Vera Gheno su Facebook:


Poste. Devo ritirare una raccomandata. “Scanno” il codice a barre e ricevo il numerino apposito, quello con accanto il simbolino del codice a barre delle raccomandate. Con me, in coda, varia umanità, ognuna con il suo numerino personalizzato. Che graaaande innovazione, rispetto alle file tonde all’italiana!
Peccato che…
– Quello che ha preso il numero per fare una sola operazione, “1”, ha un fascio di f24 da versare.
– Quello che ha preso il numero per “servizi postali” deve ritirare delle raccomandate, che però adesso per essere ritrovate hanno bisogno del numerino che viene erogato dalla macchinetta quando ci passi il codice a barre.
– Quello che ha preso il numerino per i servizi bancoposta deve inviare una raccomandata.
– C’è un signore anziano che vaga con il suo numerino con accanto un cuore (forse pagamento ticket? boh) senza capire dove andare.
– Tre vecchiette litigano perché hanno tutte il trentadue, solo che non si sono accorte di avere tre simbolini diversi.
– Un signore peruviano sta cercando di aprire un conto bancoposta ed è allo sportello da mezz’ora.
Arriva il mio turno, ritiro la raccomandata. Si tratta di un vaglia. “Ah, bene”, dico io. “Lo posso incassare?”
L’impiegata, non senza un pizzico di sadico piacere, mi sorride e mi dice: “Eh no, deve rifare la fila prendendo l’altro numerino”.
“Quale?”
“Servizi bancari.”
Sospiro, riprendo il numero, mi rimetto in fila. Di nuovo, varie scenette di anziani sperduti che vagano da uno sportello all’altro senza capire il sistema dei numerini con le immaginine, l’immancabile arpia che si lamenta ad alta voce, gli impiegati che si fermano a chiacchierare con i clienti ricorrenti e un’astanteria di una cinquantina di persone accaldate che attende, con la bava alla bocca, pronta a sbranare il malcapitato che, usando l’app, ha prenotato l’appuntamento allo sportello da casa e quindi sorpassa tutti da destra – giustamente. Ma le persone non capiscono e si adombrano sempre di più. Il desiderio di sangue è palpabile.
Dopo un’altra mezz’ora, tocca a me. Faccio la mia operazioncina e scappo da questi inferi contemporanei.

Firenze, 15 giugno 1612.


10 commenti a “Però c’è il wifi gratis”

  1. Emanuele dice:

    Mai usare i simboli, soprattutto confondibili, usa le lettere. Non so cos’altro imparare da questo post.

  2. Fausto dice:

    ma sono ancora pubbliche?! “è tutto da privatizzare.. tutto da privatizzare..”. La versione renziana di Grillo

  3. Stefano dice:

    E da qualche settimana Amazon ha avuto la bella pensata di affidargli anche le sue consegne. Aberrante!

  4. unAlberto dice:

    Ovunquemente.
    Sto cercando di evitare gli uffici postali come la peste.
    Pago i bollettini postali sulla Banca Online, ho fatto 1 (uno ) telegramma!! per telefono, uso visa, paypal, bonifici, legalmail e quanto sia possibile fare, talvolta pagando qualche commissione, pur di liberarmi dalla peste (Peste Iteliene, uh! porca puttenola – giuro non l’ho fatto apposta), ma niente, le notifiche di contravvenzione devo andarle a prendere li!
    Devo smettere di prendere multe…

  5. Mauro dice:

    “Il desiderio di sangue è palpabile.
    Dopo un’altra mezz’ora, tocca a me. Faccio la mia operazioncina e scappo da questi inferi contemporanei.”

    “inferi contemporanei?”
    La mia esperienza con Poste Italiane è invece molto diversa, perchè generalizzare?

    ma prendiamo anche per Vera la storia
    …”desiderio di sangue”???
    C’è uno psicologo in sala? Questa robaccia, la diffusione di esasperazione sanguinolenta, diffusa su facebook è anche peggio di qualche articoletto e titolo sparato in prima pagina. Sempre peggio, anche peggio della battuta e del vaffa. (e come ha dimostrato Moore: in una comparazione tra USA e Canada non è tanto la diffusione di armi quanto l’esasperazione immotivata e patologica)

    Desiderio di sangue… questa è pura istigazione. Una pagina nera.

