Una delle frasi più nauseanti della politica italiana degli ultimi anni è


“noi non siamo né di destra né di sinistra”


Come è noto viene ripetuta spesso dai grillini e questo, magari, non è del tutto casuale.
Non sono sicuro di essere d’accordo con una delle interpretazioni critiche più frequenti di quella frase: quella secondo la quale chiunque sostenga il passatismo della definizione di destra e di sinistra è inevitabilmente di destra. Io, più semplicemente, penso si tratti di qualcuno che ha convincimenti ideologici fragili e à la carte. Idee variabili, che tengono conto della direzione del vento e della propria opportunità del momento. Nulla di particolarmente edificante per chi simili concetti propone e nemmeno per quelli che poi gli danno retta.

Sarei invece uno di quelli che pensa che la proposta politica dovrebbe essere compliata da gente dotata di propri profondi convincimenti senza l’ansia da prestazione di quelli che poi chiedono a tutti: come sono andato? Mi piacerebbe che le idee un po’ se ne fregassero di tutto questo, che prescindessero per quanto possibile dall’audience che saranno in grado di raccogliere, che ignorassero un po’ i sondaggi vorticosamente commissionati e più in generale che fossero allergiche allo spirito del tempo. Anche perché, purtroppo, lo spirito del tempo dalle nostre parti ultimamente fa abbastanza pena. Insomma io dei politici che cavalcano l’onda francamente ne avrei un po’ le tasche piene. Funziona cinque minuti, sorridi dalla cresta spumeggiante e poi ti ritrovi invariabilmente nella bocca dello squalo.

Di conseguenza – da elettore – non mi interessa troppo quale sarà la prossima legge elettorale con la quale andremo al voto nel 2018: o meglio, mi interessa, ma per semplici ragioni di agibilità dell’azione politica in genere, non tanto per le alleanze che sarà in grado di consentire. Mi interessa molto di più che i partiti mi presentino, già adesso, un programma elettorale, una lista di cose che vorrebbero fare il giorno in cui io ed altri riuscissimo a mandarli al governo. Lascino a me l’onere di decisere se il loro programma è di destra o di sinistra sulla base delle proposte messe sul tavolo.

Così quando Renzi nella direzione del PD di ieri afferma che lui di alleanze non ne vuole parlare “adesso” per ovvie ragioni tecniche legate all’incertezza sul sistema elettorale che ci ritroveremo davanti nel 2018 penso che così facendo costringa il PD dentro le secche dell’ideologia variabile che l’hanno caratterizzato negli ultimi anni. Perché se le parole della proposta politica sono vaghe e sfumate come quelle che Renzi pronuncia vorticosamente dopo la sconfitta al referendum, se sono orchestrate amabilmente per poi essere successivamente declinate in molte maniere a seconda dell’alleato che sarà utile abbracciare dopo il voto, allora è ovvio che c’è qualcosa che non va.

Il problema del PD oggi non è certo quello di annunciare coalizioni con Pisapia o Berlusconi ma di dire parole chiare su temi centrali, parole che – da sole – escludano futuri matrimoni meticci con soggetti politici ai propri antipodi. Scriva chiaramente Renzi cosa pensa il suo PD sui temi dei migranti, dei pensionati, del lavoro per i giovani, dei diritti civili, della pessima legge sulla tortura appena approvata o di quella sul fine vita. A quel punto, se le parole varranno ancora qualcosa, il numero dei possibili partner per la prossima legislatura diventerà automaticamente assai più smilzo di quanto non sia oggi, indipendentemente dal sistema elettorale che ci toccherà in sorte. Se questo non avverrà, come non sta avvenendo, i più svegli di noi sapranno che il PD è un altro movimento né di destra né di sinistra, una compagnia di persone imbarazzate che la mattina aprono la finestra e dicono “Oh, guarda. oggi c’è vento – magari più tardi piove, esco con l’impermeabile”.


5 commenti a “Né di destra né di sinistra”

  1. Dino Sani dice:

    Forse dovresti ascoltarti l’ultimo Gaber… e gettare in qualche contenitore non riciclabile queste definizioni che appartengono storicamente ai secoli passati. Oggi le categorie destra e sinistra sono pure operazioni di marketing, dietro le cui apparenti opzioni etiche di nascondono interessi di lobby, cosche e criminalità organizzata. Vaccini, ius soli, ecc…, tutte battaglie apparenti per da un lato costringerci a pseudo dibattiti e non guardare cosa ci sta capitando davvero (impoverimento, debito pubblico, aumento dello stress delle persone, malattie vere…altro che morbillo), dall’altra per farci scegliere tra opzioni entrambe devastanti (troppi vaccini/ zero vaccini, troppi emigranti/zero emigranti).
    È la politica del l’agenda delle apparenze, che si trasformano in emergenze, dove dirottare i miliardi su cui finalmente possono ritornare le lobby e le mafie a spartire il bottino.
    Vuoi un programma da scegliere? Sei così deciso a farti prendere in giro ancora una volta?

