Oggi lamentavo su Twitter quanto sia difficile farsi un’idea personale sui fatti di cronaca di via Zamboni degli ultimi giorni. Le decine di articoli al riguardo traboccano di opinioni e moralismi da una parte e dall’altra ma i fatti, quelli spiccioli e incontestabili, quelli non li spiega nessuno. Il narcisismo delle opinioni travolge (da tempo) il ruolo ben più importante del cronista: ormai è talmente normale che quasi nessuno se ne accorge.

Mi hanno segnalato questo intervento di Emilia Garuti su FB che dice molte più cose al riguardo di quante non ne abbia lette fino ad oggi.

Sulla questione tornelli non voglio arrivare e fare l’esperto a della situa ma avendo lavorato tutti i giorni per 4 mesi al 36, qualcosa posso dire.
Chi mi conosce potrà confermare che potete trovare poche persone più di sinistra di me, ma voi lì non c’eravate.
Quando abbiamo visto arrivare al front desk una ragazza in lacrime coi pantaloni pieni di sperma, voi non c’eravate. Tutte le volte che abbiamo dovuto chiudere i bagni per giorni per disinfettarli completamente perché ci abbiamo trovato delle siringhe, voi non c’eravate. Quando per una rossa hanno spaccato la vetrina dell’area ristoro e abbiamo dovuto convivere per settimane con una ronda di guardie giurate armate e con pastori tedeschi, voi non c’eravate. Quando, solo perché volevo avvertire la malcapitata di uno scippo, sono stata inseguita fin dentro la biblioteca è minacciata di botte, voi non c’eravate. E nonostante queste siano le cose che succedono quando la biblioteca è aperta la sera, quest’anno si è deciso di prolungare l’orario di apertura fino a mezzanotte proprio per garantire più tempo allo studio. Queste aperture sono basate sulla fiducia, fiducia che in questo modo viene tradita. Il comunismo e la libertà totale degli spazi sono concetti sacri, ma presuppongono l’utopia che tutti siano brave persone e che rispettino il concetto che la mia libertà termina dove inizia la tua. Non è stato così è la situazione è grave, così bisogna intervenire con misure drastiche di modo da poter garantire la libertà che si meritano le persone che davvero vogliono studiare, che hanno rispetto per gli altri e per gli spazi che hanno contribuito a pagare e che non si meritano che gli venga eiaculato addosso. A coloro che protestano al grido “noi siamo studenti che vogliamo studiare”, a parte la grammatica che forse è quella che devono studiare e non riescono per colpa della polizia, dico solo che se siete veramente studenti allora avrete il badge e non avrete problemi a passare i tornelli e avrete anche il rispetto di non rompere i tavoli e le sedie dove tutti studiamo gettandoli in aria e di non strappare i libri di studio che sono di tutti e che poveri stronzi come ero io poi dovranno riaggiustare e mettere a posto. A quelli dico: non è voi studenti che i tornelli vogliono lasciare fuori, ma tutti quelli che usano la biblioteca come porcile per drogarsi e fare i proprio comodi.
Quelli che sono favorevoli alla protesta e che vivono ogni giorno la realtà del 36 probabilmente avranno motivazioni migliori delle mie per pensarla così.
Ma a quelli che condividono su fb la notizia inneggiando alla libertà (pur criticando ovviamente i modi violenti) che non vivono più o meno quotidianamente il 36 (e badate che dico proprio il 36 perché se da facoltà a facoltà le biblioteche cambiano, in via zamboni cambiano da edificio a edificio) ecco a quelli proibisco di parlare della faccenda (anche se poi fanno come vogliono) perché davvero ragazzi, non ne sapete un bel niente. È un pessimo modo di fare politica quello di sparare grandi massime senza calarsi nella realtà dove c’è il problema. Se volete protestare, fatelo per la situazione di degrado insostenibile che ha costretto a usare questi metodi che certo non risolvono il problema tenendolo fuori, ma magari garantiscono una piccola dose di pace per studiare. L’ho tenuto lungo.


