La sinistra ideologica in Italia ha chiuso il suo ciclo ben prima dell’arrivo sul palcoscenico di Matteo Renzi. Per questo le analisi psicoanalitiche (e il dibattito che ne è susseguito) di Massimo Recalcati sulla sinistra che odia Renzi (che Renzi stesso ha benedetto qualche giorno fa) mi paiono strumentali e fuori tempo. Sono un tentativo scaltro (per chi lo teorizza) di mettere Renzi al centro di una mutazione che invece lo ha preceduto. Non è Renzi la causa del collasso di una certa idea di sinistra, Renzi semmai è stato la conseguenza, rapidamente trasformatosi in utile capro espiatorio, nella scusa per dare la colpa – in uno schema dialettico che la politica a sinistra conosce bene – a chunque altro. La sinistra ideologica, quella elementare del dopoguerra, quella sindacale e associazionista, radicata sul territorio e nei centri di potere regionale del PCI e poi dei DS. è morta anni fa, quando gli italiani hanno sbattuto il cachemire di Bertinotti fuori dal Parlamento. Quando hanno smesso di abboccare (in grave ritardo) ai maneggi di Massimo D’Alema con le fondazioni bancarie. Il PD veltroniano stesso è stato, ben prima di Renzi, un tentativo rapidamente fallito di associare parole come progresso o riformismo ad un soggetto politico nuovo, che elaborasse il disagio verso una classe dirigente ormai distante dagli elettori, anche se ancora discretamente votata per semplice energia cinetica accumulata dai tempi antichi di Berlinguer.

Il fulmineo successo di Renzi fino al 41 per cento delle elezioni europee è stato un intervallo di credulità per moltissimi elettori che hanno immaginato il fiorire di una nuova era di cui l’Italia avrebbe un enorme bisogno e di cui Renzi, per breve tempo, è sembrato opportuno interprete. Un’idea che coniughi i diritti dei cittadini alla libertà di impresa, un fisco inflessibile (come in ogni Paese normale) a investimenti pubblici che abbandonino il breve periodo. Oltre, ovviamente, ad un generale arretramento della politica dal sistema nervoso del Paese (banche, scuole, TV, società partecipate ecc) mille volte promesso e mai realizzato.

Il Renzi delle prime Leopolde fu così tanto seguito perché rappresentava l’unica alternativa – spiegata in parole comprensibili a tutti – ad una politica che offriva da una parte la cialtroneria dello statista Berlusconi e dall’altra i rottami di una sinistra della cui azione molti italiani avevano prima o dopo sperimentato gli effetti. Al centro restava una vasta e disomogena pattuglia di ex democristiani disponibili per il miglior offerente.

Io, personalmente, da bravo elettore ingenuo ci ho creduto. Dirò di più: se Renzi ritornasse a declinare i medesimi temi, pur nel sopraggiunto inevitabile deficit di credibilità che ha oggi (un deficit profondissimo che lui stesso ha contribuito a incrementare in questi mesi, nella frenesia di ripartire dopo il 4 dicembre come se niente fosse accaduto) penserei semplicemente che tante alternative ad un simile progetto ancor oggi non ne esistano. Se qualcuno invece c’è, un Macron italiano come dicono tutti, allora per favore si faccia avanti.

Non succederà, temo. Non avremo un Macron italiano e nemmeno ci verrà restituito un Matteo Renzi a piombo (come si dice dalle mie parti) Molti segnali sembrano indicarlo. Su quest’ultima cosa oggi ho trovato molto azzeccate le parole di Giovanni Orsina su La Stampa sulla ormai acclarata incapacità di Renzi di orientarsi sulla mappa della politica italiana:


E, a più di sette mesi dal 4 dicembre, il suo fallimento appare con sempre maggiore chiarezza come un punto di non ritorno. Nel non volerlo considerare tale, nel vagheggiare la rivincita, nella bulimia comunicativa, il segretario democratico pare comportarsi come quegli innamorati che, piantati dalla fidanzata, non si danno per vinti, implorano e insistono. E nel loro affanno crescente non si accorgono che stanno rendendo sempre più palesi proprio quei difetti per i quali la fidanzata li ha lasciati, e che la poveretta si va esasperando sempre di più. Non vedono insomma – o non se ne curano – che il loro comportamento non risolve e compone più, ma accresce il caos.


In ogni caso, come dicevo, il panorama circostante, come sempre, non promette nulla di buono. Velleitari gli esperimenti di Pisapia a sinistra (mettere assieme vecchie inacidite cariatidi per un nuovo movimento è un gioco di prestigio mica da ridere). A me del tutto estranei i giochi di sguardi a destra fra l’anziano Berlusconi, Salvini, i ciellini e i piccoli capipopolo alla Meloni. Azzerata ogni ipotesi centrista che preveda un minino rinnovamento rispetto ai leader degli ultimi due decenni o tantomeno l’apporto di figure tecniche a la Mario Monti (Mario Monti ovviamente no, mortissimo politicamente pure lui). Squalificati per ovvie ragioni di decenza minima i grillini, cosa resta?

