Questa sera a Che Tempo che fa Umberto Eco presentando il suo nuovo romanzo ne ha recitato una pagina sui luoghi comuni utilizzati dai giornalisti. L’ho ricopiato:

Muro contro muro, il governo annuncia lacrime e sangue, la strada è tutta in salita, Il Quirinale è pronto alla guerra. Craxi spara ad alzo zero, il tempo stringe, non va demonizzato, non c’è spazio per i mal di pancia, siamo con l’acqua alla gola, siamo nell’occhio del ciclone, il politico non dice o afferma con energia ma tuona,e le forze dell’ordine hanno agito con professionalità, occorre salvare capra e cavoli, la stanza dei bottoni, qualcuno scende in campo, nel mirino degli inquirenti, i peggiori giri di valzer, fuori dal tunnel, la frittata è fatta, non ci son santi che tengano, non abbassiamo la guardia, una gramigna difficile da estirpare, il vento gira, la televisione fa la parte del leone e lascia solo le briciole, rimettiamoci in carreggiata, l’indice d’ascolto è stato un tonfo, una dolorosa spina nel fianco, è iniziato il controesodo, chiedere scusa.


Questo invece è un estratto del meraviglioso pezzo che Guido Ceronetti ha pubblicato su Repubblica nel giugno del 2014 intitolato “La lingua è stanca” che la lettura di Eco mi ha fatto venire in mente:


Il contesto globale. In quest’ottica. Si assumano le loro responsabilità. A trecentosessanta gradi. Va focalizzato. La piccola e media impresa. È nel nostro Dna. È calato nei sondaggi. Al minimo storico. Su base annua. Fuori dal tunnel. La locomotiva tira. Giovani e meno giovani. Lo Stato è presente. Si sono chiamati fuori. Un vera chicca. Si sta ancora scavando in cerca di altre vittime. Le sinergie presenti sul territorio. Nel mirino degli inquirenti. La fuga dei cervelli. Vai su WU-WU-WU. Siamo un polo di eccellenza. Subito le riforme. Le soglie di povertà. Spalmati sul territorio. Una gigantesca caccia all’uomo. Le fasce a rischio. La dieta mediterranea. Di tutto e di più. Tutto e il contrario di tutto. Le criticità. Gli uomini-radar. L’emergenza rifiuti. Ci vuole un nuovo soggetto politico. Non abbassare la guardia. La microcriminalità. Non va demonizzato. La stragrande maggioranza. Il colosso mediatico. Il Made in Italy. Pitti Uomo. Poi l’affondo. L’impatto ambientale. Sette chilometri di coda. Incasso record. Pesanti apprezzamenti. Un’Europa che guarda al futuro. Più fondi per la ricerca. È iniziato il controesodo. Stuprata dal branco. Dare un segnale forte. Le sostanze dopanti. Liberalizzare le droghe leggere. Varato il piano. La strada è tutta in salita. Si commenta da sé. Non ho la palla di cristallo. Ci sono luci e ombre. Approcciarsi alle problematiche. Le quote rosa. Bere molta acqua. Gli intrecci mafia-politica. Il presunto assassino. La malasanità. Errore umano. Molta frutta e verdura. A tasso zero. Accetto per il bene del Paese. È un Far West. È un film dell’orrore. L’ospizio-lager. Da lasciare ai giovani. Non arrivano alla fine del mese. Più tecnologia. La stanza dei bottoni. La costituzione più bella del mondo. Sull’orlo dell’abisso. È stato segretato. È stato desegretato. È stato risegretato. Assolutamente sì.



I grassetti sono miei e indicano le frasi uguali nei due elenchi. La lista di Ceronetti è meravigliosa e poetica, specie per “Vai su WU-WU-WU”


Questa è invece la lista della redazione de Il Post.

17 commenti a “Questioni di eco”

  1. Pigi dice:

    Il romanzo di Eco é ambientato nel ’92, quando alcune di quelle di Ceronetti non erano ancora in uso. Credo.

  2. vittorio zucconi dice:

    In qualche modo, un tragico bilancio.

  3. Pigi dice:

    Una vera e propria Santa Barbara.

