Il confronto politico in Italia, da molti anni a questa parte, non riguarda troppo idee differenti che si affrontano. Attiene invece alla contrapposizione fra gruppi di persone. Fossi interamente cinico direi che queste persone combattono la loro battaglia quotidiana esclusivamente per loro stessi, per il proprio potere e per i privilegi che ne derivano, ma non lo sono, penso che in certi casi si tratti solamente di una maniera contemporanea di intendere la politica. Per vincere, per convincere gli elettori a votare per noi e non per gli altri, occorrerà immaginare una serie di compromessi nei quali le idee, mano a mano, perdono di importanza. La politica italiana è spesso mortificante anche per questo: perché le idee sono ormai carne da macello.

(quando alcuni dicono che non esiste più destra e sinistra dicono questo e non hanno completamente torto)

Quanto ho appena provato a descrivere è ciò che sta accadendo in Italia a margine della legge sullo ius soli. Le idee dei partiti progressisti sono messe a dura prova dall’opposizione del corpo sociale: molti, nell’attuale maggioranza, sono disposti a seppellirle un po’. Badano più alla propria sopravvivenza (e a quella del loro schieramento) che non alle proprie personali convinzioni.

Questa “nuova politica”, se davvero esiste, porta con sé anche conseguenze più generali. La sua tendenza a comporre e a sciogliere schieramenti dipende come non mai dalle persone che la animano, dalla loro storia recente, dalle relazioni che si sono sedimentate nel tempo. In alcuni singoli caso sarà possibile riunire teste diverse attorno ad un’idea, ma nella maggioranza dei casi i politici conteranno più della politica.

Per questo, almeno a me, le manovre di avvicinamento/allontanamento del nuovo centro sinistra, sembrano, non solo, come al solito, piccole strategie autolesioniste, ma discussioni con un fulcro ben identificabile. Mostrano un punto di discrimine che riguarda le persone.

I fuoriusciti dal PD (quel pulviscolo di 3-4 nomi noti che occupano le TV e i quotidiani, in attesa di capire chi stiano attualmente rappresentando) sono oggi l’ago della bilancia, proprio in funzione della politica personale che hanno intensamente condotto negli ultimi 3 anni. Per ragioni che non discuto hanno tentato di affossare il governo Renzi dall’interno del PD prima (riuscendoci abbastanza con un generosa mano dello stesso Renzi) e per le stesse ragioni cercano ora di delegittimare una larga coalizione di centro sinistra come quella immaginata da Pisapia. Padronissimi. Si tratta, alla fine, di una contrapposizione fra persone venduta all’elettorato come fuffosa incompatibilità ideologica (la fuffa ideologica è una specialità della vecchia dirigenza PCI/DS).

Per semplicità: Renzi e i vari Speranza, Bersani, D’Alema, dopo tutto quello che è successo, sono oggi fra loro incompatibili: come persone, a prescindere dalle idee.

Una coalizioni di centro sinistra che non aspiri a farsi ridere dietro da tutti (in primis dagli elettori del PD) semplicemente dovrebbe prendere i guastatori del PD e lasciarli fuori a baloccarsi con il loro 1,2%. L’altra alternativa possibile (e rispettabile), sempre basata sulle persone, è che la sinistra prenda atto della distanza dal PD renziano e vada alle elezioni da sola, unendo ogni schieramento a sinistra del PD.

Poi c’è la terza ipotesi, la più probabile e la più deprimente: che la politica delle persona pensi come sempre al proprio interesse e ricominci il vecchio teatrino di diatribe personali camuffate da idee. Lo stesso gioco al massacro che abbiamo visto ripetersi dentro il PD negli ultimi anni. Persone che si detestano fraternamente e che usano le idee come clava per farsi la guerra ogni santo giorno. Fra le molte maniere per perdere le elezioni questa è la più probabile e la meno onorevole.

9 commenti a “La triste politica delle persone”

  1. annamaria dice:

    Il fatto è che questi signori, tutti, ma proprio tutti, mascherati dietro le più svariate sigle, in realtà compatti come un sol uomo -meglio, come un sol partito- nel 2012 votavano in perfetto accordo (s’intende in nome delle idee) le ricette di morte del dottor Morte.

    Idee? Ma vogliamo scherzare? Questi sono un unico, indistinguibile coacervo di correnti fameliche, impegnate di volta in volta a sbranarsi (ma all’occorrenza anche ad accordarsi) per assicurarsi il massimo del potere, il massimo dei privilegi, il massimo delle poltrone.
    Un coacervo che ha la faccia dell’ultima, obbrobriosa legge elettorale.

