Quando Umberto Eco l’anno scorso fu travolto da aspre polemiche scatenate dalla sua celebre uscita pubblica sugli imbecilli fece quello che molti facciamo in questi casi: fece finta di niente. Poi però, qualche settimana dopo, scrisse una Bustina su L’Espresso al sapore lieve del dietrofront. In quell’occasione, forse per la prima volta da che io mi ricordi da quando molti anni prima Eco aveva iniziato a spiegarci come funziona Internet, scrisse una cosa sui “filtri” che trovai largamente condivisibile:


Come filtrare? Ciascuno di noi è capace di filtrare quando consulta siti che riguardano temi di sua competenza, ma io per esempio proverei imbarazzo a stabilire se un sito sulla teoria delle stringhe mi dica cose corrette o meno. Nemmeno la scuola può educare al filtraggio perché anche gli insegnanti si trovano nelle mie stesse condizioni, e un professore di greco può trovarsi indifeso di fronte a un sito che parla di teoria delle catastrofi, o anche solo della guerra dei trent’anni.

Rimane una sola soluzione. I giornali sono spesso succubi della rete, perché ne raccolgono notizie e talora leggende, dando quindi voce al loro maggiore concorrente – e facendolo sono sempre in ritardo su Internet. Dovrebbero invece dedicare almeno due pagine ogni giorno all’analisi di siti web (così come si fanno recensioni di libri o di film) indicando quelli virtuosi e segnalando quelli che veicolano bufale o imprecisioni. Sarebbe un immenso servizio reso al pubblico e forse anche un motivo per cui molti navigatori in rete, che hanno iniziato a snobbare i giornali, tornino a scorrerli ogni giorno.



Oggi Giulietto Chiesa, giornalista, ha pubblicato sul suo blog sul sito de Il Fatto Quotidiano un articolo molto interessante (almeno da un punto di vista psicologico lo è certamente) sul filo di sangue che unisce gli attentati in Europa degli ultimi mesi. Il pezzo ha attualmente circa 1000 condivisioni. Scusate la lunghezza del quoting ma il ragionamento è vasto:

C’è un’ulteriore, davvero singolare, circostanza connessa con il massacro del Bataclan del 13/11/2015. Di quella tragedia esiste una ed una sola fotografia. Non ce ne sono altre. Lascio a voi trovare una spiegazione all’incredibile. Dentro quel locale c’erano infatti almeno 500 persone. Sicuramente al 99% tutte dotate di cellulare. Come si spiega che nessuno fece una foto e nessuno la pubblicò su youtube? Né durante, né dopo? Nessuna delle numerose persone da me consultate crede che nessuno delle centinaia di telefonini abbia scattato una foto della mattanza. Ma non è di questo che voglio parlare. Intendo invece segnalare il misterioso disegno che “qualcuno” tracciò a terra, sul pavimento della platea del Bataclan. Accanto alla quindicina di cadaveri rimasti a terra, visibili nella foto, “qualcuno” sembra avere trascinato, attorno ai cadaveri, uno spazzolone o qualcosa di analogo, largo circa un metro o poco più, intriso di un liquido di colore simile al rosso. Guardando attentamente quel disegno si scopre l’impressionante somiglianza con un altro disegno che campeggia ancora, mentre scrivo, sulla facciata di vetro dell’ingresso principale dell’Aeroporto di Zaventem.

Sicuramente avete degli esperti di analisi fotografica che potrebbero consentirvi di verificare (o smentire) queste analogie. Essendo da subito chiaro anche all’ultimo analfabeta europeo che, in caso le analogie si rivelassero fondate, il 13/11 parigino avrebbe contenuto in sé l’annuncio del 22/3 brussellese. In tal modo mandando all’aria tutte le ricostruzioni degli eventi fin qui circolate nei media in base alle rivelazioni fin qui fornite dagl’inquirenti, cioè da voi. Difficile immaginare che gli sbandati, pregiudicati e ricattabili, che sono stati esibiti in pasto ai media come le menti dei massacri, siano stati così raffinati da concepire una messa in scena altrettanto complessa. Qui sembra di vedere in filigrana non solo un’organizzazione impeccabile, ma un piano di lunga prospettiva dotato di segnalazioni e preavvisi criptati che “qualcuno” ha inviato a “qualcun altro”. Se vi impegnate in questa direzione, simile a una sciarada, chissà che non scopriate dove e quando sarà il prossimo attentato? Lasciando da parte il non piccolo dettaglio — tutt’altro che musulmano — che la data del 22/3 (rovesciandola all’americana in 3/22) ricorda molto da vicino il numero 322 che sta alla base del teschio con ossa incrociate della Skull and Bones, l’associazione studentesca segreta dell’Universita di Yale, di cui fu membro anche George Bush Jr.



