Come sappiamo il nostro cervello fa una cosa alla volta. Magari velocemente, ma esegue sempre, nel giro di pochi millesecondi, un processo alla volta. Quindi ha ragione mia moglie quando sostiene che io sono incapace (come tutti i maschi, dice lei) di fare più cose assieme (tipo ascoltare lei mentre sto scrivendo questo pezzo o anche scrivere questo pezzo mentre sto ascoltando lei) ma temo che si tratti di un limite reciproco. Dentro questo finto multitasking la cronologia temporale vince, noi decidiamo la priorità e la nostra sostanza cerebrale fa il resto. Per quello che può, nei tempi che gli sono propri. Mia moglie dice spesso che le mie priorità sono sbagliate.

Internet è uguale: un enorme cervello con un numero gigantesco di task che sono lì in attesa e che noi affrontiamo uno ad uno. Se vi piace la metafora della bacheca potremmo dire che Internet è una bacheca cronologica e la sequenza di atti che compiamo in rete è da sempre nella nostra disponibilità. Scegliamo noi.

Quando una piattaforma di rete, una di quelle che utilizziamo quotidianamente come Facebook, Google o Twitter, ci propone (o ci impone) un algoritmo che seleziona per noi dentro il suo grande cervello, tenta di entrare, più o meno gentilmente, dentro il nostro percorso decisionale. Ottimizza. Ci racconta che quella magia è per noi ma evidentemente non sempre è così. Semplicemente quell’algoritmo, come moltissimi di quelli che è possibile incrociare in rete, perturba le nostre scelte, sostituisce criteri decisionali suoi ai nostri. Ottimizza.

La bacheca cronologica è faticosa ma riserva molte soddisfazioni. Chi ha iniziato a navigare in rete dentro i gruppi di Usenet sa a cosa mi riferisco. Il valore, che pure esiste nascosto dentro profondi anfratti, è ostacolato dal tempo che occorre a noi per scovarlo. Il suo disvelamento reclama un prezzo, di tempo e di spaesamento (perdete dieci minuti per leggere i commenti del blog di Grillo per capire cosa intendo), che non tutti sono disposti a corrispondere.

Per costoro esistono gli algoritmi, una magia scritta in codice che riduce le distanze e le false strade e che ci porta diritti alla meta. L’algoritmo annulla il viaggio: facendo questo ridicolizza il poeta (per il quale come è noto la meta è il viaggio stesso) e mimetizza la meta. Ci dice che quello è davvero il posto dove volevamo andare anche se molto spesso non è così. Per due ragioni. Perché il codice è stupido ed inefficace (lo hanno scritto dei poveri ingegneri del resto) e perché è intrinsecamente malevolo (cioè è stato scritto appositamente per i voleri della piattaforma e non per i nostri). La meta, insomma, quasi mai è la nostra, il viaggio, dal quale avremmo potuto imparare qualcosa invece è stato annullato dalla macchina del tempo scritta in codice.

Il nostro tempo è prezioso e scarso, per questo gli algoritmi non sono certo il male. Sono invece, per ora, incredibilmente primitivi e soprattutto nelle mani sbagliate. Fino a quando tutto questo non cambierà, tutte le volte che sarà possibile, sarà una buona idea dire no, grazie la tua magia non mi interessa. Preferisco perdere tempo e sbagliare, preferisco la bacheca cronologica. Preferisco finire altrove senza averlo programmato prima.

12 commenti a “La bacheca cronologica”

  1. .mau. dice:

    davvero il nostro cervello fa solo una cosa per volta? Ero convinto che l’architettura di Von Neumann fosse un grande limite per simulare davvero un cervello.

  2. massimo mantellini dice:

    Bah per i processi cognitivi della corteccia frontale gli studi neurofisiologici dicono così, poi vattelapesca

  3. Come prepararsi all'inevitabile timeline editoriale | Bicycle Mind dice:

    […] Mantellini: […]

  4. Roberto Re dice:

    “Twitter CEO Jack Dorsey says timeline will stay in real time”

  5. Emanuele dice:

    Spesso quelli che dicono di non avere il tempo di fare ricerche per proprio conto sono gli stessi che perdono giornate a leggere le peggiori sciocchezze che il sistema o i loro contatti gli servono sul piatto.
    Detto questo, rimpiango i bei tempi andati quando i motori di ricerca erano vari e ognuno aveva le sue particolarità.
    Avete qualche motore da suggerirmi per evitare di dover finire sempre su Google, che abbia algoritmi proprietari e una base decente di indirizzi?

  6. Roberto Re dice:

    .mau. dimenticavo , il mio e’ sicuramente monoprocessore e riesco a fare una sola cosa alla volta , da sempre me lo fanno presente le donne di casa e colleghe al lavoro : non riesco a seguirle mentre sto facendo atro … pare che loro ci riescano ? Boh! :)

  7. .mau. dice:

    @Roberto: quello era Zero, per chi si ricorda ancora di Beetle Bailey…

  8. Luciano Giustini dice:

    @mau confermo anch’io che come sai :) sto studiando proprio queste cose. Il multitasking non esiste, è la vecchia storia della metafora mente/computer ma è superata. Il cervello switcha tra un task e l’altro.. Anche molto velocemente.

    @mante grazie per i “poveri ingegneri” !

  9. stefano dice:

    @mante
    ne è così sicuro? Se Facebook si limitasse a una timeline con dentro tutto e in ordine cronologico, avrei eliminato un sacco di amici (magari gente che ‘live’ è di ottima compagnia) per non avere più davanti gattini, cani demmerda, il primo dentino, motivational, ohmadonnasonodepressaTUCHELEGGISAI.
    Invece così l’algoritmo filtra la merda (quello che non clicco, per me lo è, se piacciono i gattini no) e mi lascia dei contenuti che aumentano il mio time on site, senza che io debba manualmente cliccare su ‘smetti di seguire i post di Gino’.
    Il punto è che lei ci sta parecchio sui social, anche per ragioni professionali, la maggior parte della gente no.
    E’ molto meglio andare a fare la spesa al mercato che all’unes sotto casa, ma non tutti hanno il tempo di stare a scegliere la zucca mantovana migliore.

  10. Paolo dice:

    dire no, grazie, preferisco i miei algoritmi.. gli algoritmi di un illuminato :- D

    ma di che parliamo? sempre di algoritmi si tratta, anche se fossero le mani di menti illuminate… (nessuna allusione alla massoneria di Renzi) Algoritmi, punto. E tutto è algoritmo fin da principio, a partire dalla connessione ad una rete

    Ebbene, il cervello non è esattamente così, credo che il parallelo sia di gran lunga fuorviante, e non c’è solo una logica di carattere temporale e men che meno commerciale

  11. Paolo dice:

    Gli studi non dicono: internet è uguale.

    Qual’è ad esempio l’analogo internet per i processi cognitivi umani non veicolati dalla volontà? Come vengono elaborate le informazioni provenienti 24ore dai sensi? E quali sensi?
    Un fattore fondamentale, e fondante, è inanzitutto l’emotività, che non esiste su elaboratori e internet e l’elaborazione tra umani non è affatto uguale, e questo è importante nell’architettura delle reti

    le reti tra umani non sono infatti l’equivalente della rete cerebrale del singolo uomo, vorrei sapere a quali studi fa riferimento l’opinionista.

    così come antropologia e sociologia son la stessa cosa.. o vattelapesca

  12. Fabius dice:

    Credo che le nostre mogli dovrebbero incontrarsi, c’è molto terreno comune.

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