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Giulio Mozzi (che al riguardo si è un po’ risentito) mi chiede un parere su questo post che ha scritto su Vibrisse riguardo alla campagna #unlibroeunlibro abbastanza in onda sul social network in questi giorni.

Scrive Giulio:


In questa pagina del sito ufficiale della campagna leggo:

Cos’è un ebook? È un libro elettronico, ovvero un contenuto fruibile in formato digitale (Pdf, ePub, mobi) attraverso ereader, tablet o smartphone.

E questo non è vero, o almeno è illusorio: chi compera un ebook compera una licenza d’uso di un contenuto, non un contenuto. Tant’è che se cerca di far usare quel contenuto a qualcun altro, son dolori.

Nella stessa pagina leggo:

Un libro è un libro, indipendente dal supporto.

E anche questo è falso, per la medesima ragione: un libro (di carta) è un oggetto, che io posso possedere e regalare e prestare e rivendere eccetera; un ebook è una licenza d’uso a me destinata (e solo a me: me lo scrivono anche sul colophon, che quella licenza è per Giulio Mozzi e non per altri).


Io credo che nella sostanza – come recita lo slogan della campagna – un libro sia un libro. Più in generale, indipendentemente dal fatto che un libro elettronico sia un libro o non lo sia, se l’IVA sui libri elettronici (o quei pezzi di software che alcuni chiamano libri ma libri non sono) fosse al 4% questo sarebbe una buona cosa.

Detto questo sulle perplessità di Giulio riguardo all’immaterialità dell’acquisto digitale, sul fatto che oggi all’oggetto libro si sia sostituito da una licenza d’uso, tenderei a dire due cose. La prima è che le prerogative di utilizzo (legale o illegale) nel passaggio dalla carta ai bit non sono mutate troppo, anzi se questo è accaduto si sono sbilanciate verso gli utenti. Perché è vero che il libro di carta è mio e ci faccio ciò che voglio fra le varie opzioni a mia disposizione:

posso regalarlo
posso fotocopiarlo (illegale, sopra il 15%)
posso rivenderlo
posso prestarlo

Alcune di queste opzioni legali non sono oggi comprese nelle licenze d’uso dei libri elettronici ma lo dovranno/potranno essere in futuro, se lo vorremo (sul prestito ci sono già alcuni progetti in atto). Ma oltre a questo, passando al lato oscuro del business librario già oggi i formati digitali sono facilmente aggirabili e come tali sostanzialmente “liberabili” o in certi casi interpretabili dentro una idea contemporanea di licenza d’uso (per esempio i social DRM).

Insomma le licenze d’uso degli ebook cancellano il concetto di proprietà legata al supporto dei libri cartacei ma al di là della questione psicologica e di una serie di sempre possibili invasioni di campo (per esempio la possibilità che il detentore dei diritti revochi per qualche ragione la transazione cancellando il file dai nostri lettori) il tema mi sembrerebbe essere quello solito del cambio di contesto ed abitudini. Lo stesso è accaduto con la musica (più volte nell’ultimo decennio) e con la fruizione video.

Che poi, come sostiene Giulio, la campagna che Hagakure ha ideato per l’Associazione Italiana Editori parli ai lettori per sostenere gli interessi degli editori, questo non è né nuovo né strano. Il marketing è paraculo per definizione. In questo caso mi pare possibile che gli interessi di editori e lettori sulla riduzione dell’IVA sui libri possano per una volta viaggiare assieme. Nonostante questo scatenare gli istinti social di molte persone attorno ad un tema condivisibile sorvolando sul nome dei finanziatori (nel sito non ne ho trovato traccia) forse era meglio evitarlo.

23 commenti a “Il marketing nascosto dell’IVA sui libri”

  1. Pier Luigi Tolardo dice:

    Al punto della crisi economica e conseguente crisi di lettori in cui siamo con tutto il rispetto per gli editori di ebook preferirei che il governo Renzi fra un bonus e l’altro tirasse fuori una detrazione anche minima per chi acquista libri non scolastici, anche in formato cartaceo, e soprattutto non aumentasse l’Iva sui libri e sul resto nel 2016 , perche’ questo e’ il rischio concreto e reale, altro che riduzione.

