La politica è mediazione. La mediazione fa a pugni con le idee. Le stempera, impone compromessi, inserisce variabili mercantili. Collega argomenti lontanissimi, riunendoli in un unico disegno di scambi ed accordi. La politica è insomma un oggetto alto e imperfetto, pieno di magagne e di trucchetti, di vecchi furboni e giovani cinici col pelo sullo stomaco. Quella politica, se riusciremo ad osservarla col necessario distacco, dovremmo dire che fa schifo. E infatti lo fa. Quella stessa politica osservata da abbastanza vicino mostra accanto a tutti i suoi vizi anche grandi tenacie, impegni eroici, buonafede a carrettate. È un tipico problema irrisolvibile: la politica è schifosa ma anche, talvolta, la forma più alta di confronto democratico.

Eppure su certe questioni le cose potrebero essere più semplici. Per esempio sulle questioni di principio il “ma anche” spesso non dovrebbe essere compreso. Non si può essere questo ma anche quello, a meno di non essere Walter Veltroni che fece un partito pieno di gente shakerata a caso, tenuta assieme da un collante invisibile che vedeva solo lui. Cattolici ma anche vecchi comunisti, democristiani di lungo corso ma anche giovani progressisti: una marmellata di “ma anche” tenuta insieme solo dalla speranza di contare qualcosa, ognuno singolarmente.
Leggetelo il programma elettorale del PD di Veltroni: contiene moltitudini. Una volta eliminate le perifrasi, gli avverbi in eccesso, i sostantivi immaginifici (progresso, riformismo, innovazione, diritti ecc., le keyword standard del centro sinistra) quel progetto conteneva tutto ma anche niente. Un enorme spazio di mediazione fra persone diversissime.

Il vizio paraculo e onirico di Veltroni è rimasto ben saldo dentro le teste di molti politici del centro sinistra. Oggi per esempio Monica Cirinnà, eroica relatrice del DDL sulle Unioni Civili ha prodotto questo tweet che ho dovuto rileggere un paio di volte:




Grande rispetto per la missione del Papa, dice Cirinnà dopo che il Papa si è espresso sulle Unioni Civili con queste parole:


“Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”



Nella logica deprecabile del “ma anche” il politico perfetto ha una parola buona per chiunque, vede spunti di intelligenza ovunque, stima tutti con invidiabile apertura mentale. Anche chi, come il Papa in questo caso, è il principale ostacolo ad un disegno di legge che vorrebbe aggiungere diritti ad alcuni gruppi di cittadini senza toglierne ad altri. E che se andrà bene, nel migliore dei casi, ne aggiungerà molti meno di quanto sarebbe necessario e ovunque accettato.

Esistono forme di mediazione insopportabili. So bene che si tratta di insofferenze variabili e che ognuno di noi ha le proprie. Ma non mi piace la propaganda, così come non mi piace Verdini, o Bruno Vespa, o la retorica del volemose bene che rende i nostri parlamentari fieri nemici in Parlamento ma fratellini siamesi a telecamere spente alla Bouvette.

Fuori da questa intossicazione collettiva Monica Cirinnà avrebbe forse dedicato un tweet al Papa reazionario e antistorico. Oppure sarebbe stata zitta e non avrebbe dichiarato nulla. Come sappiamo la politica si fa anche con i silenzi e gli imbarazzi appena accennati. Ma non si fa con i “ma anche”. Che costano poco e rendono ancora meno. I “ma anche” sono un soldo di latta ovunque, tranne che nel mondo fatato della eterna mediazione politica fra persone tutte uguali.

14 commenti a “La politica del “ma anche””

  1. Brad dice:

    Bel post.

    “Anche chi, come il Papa in questo caso, è il principale ostacolo ad un disegno di legge che vorrebbe aggiungere diritti ad alcuni gruppi di cittadini senza toglierne ad altri”.

    Fa piacere che, ogni tanto, qualcuno lo dica. Lo avevano quasi tutti eletto “amico dei gay”.

    Di fronte ad articoli del genere, invece, – così copiosi sul Corriere, ma non solo -, cadono le braccia:

    http://www.corriere.it/politica/16_gennaio_23/papa-richiamo-unioni-civili-parole-nette-ma-caute-francesco-non-vuole-muro-contro-muro-cd8f8906-c1a1-11e5-b5ee-f9f31615caf8.shtml

  2. Diego Guidi dice:

    che il papa difenda la posizione della chiesa immagino sorprenda lei e pochi altri. che la cirinnà dica “OK il papa ma facciamo come ci pare” mi sembra una posizione civilissima.

  3. Gianni dice:

    ” Facciamo come ci pare ” veramente non ci siamo mai riusciti sulle questioni che coinvolgono la chiesa e continuamo a non riuscirci. Sempre compromessi pieni di ostacoli per rendere difficile ciò che era lo scopo.

  4. malb dice:

    “La politica è mediazione.” La mediazione non si fa sulle idee, ma sui rapporti di forza per come si ritengono reali. Al fine di ottenere il miglior risultato. Nella mia passata attività di sindacalisti è capitato di fare molte mediazioni più o meno buone, ma questo ha ben poco inciso sulle mie idee.
    Niente a che fare con il PD di Veltroni e di chi era con lui che, appunto, si basava sui “ma anche” che sono compromessi di idee.
    Quanto a Monica Cirinnà, mi sembra stia facendo un buon lavoro, con la dovuta tenuta quando il compromesso rischia di diventare un attacco a obiettivi irrinunciabili.

