Su Minima&Moralia, il blog di Minimum Fax, il mio editore ha pubblicato il capitolo de La Vista da Qui che riguarda il divario digitale e la scuola. Che è forse il capitolo al quale sono maggiormente affezionato. Dateci una occhiata e fatemi sapere cosa ne pensate:

Scendo dal treno e vado a trovare Cristoforo.[1] Cristoforo è il mago dei numeri, forse la persona che in Italia negli ultimi dieci anni ha guardato più spesso dentro la sfera di cristallo dell’accesso a internet, ne ha osservato i diagrammi e le curve, ha provato a immaginarne le tendenze. A mezzogiorno in punto suono il campanello e lui al citofono mi risponde: «Sei puntuale come la morte». Cristoforo sa cose che né io e né voi sappiamo sui motivi per cui il nostro paese è stabilmente in fondo alle classifiche europee dello sviluppo tecnologico, della banda larga, dell’utilizzo di internet nelle scuole, nelle amministrazioni pubbliche, ovunque.



(continua su Minima&Moralia)

11 commenti a “Il ritardo digitale italiano e la scuola”

  1. Roberto Re dice:

    in estrema sintesi penso:
    – barriere all’ingresso di vario tipo (non ultimo nelle scuole editoria tradizionale);
    – primo principio di inerzia applicato a poltrone e figure professionali che non hanno voglia/stimoli di aggiornarsi.

  2. Andrea Sorbello dice:

    Mante,
    Il capitolo è molto bello e ci ho trovato spunti interessanti (premetto, non da esperto in telecomunicazioni ma da appassionato di politica ed economia).
    In particolare, il passaggio più interessante trovo sia quello in cui sostieni l’importanza dell’intervento dello stato per la posa di cavi da banda larga. Perché lo motivi bene, e spieghi in maniera più efficace di molti altri (anche fautori dell’intervento statale) dove stiano i guadagni e dunque il senso di quell’intervento. Il discorso sulle reti mi ha convinto quindi, soprattutto dove dici “posiamo l’infrastruttura, l’utilizzo verrà da se”. Perché questo stesso ragionamento (che i privati non possono fare, perché per loro il rischio sarebbe elevato) ha funzionato in passato nel caso di reti del tutto diverse, come gasdotti, ferrovie, strade. Non ha senso che non valga per la internet, il cui obiettivo è il medesimo: collegare, connettere. Ti muovo qui però due piccoli appunti, relativi al caso italiano:
    1. Dici giustamente “diamo priorità alla fibra”. Ma oggi, soprattutto nel meridione, c’è un bisogno disperato (sottolineo, disperato) di una rete molto più costosa da realizzare ma altrettanto indispensabile: quella del trasporto pubblico.
    2. Lo stato italiano ha dimostrato in passato – lo ricordi tu stesso, ed è il motivo per cui siamo qui – scarsissima capacità di indirizzare l’avanzamento tecnologico, di regolarlo, di capire in che direzione stava andando. Permettimi una sintesi estrema: per tanti motivi diversi, i nostri governi e la nostra PA hanno da molti anni idee sbagliate – non solo sul digitale, in una molteplicità di settori.
    3. Visti i due punti sopra, mi sembrerebbe un’idea migliore sviluppare il discorso europeo delle reti T-en e della connecting europe facilty. Insistendo perché sia la Commissione a sviluppare dettagliati piani di intervento per le regioni italiane e possibilmente a finanziarli e metterli in pratica. Sarebbe un utilizzo più intelligente degli attuali fondi di coesione e fondi sociali.
    Su tutto quanto riguarda la scuola sono perfettamente d’accordo, e sono consapevole che si tratta di una di quelle rivoluzioni semplice – basterebbero pochi soldi, un po’ di intelligenza, copiare quanto fanno altrove – e per questo da noi quasi impossibili.

