Ho deciso di aggiornare un post con una serie di link alle cose che mi sono piaciute su Paolo Villaggio. Purtroppo quando muore uno come lui è il momento in cui fioriscono le rose.


Credo che sarebbe bello celebrare Paolo Villaggio leggendo ancora una volta la sua opera omnia, prima di goderci i suoi film (che, spiace dirlo, dopo un po’ non sono stati più all’altezza del materiale a cui si ispiravano; ve la ricordate la scena dei garofani in piazza?). È uscita qualche anno fa per Rizzoli, si trova in eBook a poco prezzo e ha un’introduzione di Bartezzaghi sulla “semiotica Fantozziana” che merita davvero.
Se non avete tempo, esiste una versione in audiobook di Fantozzi letta da Paolo Villaggio stesso. È recente e lui ha poco fiato, cosa che dà alla sua lettura un tono un po’ più dark del solito. Però è letta da lui, con quella voce lì che sapeva fare lui. Quella voce che riusciva a farti ridere e un po’ penare dicendo “mutanda ascellare aperta sul davanti e chiusa pietosamente con uno spillo da balia” con un accento inimitabile.

(Enrico Sola – Paolo Villaggio scrittore su Il Post)


Dall’altro lato, il mondo all’interno del quale Fantozzi agisce è il mondo di una grande azienda, perciò “fantozziano” è soprattutto il rapporto che il rag. Ugo Fantozzi ha con i suoi colleghi e con i suoi superiori. Proprio qui sta uno dei tratti più originali di Fantozzi. Perché nei film e nei libri sul lavoro girati e scritti prima di Fantozzi il nemico era facile da riconoscere: era il padrone, o era il meccanismo inumano della produzione, dinanzi al quale i lavoratori stavano, come si dice, tutti nella stessa barca. Ma Fantozzi vive al crepuscolo dell’età della produzione industriale. I suoi uffici sonnolenti, le sue gite aziendali, i suoi impiegati che giocano a battaglia navale annunciano già l’età del post-industriale, del terziario, e insomma di tutta la fuffa che per un certo numero di anni ha fatto credere un po’ a tutti che fosse davvero possibile restare la quinta o sesta potenza industriale liquidando le industrie. Fantozzi lavora già in un’azienda-ministero che non produce nulla. E da questo pseudo-lavoro (che cosa fa, veramente, Fantozzi?) ricava più mortificazione che stress.

(Claudio Giunta- Fantozzi ha quarant’anni, Internazionale, 27-3-2015)

(in aggiornamento)

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