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Evidentemente non è abbastanza chiaro, di sicuro non lo è per Michele Serra che oggi ha dedicato all’argomento la sua rubrica quotidiana, che la scelta di Beppe Grillo di difendersi da accuse di diffamazione negando le proprie responsabilità su post pubblicati dal suo blog è una scelta – una delle moltissime – del mondo precedente. Non è, come ci suggerisce Serra, una prerogativa della “rete senza editori” – che scemenza – ma una maniera distorta, furbetta e molto vecchio stile di intendere “oneri e onori” dell’essere online. Al di là delle molte adulterazioni l’essenza stessa della comunicazione digitale, il tratto distintivo delle forme di espressione del pensiero che hanno preso vita negli ultimi anni sul web è invece quella della vasta (pure troppo) rappresentazione di sè, dell’intestarsi quotidianamente posizioni e punti di vista con la carta d’identità in mano.

È accaduto sempre più spesso, dove è stato possibile. Prima sui blog, ora sui social network, milioni di persone ci mettono la faccia, tanto che la nuova forma di lamentazione alla “signora mia” che sentiamo ripetere spesso non è più, ormai da tempo, quella di chi si domanda chi si nasconda dietro misteriori nickname (i rischi dell’anonimato un luogo comune durissimo a morire) ma come facciano persone in carne e ossa digitali (con nome cognome, stato civile, foto dei figli e numero di celluare nelle info) a spararle tanto grosse senza pensarci due volte, a minacciare di morte uomini politici o star della TV senza che una scintilla improvvisa suggerisca loro qualche piccolo ripensamento.

Grillo, da sempre, tira il sasso e nasconde la mano, pubblica bufale sul suo blog e mai una volta che chieda scusa o si degni di smentirle. Come abbiamo scritto mille volte utilizza lo strumento digitale esattamente come fosse un quotidiano di quart’ordine. Con la medesima assoluta prepotenza. Si comporta come se Internet ed i suoi fili non esistessero. E infatti una delle cose più rilevanti che Grillo ci ha insegnato in questi anni è stata dover constatare come il giocattolo della propaganda politica giocata con simili regole non gli sia esploso in faccia come in molti ingenuamente ci saremmo aspettati.

Abbiamo imparato molto da come Beppe Grillo ha comunicato on line in questi anni. Siamo stati costretti a rivedere punti di visti e piccoli sogni egalitari che ci erano sembrati plausibili: per lo meno ci siamo dovuto adattare all’idea di considerare Grillo un’eccezione. Questo non toglie che Internet resti il luogo della responsabilità personale. Chi non lo ha capito o chi, nelle molte maniere possibili, trova la maniera di aggirarle (sì può, esattamente come si può farlo sui giornali), ha ottime possibilità di essere qualcuno che proviene dal mondo precedente.

13 commenti a “Carne e ossa digitali”

  1. Dino Sani dice:

    La faccenda è complicata e molto delicata e va al di là del metterci la faccia o meno di Grillo.
    Leggi qui
    http://huff.to/2mP5KiV

    Poi se vogliamo una rete con il codice fiscale o i blog con la legge dei giornali allora è un altro discorso.
    L’anonimato per.esprimere opinioni va o meno tutelato? pensate alle dittature….
    Parliamone

  2. dmitri dice:

    L’anonimato non significa assenza di responsabilità. Io non sono iscritto all’anagrafe con questo nome, ma sono comunque responsabile di quello che scrivo e del mio spazio.

  3. Erasmo dice:

    “…complicata … molto delicata… va al di là”
    E’ il codice linguistico di internet. Decodifichiamo? Ecco: “chi parla male dei miei amici è un sempliciotto che non vede al di là del suo naso“.

  4. Dino Sani dice:

    Che tristezza questi commenti. Mantellini a lungo ha apprezzato Renzi ma non mi sono mai sognato di dirgli che fosse amico dell’ex premier. Era ed è una sua idea che personalmente non condivido ma che rispetto. Io non sono amico di Grillo, non sono iscritto ad alcun partito, esprimo le mie opinioni. Sarebbe bene @erasmo che partecipassi anche tu con le tue invece di insultare inutilmente le opinioni degli altri. Cosa pensi dei problemi posti? I blogger sono responsabili di quello che postano come i direttori dei giornali? E sui blog collettivi? E i commenti? Sono tematiche serie su cui si dovrebbe riflettere e ragionare assieme invece di inveire contro solo perché mi sono posto il problema…e chi non è guidato da ossessioni ideologiche potrà facilmente capire che non riguarda Grillo, ma tutti noialtri