Nulla. Un nulla talmente nulloso che se domani Renzi uscisse dal vortice egoico nel quale è precipitato e tornasse su un palco a ripetere “Fuori i partiti dalla Rai (uno dei suoi più fragorosi voltafaccia)” io forse sarei così fesso da dargli un’ultima opportunità.


18 commenti a “Il nulla nulloso della politica italiana”

  1. andrea61 dice:

    Sottoscrivo il pezzo sino all’ultimo,paragrafo. Io sono passato all’astensione e non è solo un problema di offerta politica ma anche la constatazine di vivere in un paese conservatore felice ostaggio di un gruppuscolo di mandarini potenti e strapagati.

  2. Emanuele (l'altro) dice:

    Mantellini ogni volta che la leggo mi sembra l’esponente perfetto dell’elettore di sinistra medio alto. Schifare di continuo tutto quello che non è a sinistra e voler credere a qualsiasi nuovo esponente la sinistra presenti, salvo poi pentirsene ma sempre con la coscienza aposto e la spiegazione pronta del fatto che non si poteva scegliere altrimenti.
    Succederà anche con il prossimo virgulto della scuola PD, non si preoccupi: anni di difese sdegnate dagli attacchi di chi lo contesta e successivi anni di mea culpa intellettualmente impeccabili.
    Quasi quasi rimpiango gli anni settanta, quando la base metteva il pepe al culo ai vertici, e non con qualche tweet di circostanza.

  3. canablach dice:

    Ho sognato Cersei Lannister che convocava il Parlamento italiano in seduta comune. Un esempio di efficacia.

  4. Davide dice:

    Ma Civati proprio no?

  5. Giuliano dice:

    Voler votare un leader “di sinistra” ad ogni costo è di per se una scelta ideologica. Come lo è la decisione di scartare a priori il movimento 5 stelle perché incapace, dirigistico, inesperto, impresentabile ecc. ecc. ecc. La politica italiana fa leva su questo voto ideologico per rimanere in sella.

  6. stefano dice:

    Io continuo a sperare che Gentiloni resti per sempre al governo, incarnazione perenne del semaforo prodiano. Apprezzo più di ogni altra cosa un governo come questo, democristiano tendente a sinistra. Ogni cosa viene fatta con moderazione – ruberie comprese – e soprattutto ogni giorno in più che questo governo sta a Palazzo Chigi è un giorno in cui Castelli non è ministro. Perché è vero che non sappiamo dove andremo a finire, ma è altrettanto vero che conosciamo benissimo da dove veniamo. Mannaggia, La Russa alla Difesa, non scordatelo mai. Mai.

  7. Antonio dice:

    sarò lieto di essere smentito dai fatti, ma la mia aspettativa è che tra 2 o 3 anni si parli di Macron come di il Renzi francese per cui, al momento, il desiderio di un Macron italiano mi sembra un cichinino azzardato.

  8. Sebastiano dice:

    Quoto il “ma Civati proprio no ?”

  9. Maurizio da Lione dice:

    Quoto, anzi quotototissimo il “ma Civati proprio no ?”. A parte le sue prese di posizione su diversi temi, che approvo, c’é una ragione forse più “becera” : ci siamo fidati ed abbiamo sperato in tanti altri (che poi si sono dimostrati pessimi), lasciamo che ci provi lui a dare una direzione alla sinistra, proviamolo…

  10. Davide dice:

    Massimo sottoscrivo al 100%

  11. Andrea dice:

    Matteo Richetti, una delle poche facce in cui ripongo ancora qualche speranza…

  12. alessandro dice:

    ciwati non se lo fila il gotha di quelli che contano
    tanto e’ vero che appena uscito han smesso ogni copertura in tv, cioe’ ha meno copertura di jenny a carogna, capo ultras del napoli

    siamo un paese cosi

  13. mauro dice:

    Dire che non han fatto nulla è un falso. Le condizioni strutturali son destinate a peggiorare nel medio termine e i responsabili saran chiamati a pagare.

    Renzi NON è stato eletto secondo i canoni costituzionali democratici, così i furbi prendono un 41% di un’elezione politica europea per giustificare una sua acclamazione popolare come se fosse un referendum nazionale: anche per questo motivo alla UE abbiamo i peggiori rappresentanti politici del continente, che poi san solo ripetere «Battere pugni tavolo, mamma, pupù». Il populismo è mortale: se la Germania all’Europa dà 100 le ritorna 110. Se l’Italia dà 100 le ritorna al massimo 30, ampiamente sotto la decenza minima.
    Quel 41% è frutto di una campagna televisiva massiccia, senza precedenti, e spot pubblicitari a raffica: «Se non ci fosse l’Europa… ci sarebbe la pace?». Un falso storico: lo stesso dalemiano Bersani aveva autorizzato un bombardamento sulla ex-Jugoslavia senza mandato ONU, in piena Europa. Per non parlare delle guerre dell’europeista Blair, fino alle «Primavere arabe» altro climax mediatico di «sinistra» per l’intervento militare in altri Paesi. L’Europa, Renzi e le guerre.
    Se non ci fosse la TV.. ci sarebbe Renzi? Un prodotto completamente televisivo, un provincialotto da quattro soldi senza nessuna esperienza amministrativa nazionale e il populismo de «Il sindaco d’Italia»