33 commenti a “Sugli scontri all’Università di Bologna”

  1. Andy61 dice:

    Per chi è interessato a sentire altre campane, consiglio il riascolto di “linea giorno” trasmessa ieri da Radio24 dove vengono sentite le ragioni del Rettore e di uno, che per inciso si è rifiutato di dare il proprio cognome, del collettivo.
    Le posizioni erano chiarissime: per il Rettore può entrare in biblioteca che ha qualche interesse didattico per farlo mentre per il ragazzo chiunque deve avere il diritto democratico di entrare indipendentemente dal motivo.

  2. Diego V dice:

    Concordo pienamente sul fatto che é diventato tremendamente difficile farsi un’idea dei fatti che accadono perché i mass media purtroppo interpretano male il loro ruolo primario.

  3. Matteo dice:

    Resta comunque difficile capire come stiano i fatti riguardo allo sgombero. Anche qui si parla di studenti che hanno devastato l’aula, mentre dai filmati che girano (filmati dai collettivi) sembra sia stata la polizia. Mi sembra la questione sia cruciale, visto che la tematica di fondo è il rispetto dei luoghi adibiti allo studio.

  4. massimo mantellini dice:

    @Matteo la questione dello sgombero è sicuramente importante e dati i precedenti non mi stupirei troppo se la reazione della polizia fosse stata come altre volte in passato inadeguata e violenta,
    tuttavia (e anche questo accade sempre) spostare l’analisi dei fatti ad una sua parte, e non quella più rilevante (il che è un classico dentro una certa retorica antisistema di cui questo Paese trabocca) secondo me non aiuta

  5. Shylock dice:

    @Matteo: quando chiami i derattizzatori, sai già che non spargeranno acqua di colonia. Il problema nasce quando si creano le condizioni per doverli chiamare.

  6. Emanuele (l'altro) dice:

    Mi ricorda la storia della stazione Termini. In occasione dei lavori per il Giubileo del 2000 tolsero i cancelli per i binari. Stazione aperta alla città la chiamavano. Il risultato è che una discreta parte della feccia della città si è riversata nelle banchine dei treni. Dopo un quindicennio di continui furti molestie e vandalismi hanno richiuso tutto e oggi entra solo chi ha il biglietto.

  7. dmitri dice:

    C’è gente che vorrebbe studiare e non se lo può permettere e poi ci sono questi cialtroni.

  8. minimamoralia dice:

    gentile Mantellini, a me invece sembra ben più rilevante l’entrata della polizia in tenuta antisommossa in una biblioteca universitaria. se anche quello che l’interessata dice è tutto vero, trovo comunque difficile trovare una proporzione nella reazione in questa vicenda. e quelle immagini, a me che Genova non l’ho scordata, mi hanno richiamato ricordi e sensazioni sgradevoli.
    sentire a 16 anni di distanza una maggioranza ampia e vaporosa che applaude ad un’azione del genere delle forze dell’ordine, mi significa due cose: che Genova ce la siamo scordata; che viviamo in un’epoca dove si sta sempre meno lentamente consolidando un consenso di massa verso un fascismo di fatto, sotto l’ombrello di una democrazia svuotata.
    e ce lo conferma il fatto che quello che salvini chiede un giorno, aizzando gli animi, dopo un anno il pd lo realizza con una delibera di una giunta comunale. c’è voglia di ordine e disciplina, di poliziotti che menino e di qualunque forma di dissenso, dissenzienti e minoranze spazzati via. altro che tornelli. continuiamo a ritenere normale che la polizia entri in tenuta antisommossa in una biblioteca universitaria. tra qualche anno vedremo quale mostro questo bel consenso sociale avrà partorito.

  9. Lorenzo dice:

    Discorso apprezzabilissimo. Ma quindi che facciamo?