In pratica, se capisco bene, Chiesa sostiene che il “liquido di colore simile al rosso” sul pavimento di Parigi era una firma che rimanda a Bruxelles e che la data dei due attentati allude a una associazione segreta americana di cui era membro George Bush.

Ok, prendiamo fiato.

Il punto ovviamente non è impedire a Giulietto Chiesa di sfornare ogni volta una assurda teoria complottista attraverso la quale interpretare le complessità del mondo, non riguarda nemmeno la reputazione di Chiesa, che io immagino già da tempo ampiamente compromessa per lo meno fra le persone di buona volontà, ma attiene invece al luogo nel quale Chiesa dispiega le sue teorie. Ora è vero che i blog sono oggetti ibridi, a cavallo fra marchio aziendale e spazio personale di chi scrive, ma a me pare comunque piuttosto pacifico che Il Fatto Quotidiano, nel momento in cui accetta di ospitare sui suoi server simili teorie, fallisce nel suo ruolo educativo nei confronti dei lettori. Quello di cui parlava Eco nel suo articolo, quello che è oggi l’unico ruolo davvero rilevante del giornalismo digitale: filtrare notizie ed opinioni in relazione alla loro rilevanza. Poiché in rete è già possibile leggere di tutto, il ruolo dei media è (sarebbe) dare un ordine di rilevanza e verosimiglianza ai fatti e alle opinioni che già esistono.

Così delle due una: o Il Fatto pensa che le opinioni di Chiesa siano adeguate al proprio sito (nel senso che, ok, la responsabilità è personale e poi saranno i lettori a farsi una idea, ma in quel caso il sito del giornale diventa un semplice repository di cose varie, talvolta molto imbarazzanti ma che comunque generano bei click) oppure ammette che simili farneticazioni sono incompatibili con il ruolo di filtro che i media digitali oggi dovrebbero avere e domanda gentilemente al giornalista Giulietto Chiesa di andare a scriverle altrove. Per il proprio stesso bene e per il ruolo di autorevolezza che il giornale ricopre e cerca di mantenere fra i suoi lettori.

Esiste una terza opzioni che ho taciuto per decenza e che non voglio nemmeno considerare. Quella che le opinioni di Giulietto Chiesa siano dalle parti de Il Fatto Quotidiano tenute in una qualche minima considerazione. Se così fosse alzo le mani e mi ritiro in buon ordine.

36 commenti a “Giulietto Chiesa e Il filtro”

  1. Mauro dice:

    Caro Mantellini… visti anche altri “blogger” del Fatto temo proprio che la giusta sia la terza…

  2. Daniele Minotti dice:

    Faccio un passo indietro: quelli de Il Fatto (come tutti quelli di qualsiasi testata) non sono blog.
    Da dio’ discendono mille cose che non saro’ certo io a dover evidenziare.

  3. .mau. dice:

    @daniele: davvero un qualunque sottosito di un sito di un giornale deve sottostare alle leggi sulla stampa?

  4. alessandro dice:

    La questione che poni è interessante e secondo ancora alla stadio “infantile” del dibattito: cioè la questione di cosa sia il blog di una testata, quanto coinvolga la testata, quanto la testata debba farsi garante etct.
    Quando facevo il sito de l’Espresso, avevo in mente l’idea che il complesso dei blog (il complesso) fungesse da palestra di idee, da luogo di confronto: quindi mi adopravo per avere blogger diversi tra loro, che costituissero una polifonia.
    Nello specifico, e solo parlando di politica, ho coinvolto blogger del Pd (e all’interno del Pd, renziani, bersianiani, civatiani), radicali nel senso di Pannella, della sinistra radicale, verdi, dell’Idv etc. Avrei chiesto anche a grillini se all’epoca ce ne fossero stati di noti e di disponibili a scrivere sul sito dell’Espresso. Ma mai avrei pensato di coinvolgere blogger berlusconiani o di Giovanardi e simili, perché anche all’interno di una polifonia pensavo ci dovesse essere “un senso”.
    Altre testate (HuffPo e lo stesso Fatto) invece hanno molto allargato questi confini, dando un’ospitalità variegata in modo estremo.
    Chi ha ragione? Una testata è una piattaforma (tipo YouTube) quindi si limita a fornire un servizio e una piazza? O al contrario esprime dei “valori” (scusate la parola) un minimo parenti tra loro, sicché Non ci si aspetta una totale e irrimediabile discrasia tra la testata e i suoi blogger? E in questo secondo caso, dove si fissa l’asticella della dissintonia eccessiva?
    Non è cosa facile.
    io all’epoca andavo a naso. ma era facile, al tempo, perché l’Italia era divisa in due, tra berlusconiani e anti. Già oggi sarebbe più un casino e mi ritengo fortunato di non dovermene occupare, di non dover fare quella scelta, quel filtro.

