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A me la storia del presunto social media manager di Gianni Morandi, vera o falsa che sia, sembra molto rilevante. Raccoglie dentro un solo episodio molti dei temi che ci sfiorano tutti i giorni in rete.

La finzione (la vignetta del cane dietro lo schermo)

Il sospetto (l’approccio dietrologico, le scie chimiche, il senso complessivo estratto da piccoli frammenti)

La propaganda (la rappresentazione simbolica, la captatio benevolentiae, la complessità tecnica che rende tutto semplice e diretto quando è nelle mani del professionista)

La disillusione (il diaframma digitale, ostacolo alla comprensione del mondo in quanto ambiente emettitore di piccoli segni adulterabili, la scomparsa dei punti di riferimento)

La simpatia (il legame digitale basato su variabili sentimentali flebili ma molto coinvolgenti o su relazioni culturali identitarie)


Potrei proseguire a lungo ma mi fermo per dire che la gestione professionale della comunicazione digitale (anche nei suoi tratti di coinvolgimento personale tipici dei social media) è un dato di fatto se non sempre palese ormai in molti casi inevitabile ed accettato, sia in ambito politico che aziendale. I contatti di rete in questi casi mettono in conto (se non sono completamente fuori dal mondo) una quota piccola o grande di adulterazione del messaggio e ne accettano le condizioni, anche talvolta al costo di immaginare relazioni dirette con il soggetto del loro interesse che nei fatti non esistono.

Nel caso di Gianni Morandi questo non può avvenire perché Morandi stesso ha sempre intestato a sé (e lo stesso sta continuando a fare oggi su FB) l’intero peso della relazione con i suoi contatti di rete. Un peso colossale che gli ha generato ulteriore stima da parte di moltissimi. L’eventuale scoperta di una “organizzazione” intermedia, di qualsiasi entità essa sia e qualsiasi siano le sue finalità, una struttura chiamata a mediare una relazione sentimentale tanto forte sarà in grado di generare un disagio fortissimo, l’interruzione inattesa di un matrimonio che ci era sembrato perfetto.

5 commenti a “Morandi e il matrimonio perfetto”

  1. nicola dice:

    Sinceramente i miei neuroni arrancano. Stiamo parlando di un personaggio pubblico famosissimo che instaura relazioni – seppure leggere come un post o una risposta su faccialibro – con i suoi fan, che sono migliaia. Non so se Morandi faccia tutto da solo, non sono affari che mi riguardano, ma sinceramente uno dovrebbe stupirsi, addirittura offendersi, se il Nostro si facesse aiutare da qualcuno? Magari un professionista? Veramente?

  2. luzmic dice:

    OT “Bufera su Gianni Morandi” titola il Corriere… Immagino che siano stati scartati i seguenti titoli generati dal titolatore automatico: “Morandi choc”; “Schiaffo di Lucarelli a Morandi”; “L’ira di Morandi: sono solo io a postare”. Visto? Posso andare a lavorare al Corriere anch’io. Ma probabilmente anche mia figlia di 9 anni.

  3. Pier Luigi Tolardo dice:

    Attendiamoci un sacco di scoop: Il Papa non twitta su Facebook, Renzi non ha mai tweettato nulla, non è il capoufficio stampa del Quirinale che gestisce il profilo del Presidente e così fino a Natale…amen..Nel mio Comune i grillini hanno impegnato il Sindaco per 3 mesi sul punto: chi gestisce il suo profilo Facebook. Tutte le risposte non andavano bene:
    1) Lo gestisce lui , ma allora non ha niente da fare e non fa niente;
    2) Lo gestisce l’addetto stampa: ma allora è una menzogna e noi lo paghiamo per dire una menzogna.
    Allora hanno creato 2 profili del Sindaco ed una pagina ma anche così non va bene…Insomma alla fine il Sindaco ha fatto quel che ha voluto e ha fatto bene…

  4. Signor Smith dice:

    Non so se sono OT… ma la “Pregherò” citata nel messaggio del fan non era un successo di Adriano Celentano? Se questo è il fan appassionato… figuriamoci il resto!

  5. alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 11.11.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro dice:

    […] Mantellini, “Morandi e il matrimonio perfetto”: la gestione professionale della comunicazione digitale (anche nei suoi tratti di coinvolgimento personale tipici dei social media) è un dato di fatto se non sempre palese ormai in molti casi inevitabile ed accettato, sia in ambito politico che aziendale. I contatti di rete in questi casi mettono in conto (se non sono completamente fuori dal mondo) una quota piccola o grande di adulterazione del messaggio e ne accettano le condizioni, anche talvolta al costo di immaginare relazioni dirette con il soggetto del loro interesse che nei fatti non esistono. […]