  10. Vero Studente dice:

    @minimamoralia. Paragonare Bologna a Genova è solo strumentalizzare la situazione, perchè c’è un abisso di fatto tra le due situazioni e a me sembra che nella biblioteca tu non ci sia mai stato e che ti limiti a dare un giudizio guardando solo dei filmati di parte, realizzati da chi aveva l’intento, appunto, di provocare reazioni come la tua. A Bologna l’intervento della Polizia (io ci vado spesso in biblioteca al 36 per studiare) è l’epilogo di una situazione che era divenuta ormai insostenibile. Un viavai di gente che con l’università non c’entrava un cavolo, furti, violenze verbali e fisiche, danneggiamenti continui anche di libri. E questa me la chiami democrazia? A casa mia si chiama sopraffazione e tu la chiameresti fascismo. Noi vogliamo studiare, perchè i nostri genitori fanno sacrifici per noi e per molti c’è anche il costo dell’affitto. E chi protesta, per favore, non chiamateli studenti, ma chiamateli solop violenti, perchè loro con noi ‘nun c’azzeccano niente’.

  11. alessandro dice:

    bologna disagio da tanto tempo
    e nessuna voglia di eliminarlo, la sinistra lo ama

    ha francamente rotto il cazzo, solidarieta’ al 36 depunkkabbestizzato

  12. stefano dice:

    Credo che il riassunto sia tutto qui.
    https://www.youtube.com/watch?v=DR-rkcCk3fo

    Senza un minimo di cura per il bene comune gli spazi ‘democratici’ e ‘autogestiti’ diventano piccole jungle dove, come sempre succede quando le norme mancano o non vengono rispettate, vige la legge del più forte. E fanculo alla democrazia, che nasce proprio per evitare la legge del più forte.

    Credo che qualunque gruppo, siano essi studenti, punkabbestia, tossici, notai, avvocati, poliziotti, politici eccetera debba smetterla col corporativismo, ed isolare ed espellere in maniera autonoma quelli che, al suo interno, non rispettano delle regole di civile convivenza. Perchè altrimenti prima o poi arrivano gli sbirri a manganellare (tranne nel caso dei poliziotti, purtroppo), la magistratura ad indagare, i cittadini a incazzarsi.

  13. layos dice:

    @minimamoralia uno che si fa una sega addosso ad una studentessa è una bestia e da bestia merita di essere trattato. Io sono di Genova e so bene cosa è stato il G8, ma direi di non confondere la seta con gli stracci. Non vorrei si finisse come ogni volta che si alza una flebile voce di protesta contro Israele che finisce sedata alla voce “sei antisemita”.
    La libertà di tutti di frequentare quel posto finisce quando inizia la libertà di chi lo frequenta per il motivo per cui è deputata di farlo. Se c’e’ chi insozza, rompe i libri e molesta le ragazze altro che i cani ci vogliono.

    Io di difenere la libertà di gente che se ne frega del diritto di pacifici studenti di studiare e formarsi ne ho voglia come di farmi infilare degli spilli nelle pupille.

  14. Umberto dice:

    Cosa c’entra Israele non si capisce (o forse è fin troppo chiaro), comunque con atteggiamenti aggressivi come quello espresso in questo post si va poco lontano. Non si risolvono i problemi con l’assalto delle truppe in assetto di guerra e infatti questa prova di forza a nulla è servita se non a insaprire gli animi. Un errore grave a cui si è contrapposto il pacifico dibattito, molto partecipato dell’assemblea di ieri.

  15. andrea61 dice:

    Gli animi dei più sono perfettamente calmi e soddisfatti. Poi ci sono gli antagonisti che non accettano la democrazia e la legalità e vogliono imporre con la violenza e la prevaricazione il loro personale diritto a fare quello che vogliono done vogliono e se hanno gli animi esacerbati mi sembra una banalissimo problema di ordine pubblico.
    P.S. le truppe che hanno assaltato erano le truppe di liberazione !

