il 20 agosto 2006 David Foster Wallace pubblicò un breve saggio (o un lungo articolo) sul tennista Roger Federer intitolato “Roger Federer as religious experience”. DFW era stato mandato a seguire il torneo di Wimbledon dall’inserto sportivo del NYT. Quel testo, poi diventato famosissimo, è stato tradotto in italiano prima dall’editore svizzero Casagrande e poi da Einaudi (che sciaguratamente gli ha cambiato il titolo). A un certo punto delle 56 pagine del libretto DFW scrive:


Certo, le cose che i grandi atleti fanno con il proprio corpo il resto di noi può solo sognarsele. Ma i sogni sono importanti – compensano diverse cose



Ieri sera, undici anni dopo quel torneo e nove anni dopo il suicidio di DFW, sul campo centrale di Wimbledon c’è stato il match fra il tennista italiano Fabio Fognini e l’attuale numero uno del mondo Andy Murray. Una partita nervosa e piena di errori vinta dal campione scozzese al quarto set. Fabio Fognini è da qualche anno il miglior tennista italiano, sicuramente uno di quelli di maggior talento in Italia da sempre. Contemporaneamente Fognini è uno dei tennisti più scostanti e maleducati del circuito. In un numero discretamente rilevante di casi le sue partite si trasformano in una tragicommedia fatta di gesti plateali, racchette lanciate, insulti all’arbitro o all’avversario. Ieri per esempio Fognini ha subito un warning per aver scagliato la racchetta per terra, ha perso un punto per aver pronunciato parole offensive, ha ripetutamente mandato affanculo l’arbitro (in italiano, labiale mio) dopo una discussione. Soprattutto, imbizzarrito dagli eventi e dal fato avverso, ha perso di schianto un match che forse con il suo talento e un po’ di calma avrebbe anche potuto vincere.





Ogni volta che Fognini gioca a tennis in TV un italiano (io) si vergogna: a maggior ragione se le sue sceneggiate vanno in onda nel tempio del tennis e non in un campo in cemento dai colori improbabili a Singapore. Da una parte i singoli gesti atletici del campione, dal’altra la sua fragilità psicologica e i suoi cattivi modi che in quel momento, oltre che a buttare la partita, interrompono – come direbbe DFW – il nostro sogno di identificazione.

Il fascino del tennis del resto comprende ed è anzi la sintesi di due aspetti. La bellezza cinetica del colpo rapidissimo e la grazia dell’imperturbabilità. Forse solo John McEnroe in passato è riuscito a vicariare una con l’altra. Ma erano altri tempi, la palla viaggiava molto meno veloce ed il talento grezzo contava infinitamente più di oggi.

Oggi il grande talento tecnico di Fognini non sarà sufficiente. E immaginare di plasmarne il carattere sarà un po’ come insegnare la voleé a Ivan Lendl. L’esperienza religiosa di vedere giocare Roger Federer o meglio la frase che l’autista del’autobus disse a DFW (a bloody near-religious experience) difficilmente potrà essere replicata in futuro. Io, nel frattempo, mi accontenterei di vedere il miglior tennista italiano giocare al suo meglio nei campi di tutto il mondo e a Wimbledon in particolare, ammirandone i colpi, ma senza dovermi ogni volta vergognare di essere italiano. In un sogno di identificazione che già da troppo tempo è lì appeso al contrario.


3 commenti a “Fabio Fognini come esperienza non religiosa”

  1. Luca dice:

    Sarà che sono strano io che non ho mai avuto un grande senso patriottico, e quando vedo quelli che cantano l’inno con la mano sul petto mi viene da ridere, per non parlare dei tifosi “abbiamo vinto il mandiale”, no caro amico non hai vinto niente, sono loro che l’hanno vinto, ma non capisco perchè se un tizio con il quale condivio per puro caso la nazionalità fa il maleducato al tempio del tennis io dovrei vergognarmene. Ma che me frega.
    Io faccio il tifo a prescindere dalla nazionalità, principalmente per simpatia, guardo lo sport come intrattenimento, se qualche italiano vince le olimpiadi io mica mi sento orgoglioso per questo, le ha vinte lui/lei/loro, mica io.
    Di conseguenza io sono orgoglioso dei risultati che ottengo io, o le persone della mia famiglia, se mio fratello fa il maleducato pubblicamente allora si che me ne vergogno.
    E se qualcuno giudica male me perchè Fognini fa il maleducato è un problema suo non mio e nemmeno di Fognini.

  2. Luca dice:

    Mh.

    Fognini non è l’esperienza mistica di Federer.

    Fognini è il tennista annoiato di Infinite Jest.

    Però che colpi.

  3. unAlberto dice:

    Ma non è mica una malattia essere patriottici, è giusto esultare come è giusto vergognarsi.
    Però per provare queste emozioni, serve anche l’orgoglio di essere italiani.

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