Guardavo Matteo Renzi in TV ieri sera e pensavo che, a questo punto, non c’è poi molto da fare. Non per lui, si intende, per me.

Le sue parole e le sue intenzioni a me – come credo a molti altri – negli ultimi tre anni sono in qualche modo bastate. Era un credito di reputazione che ho considerato doveroso. Non sono così ingenuo da immaginare che tutto sia semplice e immediatamente fattibile. Poi è pieno di gente terribile là fuori, persone che remano contro perfino alla propria intelligenza, conviverci, fare politica con loro può essere molto complicato.

Mi piace, in ogni caso, dare credito a chi interpreta il mio pensiero (o una parte di, che è già qualcosa) anche solo in una prospettiva futura. Mi piace perché non mi capita quasi mai: già la sole parole della politica, ben prima delle sue azioni, sono quasi sempre state sufficienti per marcare una distanza fra me e lei. Nessuna promessa di D’Alema o Berlusconi avrebbe potuto smuovermi in passato (anche prima di osservare i loro disastri messi in pratica), nessun birignao di tessitori di tele democristiane o di partitini della galassia a sinistra del PD è mai stato vicino alle mie idee. In molti casi troppo pesante era il carico della cattive cose fatte e rivendicate. In altri la pochezza della proposta politica sembrava così lampante da non richiedere ulteriori approfondimenti. Bastava poco: un vaporoso volo pindarico di Vendola davanti ad una telecamera e tutto era più che chiaro.

Ma oggi, mi spiace Matteo, ma non sembra esserci più molto da fare. Non perché quelle idee e quelle parole non continuino a sembrarmi attraenti e nemmeno perché la mia pazienza di elettore sia stata abbattuta dall’inazione o dagli errori di questi due anni di governo. Non è così: vedo bene, anche osservandola da fuori, la complessità della politica. Anzi ho un discreto elenco di cose fatte negli ultimi due anni e mezzo che non mi dispiacciono per nulla e di cui devo dare merito. Poi c’è la necessità di stringere in certi casi alleanze deplorevoli, di accettare compromessi con statisti dello spessore di Angelino Alfano o di tenersi, almeno fino al prossimo giro, amministratori sgradevoli e novecenteschi come Vincenzo de Luca. Capisco molto e accetto quasi tutto (Verdini per esempio no, Verdini è da sempre oltre l’immaginabile in termini di turarsi il naso e tenersi accanto chiunque) ma una sola cosa dopo 3 anni non credo di poter più accettare. Ed è la prosecuzione del racconto come se niente fosse. Che è un po’ quello che hai fatto dopo il 4 dicembre.

È come se partisse la nostra canzone da un jukebox di tanti anni fa, solo che non c’è rimasto più nessuno lì intorno che sia in grado di commuoversi.

Qualche tempo fa, dopo la débâcle referendaria, sono stato una sera a Roma ad un incontro dell’inner circle renziano. Un evento privato, per poche persone, discretamente chic: uno di quegli incontri che solo a Roma la politica può costruire. Mi sono messo in un angolo ad ascoltare, grato di essere stato incluso, ed è stato – devo dire – molto interessante. Era tutto un “matteo-deve-fare-questo” o “matteo-deve-fare-quello”: a destra si udiva uno squillo a sinistra rispondeva uno squillo. Ma quelle parole avevano un suono strano: non erano dette da un poveretto come me che pigia i tasti di un vecchio blog o da mio zio che discute delle medesime cose davanti ad una grappa al bar, ma da gente che con l’ex premier aveva lavorato duramente per mesi. E mentre li ascoltavo mi usciva dalla testa un pensiero tutto sommato misero: l’idea che quelle persone stessero parlando di sé e del proprio futuro. E non del mio e di quello del Paese. Forse la politica è fatta così.

Ecco, quella spiacevole sensazione mi è tornata ieri sera mentre Matteo Renzi in TV spiegava i prossimi passi della sua riscossa. Il Lingotto a Torino, la campagna elettorale per le Primarie ecc ecc. La prosecuzione del racconto come se niente fosse. Certo, grandi alternative come al solito non ce ne sono: anzi lo scenario intorno è più deprimente che mai e il renzismo di ritorno di quelli che hanno dato un’occhiata in giro ed hanno visto le facce di Grillo, Salvini, Brunetta e soci è una scelta pratica più che stimabile. E non è detto che domani non sia anche la mia. In ogni caso nulla è più comico dei detrattori di Renzi della prima e della seconda ora che adesso ripetono ad una folla che si infoltisce: “Ve lo avevo detto io!”. Gente che ha tenuto per così tanto tempo l’occhio fisso sui difetti di Renzi da non riconoscere più nemmeno la mediocrità e il populismo e le spinte reazionarie che loro stessi contribuivano a far crescere tutto attorno. E delle quali ora cercano in giro qualcun altro a cui dare la colpa.