  3. diamonds dice:

    Mi piacerebbe trovare scritti da qualche parte i motivi per cui investimenti massicci sulla banda larga avrebbero benefici enormi sull`economia reale di questo paese. Perche` detto in tutta sincerita` a me sfuggono pur considerando internet un dono degli Dei

  4. Signor Smith dice:

    Mi occupo di una Fondazione che si dedica alla promozione culturale e cerchiamo di dedicare ogni risorsa alla formazione ed allo sviluppo in ambito scolastico delle nuove (per noi italiani) tecnologie. Tanto per non fare nomi è in quel posto del cntro Italia dove tua moglie ti porta una settimana all’anno, intorno a Pasqua. Un paio di anni fa ho avuto dei colloqui con i dirigenti scolastici per stimolarli ad immaginare usi dei tablet, o quantomeno degli ebook (si comincia per gradi…). Mi hanno risposto un paio di mesi fa, scusandosi per il ritardo e spiegando che era dovuto alla necessità di aggiornamento professionale da parte dei docenti… ma adesso sono pronti! E mi ha dato il link ad un primo lavoro che hanno avviato. Hanno messo online le stampe PDF di una presentazione in PowerPoint.

  5. Bruno Anastasi dice:

    ho iniziato il libro ieri sera, lo sto divorando, prima di spegnere l’abat-jour ho messo il segno a pagina 45 … il capitolo sul copyright mi ha entusiasmato, durante la lettura sono passato dalle risa isteriche alle lacrime di gioia fino a uno stato depresso/catatonico; poi, quando a pagina 37 ho letto il secondo dei “punti ineludibili”, ho cominciato a mugolare di piacere; rimugino quel concetto da diverso tempo e l’avevo elaborato per mio conto in modo molto elementare: cioè, quando la tecnologia consentirà (uno, due, cinque anni, vedremo) di spedire in un singolo messaggio di posta elettronica 10 film in HD o 100 album in formato wav, come ci regoleremo?

  6. Bruno Anastasi dice:

    finito! straordinario, è il libro dell’anno, da leggere, rileggere e regalare ad amici e persone care … sono ancora in preda alla commozione … ha rimpiazzato nel mio cuore il pur sensazionale “abolire la proprietà intellettuale” di Michele Boldrin e David K. Levine … cercate di diffonderlo, magari qualche sottopancia governativo addetto al progetto della fibra ottica si dà una svegliata …

  7. andrea61 dice:

    Lo Stato non investe in Internet perche’ purtroppo non porta voti o crea posti di lavoro a controllo politico.
    Purtroppo l’italiano medio fa molta fatica a capire l’importanza della Rete e la ritiene l’ultima delle priorità.
    Per capire il livello di miopia, basterebbe vedere in quante scuole si sono costituiti i comitati di genitori per dewifizzare gli ambienti perche’ le onde e.m. fanno venire i tumori al cervello.
    Questo è l’elettorato con cui si deve confrontare qualsiasi politico che decida di destinare risorse ad infrastrutture digitali piuttosto che alla cassa in deroga o ad uno dei tanti carrozzoni statali.

  8. Roberto Cardoso Laynes dice:

    Comprata pochi istanti fa la versione digitale.Mi accingo alla lettura.

  9. massimo mantellini dice:

    Grazie, graditi i commenti

  10. andrea61 dice:

    Finito or ora di leggere il libro.
    Splendido soprattutto per chi come me non è uno specialista.
    Molto denso di spunti di riflessione al punto che so giá di doverlo rileggere più volte per assimilarlo sino in fondo.
    A mio modesto parere dovrebbe essere fatto leggere obbligatoriamente a tutti quelli che conosciamo e che non hanno ancora capito quanto internet stia silenziosamente modellando le nostre esistenze.
    Ho apprezzato la virtù della sintesi dell’autore e forse della sua umiltá che con tanta roba poteva propinarci un mattone da 600. Un’ultima annotazione: appena inizato il libro ho scommesso con me stesso che avrei trovato i pini di Forlì. Ho vinto ! :-)

  11. massimo mantellini dice:

    @andrea61 grazie mille, di cuore. I pini abbattuti ce li ho ancora stabilmente sul gozzo, sì.