  2. Mauro Marchi dice:

    Egregio Dino Sani,
    la mia impressione, da quanto capisco, è che stiate esprimendo il medesimo concetto: OGGI destra e sinistra sono pure operazioni di marketing; se, come auspicato da Mantellini, si superassero gli interessi dell’agenda delle apparenze, per programmi chiari e di lungo respiro, destra e sinistra riacquisterebbero le loro radici.
    P.S. Giorgio Gaber 1939-2003 politicamente, un’era geologica fa…

  3. DinoSani dice:

    @mauromarchi Forse ha ragione, del resto se continuo a seguire questo blog nonostante le ripetute derive renziani degli ultimi anni sarà perché riconosco a Mantellini una onestà intellettuale piuttosto rara. E condivido con lui gran parte delle cose che scrive sulla “cultura digitale” (e sui guai che la politica fa in questo campo). Resta tuttavia una sua sorta di “ingenuità” politica che,ogni tanto, confina con la connivenza.
    Oggi sul serio il problema è destra/sinistra? Da Macron a Grillo, mi sembra che la “politica” stia andando verso soluzioni che scavalcano ampiamente questa storica dicotomia. Oggi chi può avere ed essere sincero una visione chiara e definita di come gestire un Paese? Ma chi vincerebbe mai le elezioni con la sincerità del dubbio? La verità è che il cambiamento del capitalismo degli ultimi 30 anni e la contemporanea esplosione della rete ha messo in crisi le fondamenta storica della democrazia storica. E forse invece di prendere in giro le “democrazie digitali” di Casaleggio e Grillo bisognerebbe provare a pensare sul serio dei modelli alternativi di partecipazione e gestione del pubblico, ovvero immaginare nuove forme di democrazia e non rimpiangere le vecchie che ormai,ahimè, sono gran parte superate (ma anche qui pensiamo a tenere quello che merita e gettare le zavorre inutili…)

  4. alessandro dice:

    ti sfugge di vista il mondo reale, fai un giro

  5. mauro dice:

    “non è una questione di destra o di sinistra, è una questione di buonsenso”

    ripetuto proprio stamane da un giornalista durante la lettura dei giornali in RAI

    Come è noto questa non è una frase di Grillo, imperversava su quasi tutti i quotidiani nei primi anni del 2000. Tutto il resto è distrazione: Berlusconi non è mai stato rivoluzione liberale, cioè non è mai stato destra, quella destra. Così come il PD in perfetta continuità con le politiche di Berlusconi non è mai stato sinistra, ma anche peggio: ha tradito ripetutamente un proletariato e poi classe media raccontando il falso e passando per salvezza socialdemocratica. Com’è noto la politica di Prodi è sempre stata, fin dall’inizio, orientata alle privatizzazioni. Errare è umano, perseverare è diabolico.

    Sarebbe stato più onesto dichiararlo prima: noi non siamo quella destra e quella sinistra, non abbiamo niente a che fare con quei partiti corrotti, con quella destra e sinistra, che hanno travolto tutto. Ma anche qui non è un’idea di Grillo, imperversava su quasi tutti i quotidiani negli anni 90.
    M’interrogherei piuttosto sulla funzione dei quotidiani e ai convincimenti profondi dei loro proprietari legati al partito, gente dotata di propri profondi convincimenti senza l’ansia da prestazione.

    la parte centrale è anche più squallida, imho: fregarsene della legge elettorale in questo caso vuol dire fregarsene di profonde riforme costituzionali.. non esattamente un elettorato consapevole e

    La parte finale è un falso. Era il tema delle primarie, su tutti i quotidiani: la discussione sull’alleanza con Berlusconi e quindi la scelta di Renzi. E le parole non valgono più niente visto che il PD è al governo esattamente ed esattamente con la configurazione proposta da Renzi: numeri parlamentari giganteschi con l’ausilio di Alfano e Formigoni e CL che in Lombardia, guarda caso, è alleata alla Lega.

    Berlusconi lo aveva già dichiarato, mantenendo la promessa: se dovessero mancare i numeri al governo Renzi sono pronti altri uomini.. a buon intenditor poche parole

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