Ma a parte questo, che è una delle tante miserie di questo Paese, c’è comunque un pezzo che manca. Non fra i renziani, che sono ormai una sorta di categoria professionale leggermente decaduta, ma in Renzi stesso. Ed è una discontinuità che, dopo così tante parole, era normale aspettarsi e che invece non si vede. Una scelta laterale qualsiasi, fra le molte possibili, che privilegiasse la visione rispetto al calcolo, il principio etico al posto della convenienza del momento. Se tutto questo non accade, se la pesca a strascico identitaria del nuovo PD renziano sarà basata sulle medesime idee di prima, dentro le medesime declinazioni di prima, vorrà dire che, a quel punto e con dispiacere, il credito ideale che avevamo affidato all’unica cosa nuova interessante accaduta nella politica italiana negli ultimi vent’anni dovrà essere considerato esaurito. Che peccato.

21 commenti a “Il racconto come se niente fosse”

  1. Pier Luigi Tolardo dice:

    Un eccesso di aspettative?Ti scandalizzero’Mante:stimavo Rutelli,non condividevo tutto ma lo stimavo,dopo Renzi ho rivalutato molto Rutelli e Veltroni,spero un giorno di non dover rivalutare Renzi ma mi pare difficile,molto!

  2. Matteo Z dice:

    bella riflessione, ma io mi trovo più su quello che ha scritto Mario Seminerio sul suo blog Phastidio.net : Renzi è il meglio sulla piazza, per questo l’Italia è spacciata.

  3. alessandro dice:

    c’eravamo tanto amati

  4. Maury dice:

    @Mante un abbraccio virtuale, perché quando scrivi post così dai voce ai miei pensieri meglio di quanto riuscirei io. Grazie.

  5. andrea61 dice:

    In un paese di in vetta alle classifiche mondiali per analfabetismo funzionale, Grillo, Salvini e Brunetta sono un destino ineluttabile.

  6. Emanuele (l'altro) dice:

    Il sottinteso è che chi non è analfabeta funzionale vota a sinistra?

  7. andrea61 dice:

    No, non è sottinteso un bel niente !

  8. Bruno Anastasi dice:

    lo spettacolo più avvincente è andato in scena con fascisti di ogni risma (naziskin compresi) che si immolavano per il no “in difesa della costituzione repubblicana nata dalla resistenza” … sublime … che ti devo dire, se Renzi vince il congresso (contro Orlando ed Emiliano non è un cimento proibitivo) può ritentare … che poi in altri paesi più civilizzati, dopo una tramvata epocale (Jospin, Cameron etc.), i leader si facciano da parte per sempre è un altro discorso …

  9. Davide dice:

    Mi manca Berlinguer

  10. Emanuele (l'altro) dice:

    @andrea61

    Sai com’è, in questo paese la minoranza colta che nomina gli analfabeti funzionali li associa sempre a Grillo, Salvini ecc.
    I dubbi vengono

  11. Letizia F dice:

    Enrico Letta è uomo di questi ultimi anni. Di gran lunga più visionario e capace del bambolo Renzi. Napolitano sapeva di non poterlo gestire e, con l’arroganza del “stai sereno” è stato buttato fuori. Un’altra possibilità – anzi più di una – esiste ma i monarchi del paese non la vogliono. E non date la colpa agli italioti perché hanno dimostrato di capire e di tirarsi su le maniche quando serve!

  12. Silbi dice:

    Tutto condivisibile, tranne l’accusa ai “detrattori di Renzi della prima e seconda ora” di aver “tenuto per così tanto tempo l’occhio fisso sui difetti di Renzi da non riconoscere più nemmeno la mediocrità e il populismo e le spinte reazionarie che loro stessi contribuivano a far crescere tutto attorno”.

    In realtà i “detrattori di Renzi”, soprattutto quelli interni che a un certo punto sono fuoriusciti dal Pd, tentavano di far vedere a Renzi proprio le spinte reazionarie che montavano, alle quali Renzi credeva di poter mettere argine con qualche bonus, molta propaganda “tutto va ben madama la Marchesa” e una spruzzata di grillismo… ma quelle spinte nascevano dalle disuguaglianze crescenti, dalla disoccupazione montante nella realtà malgrado i proclami del governo, dall’insicurezza sociale alla quale non si è voluto neppure provare a porre rimedio.