  5. Daniele Minotti dice:

    @,mau. No, ovvio. Ragionavo al di la’ delle questioni giuridiche

  6. Nunzia dice:

    È proprio così. Ora sono abbastanza “educata” e filtro da sola. Ricordo che agli inizi di Internet mi fidavo solo delle recensioni dei siti fatti di Anna Masera. Un po’ come chiedere aiuto al bibliotecario.

  7. massimo mantellini dice:

    @Alessandro secondo me qui il tema non è quello dell’allargamento delle opinioni (che io trovo auspicabilissimo) ma quello di accettare il ruolo di “disinformatori” sapendo di esserlo. Un prezzo alto da pagare per un oggetto editoriale secondo me

  8. ProVersi dice:

    Il Confronto di opinioni autorevoli e accreditate permette di vedere le alternative, soppesarle, e decidere consapevolmente. In ogni caso, usare gli argomenti per confutare gli argomenti: non fomentare lo scontro vergale tra tribù e guru.

  9. .mau. dice:

    @Daniele: “ovvio” per me non lo sarebbe affatto né in un senso né nell’altro.
    Per il resto, ho il sospetto che la maggior parte dei lettori del Fatto non trovi nulla di male ad associare Giulietto Chiesa alla linea del quotidiano.

  10. Andrea dice:

    Entrando nello specifico dell’articolo (articolo, vabbe’…) di Chiesa, la questione sui motivi per cui nessuno si sia preso la briga di fare una foto (o di pubblicarla da qualche parte) è divertentissima :)

  11. Signor Smith dice:

    Giulietto Chiesa ha tutti i diritti di scrivere (e pensare, spero) ciò che meglio crede. Altri, io per esempio, hanno di Giulietto Chiesa, e delle sue tesi, considerazione tale da non poter essere riportata in questa sede.

  12. livia dice:

    Questo Chiesa ha però pubblicato sul suo blog sul sito de Il Fatto… non è stato pubblicato da Il Fatto. Ha la libertà di scrivere qualunque cosa pensi sul suo blog… anche teorie complottiste. Di fatto, dato che l’intelligence israeliana si è rivelata più preparata di quella belga sui recenti attentati di Zaventem, le cose sono due: o le due non comunicano adeguatamente tra loro (e tra i vari problemi europei di certo c’è anche questo) o i Belgi sapevano e non hanno fatto nulla per contrastare gli attentati… (teoria complottista). C’è da dire che noi italiani troviamo illuminanti queste teorie perchè spesso e volentieri le troviamo più logiche e realistiche di quelle che ci spacciano i politici. Prendiamo ad esempio la trattativa Stato-Mafia e il ventennio berlusconiano. Non fosse per alcune (poche) voci fuori dal coro nessuno saprebbe niente di concreto di ciò che avvenne. Ma ha ragione Eco, ancora una volta. Bisogna distinguere e filtrare.

  13. Gabriele dice:

    Secondo me hai scritto qualcosa di veramente importante da editoriale, riuscitissimo, di uno dei primi quotidiani italiani. Il livello è quello , ma nelle giornate buone anzi buonissime. Sappilo!

  14. Marco Fioretti dice:

    Avviso ai naviganti: oggi c’è una postilla di Peter Gomez a quello stesso articolo

  15. Gianni dice:

    Chiaro e condivisibile il commento di Peter Gomez.

  16. Marco Viviani dice:

    Il commento di Gomez è tutt’altro che ” chiaro” e “condivisibile” perché non risponde al penultimo paragrafo del commento di Mantellini, quell’aut-aut che è il cuore della questione: o ti limiti ad essere un deposito di materiale vario in attesa che produca click – e allora non chiamarlo giornalismo – oppure fai giornalismo che vuole dire, praticamente da quando è nato il termine, fare filtro, mediare (appunto). Invece Gomes che parolina adopera? La solita, facile, insopportabile: “censura”. Noi non censuriamo, dice Gomez. E chi gliel’ha mai chiesto? Ma soprattutto: se qualunque tipo di filtro, di discrimine, diventa censura, che differenza ci sarebbe tra il suo sito e qualunque altro, compreso il muro dei bagni dell’autogrill?

