Poco fa, dolorosamente. ho ascoltato il sottosegretario Giacomelli cantare le meraviglie del governo Renzi sul digitale e poi annunciare con squilli di trombe un prossimo voucher, in presentazione ad agosto, che le scuole potranno usare per essere connesse a 100mbps entro il 2020. Non mi pare esista una migliore definizione della tragedia culturale sul digitale di questo Paese. 100mbps sono la velocità con cui sono connesso io in questo momento (2017) da casa mia. Se una qualsiasi scuola ha un numero di classi che va da 10 a 30 (+ i laboratori, la segreteria ecc) voi capite benissimo a cosa possano servire 100 mbps complessivi di banda. Nel 2020.

La verità è che il primo passo del governo Renzi su scuola e connettività andava fatto 3 anni fa ed era semplicissimo (alcuni di noi provarono perfino a dirglielo). Cablare subito e in via prioritaria le scuole italiane in fibra con una banda minima simmetrica a 1 giga. Allora, nel 2014. Quello doveva essere parte del vasto investimento sull’edilizia scolastica (la connettività è edilizia a tutti gli effetti) che Renzi fece partire come sua prima iniziativa. Così non fu. Politicamente parlando il fatto di aver considerato il mattone da solo, e non la fibra assieme al mattone, è stato forse il primo di una lunga serie di segni di quale sia stata anche in questi ultimi anni la comprensione della centralità del digitale – fatte salve le chiacchiere di Giacomelli – nel futuro del Paese.

4 commenti a “Sono veloce come una scuola pubblica”

  1. Dino Sani dice:

    In realtà siamo pieni di genitori e insegnanti che ancora inveiscono contro il wi-fi nelle scuole mentre lasciano dormire i loro figlioli con il cellulare vicino al cuscino…
    E tu vorresti cablare tutte le scuole…hai mai provato a settare la piattaforma wifi open e welcome di Fastweb? Non lo sanno fare neppure gli operatori che arrivano sul posto.
    Forse abbiamo bisogno di Zuckerberg come in Africa.

  2. Fabrizio dice:

    Ti racconto a spanne una realtà che ho presente.
    Parliamo di un istituto con 3 plessi scolastici: due scuole elementari e una media, in provincia di Monza e Brianza.

    – Il ‘server’ ove stanno dei documenti è un Windows 98.
    – Han un’adsl per ogni plesso. Personalmente mi han chiesto cifre astronomiche per avere una 20mbit/s simmetrica a me come privato/azienza,
    per cui che arrivi una 100mbit/s entro il 2020 non riesco a crederci minimamente.
    – Ci hanno messo diversi anni a dotare ogni aula di una LIM. Fondamentalmente pagandole con delle donazioni di una società di eventi che organizza una festa nel giardino della scuola, lotterie, qualcosa dal comune.

    – Usano un software, questo: https://scuoladigitale.info/ per tutto.
    Non ho mai capito se gli è stato imposto nè chi l’ha pagato.
    Mi sfugge perchè l’amministrazione di una scuola pubblica (compreso il registro elettronico etc) sia nelle mani di un sito web di una società di terze parti, nè chi garantisce la sicurezza, nè cosa può succedere un domani se tale progetto viene abbandonato. Parliamo di un software usato da oltre 900 istituti in tutta Italia.
    In generale, non capisco perchè un istituto pubblico debba usare un software di terzi e non qualcosa dello stato.

    Ovviamente, essendo web-based, quando l’adsl è satura o cade, vanno di carta per poi ricopiare quando torna online.

    – Tutte le mail scolastiche, compresa segreteria, @gmail o @libero o simili. Il dominio è un vecchio WordPress obsoleto, ma nessuno si può o vuole occupare di aggiornare il sito.

    – Il docente che sta cercando di occuparsene (n.b. prof di Matematica) mi ha chiesto un aiuto.
    A suo dire, tutta la gestione informatica era in mano a un genitore che se ne intendeva un po’, che ora non c’è più.
    Lui non vorrebbe occuparsene, ma nessun’altro mastica l’argomento.
    Per dire, ha cambiato un minimo di sicurezza nella configurazione del Wifi, e gli è stato detto di ripristinare perchè
    “l’associazione che usa la palestra la sera ha ora problemi a connettersi a internet”.
    Mi ha chiesto consiglio sull’acquistare un firewall. Gli ho detto per iniziare di fare una rete Guest del WiFi, per evitare che esterni connessi al Wifi della scuola (es. associazione sopra-citata) possano raggiungere pc in rete (un minimo per evitare propagazione ransomware in rete).
    Non sapeva di cosa parlavo. Il suo tempo libero che può dedicare è praticamente oberato dal tener puliti e aggiornati i pc.

    Tutto questo per dire che onestamente mi pare abbastanza irrilevante se una scuola sia connessa in banda larga o no.
    Non dubito dei potenziali vantaggi, ma la realtà che conosco affronta problemi ben più gravi e con zero consapevolezza.

    In realtà il problema più grave in assoluto “Scuola Vs Informatica” per loro è l’avvento di WhatsApp/Facebook.
    Problemi di bullismo nelle chat dei ragazzi, chat genitori che confabulano/complottano e riempiono le riunioni con problemi inesistenti.
    E’ brutto da dire, ma si lavorava meglio quando i genitori non partecipavano alla vita scolastica.

    Un esempio: le maestre hanno un “contatore fotocopie” e non ci stanno dentro a far tutte le fotocopie che servono per la didattica.
    Come rappresentante di classe, proposi l’acquisto da parte dei genitori di una stampante da regalare ai docenti (una stupidata, al posto del solito pensierino di fine anno).
    3 mesi di discussioni e poi tutto a tarallucci e vino, perchè un genitore su WhatsApp ha convinto gran parte degli altri (inoltrando un servizio delle Iene) a portare la questione al consiglio d’istituto, argomento: le stampanti moderne emettono polveri sottili nocive ai bambini.

    OT2: Come diceva un tuo follower su Twitter, chiedono ai genitori di portare la carta igenica.

    Un rappresentante di classe in una scuola probabilmente normale.

  3. mauro dice:

    Tra le sciocchezze veloci del post precedente e la realtà della scuola pubblica attuale dopo aver letto qualche tweet vorrei far presente quello che accadde a Milano: le scuole pubbliche serali furono cancellate da Moratti e da Pisapia. Moratti la cancellò e successivamente Pisapia NON la ripristinò. Per sottolineare la perfetta complementarietà e la sintesi tra destra e sinistra.
    Per Pisapia NON si trattò di comuni convenevoli. Tutto qui. Ma tenerlo presente.

  4. mauro dice:

    PS
    Si trattava di scuole pubbliche serali non di corsi di laurea ma con quei corsi non abbiamo prodotto esattamente ignoranti: ai cortei di protesta contro Moratti partecipò anche il ballerino internazionale Roberto Bolle, uno dei prestigiosi allievi di quelle scuole (pubbliche).

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