  2. Dino Sani dice:

    Credo che la questione “un libro è un libro” sia posta male. È vero quello che dice da sempre Quintarelli, e qui ribadito da Mantellini, che l’ebook non lo “possediamo” come un libro oggetto cartaceo, ma dovremmo domandarci, da un lato, quando davvero “possediamo” qualcosa di digitale? E dall’altro se nella società dell’accesso e della disponibilitá la proprietà di un bene sia più quella di un tempo, e se non sia una categoria superata. Serve ancora “possedere” beni culturali digitali se ne posso disporre in abbonamento come dove è quando voglio? Non voglio difendere gli editori, e i drm non mi piacciono, ma ho l’impressione che ci sia un pregiudizio un po’ astorico….
    Per il resto l’IVA è altra cosa, e ricade sui consumatori. Abbassarla in un paese dove non si legge affatto dovrebbe essere un obbligo, ma non al 4% ma allo 0%….

  3. Giulio Mozzi dice:

    Grazie, Massimo.

    Dino, scrivi:

    Serve ancora “possedere” beni culturali digitali se ne posso disporre in abbonamento come dove e quando voglio?

    No, se sei sicuro che avrai sempre reddito sufficiente per pagare tutti gli abbonamenti.

    Quello che dico ora è molto rozzo, ma è tanto per dare un’idea: tra comperare un libro (di carta o digitale) e sottoscrivere a es. l’abbonamento proposto in questi giorni da Amazon c’è più o meno la stessa differenza che tra comperare un appartamento e andare in affitto: nel primo caso hai, per così dire, un “debito a termine”; nel secondo caso hai un “debito senza termine”. Nel primo caso, a ogni rata di mutuo che paghi ti “metti in tasca” qualcosa che potrai rivendere (se sarà necessario, se lo vorrai); nel secondo caso, a ogni rata d’affitto che paghi non ti metti in tasca niente.

    Se questo (rozzo) paragone è sbagliato, fàtemi sapere.

  4. mORA dice:

    Intanto

    http://blog.quintarelli.it/2014/11/unlibro%C3%A8unlibro-proprio-proprio-no-aka-arridatece-i-nostri-diritti.html

    poi tu dici che visto che tutte le limitazioni imposte sui libri elettronici sono fatte con tecnologie imbecilli ed aggirabilissime, allora tanto vale sottoscriverle e poi sbattersene con uno scriptino alla portata dell’utonto medio.

    Mi pare un punto di vista Forzista; o forse dovrei dire Renziano.

    Infine ricordo che se è vero che l’IVA sul cartaceo è agevolata, il prezzo non può essere ridotto più del 15% per legge; equiparare l’e-Book al cartaceo, oltre che per dirla con Quintarelli ci espone ad un’infrazione in sede europea (sticazzi pure di quella, no?), significa – e guarda tu, gli editori sono dietro questa iniziativa – che anche lì lo sconto massimo sarà stabilito per legge?

    * * *

    Ho un amico che in vita sua ha viaggiato davvero molto. Un giorno uno gli disse che conosceva il mondo; lui disse che in realtà conosceva alberghi e trasporti di tutti il mondo, ma di tutto il resto ignorava persino i rudimenti.

  5. .mau. dice:

    vabbè, vado a rispondere da Zu :-P

  6. Giuseppe dice:

    il ragionamento che i drm siano aggirabili e che quindi il digitale avvantaggia gli utenti non regge
    vorrei avere diritti e possedere qualche cosa in modo legale, non “all’italiana”

    fintanto che le regole non cambiano, con i libri digitali facciamo un passo indietro

  7. ArgiaSbolenfi dice:

    @Giulio: non è scontato che un acquisto sia preferibile ad un affitto o viceversa, dipende dai vari parametri economici, non è una valutazione banale (nonostante il luogo comune secondo il quale “..con l’affitto non mi rimane niente”).