  16. Matteo dice:

    “Il comunismo e la libertà totale degli spazi sono concetti sacri, ma presuppongono l’utopia che tutti siano brave persone e che rispettino il concetto che la mia libertà termina dove inizia la tua. Non è stato così è la situazione è grave, così bisogna intervenire con misure drastiche di modo da poter garantire la libertà”

    e Stalin all’indomani della rivoluzione, gente che commenta in un blog e parla di derattizzazione necessaria, l’altro risponde che il Paese trabocca (tipo “a un passo dal baratro”, misure “lacrime e sangue”, anche se le società di rating erano truccate e alcune son state poi condannate e han dovuto risarcire), la violenza della polizia vabè.. all’indomani della sentenza sul caso Cucchi. Coincidenze vettoriali

    E fa niente se i casi descritti da una ragazza “tutte le volte” riguardano numericamente una minoranza ristretta di studenti: l’eclatante deve spazzar via l’oggettività
    “e che non si meritano che gli venga eiaculato addosso”
    la derattizzazione deve colpire tutti e far di tutta l’erba un fascio.

    Orwell era un maledettissimo genio.
    Maledettissimo genio. (La dimostrazione di come il PD può diventare un partito autoritario: il sonno della ragione)

  17. Matteo dice:

    Eppure a nessuno è venuto il dubbio: quella gran massa di persone solo per due tornelli.. ma così dice la TV

  18. Shylock dice:

    @Matteo, che vuoi farci: tu solidarizzi coi ratti e ti scandalizzi se io li chiamo così (come altro vuoi chiamare dei parassiti che in un posto non dovrebbero nemmeno entrarci, visto che stanno lì per renderlo invivibile per gli altri?), io preferisco i derattizzatori, tutta la vita, come preferisco gli spazzini all’immondizia.
    Come li preferiscono le persone che lì ci devono studiare e lavorare, non la TV.

  19. Matteo dice:

    So solo che servirebbero degli psicologi: per le vittime prima di tutto, poi per chi commette atti osceni e violenti o atti di vandalismo (e andrebbe preso per un orecchio ed espulso, condannato ai servizi sociali e riabilitato: come una persona non come un ratto, ratto lo dicevano i nazisti) e infine servirebbero degli psicologi per chi sui blog commenta con ‘derattizzazione’ e linguaggio nazist-addicted.

    Shylock, lì ci devono studiare, ma lei non passerebbe nemmeno le selezioni e i test di logica, e pur di usare dei mezzucci finisce per adottare un linguaggio violento e nazistoide, che alimenta l’odio.
    Orbene, io non so quanto sia efficace l’algoritmo che l’on Boldrini sta confezionando contro l’odio, ma faccia attenzione a maneggiar quegli arnesi perchè ascoltando per caso il canale radio parlamentare ho sentito distintamente l’on. dire che Tullio De Mauro aveva stabilito ‘oggettivamente’ dei termini portatori d’odio, quindi l’idea di un ‘algoritmo’.. (invito ad ascoltare con attenzione, è negli archivi Rai) Ma Tullio De Mauro non c’è più e non può replicare ad affermazioni così offensive e false e che strumentalizzano e denigrano la sua ricerca e il suo lavoro. Quella dell’on. Boldrini è una grossa bufala, ancor più grave per un rappresentante pubblico.

    PS
    Ricordate quando D’Alema disse che la Lega è una costola della sinistra? L’odio era nelle ossa.