  5. Erasmo dice:

    Mmmmh. Virtuoso. Anch’io un tempo mi ponevo questi problemi, anch’io vedevo complessità. Poi ho cominciato a accorgermi che le “complessità” e le “delicatezze” saltano fuori a seconda di chi è coinvolto.
    Cosa c’è, per esempio, di più complesso e delicato del caso di un eletto dal Popolo Sovrano che può essere espulso dal Parlamento? Suppongo, DinoSani, che tu la consideri una tematica seria, su cui si dovrebbe riflettere e ragionare assieme invece di inveire contro solo perché qualcuno si pone il problema. Leggo invece sulla Stampa online:
    Davanti alle telecamere, Luigi Di Maio ha fatto teatralmente a pezzi una fotocopia della Severino: «Ora non esiste più, fate prima a riaprire le patrie galere». E poi, con un linguaggio incendiario: «Non vi lamentate se i cittadini vengono a manifestare in maniera violenta». Quasi una giustificazione preventiva. Addirittura il blog di Grillo ha pubblicato i nomi dei sostenitori di Minzolini, mettendoli nel mirino peggio che in una pubblica gogna. Compresi personaggi di spessore come Pietro Ichino, Luigi Manconi , Mario Tronti, Giorgio Tonini e perfino Rosaria Capacchione, cronista giudiziaria costretta a vivere sotto scorta per le minacce della camorra.
    Tu dirai: stai al tema! stiamo parlando della responsabilità nei blog collettivi! E hai ragione. Solo che, a furia di vedere il comportamento sfuggente dei grillini (#eilPDallora?) mi sono corrotto anch’io.

  6. andrea61 dice:

    Vogliano negare che la “moderna” editoria internettiana abbia dato nuovi e più potenti strumenti a vecchi approfittatori ?

  7. “Il tuo commento e’ in attesa di moderazione” | Topgonzo's Blog dice:

    […] Sani dice: marzo 16th, 2017 at 23:35 La faccenda è complicata e molto delicata e va al di là del metterci la faccia o meno di Grillo. […]

  8. stefano dice:

    Secondo me quello a cui si riferiva Serra è che i direttori di una testata sono responsabili civilmente e penalmente, quelli di un semplice blog (o di una pagina facebook) no.
    Non parlo di semplice responsabilità personale (che esiste anche per un singolo commento), ma dei contenuti che appaiono sulla testata che si dirige.
    Se Barbacetto domani desse del ladro a Beppe Sala anche Marco Travaglio sarebbe responsabile: se un autore della Casaleggio associati postasse la stessa accusa nei guai andrebbe solo lui.

    Ecco, qui ci vedo un po’ un buco normativo.

  9. Mauro dice:

    Onori senza oneri e libertà senza responsabilità. Una vera pacchia per i più forti. Per i più forti, appunto, a partire dalle fondazioni partitiche e la mancanza di trasparenza che caratterizza la loro attività di lobby, e a partire dai media e da De Benedetti passando per Monte dei Paschi, finanziamenti pubblici miliardari (“prestiti” che non verranno restituiti) e quella lista dei grandi insolventi da censurare. Tutto questo nel pieno dello scandalo generato dall’affaire Mafia Capitale, ad insaputa di governo e partito.

    Cinismo da vendere.I mandanti morali.

    La mia impressione è che la forzatura penale della vicenda sia un’intimidazione: do ut des., viste le gravissime vicende giudiziarie che vedono coinvolto il PD (ma certamente non paragonabili). Quella del PD e di Serra è una strategia propagandistica ovviamente fallimentare ma utile per far un po’ di pulizia…

    Michele Serra vuol la linea dura, la responsabbilità penale, la linea de destra? Avanti tutta, e con coerenza. Fino in fondo.

    D’altra parte sono gl’inventori del Bingo per tutti e l’istituzionalizzazione del gioco d’azzardo. Che volete de più? Punto tutto sul 17 rosso

  10. Mauro dice:

    update: Quintarelli indagato.

    A cosa serve internet.

    il famoso periodico di Confindustria, copie digitali gonfiate con società inglese fittizia.

    Una pacchia per i più forti (Ammesso che si sappia ancora distinguere il più forte)

  11. rico dice:

    @Stefano: beppegrillo.it non è un blog, è un sito.
    Pippo.wordpress.qualcos è un blog
    Ciccio.blogspot.quualcosatr è un blog
    Spero di aver chiarito.

  12. Funz? dice:

    ma che differenza vuoi che faccia, rico?

  13. Pepato dice:

    @Rico: machedavèro? Cioè bisogna avere nel nome del sito (o dell’url, non è chiaro) un servizio di blog?
    Quindi se io dal mio pepato.wordpress.com faccio un alias a pepato.com, smetto di essere un blog?

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