  8. ArgiaSbolenfi dice:

    Anche il mondo del gaming sta subendo una graduale trasformazione dal supporto fisico di proprietà a varie forme di licenza d’uso e modalità di pagamento che, sarò vecchio, non mi piacciono affatto. La soluzione per quanto mi riguarda è molto semplice: ne faccio a meno.

  9. Dino Sani dice:

    non vorrei sembrare saccente ma Jeremy Rifkin ha descritto questo cambiamento dell’economia già nel 2000 ne L’era dell’accesso…dalla società della proprietà dei beni a quella dell’accesso all’uso degli stessi…. mi sembra che qui siamo ancora al “comprati casa che con l’affitto non ti resta niente”…
    Suvvia sono sicuro che sappiamo fare meglio anche noi!

  10. ArgiaSbolenfi dice:

    Per ovvie questioni di demografia, nei prossimi anni bisognerà smaltire la quantità di beni che le generazioni del baby-boom hanno accumulato, mano a mano che le persone scompariranno.. tonnellate di oggetti in eccesso che ora sono dentro le case, più le case stesse.. il futuro è dei rigattieri? :-)

  11. Daniele Minotti dice:

    Quanta ignoranza sulla legge. E chi la coltiva?

  12. Shylock dice:

    @Argia: il problema non si pone. Non so se hai notato, ma è in atto un leggerissimo travaso di umanità, tra le due sponde del Mediterraneo.

  13. Bruno Anastasi dice:

    chiedo rispettosamente a codesto dotto consesso di utenti di abbassare il livello della discussione anche all’altezza di chi non ha studiato, altrimenti quelli come me hanno difficoltà a seguire … se ho capito bene, si tratta pur sempre di file (cinema, musica, libri etc.) … domanda: se la fibra ottica – o una qualsiasi ineluttabile accelerazione del collegamento a Internet – presto consentirà di spedire 100 film in HD (quindi, figuriamoci quanti CD o quanti e-book) ai 100 e più nominativi di una singola rubrica personale con un unico messaggio mail, qualcuno mi spiega di cosa stiamo parlando?

  14. ArgiaSbolenfi dice:

    @Bruno: è successo con la musica, in poco tempo si scaricano intere discografie, eppure alla gente non fa schifo abbonarsi ai servizi streaming. Comunque sì, anch’io penso che all’aumentare della banda diventi impossibile controllare la diffusione dei contenuti digitali, dopo la prima volta che le eventuali protezioni sono state rimosse.

  15. massimo mantellini dice:

    La questione DRM serve a descrivere un contesto tecnologico, non è una valutazione etica. E siccome il contesto tecnologico poi determina i cambiamenti delle abitudini sociali sarebbe sciocco secondo me non considerarlo laicamente

  16. nicola dice:

    Sarò troppo vecchio, ma io il libro di Mantellini ho duvuto comprarlo due volte. La prima in ebook. Una sofferenza unica. Tante idee e sottolineature e rimandi da fare. (Sì, lo so che si può sottolineare anche con l’ebook reader e fare le note… ma io non mi ci ritrovo.) Poi finalmente la carta.

    Per dire: Ebboklibro di carta

  17. nicola dice:

    E niente, certi simboli wp non li prende.
    Riprovo:

    l’ebook è diverso dal libro di carta.

  18. ArgiaSbolenfi dice:

    C’è poi la questione degli account. Io sono per la separazione degli account anche quando non ci sono problemi di privacy, quindi io ho il mio account Amazon / Apple ecc, mia moglie il suo, idem mio figlio quando sarà grande. Così leggere gli ebook comprati dall’altro diventa problematico se non si toglie la protezione (che è una cosa banale, ma il problema concettuale resta).
    Un libro sta in giro per casa e chi vuole se lo legge.