  20. Shylock dice:

    @Matteo: capisco che dev’essere rassicurante, credere che quelli che non la pensano come te siano matti o disturbati; quindi non farò come te e non tirerò fuori la lagna dello stalinismo e dei dissidenti internati.
    Alla fine ti rendi conto anche tu che con chi rende la vita (e la fruizione adeguata di un luogo pubblico) impossibile agli altri non bastano le chiacchiere, ci vogliono le maniere forti: solo che finché è uno puoi prenderlo per un orecchio, quando sono in tanti ci vuole la forza pubblica, che non è un orribile apparato repressivo nazifascistablabla ma il modo in cui una società civile affronta i violenti.
    P.S. Mi fido più dei congiuntivi di Di Maio che degli algoritmi della Boldrini.
    P.P.S. Pensa che all’università non solo mi hanno ammesso, ci ho preso pure un dottorato, per quel che vale. Io peraltro ne terrei fuori quelli che non sanno sostenere una discussione senza scadere subito nella reductio ad Hitlerum o che non capiscono le figure retoriche (o fanno finta di non capirle, che è peggio, come direbbe il mio filosofo preferito).

  21. Shylock dice:

    @Matteo, dimenticavo: senza tornelli o mezzi equivalenti, la tua logica come fa ad impedire che chi viene espulso non rientri tranquillamente il giorno dopo, e quello dopo, e quello dopo ancora?
    Non vorrai mica – diononvoglia – tatuargli il provvedimento di espulsione sull’avambraccio?

  22. Matteo dice:

    la reductio ad hitlerum è sostenere che chi è contrario alla derattizzazione è un fiancheggiatore dei cattivi. Deve innanzitutto calmarsi e deve farsi aiutare, lei è instabile psicologicamente. Ho dimenticato di scrivere che dei tre soggetti il più difficile da rieducare è il terzo: il signor dottorato… affetto da ignoranza di ritorno: non riuscirebbe più a passare un test di logica di base, come accade sempre più spesso ahimè.

    La sua logica come fa ad impedire ad un condannato agli arresti domiciliari a non abbandonare la città? Semplice: costruendo attorno alla città i tornelli! Ma scherziamo?
    Ma tutti i bei discorsi sull’educazione e la civiltà, fumo negli occhi, pubblicità. Direi che è meglio fermarsi qui, per pietà. Quando la povertà diventa miseria e parte l’embolo leghista.

  23. Shylock dice:

    La reductio ad hitlerum non è quello che decidi tu: è sostenere che chi non la pensa come te è nazista; ed è esattamente quello che hai fatto tu.
    Le diagnosi psichiatriche via web invece definiscono soltanto la (in)capacità di rapportarsi alle opinioni altrui di chi le emette.
    “La sua logica come fa ad impedire ad un condannato agli arresti domiciliari a non abbandonare la città?”
    Bisognerebbe almeno avere un’idea di cosa si parla, prima di parlare a vanvera: gli arresti ‘domiciliari’, lo dice la parola stessa, prevedono il divieto di lasciare il domicilio, non la città: se vai a comprare le sigarette dal tabaccaio all’angolo, li hai già violati. Come se ne garantisce il rispetto? Come per il divieto d’ingresso in biblioteca di chi non è studente: con la tecnologia (cavigliera elettronica in un caso, tessera personale e tornelli nell’altro).
    Semplice, efficiente, logico.

  24. Shylock dice:

    P.S. La logica elementare prevede almeno la capacità di distinguere tra ‘A’ e ‘non-A’: “impedire ad un condannato agli arresti domiciliari a [sic] non abbandonare la città” vuol dire impedirgli di restare (=non abbandonare), cioè costringerlo ad andarsene.
    Sai com’è, c’è l’ignoranza di ritorno e quella che invece non se n’è mai andata perché si trova benissimo dov’è.