    Ora mi pare un po’ comodo dare la colpa ai “detrattori” per il sorpasso della destra e del M5S: ammettere invece che davvero avevano ragione sarebbe il primo passo per uscire dalla narrazione “come niente fosse”

  13. DinoSani dice:

    La cosa curiosa è mettere assieme Grillo con Salvini e Brunetta,quando questi ultimi fanno parte da sempre dello stesso circolo vizioso della politica italiana…sarebbe più logico scrivere Renzi, Brunetta e Salvini…ma la narrazione renziana è furba e accattivante,nella sua profonda falsità.
    Il problema è che gli intellettuali continuano a confondere Grillo e il suo movimento con gli “altri”, mentre il cittadino qualunque la differenza la vede tutti i giorni. Lo capite che li state mandando al governo voi? Avete fatto lo stesso con Berlusconi che ha governato più di Mussolini (se partiamo dalla legge Gasparri…)
    Ma siamo ancora qui a ragionare di un personaggio che ormai sembra proprio appartenere al passato, anche se le lobby che lo sostengono ancora non hanno trovato alternativa credibile.
    Sarebbe opportuno parlare di fatti: come mai una buona parte del programma dei 5 stelle comincia ad entrare (ammorbidite) dentro l agenda dei partiti tradizionali? Fosse che erano gli unici ad avere un diavolo di programma? Se si smettesse di parlare di nulla e si affrontassero seriamente i contenuti potremmo evitare anche le derive ideologiche dei 5 possono essere inutili o altrettanto dannose….

  14. michele dice:

    Mante, scusami, questa volta è stato molto meno lucido del solito. Chiaro perche anche secondo lei Renzi resti l’unico politico minimamente accettabile sulla piazza. Le ragioni della critica, invece, sono tanto fumose. Riformulare prego ;)

  15. annamaria dice:

    Perfetto il commento di @DinoSani.

  16. Carlo M dice:

    Bravo Mantellini.
    Caro DinoSani, il programma dei 5 stelle E’ il nulla.

  17. DinoSani dice:

    Caro Carlo m, personalmente ho tante riserve su come si sta muovendo dal 2013 ad oggi il M5S, e forse il maggior limite è proprio di non essersi abbastanza attenuto al programma originario. Che ovviamente ti invito a leggere, così da poter essere sul serio argomento di discussione. Può non piacere ma oggi è l’unico programma che non è finto a copertura di lobby industriali e mafiose varie. Il vero rischio è che persino i rappresentanti del movimento se ne infischino, persi dietro un nuovo politichese che cancellerebbe ogni residua speranza.
    Speranza che Renzi ha vanificato persino in Mantellini, dopo che per anni si era coperto occhi ed orecchie per credere ciecamente alle sue narrazioni false. Il 60% dei votanti ha detto che non si fida di quest’uomo, sarebbe ora che ce ne liberassimo e passassimo ad altri orizzonti…

  18. stefano dice:

    @DinoSani
    “Il 60% dei votanti ha detto che non si fida di quest’uomo, sarebbe ora che ce ne liberassimo e passassimo ad altri orizzonti…”

    vuole dire che il 40% si fida? Curioso concetto di democrazia il suo, maggioranza assoluta o morte?

  19. Mauro dice:

    update: ieri ho appreso che anche la trovata delle 80 euro era una proposta di Bersani.. E in effetti, che babbo: nemmeno Padoan (funzionario FMI) è tanto diverso da Monti

    trova le indifferenze

    cade così miseramente la narrazione del Fatto che vedeva in Renzi l’anticasta interno al PD, e che è la stessa comica (ma anche commovente) narrazione di Mantellini

  20. annamaria dice:

    Il Fatto e Mantellini ‘uguali uguali’ nei confronti di Renzi?
    Gesù, pensaci tu…

  21. Mauro dice:

    E chiamalo paradosso teologico… dov’eri nei giorni dell’XFactor democraxiano che ha incoronato il nuovo sinistro personaggio teleparlamentare?? Io mi trovavo, guarda caso, in pellegrinaggio sui blog del Fatto… e in verità ti dico (com’è riportato nei sacri archivi del giornale): ogni santo giorno era sempre un articolo e titolone forza Renzi contro la casta dei vecchi di partito (ricordi i “parrucconi”? Cribio) e in parallelo ancora un altro articolo per la cazzata del giorno dei 5stelle (grazie agli stessi 5stelle, fonte infinita, di furbizia prima di tutto), così batteva la lingua sul tamburo fino all’incoronazione del re travicello fino alla grande festa e abbuffata, dai Verdini alle Marcegaglia passando per i ciellini e i Poletti. La più grande accozzaglia di sfondamento.
    Una volta piazzato il signor anticasta armato di twitter (ma soprattutto il signor Giovinezza, considerata la provenienza ideologica di Gomez e Travaglio) ecco che il Fatto come da copione ha gradualmente cambiato (di nuovo) inclinazione per salvar capra e cavoli, in perfetto bilanciamento tra Gomez e Travaglio, carota e bastone, e facendo arrossire gli storici cerchiobottisti del Corriere dei grandi.
    Così tanto furbo il Gomez e così tanto allocchi i rispettivi lettori/elettori cioè il target dei rispettivi massmedia. E d’altra parte: solo degli ebeti posson illudersi che Espresso di De Benedetti e Fatto quotato in borsa siano alfieri di giustizia e santi ideali progressisti, e di sacra redistribuzione e innovazione. Il futurismo che puzza di vecchio.

    Noi non si deve esser tristi: viva la meritocrazia: gli ebeti si meritano di essere impoveriti fino a supplicare il miracolo, un altro personaggio dell’anno. E gira la ruota.

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