  19. Dino Sani dice:

    Possiamo discutere quanto vogliamo della bellezza del suono del vinile (che tra l’altro negli USA pare stia superando per vendite il CD morente…), ma tutti poi ascoltiamo musica “prevalentemente” da supporti digitali. Lo stesso sta avvenendo e avverrà definitivamente per i “contenuti” attualmente inseriti in quello che storicamente è stato il “supporto libro”. Io ho casa piena di libri e anche quello di Mantellini è in cartaceo, ma ho rispetto per il libro digitale e vorrei, dato che prossimamente leggeremo (quasi) tutti così, che quel supporto avesse le stesse promozioni statali del supporto cartaceo. Non mi interessa se lì sono in “affitto” e con quello di carta posso accenderci il fuoco o prestarlo. Mi interessa la disponibilità di contenuti culturali a tassazione ridotta (in un paese dove si legge pochissimo come il nostro). E la battaglia va fatta in Europa, ovviamente. Poi discutiamo di drm, di cultura alla spotify e netflix, di contenuti chiusi, ecc. Intanto per i detrattori dell’ebook consiglio il bel libro di Gino Roncaglia “La quarta rivoluzione, sei lezioni sul futuro del libro”, che forse puo’ aiutarci un po’ tutti a ricollocare il nostro amato libro cartaceo nella prospettiva storica corretta. Dove il “libro elettronico” diventa un’evoluzione di una storia millenaria di trasmissione del sapere umano…..

  20. Gabriele dice:

    “La questione DRM serve a descrivere un contesto tecnologico, non è una valutazione etica. E siccome il contesto tecnologico poi determina i cambiamenti delle abitudini sociali sarebbe sciocco secondo me non considerarlo laicamente”.
    A questo punto a casa mia anche il cane si è unito all’applauso.

  21. Vincenzo dice:

    Una domanda collaterale: visto che i libri sono anche il deposito a lungo termine della nostra conoscenza, le biblioteche attuali sono attrezzate a continuare il loro lavoro di conservazione anche con gli eBook? Se ne parliamo solo come oggetti di consumo che durano il tempo del loro transito sullo scaffale non è importante, ma ci sono testi che diventano importanti ben dopo, e che almeno nelle biblioteche nazionali -che io sappia- devono essere depositati (per me non è un gesto inutile).
    Io ho una parte di me che propende per il possesso fisico dell’oggetto libro , ed una parte che zitta zitta legge quasi più comodamente eBook. Attendo che qualcuno faccia sconti per la doppia copia, che per me sarebbe l’ideale: compro il libro che non si sa mai, e scarico a basso costo l’ebook.

  22. paolo tucilio dice:

    Ne scriveva Cory Doctorow un po’ più di 10 anni fa.
    Qui c’è l’ebook al riguardo (è gratis):

    https://play.google.com/store/books/details/Cory_Doctorow_Content?id=Eqi5EvKLO84C&hl=it

  23. FabiuS dice:

    Io francamente non so quanto abbia senso focalizzarsi sul concetto di “proprietà” del libro inteso come oggetto fisico. La domanda che dobbiamo farci è: quando acquistiamo un libro (cartaceo o digitale che sia), noi per cosa paghiamo? Per “possedere” un qualcosa o per “conoscere”, “accedere a” dei contenuti? Secondo me (in linea di massima) è il secondo l’aspetto più importante: io pago il libro per conoscere, per fare un’esperienza su di un qualcosa che l’autore vuole comunicarmi.
    L’essenza di questo acquisto la possiamo definire come un’esperienza, una trasmissione di idee, storie, emozioni ecc… Tutte cose immateriali, “soft”. E’ cosa ben diversa da qualunque altro bene fisico che possiamo acquistare. Carta o bit sono solo un veicolo e valgono ben poco senza il contenuto che è immateriale ma che è ciò che conferisce il vero valore al prodotto.
    Poi sicuramente a seconda del tipo di lettura l’esperienza è diversa e quindi in alcuni casi la fisicità dell’oggetto può essere importante es: questo libro importante e voglio tramandarlo ai miei figli per cui ci tengo ad averlo cartaceo… bisogna vedere poi se i miei figli saranno disposti a leggersi un libro di carta o preferiranno ricomperarselo in versione ebook.