  25. Matteo dice:

    non può lasciare il domicilio, come può abbandonare la città? Può spiegare cosa intende con ‘non-A’? Interessante. E con altrettanta certezza possiamo affermare che ‘braccialetto elettronico’ non equivale a ‘derattizzazione’

    Ma un muro intorno alla città è più suggestivo di un muro intorno alla casa: perchè di fatto colpisce tutti i cittadini, così come la sorveglianza di massa con lo spauracchio del terrorismo a tempo indeterminato. Pochi casi (a volte addirittura montati ad arte) per mettere in moto il terrore mediatico e giustificare la costruzione di nuovi muri, e braccialetti elettronici per

    Il manifesto comincia dalle parole: ‘derattizzazione’ è l’uccisione dei ratti, sinonimo di sterminio. E’ linguaggio nazista: un rutto, non è opinione. Punto. Non ci si può rapportare con un lanciafiamme, solo uno psicologo. e dato che lei è un concittadino questo mi rattrista molto viste le sfide che ci attendono come comunità. Come dicevo: il caso è disperato ma non serio. Per questo, contrariamente a quel che lei immagina, lo psicologo non è punizione ma aiuto. Se ha dei dubbi su questo il problema non è di chi non accetta questo linguaggio assolutamente violento, è semmai di chi ospita questo linguaggio su un blog.

    Una pagina facebook può sostituire le prove e un processo civile? Non c’è nemmeno lo straccio di una prova: le persone coinvolte han scattato foto e denunciato? La prima cosa da fare.. non scrivere una denuncia su facebook. Sulla base di questo sull’onda emotiva arriva il leghista destabilizzato di turno a chieder una ‘derattizzazione’ ?? Tutto questo non tollerabile in una società civile, non sono opinioni.

    NB
    Se per il vandalismo e gli atti osceni si prescrive una ‘derattizzazione’ o un ‘braccialetto’ non oso pensare alle pene per gli altri reati più gravi.. (Renzi avvisato) (ma di solito la pena è inversamente proporzionale col prepotente al vertice della piramide..)

  26. Matteo dice:

    “Semplice, efficiente, logico.”

    se per pochi individui su migliaia dobbiam costruire barriere architettoniche simili ad un carcere: non è tecnologia, è immensa stupidità e un dispendio di risorse pubbliche enorme a fronte di aumento indiscriminato delle tasse universitarie, la vera barriera all’ingresso.

    è uno schema mentale ormai dilagante, come la peste, e che sta inghiottendo la società civile

    PS
    “a [sic]”
    Perchè lei è giustamente attento alla forma: e meditata la ‘derattizzazione’ che lei invoca

  27. Shylock dice:

    “non può lasciare il domicilio, come può abbandonare la città?”
    Non è un problema mio ma della tua logica, o meglio: lo sarebbe, se tu sapessi dove sta di casa (=dov’è il suo domicilio).
    Poiché non siete nemmeno concittadini, per pietà, fermati qui: ad ogni castroneria che aggiungi, Aristotele piange e De Mauro si fa un doppio carpiato con avvitamento nella tomba:
    “Pochi casi (a volte addirittura montati ad arte) per mettere in moto il terrore mediatico e giustificare la costruzione di nuovi muri, e braccialetti elettronici per
    […]
    Non ci si può rapportare con un lanciafiamme, solo uno psicologo. e dato che”
    E dato che ho capito (a fatica, ma tra i tuoi anacoluti e la punteggiatura creativa s’intuisce comunque) che ce l’hai con me, perché te la prendi con la povera lingua italiana che non ti ha fatto niente?

  28. Matteo dice:

    Giustissimo, che sia anche maledetta la fretta, e sempre in italiano non si fa fatica a capire la seguente frase, la può capire anche l’algoritmo dell’on. Boldrini

    “chiami i derattizzatori”

    “tu solidarizzi coi ratti”

    qui c’è scritto ratti, e ratti da sterminare con la “derattizzazione”

    e più che mancanza di logica (poichè non c’è alcun nesso logico con quello che scrivevo) è semmai una scelta violenta quella del linguaggio nazistoide.

    A rigor di logia: l’ipotesi di partenza è poi la condanna agli arresti domiciliari, come può non conoscere dov’è il suo domicilio? Il senso del discorso è chiaro: non si può impedire la fuga recintando tutti i cittadini

    e “cittadini del mondo” in italiano suona anche bene

    Così come non si può recintare per impedire l’ingresso a pochi individui: il leghista di turno è di una stupidità immensa, finchè a pagare sono gli altri.