  4. massimo mantellini dice:

    @vittorio zucconi, è giallo

  5. diamonds dice:

    La stazione dei luoghi comuni e` il capolinea?

    http://archiviostorico.corriere.it/1994/giugno/22/treno_carico_luoghi_comuni_co_0_94062213411.shtml

  6. vittorio zucconi dice:

    Ma niente arriva alla “lingua di legno” del telegiornalismo calcistico, Mante. La magia. Il miracolo. Il baricentro. Lo spolvero. Il fantasista. Il fraseggio. Il talento di Bari Vecchia. Il Faraone. Il millimetrico. Il francesino (magari un cristone di 1.90 gonfio di muscoli). Il gioiellino. Il da rivedere. L’attacco allo spazio. La sassata. La rasoiata. L’esultazione….fino all’ex allenatore ancora commentatore Rai che illustrò la fatica di una squadra per trovare “la chiave di volta” con la quale aprire la porta della difesa avversario. Negli anni ’70, Sergio Lepri, direttore Ansa, pubblicò un manualetto a uso della redazione sportiva con un esilarante finto servizio da una partita, costruito con il collage di frasi fatte sportive: la palla che si insacca nel sette, il portiere che si accartoccia, il centravanti che si fionda, l’attaccante che si proietta, il difensore che torreggia. Alla fine di tutto, “la chiave di volta” del giornalismo da straccioni è sempre la stessa: non ignoranza, non corruzione, non paura, non mediocrità, ma pigrizia.

  7. Joe Belloccio dice:

    Beh però è chiaro che più si entra in un ambito specifico, e il giornalismo calcistico è appunto abbastanza specifico e ristretto come ambito, più emerge prepotente il gergo che ormai, per consuetudine e ripetizione, si è affermato in quell’ambito. Direi che “il portiere che si accartoccia” è meno grave dell’affibbiare a qualsiasi fatto misterioso l’appendice “è giallo”, proprio perché in un caso si parte da un dominio lessicale molto ristretto, che è quello necessario per parlare di quello sport: portieri, tiri, centravanti, ecc. Mentre il secondo esempio è più sciatto perché la frasetta “è giallo” si può applicare a qualsiasi ambito: da un malfunzionamento dello Shuttle, a un omicidio, a una contestazione del superenalotto, a un abuso edilizio, eccetera eccetera

  8. ArgiaSbolenfi dice:

    Manca “La cabina di regia” :-)

  9. Michele dice:

    Vorrei “spezzare una lancia” a favore di Arbasino: e’ lui che ha il primato nella lotta ai luoghi comuni

  10. Emanuele dice:

    E negli altri paesi succede la stessa cosa?

  11. Signor Smith dice:

    Noto con una certa delusione che si va “Fuori dal tunnel”, ma senza aver mai visto “La luce in fondo…” .

    Personalmente trovo ancor più insopportabili i titoli che cominciano con “Io,…” come “Io, evasore pentito”, “Io, sbranato dai cani”, “Io, ricattato dalla mafia”…

  12. esaù dice:

    E poi, nella sua intervista di oggi al Corriere, Eco in un passaggio dice: «messo alla gogna…».

  13. Letizia Mosca dice:

    Italia divisa in due, il bilancio delle vittime, miete vittime , disco verde.

  14. Davide dice:

    “L’Ira di…”

  15. Bic Indolor dice:

    Giochiamo alla lingua di plastica, ne metto un paio anch’io:

    sorvegliato speciale
    tolleranza zero
    tolleranza senza lo zero
    zerozerosette (della procura, del fisco…)
    orco
    una giornata di primavera (quando c’è una giornata mite in inverno)
    è scoppiata l’estate (quando c’è un giorno particolarmente caldo in un giorno non estivo)
    clima autunnale (quando piove in estate)
    temperature invernali (quando fa un po’ più freddo del solito)
    hacker
    iphone/ipad (per definire un qualsiasi dispositivo elettronico che non ha una tastiera fisica)
    writer(s) (imbrattatori di muri e mezzi pubblici)
    -ometro (un qualche indice di rilevanza fiscale)
    discutevo con un amico sul significato esatto dell’aggettivo “solare” riferito ad una persona, mentre non mi sembra abbia avuto particolare successo il “lunare” di Scalfaro relativo a un modello di dichiarazione fiscale troppo complicato.

    Avanti il prossimo.. (oops!)

  16. alex dice:

    “germoglia/cresce la malapianta del …”

    Appena detta da Giannini a Ballarò.

  17. Terrore, paura e raccapriccio | Never mind the bee stings dice:

    […] gara al ribasso che i quotidiani italiani propongono tutti i giorni attraverso titoli colmi di semplificazioni e luoghi comuni, le civette – quelle bacheche mobili che si vedono fuori dalle edicole con il titolo del […]