  14. mauro dice:

    Civati era un rottamatore della Leopolda, quando io, tu e Luigi non avremmo puntato nemmeno un soldo bucato su Renzi conoscendo la situazione in provincia con Verdini, era già più vecchio e acido dei rottami. Come si vende uno yogurt inacidito? Semplicemente caricandolo di zucchero.
    Per questo è stato scelto da una classe dirigente colpevole e ormai senza alcuna credibilità ma che controllava direttamente i massmedia e poteva imporre con la forza un nuovo prodotto. Un fascismo contemporaneo. Così hanno apparecchiato di nuovo la tavola con un altro personaggio.

    Ci voleva poco per informarsi e molti hanno anche il patentino di giornalista…
    nel frattempo la situazione peggiora e la cosiddetta “sinistra ideologica” è accusata di alto tradimento da una classe elettorale massacrata e oggi in grandissima sofferenza, quindi l’esigenza di pescare elettori da Berlusconi, “pattuglia.. per il miglior offerente”, ma Berlusconi è una costruzione televisiva e anche su questo punto ha ragione Beppe Grillo: è un ologramma, come “Forza Italia”

  15. DinoSani dice:

    Hai ragione, se proprio fesso… e in questo come italiano ci rappresenti benissimo.
    Chi ci rappresenta oggi? probabilmente nessuno, forse tutti.
    Siamo dentro un vortice comunicativo dove l’agenda sembra dettata continuamente da una sorta di “distrattore”, che ci sposta continuamente l’attenzione su presunti temi etici (immigrazione, vaccini, ecc…) pur di lasciare in piedi una struttura politico lobbistica che vuole e deve solo riprodurre se stessa e il suo sistema. Gli unici che sono fuori da questo giro, il M5S, hanno scelto una via di semplificazione autoritaria funzionale per assoluta incapacità di gestire le complessità della “democrazia diretta”. Che fare allora?
    Mi chiedo: ma se ci iscrivessimo tutti a Rousseau,la piattaforma del M5S, e provassimo in quel contenitore a spostare gli equilibri e a rilanciare le problematiche reali con le quali ci scontriamo tutti ogni giorno (pensate alle file davanti a equitalia finta abolita).
    Se qualche milione di liberi pensatori entrassero dentro quel meccanismo di democrazia virtuale forse potrebbero orientare un movimento che sta diventando sempre meno libero e più verticale.
    Ma forse sono un fesso anch’io…..eh Mante?

  16. alessandro dice:

    dino i milioni di “liberi pensatori” italiani “tiene o mutuo da pagare” e quindi si allinea volentieri alle veline del partito

    mauro:
    i massmedia e poteva imporre con la forza un nuovo prodotto. Un fascismo contemporaneo. Così hanno apparecchiato di nuovo la tavola con un altro personaggio.

    applausi mauro, e’ fascimo, ma manco se ne accorgono… son partiti pompieri son finiti incendiari

  17. Gregorio dice:

    “anche se ancora discretamente votata per semplice energia cinetica accumulata dai tempi antichi di Berlinguer” è meravigliosa, certa sinistra nostalgica ancora adesso tira fuori dal simulacro il suo idolo, gli dà una pulita passandolo in quella lavatrice che è il social network, e lo assume come maitre a penser dello scorso millennio.

  18. Luigi Muzii dice:

    Ecco, peccato che Jeremy Corbin e Bernie Sanders siano due vecchietti, due cariatidi.
    L’età, caro Mantellini, non c’entra, o lei dovrebbe essere uno dei rottamati, vicino com’è, anagraficamente, a D’Alema e Veltroni.
    L’asfaltatura, per usare un’espressione cara a quello che, fino a ieri, era il suo narciso di riferimento, è cominciata negli anni ’80, con la televisione commerciale. Un popolo bue è più facile da governare a colpi di spot, quiz e fagioli di uno che legge, studia e pensa e non necessariamente, ahimè, che si laurea. O no?
    Ah, ma adesso abbiamo la buona scuola, perché Croce e Gentile erano due coglioni, e per questo, ci siamo affidati a “tecnici”, sempre e rigorosamente di scelta politica, che hanno dimostrato tutto il loro valore.
    Quanto a Macron, spero che l’ubriacatura, anche francese, passi in fretta: a me pare chiaro che il suo europeismo è solo di facciata e che intende servirsi di istituzioni in disgrazia per salvare una nazione tenuta insieme a caccole e sputo attraverso la solita grandeur.
    Ad ogni modo, che sia preparato si vede e si sente. A me è bastato sentire Renzi la prima volta per rimpiangere Moro.
    Pisapia, le piaccia o no, ha dimostrato di essere preparato oltre che una persona seria. E scusate se sono poche… Punto e virgola. Punto. Due punti! Ma sì, fai vedere che abbondiamo! Abbondandis in abbondandum!

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