    Però è un grosso passo avanti: dai forconi della secessione ha riscoperto l’Italia e la lingua italiana…..

  29. Matteo dice:

    Umberto Eco diceva che la parolaccia va usata poco o perde il suo prorompente potere. Chissà cosa ne pensa l’on. Boldrini

    Ma di sicuro siamo tutti d’accordo nel considerare l’invocazione alla ‘derattizzazione’ usata disinvoltamente in questo blog un segno di una mentalità nazista di gran lunga peggiore e pericolosa di una parolaccia bloccata da un filtro

  30. Shylock dice:

    “e sempre in italiano non si fa fatica a capire la seguente frase”.
    Dipende: se non sei dotato di linguaggio metaforico e la interpreti letteralmente, no, non ci capirai un cazzo.
    (Maestràààà! Ha detto ‘cazzòòòò!! Ma allora è sessista e di certo anche uno stupratore: dove sono i filtri quando servono?)
    Infatti: “qui c’è scritto ratti, e ratti da sterminare con la “derattizzazione”.”
    Ma certo, io stavo inneggiando al famoso sterminio degli spaccini e dei punkabbestia: è per questo che non se ne trova più nemmeno uno, a Bologna; sono passati tutti per il camino, a Zamboni 36. O era lo Stalag 17? O il Mattatoio Numero 5? Boh, dimmelo tu che hai studiato la logica.
    In realtà la logica (e in particolare il principio di non contraddizione) è indispensabile per la comprensibilità di qualsiasi linguaggio, compreso quello infantile.
    Se tu usi le negazioni a cazzo (Maestràààà! L’ha detto di nuovo!) e scrivi ‘non abbandonare’, non mi puoi dire che è uguale ad ‘abbandonare’, che tanto ‘in italiano non si fa fatica a capire’: no, non si capisce un cazzo (Maestra, aiutòòòò!!).
    Viceversa, se quando vedo che un bambino piccolo frignare e tastarsi nella zona inguinale gli chiedo se ha fatto la cacca e lui mi risponde ‘No cacca’, posso essere ragionevolmente certo che, quando andrò a verificare, scoprirò che non ha fatto la cacca: invece se tiro fuori te dal box e ti apro il pannolone, chissà che sorprese ci trovo. Perché lui ha un vocabolario di cinquanta parole, ma conosce il significato di tutte e sa usare la logica, tu no: tu scrivi ‘arresti domiciliari’ (e con la stessa ‘logica’ accusi poi me di volerci mettere tutti gli sgombrati da Zamboni 36) ma li confondi con le vaghe nozioni che hai appreso dai telefilm americani, dove c’è sempre il detective che, alla fine del primo interrogatorio, intima al sospettato di non lasciare la città.
    “Così come non si può recintare per impedire l’ingresso a pochi individui”.
    E’ per questo che a casa tua non chiudi mai a chiave la porta d’ingresso, vero? E non chiedi chi è prima di aprire: non vorrai mica mettere in moto il terrore mediatico con lo spauracchio del terrorismo a tempo indeterminato per pochi casi di furto in appartamento (a volte addirittura montati ad arte); ribelliamoci alle logiche securitarie, noi ai tornelli, alle serrature e ai chiavistelli, retaggi del privilegio borghese!

  31. Shylock dice:

    Errata corrige: “Viceversa, se quando vedo che un bambino” = “Viceversa, se quando vedo un bambino”.
    Sai, noi grammar nazi ci teniamo ad avere la divisa in ordine e gli stivali sempre lucidi.