  5. Paolo dice:

    No, la politica del PD non è mediazione, è colonizzazione.

    Mantellini fa finta di pretendere una diversità politica e vuol apparire battagliero, giocando con le pagliuzze (ma anche) e dimenticando evidenti travi negli occhi: è stata proprio la democraticissima Bindi (un pilastro del PD) (e nemmeno Binetti) a cacciare la Concia dal PD
    La stessa Concia disse (è anche su youtube): “Nel PD non c’è democrazia” governano in pochi, un’oligarchia

    Questa immagine della ‘sofferta concessione’, sui diritti civili, dopo la mancia delle 80 euro, comincia ad apparire ridicola anche ai sostenitori più intransigenti

    Paraculi non per sport ma per avidità, non è un dettaglio

  6. Paolo dice:

    Non solo si sa già come andrà a finire e lo aveva già anticipato l’Avvenire sulla ‘svolta’ di Renzi. Una legge già scritta
    D’altra parte Renzi, Letta e Alfano son lì al vertice anche grazie alla gentile intercessione di un cardinale, e così va benissimo anche all’intero partito e ai suoi affari.

    Non si può pretendere altro senza apparire ridicoli. Il senso della sceneggiata dei pro e dei contro è un po’ questo: far bella faccia con tutti, a cattivo gioco. E soprattutto: quando il gioco è ormai stato scritto.

  7. Paolo dice:

    Un ultimo appunto metodologico
    la diretta televisiva (streaming) è una buffonata a prescindere e si pretende l’opposto, per partito preso: la trattativa privata.

    Forse l’errore è proprio nell’estrema polarizzazione, per partito preso

    E non c’è più manifestazione, di piazza (reale o virtuale), che tenga: politica che vince non si cambia, e l’uso privatistico dell’istituzione pubblica è ormai lanciato in corsa (altro che Craxi)

  8. rico dice:

    Il politico è l’unico mestiere che non richiede abilità specifiche.
    Si può dire tutto e poi il suo contrario.
    Solo che almeno il Berlusca aspettava il giorno dopo per contraddirsi.
    Ora i politici lo fanno nella stessa frase o nel tweet successivo.
    Oltre che ipocriti, stanno diventando isterici.

  9. gregor dice:

    Io non generalizzerei, è il tweet di una parlamentare cerchiobottista, la politica è fatta da queste persone, ma non si esaurisce in queste persone.

  10. Umberto dice:

    Caro Paolo, la Concia non mi pare sia stata “cacciata” dalla Bindi anzi a me risulta che sia sempre dentro il PD e che alle ultime elezioni sia anche stata candidata (non eletta). Piuttosto mi chiedo che ci sta a fare ancora nel PD una che definisce ìl suo partito una “oligarchia” senza democrazia. Il mondo politico è grande e variegato e la democraticissima Concia trovererebbe senz’altro là fuori un partito più democatico e aperto del PD se volesse.

  11. Paolo dice:

    E’ molto semplice, e penso tu lo sappia molto bene: con il sistema delle liste la Concia è stata candidata in una certa posizione tale da non permetterle in pratica l’elezione, mentre altri candidati sono stati piazzati in posizioni sicure. Questo è stato deciso da pochi e non è democratico, anzi è la base clientelare. Un modo discretamente sofisticato per buttar fuori qualcuno senza clamore e senza titoloni sui giornali.
    Ma ci sono persone che seguono questi movimenti, sarebbe il mestiere del giornalista. Seguire le ombre

  12. Umberto dice:

    Nessuna cacciata quindi ma solo legittime scelte elettorali, ripeto nessuno la obbliga a rimanere nel PD se si sente discriminata, anche se la cosa a mio parere è ben lontana dalla verità in particolare da quando Renzi è segretario.

  13. Paolo dice:

    Si direbbe proprio di no. A che titolo la Bindi può decidere l’ordine nelle liste e allontanare chi non le garba? Ordinare le liste da Roma è evidentemente un metodo autoritario e incompatibile con la formulazione di una legge per la ‘democrazia interna’. La questione delle liste diverrebbe quindi oltre che una questione di immoralità anche una questione di illegittimità. La legge è quindi una trovata mediatica propagandistica.

    Questo metodo antidemocratico (non mediazione quindi) si riflette poi poi nelle idee e scelte politiche: Bindi e Concia rappresentano idee diverse e cittadini diversi.

    Il fatto poi di far passare qualcosa di immorale come formalmente legittimo non costituisce una svolta politica rispetto a Berlusconi. Ma questo è ormai evidente da tempo

  14. Giulio Mozzi dice:

    Per non fare confusione tra la “famiglia voluta da Dio” e “ogni altro tipo di unione”, bisognerebbe cominciare con l’abolire il matrimonio concordatario.

    Allora i cattolici potrebbero (come fecero a es. i miei nonni, quando lo stato – sarà stata colpa di Porta Pia, che era ancora fresca nella memoria – era più laico di oggi) sposarsi prima in chiesa e poi in municipio, oppure sposarsi solo in chiesa, oppure sposarsi solo in chiesa e realizzare un’unione civile.

    Poi vorrei ricordare che su che cosa intendesse Dio come famiglia, basta leggere la Bibbia. A es. Abramo, essendo sterile sua moglie Sara, per avere un erede mise incinta la serva Agar, che gli generò Ismaele: caso lampante di maternità surrogata (a livello delle conoscenze scientifiche del tempo, com’è ovvio).