Lorenza Boninu su FB:


Massimo, in verità la situazione è molto diversificata. Ci sono scuole disastrate come quelle descritte nel tuo post, scuole avanzatissime e scuole che procedono un po’ a vista, ma provano a cavarsela. Gli interventi del Ministero, che pure ha stanziato un bel po’ di soldi, fra PON e bandi vari, per non parlare del PNSD (oggi celebrato al MIUR), sono stati un po’ come i semi della parabola evangelica: hanno dato frutti laddove il terreno era favorevole, per il resto sono rimasti inefficaci o hanno fornito risultati mediocri. Insomma, continuando con le metafore religiose, si potrebbe dire che hanno funzionato secondo il noto effetto di San Matteo: a chi ha sarà dato, a chi non ha niente sarà tolto anche quello che ha. Infine il ruolo dell’animatore digitale, sul quale tanta retorica è stata spesa, nel bene o nel male. Ne so qualcosa, dal momento che lo rivesto nella mia scuola: se la figura fosse stata davvero ritenuta strategica, bisognava investire molto di più e meglio sulla sua formazione e sul suo compenso. Anche in questo caso tutto è legato alla discrezionalità delle singole istituzioni: chi è stato pagato (poco, in genere), chi non ha visto un euro. Tutto questo a prescindere da impegno o risultati (anche perché il ruolo non è stato definito in modo chiaro). Personalmente ho fatto qualcosa, ma a fronte di 380 euro lordi per un anno di lavoro che la mia scuola ha ritenuto di corrispondermi, non mi sono rotta il collo, considerando prioritario il mio lavoro di insegnante in classe. Si vuole che il docente svolga una funzione efficace di”middle management” nella scuola dell’autonomia, che è assai complessa, anche dal punto di vista burocratico? Che lo si paghi di conseguenza. Un’ultima osservazione: non esiste un “software di stato” per registro elettronico etc etc. “Nuvola”, il software che il genitore del tuo post cita, è certificato dal MIUR e aderisce al progetto SIIS (Sistema Informativo Integrato delle Scuole) che garantisce l’interoperabilità fra gli applicativi di treze parti adottati nelle scuole e la piattaforma SIDI (Sistema Informativo dell’Istruzione) del MIUR. Sono scelte non delle scuole, ma del Ministero, quindi politiche. Fra parentesi: la scuola e i suoi sussulti innovativi sono terreno di caccia per quella che si definisce “marketisation of education”, ovvero una privatizzazione strisciante di servizi e attività ( a partire dalla formazione degli insegnanti). Perdona la lunghezza, volevo far capire che l’arretratezza digitale della scuola italiana ha molte facce: come ho scritto sopra, ci sono isole felici dove si sperimenta molto e bene. E’ il sistema nel complesso che è assai contraddittorio, anche perché i vertici, in verità sembrano talvolta un po’ confusi, ad essere generosi.


Un commento a “Scuola digitale, animatori 30€/mese”

  1. Lorenza Boninu dice:

    Specifico che non mi lamento a livello personale, e nei confronti della mia scuola, della retribuzione in quanto Animatore, dal momento che almeno qualcosa mi è stato corrisposto sulla base delle poche risorse disponibili. So che molti non hanno visto un euro. Il problema è generale: se l’animatore fosse stato davvero “strategico” come si andava proclamando al momento della creazione di questa figura, dovevano essere previsti interventi formativi e valorizzazione anche economica di altro tipo, a mio avviso.

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