  32. Matteo dice:

    se mister Shylock sta regredendo fino alla lallazione disabilitando per magia i filtri del blog… sarà anche responsabilità della società che l’ha cresciuto
    [Come apiamente dimostrato: è il terzo soggetto, purtroppo (il signor dottorato) ad esser più difficile da rieducare e riportare alla società civile]

    invocare la “derattizzazione” è un linguaggio metaforico? METAFORICO?? e dottorato in letteratura immagino. Il linguaggio nazista è diventato metafora, honoris causa.

    L’esempio da me proposto è proprio una prova di logica elementare, presa dal manuale: se per ipotesi un condannato non può lasciare l’abitazione, non può nemmeno lasciare la città. Ho dimostrato così che il sig. Shylock fa una certa fatica e risponde con aggressività. E’ un caso disperato ma non serio.

    Ora che ho invocato lo spirito di Umberto Eco l’interlocutore si mette a ruttar parolacce: è un furbo e prepotente: instabile psicologicamente, ma noi siamo in uno stato di diritto.
    Non sa nemmeno cos’è un’ipotesi, la logica insiemistica e mi parla di anacoluti e di principio di non contraddizione? Una pubblica università non è un appartamento da chiudere a chiave. Sta sfoggiando la mercanzia (mentre il titolare del blog fa orecchio da mercante ?)

    Prima di tutto i numeri, il bambino sa contare: quanti sono gli studenti? Duemila, tremila? Quanti sono i teppisti? dieci, venti?
    Enrico Fermi diceva una cosa importante anzi fondamentale: bisogna sempre avere in mente l’ordine di grandezza: qui ballano DUE ordini di grandezza! Due.

    La risposta è il panico, l’insabilità emotiva: metter nuove barriere e le inferriate e invocare la derattizzazione. Violenza e instabilità emotiva e la perdita totale dell’idea di stato di diritto (il risultato di anni e anni di bombardamenti informativi: è una vittima anche lui, lo affermo a costo di passare per buonista): la soluzione politica è, di conseguenza, stupida e costosa, e soprattutto pericolosa, ho visto un paio di foto: in caso d’incendio le barriere possono essere molto molto pericolose, e bruciare vive le persone o soffocarle in un ambiente colmo di carta
    Esistono già delle leggi ordinarie per chi commette atti vandalici o atti osceni, stiamo parlando della banalità. La banalità spiegata a un destabilizzato col pallino della derattizzazione

    Facciamo così visto che lei vuole far a tutti i costi il prepotente e il leghistello di ritorno, segnalerò lei e questo blog ogni qualvolta vien usata violenza tipo “derattizzazione”, non certo una comune parolaccia, così rendiamo ancor più pubblico il dibattito mettendo in giusta luce la questione, visto che il proprietario del blog chiude un occhio. Forse è l’unico modo per migliorare le cose e smantellare i mitragliatori e i fili spinati e tornare ad avere le recinzioni basse come in Inghilterra e un diverso approccio culturale ed educativo

    liberando prima di tutto i massmedia dal controllo autoritario di un affarismo politico ormai parafascista e terroristico

  33. Shylock dice:

    Vabbè, ormai hai sbroccato.
    Solo una cosa, genio: tu hai tirato fuori gli arresti domiciliari, tu hai detto che è impossibile farli rispettare perché non si possono recintare le città; è come dire che non ti posso medicare una ferita al dito, perché se ti metto i cerotti su tutto il corpo soffochi.
    Gli ordini di grandezza, genio.
    Certo che esistono le leggi: infatti io sto dalla parte della polizia che ha ripristinato la legalità a Zamboni 36, alla faccia dei violenti e dei loro sostenitori; perché peggio degli spacciatori e dei maniaci sessuali ci sono quelli che stanno a guardare e fanno il tifo perché non li mandino via.
    Ma per definizione chiamare la polizia è da nazisti, già.
    Invece tu sei talmente antiautoritario che vorresti chiamare le guardie per far chiudere i posti dove si dicono cose che non ti garbano.
    @Mantellini: se arriva la Celere a sgombrarti il blog, sai chi ringraziare.

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