  2. Giuliano dice:

    Max, purtroppo anche tu non riesci a sfuggire dallo schema della politica come scontro personale. Per te quelli che tu chiami i guastatori sono individui che avevano un problema personale con Renzi e hanno tramato per farlo cadere, salvo poi accordarsi per scopi elettorali. Proviamo a guardare la situazione da un punto diverso: i guastatori criticavano la politica di Renzi per gli obbiettivi e i metodi. Renzi ha propugnato l’austerita’ economica per sottomissione all’Europa, ha portato avanti una riforma costituzionale invisa alla maggioranza dell’elettorato e presentato riforme senza i necessari strumenti attuativi. Chi lo ha messo di fronte ai limiti della sua politica è stato ostracizzato. Questa non è una politica riformista. Il fatto che il PD lo abbia rieletto come segretario dimostra come questo partito sia immune al cambianento.

  3. massimo mantellini dice:

    @giuliano,
    non mi pare sia andata come dici, i guastatori per 3 anni hanno “guastato” indipendentemente dai temi in discussione, sostenendo posizioni spesso contrapposte per pure ragioni tattiche. Diverso il discorso per altri che hanno invece divaricato le proprie posizioni da quelle di Renzi su questioni chiaramente di merito (penso a Civati)

  4. andrea dice:

    non hanno “guastato”, hanno gufato e rosicato! è stato il gufare e il rosicare che ha fatto guasti…

  5. andrea61 dice:

    In un paese profondamente familistico e mafioso è normale che la domanda non sia “tu cosa pensi” ma sia invece “tu, con chi stai” e la personalizzazione della politicia diventa una conseguenza ineluttabile.
    E allora se non stai con me sei un gufo da abbattere, si vota no ad un referendum costituzionale perché il Primo Ministro ci sta sullo stomaco e Pisapia non siede all’osteria perché non promette eterno odio verso Renzi ed eterno amore verso D’Alema.

  6. Umberto dice:

    Mi pare evidente che i fuorisciti appartengono a quella eterna categoria della sinistra che non vuole mai vincere ma agisce solo per far perdere qualcun altro, di sinistra ma non abbastanza (secondo loro). Ieri si chiamavano rifondazione oggi mdp domani chissà. Non contano nulla e non servono a nulla ma ci saranno sempre.

  7. paolo d.a. dice:

    C’è ancora qualche mese prima delle elezioni amico mio, non abbiamo ancora visto tutto, l’onda lunga dei baffetti sono mustacchi che devono ancora trovare una stoffa che li protegga alle prossime elezioni, anche sotto i peli Mdp non arriva al 2 percento.

    O Pisapia fa il miracolo (ma mi sembra moscettino come coagulatore di ambizioni eterogenee e soprattutto in ritardo – non lo salverà la Bonino e lo voterei pure io, che non ho mai votato nessuno andato poi al governo, porto sfiga) o Tajani spopolerà, che è in fondo ciò che deve avvenire dopo che chi ha proposto il referendum ha solo finto di togliersi di mezzo, e tutto questo sempre che le mucche nella stanza non inciampino, in quel caso potremmo persino finire con un webmaster a Palazzo Chigi.
    Se ti vuoi rilassare settimana prossima raccogliamo le (poche) olive.

  8. Stefano dice:

    Non so, magari sono scemo io, ma mi sento più rappresentato da Bersani che non da Renzi e i suoi scherani, i quali hanno fatto di tutto per farmi odiare il partito che ho votato quasi sempre nella mia giovane vita (sono under30).

    Se invece vogliamo essere corretti e parlare di idee, allora il PD ne ha propugnate, senza fare nomi, davvero tante. E quasi tutte lontane da me (o dal PD del 2010, per dire). Perché non posso dire che mi fa schifo?

  9. andrea61 dice:

    Io credo che nel tuo commento ci sia la perfetta sintesi del problema. Io non voglio essere rappresentato nè da dal maggiordomo di D’Alema nè da Renzi; tutti e due hanno fallito e si devono ritirare e il PD deve andare avanti. Purtroppo questo non succede solo perché, dalla sua nascita sino ad oggi, il PD è stato ostaggio del gruppo dirigente di turno invece di occuparsi di idee e progetti. O meglio, ostaggio di D’Alema o del suo opponente del momento.

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