  17. Jeremy dice:

    Se non ricordo male, simili problemi di coerenza rispetto a una linea che possiamo chiamare di “decenza” furono sollevati da Dario Bressanini qualche anno fa, quando annunciò la chiusura del proprio spazio sulla piattaforma del Fatto Quotidiano. In particolare, Bressanini sbattè la porta in polemica contro una deriva pseudo-scientifica di molti dei commentatori dei blog, per cui si era sentito francamente come un pesce fuor d’acqua.
    Io credo che il blog di Chiesa sia perfettamente integrato nella linea editoriale del Fatto, che è quella di incarnare la voce “fuori dal coro”, ad ogni costo. Fino a quando scriveva cose accettabili per un certo spettro politico, come i complotti sull’11/9, andava bene. Ora che i suoi deliri sono meno accettabili, parlano di teorie “strampalate”.

  18. Mariano Giusti dice:

    4 ipotesi: i vantaggi derivati dall’alto numero di condivisioni e click continuano a essere sovrastimati da editori e advertiser.

    quando scopriranno che guadagnarsi autorevolezza paga molto di più sul lungo termine, sarà troppo tardi.

  19. Mariano Giusti dice:

    poi per carità, mi viene in mente quella citazione “il fatto che ci governino dei dementi è la prova che siamo in democrazia”, che qui parafraserei in “il fatto che vengano pubblicate scemenze è la prova che c’è la libertà di parola”

  20. Eleanor Rigby dice:

    Roba che neanche Kazzenger!

  21. ghiaccio-nove dice:

    “Sicuramente al 99% tutte dotate di cellulare.”

    Ma come scrive?

  22. Dino Sani dice:

    Quando si legge Chiesa è tutta una questione di….fede

  23. Angelo dice:

    Il “buon” Giulietto su FB controbatte al commento di Gomez:

    https://www.facebook.com/giuliettochiesa/posts/10153904591100269

    Leggo ora la nota polemica di Peter Gomez (direttore del Fatto Quotidiano online , dove si definiscono “strampalati” gl’interrogativi sugli attentati. E si dice che “nessuno qui a Il Fatto Quotidiano” li condivide.
    Si dice anche che non c’è intenzione censoria, in ossequio al “principio liberale”. E si annuncia un’inchiesta giornalistica su “questo tipo di teorie complottistiche”. Sarà certo “interessante”.
    Per quanto mi riguarda posso dire che, a mia volta, ho ripetutamente considerato “strampalate”, per esempio, le pagine del Fatto Quotidiano” che hanno malamente coperto gli eventi di politica estera, specificamente (con rare eccezioni) la guerra in Ucraina. E non solo.
    Inoltre considero “strampalato” il fatto di non porsi gl’interrogativi che io mi pongo (con larghissima compagnia) sugli attentati terroristici, a partire da quello dell’11 Settembre 2001.
    Attendiamo dunque l’inchiesta giornalistica, suggerendo tuttavia di non partire con il titolo “complottista”. Il Fatto Quotidiano è pieno di complotti, tutti i giorni. Nel senso che, lodevolmente, li rivela. Vederlo schierarsi con la lunga serie di coloro che i complotti li orchestrano (e sono infatti proprio costoro — e i loro servi —a usare il termine, spregiativo e ingannevole, di “complottismo”) sarebbe davvero un evento strampalato.

  24. giorgio montanelli dice:

    resta il fatto che le immagini diffuse (da sky o dai belgi?) sono quelle di mosca del 2011

  25. Capodoglio dice:

    http://attivissimo.blogspot.it/2016/03/attentati-di-bruxelles-immagini-bufala.html
    Poche immagini, e da “giornali” di dubbissima reputazione… Gli altri si sono tutti scusati per essere cascati nella trappola. Insomma, Chiesa è un poveretto in cerca di visibilità, un po’ come i vecchi cantanti ai programmi nostalgia. Piacciono solo a pochissimi, agli altri fanno abbastanza pena.

  26. Zoro dice:

    Massimo Mantellini, non vorrei suonare arrogante, ma lei esattamente come Eco, che cita, non ha capito un granche’ dei nuovi media e del rapporto che essi hanno con la carta stampata o con i media tradizionali. La problematica sottintesa al suo articolo e’ quello della Autorevolezza delle fonti, ed i ‘filtri’ di cui parla Eco e che lei approva, non solo non sono possibili ma neppure auspicabili. Lei non ha capito che un modello rigido top-bottom della propagazione dell’informazione non e’ piu’ possibile, e che ogni cittadino semplicemente spuntando una crocetta sul suo cellulare/tablet/pc puo’ ignorare o meno uno dei ‘filtri’ di cui parla a vanvera assieme a Umberto Eco. Mi spiace ma tutto il suo articolo sembra l’opera di un uomo dell’800 che cerca di fare passare un piccione viaggiatore attraverso il filo del telefono. Si ravveda e si aggiorni, che la realta’ delle cose si muove velocemente.

