Ieri il sindaco di Firenze Dario Nardella, uno a cui il tempismo difetta assai, ne ha detta un’altra delle sue. Commentando la spinosa questione delle due ragazze americane che hanno sporto denuncia per stupro accusando due carabinieri in servizio ha distillato la seguente perla:


“È importante che gli studenti americani imparino, anche con l’aiuto delle università e delle loro istituzioni, che Firenze non è la città dello sballo”.


Due cose al volo sulla frase in sé. Perché il noto tempismo di Nardella (quello che dopo gli attentati di qualche settimana fa in Europa andava in giro schezando i colleghi urlando Allah Akbar) non è l’unica cosa rilevante. Colpisce l’approccio parrocchiale ad un tema complesso: gli studenti vanno aiutati? Da adulti? Dalle Università? Dalle istituzioni? E perché mai? Sono adulti, ma vanno accompagnati per mano dalle istituzioni perché da soli non ce la possono fare.

Al di là di questo, che è poi l’usuale approccio moralistico che la politica in Italia applica ai suoi sudditi, è interessante il rilievo mediatico che nelle ore successive quella frase ha ricevuto. Io per esempio l’ho twittata ieri sera dopo averla letta su un articolo della cronaca fiorentina di Repubblica.



Dopo qualche decina di minuti nei commenti a quel tweet mi segnalano che la frase è scomparsa e il sindaco Nardella su Repubblica era tornato a pronunciare solo frasi di circostanza e ragionevoli. Qualcuno ovviamente aveva fatto uno screenshot e la notizia nella sua prima versione era così:



Questa mattina il paragrafo sulle dichiarazioni del sindaco è stato modificato per la terza volta, la frase di Nardella è ricomparsa in questa nuova versione letteraria:




Trovo psicologicamente molto interessante questa “attenzione” di Repubblica alle parole del sindaco. L’ingenuità iniziale di mostrarle per quello che sono (una scemenza che nessuna persona normale pronuncerebbe in un momento simile), la brusca autocensura quando ci si accorge che tutti ne stanno parlando, la razionale ultima presa d’atto che una simile frase non poteva essere taciuta ma che a quel punto andava depotenziata il più possibile.


Come sanno tutti quelli che si occupano di comunicazione politica, dietro ad ogni paragrafo che leggiamo sui giornali c’è un fitto lavoro di concertazione fra figure differenti (redattori, capiredattori, direzione centrale, uffici stampa dei politici), poi c’è la linea politica dell’editore, quella del direttore, poi ci sono le telefonate di protesta dei diretti interessati, degli amici comuni, dei potenti locali, dei compagni di calcetto. Per ridurre al minimo questa continua perturbazione delle notizie e del lavoro giornalistico esiste un presidio tecnico che la stampa seria adotta da anni. Quando per qualsiasi ragione aggiorna un articolo già pubblicato ne dà conto in maniera certosina in fondo al pezzo. In Italia ovviamente non lo fa nessuno.

5 commenti a “Nardella e il giornalismo”

  1. Francesco dice:

    Sono completamente daccordo, il sito del New York Times segnala una modifica anche quando si tratta di un semplice refuso. Ho provato a cercare il nome del garante del lettore di Repubblica per provare a chiedere spiegazioni al riguardo ma su web ho trovato solo il nome di Piero Ottone, nominato garante nel 1991 e dal tamburino del sito di Repubblica non sembra esistere la figura del garante.

  2. Nicola Novelli dice:

    Piero Ottone è morto il 16 aprile 2017

  3. egidio scrimieri dice:

    Desidero azzardare una interpretazione dell’accaduto che e’ alquanto diversa da quella di Massimo Mantellini, e tuttavia non meno attendibile.

    Espongo la mia versione in termini generici(*). Il quotidiano A(*) ha bisogno di sbattere quotidianamente un mostro in prima pagina per tirare a campare, sicuro di poter contare sulla morbosa attenzione del lettore B(*), ossia di quel lettore che appartiene a quella categoria di persone che hanno il frequente bisogno di gettare fango gratuito sul personaggio a loro inviso di turno C (*).

    Per inventare mostri, il quotidiano A e’ solito acquisire dichiarazioni dei personaggi pubblici e ritagliarne frammenti che, avulsi dal contesto, acquisiscono un sufficiente connotato di mostruosità’. A questo punto il lettore B, che altro non aspetta, abbocca immediatamente: legge il frammento e lo ritwitta in lungo e in largo, corredandolo magari di un commento che aggiunga fango al fango. Dopo di che la notizia si propaga rapidamente nella rete: la porcheria e’ partita.

    Assai curioso e’ poi il caso del cittadino di tipo “B-inaudito” (nel commento iniziale ne trovate un significativo esempio): costui e’ un cittadino di tipo B che non solo non si rende conto di essere l’ingranaggio principale del meccanismo della mistificazione del quale stiamo parlando ma per di più’ -paradossalmente- si scervella nel cercare altrove le cause del perverso fenomeno. Da questo punto in poi la mia versione dei fatti coincide con quella di Massimo Mantellini.

    (*) ogni riferimento a fatti o persone e’ puramente casuale.
    (*) nella fattispecie A e’ il giornale Repubblica, B e’ Massimo Mantellini e C e’ il sindaco di Firenze. La precisazione e’ tuttavia irrilevante essendo i vizi di cui qui si narra assai diffusi ovunque nei mass media.

  4. Umberto dice:

    Nardella ha di sicuro sbagliato il momento e l’accostamento ma questo non toglie che c’è molto di vero in quella frase come sa chiunque viva e operi a Firenze (soprattutto di notte). E’ evidente che la maggior parte di questi cosiddetti studenti (e presunti turisti) non si sognerebbe mai nella sua città natale di comportarsi da selvaggio incivile e senza regole come invece fa normalmente a Firenze. Perchè si sa che Firenze è una città molto “cool”.

  5. Marcello dice:

    E di questa dichiarazione del ministro della difesa possibile che non venga fatto un commento qui su questo blog?

    “Il fatto è di una gravità inaudita, lo è sempre la violenza carnale sulle donne, ma effettuato da persone che indossano la divisa è ancora più grave” ha detto la ministra

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/09/13/news/firenze_anche_il_secondo_carabiniere_ammette_il_rapporto_ma_nega_lo_stupro-175366357/

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