolate di gente che per scambiare tali muggiti cammina smanettando su un telefonino, dei ristoranti dove si mangia guardando lo smartphone invece del piatto, delle famiglie ridotte a familiari che a tavola invece di parlare tra loro parlano via internet con le famiglie altrui, appare chiaro che i social networks non hanno fatto altro che creare una generazione di alienati.

    Tutto questo e’ un insulto che uccide l’intelligenza dell’uomo. E -in ottemperanza alla vigente normativa sulle pari opportunità’ perdute- pure quella della donna. Cosicche’ vorrei esprimere a tutti coloro che vivono con in mano uno smartphone, insieme al massimo rispetto per la libertà’ di ciascuno di far come crede, pure il mio più’ profondo cordoglio.

  6. andrea61 dice:

    Sì, squarcia un velo ma vogliamo scommettere che finirà come con Craxi ?
    Weinstein è il cattivone, il mariuolo che infanga il buon nome di produttori e registi in mezzo a frotte di inappuntabili gentiluomini.

  7. Umberto dice:

    Mi sembra che “squarciare il velo” su qualche social netowrk lasci il tempo che trova. Non credo proprio che un hashtag possa modificare mentalità, comportamenti e agire dei media che sono la base ideologica e sociale del fenomeno

  8. andrea61 dice:

    Ho ascoltato questa mattina Giulia Blasi a Radio24; mi sono cadute le braccia talmente in basso che solo ora riesco a raggiungere la tastiera per scrivere. Ho sentito sciorinare i peggiori stereotipi veteropseudofemministi degli ultimi 50 anni, roba che le argomentaizoni di Salvini sull’immigrazione sono un capolavoro di cultura politica.

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