  27. massimo mantellini dice:

    @Zoro grazie mille del commento, ha ragione, la realtà si muove velocemente, infatti molto delle cose che scrive e sulle quali mi illumina sono le stesse che ingenuamente pensavo anch’io una ventina di anni fa

  28. Zoro dice:

    Scusi, ma come fa anche solo a pensare che i quotidiani cartacei debbano dover dedicare 2-10-100 pagine al giorno all’analisi dei siti web? Questo pensiero di Eco e’ aberrante, primo perche’ irrealizzabile e secondo perche’, se vuole un’altra gustosa metafora, e’ come se anziche’ usare un motore di ricerca si preferisse usare le pagine gialle. Le do un paio di notizie: ancora 1, massimo 2 generazioni, ed i quotidiani cartacei come esistono oggi non esisteranno piu’. La carta sara’ buona per approfondimenti e pubblicita’ (forse!). Lei mi da dell’ingenuo, quando io lavoro esattamente su queste tematiche e le vedo confermate giorno dopo giorno. Per carita’ puo’ anche non credermi, pero’ a quel punto puo’ anche rispondermi con una raccomandata A/R anziche’ rispondere nei commenti del suo blog.

  29. Pierluigi Vernetto dice:

    Mantellini ci spieghi lei come mai esiste una sola foto – di pessima risoluzione e pixelata – del massacro del Bataclan, e da essa appare evidente che la scena del crimine e’ stata ampiamente compromessa.

  30. Pierluigi Vernetto dice:

    aggiungerei anche che considero Chiesa un ottimo giornalista, estremamente razionale e lucido, con un curriculum immenso, e che normalmente documenta in modo ossessivo le informazioni che riporta. Poi uno puo’ non abbracciarne l’ideologia, ma non credo si possa dire che Chiesa racconti FANDONIE. Le espressioni di aperto disprezzo che Mantellini usa verso Chiesa non gli (a Mantellini) fanno molto onore. Del resto avevo smesso da molto di leggere questo blog, lo faccio oggi perche’ un amico mi aveva segnalato questo malinconico post.

  31. Isa dice:

    Meravigliosi, i fan di Giulietto Chiesa e quelli che vengono sul tuo blog a scriverti che non ti leggono più. Quando poi sono racchiusi nella stessa persona, la mente vacilla.

  32. Daniele Minotti dice:

    Fatemi capire. C’e’ qualcuno che, seriamente e realmente, siccome un video di Bruxelles si riferiva all’attentato di Mosca e che una foto del Bataclan sarebbe *strana*, allora non e’ morto nessuno, e’ tutta un’invenzione?
    Perche’ mi sembra che di questo si parli.

  33. Pierluigi Vernetto dice:

    cara Isa, non sono un fan di nessuno, appena mi trovo ad avere un cervello e a farmi molte domande sul terrorismo islamico che poi islamico non e’. Invece di attaccare Chiesa per le illazioni numerologiche – che lasciano perplesso anche me – io mi interrogo sui validissimi punti da lui sollevati.

    Daniele Minotti: ma tu te la prendi con Chiesa se i Media Sussidiati hanno fatto passare per “attentato di Bruxelles” un video di 5 anni fa? Quando mai Chiesa ha detto che non e’ morto nessuno?

    Oh ragazzi siete buffi forte, i cospirazionisti siete voi, mica Chiesa. Vi attaccate a tutto pur di non farvi domande.

  34. Daniele Minotti dice:

    @Vernetto
    I media hanno fatto una *belinata* come fanno tante altre volte quando non hanno materiali e c’e’ l’ansia di dare immagini a noi affamati di violenza e splatter.
    Io non ho detto che Chiesa ha negato i morti, ma molti lo fanno, proprio partendo da teorie complottiste come quella di Chiesa (che su quelle teorie ci fa business).
    Quella del *logo*, poi, fa veramente ridere. Fa veramente ridere che qualcuno, seriamente, possa fare un collegamento.

  35. Quale opinione conta - Enrico Giammarco dice:

    […] sulla qualità di quanto pubblicato, su eventuali filtri all’ingresso. Pubblicare post come quello di Giulietto Chiesa, un mix di delirante complottismo che fa acqua da tutte le parti, è accomunato […]

  36. Emanuele dice:

    Marco Viviani, che differenza sostanziale c’è tra la censura e il “fare filtro, mediare”?

    In entrambi i casi si impedisce la pubblicazione di qualcosa che non ci sta bene.

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