  6. Davide dice:

    Mi sarò registrato dieci volte. Mai ricevuto l’autorizzazione per il wifi

  7. Vera dice:

    Caro Mauro, è forse la descrizione dell’altrui desiderio di sangue essa stessa desiderio di sangue? Non mi pare, a dire il vero. Ho usato un’iperbole per dare idea della tensione che si è creata in poco tempo in quell’ufficio. Inoltre, sto descrivendo una precisa scena, successa in un luogo e in un tempo definiti. Nessun desiderio di generalizzazione. Trovo, invece, straniante definire “robaccia” un raccontino condiviso su Facebook, senza pretese di alta letteratura, senza che ci conosciamo in alcun modo, solo in base a un’idea, una sensazione. Nel breve episodio che ho condiviso, io ci vedo rassegnazione, casomai, più che esasperazione sanguinolenta. E sì, la storia è vera.

  8. Isa dice:

    Vera, permettimi di dissentire sulle pretese: il tuo racconto, ancorché breve, non è stato compreso da questo particolare lettore precisamente perché molto letterario. La letteratura chiede qualche strumento interpretativo e quelli, se uno non ce li ha, non se li può dare.

  9. Mariano Giusti dice:

    Purtroppo nessun algoritmo di ticketing può risolvere il problema dell’analfabetismo funzionale

  10. MMau dice:

    Altra esperienza, servizi in rete di Poste: avevo postepay dieci anni fa e l’account sul sito delle poste. Dopo anni la postepay inutilizzata viene disattivata e dimentico la password di accesso.

    Cerco di recuperare la password ma sul sito si può solo via sms, ma il mio numero non è presente, forse all’epoca (2006 credo) non era obbligatorio.
    Ovviamente non posso aprire un nuovo account perché risulta già esistente un account con il mio codice fiscale.
    Chiamo il numero verde e mi dicono che devo andare all’ufficio postale.
    Primo ufficio, cerco di far capire che devo mettere il mio numero di cellulare nel profilo di poste.it, al che mi sento chiedere un numero di conto o carta, che io non ho. A questo punto ogni operatore delle poste con cui ho parlato è entrato nel panico o mi ha preso per pazzo: che senso avrebbe accedere al sito delle poste senza un conto o una poste pay?
    Con una ci ho parlato per un quarto d’ora ma ha sciorinato tutte le smorfie possibile e mi ha detto che era impossibile, che non capiva per cosa mi serviva e che forse avevo capito male io parlando col numero verde. Le ho detto che sul sito poste.it si possono pagare le bollette o i telegrammi anche con carta di credito NON di poste. Incredula. “Ma è sicuro? Guardi che si sta sbagliando”.
    Un’altra più gentile ma ugualmente incredula mi ha fatto quello che chiamano riconoscimento forte, ovvero ti guardano i documenti e mettono nel tuo profilo i tuoi dati. Le ho detto espressamente che doveva mettere il mio numero di cellulare che era la cosa fondamentale per me. Lo mette nel mio profilo. Mi dice di provare dopo 24h perché i sistemi si aggiornano in ritardo. Niente da fare. Chiamo il numero verde, e scopre che il cellulare risulta inserito come numero fisso. Loro non possono cambiare niente, devo tornare all’ufficio postale.
    A quel punto la stessa addetta si innervosisce ma mi segue con il discorso, e dopo essersi consultata al telefono con una collega riesce a mettere il mio numero al punto giusto, ma mi dice di aspettare 24h perché i server si aggiornano con un certo ritardo.
    Torno a casa e provo subito, arriva sms coi codici e tutto è ok, password recuperata.
    Questo è il livello di integrazione tra servizi di Poste Italiane…

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