C’è un aspetto interessante nell’ultima alzata di scudi della sinistra italiana (non solo lei ovviamente ma perdonate la semplificazione ogni iniziativa censoria nella mia mente provinciale dovrebbe essere incompatibile con i movimenti progressisti e di sinistra molto più che non con quelli di altri schieramenti) contro i siti web che inneggiano all’anoressia. E l’aspetto interessante è quello del ruolo degli intellettuali nell’elaborazione politica. Perché come è noto la rappresentanza politica in Italia ha subito negli ultimi anni una grande trasformazione. Gli schieramenti hanno iniziato ad avvicinarsi ai propri elettori, non solo nei proclami e nelle attenzioni ma anche nella stessa selezione dei candidati e degli eletti. Il risultato, descritto grossolanamente. è che oggi i parlamentari italiani assomigliano molto di più all’italiano medio di qualche lustro fa. Un mix opportuno fra il disprezzo della politica come professione e il gioco identitario di eleggere qualcuno finalmente come noi, cavalcato con sempre maggior convinzione da molti movimenti a partire dalla Lega che per prima ne ha intuito le potenzialità, ha prodotto fenomeni interessanti e spesso cabarettistici come quello di un Paese rappresentato a buon titolo da Scilipoti, Razzi, Salvini, Calderoli (ma anche Carfagna, Mussolini, Carlucci, Sgarbi, Barbareschi ecc). Una varia umanità non solo trascinata dalla notorietà televisiva ma spesso anche da nuovi segni di aderenza alle aspettative degli elettore di eleggere finalmente qualcuno simile a sé.

In questa livellamento verso il basso della classe politica (con tutte le conseguenze anche estetiche che porta) fanno eccezione da sempre gli intellettuali. Non che la logica della loro selezione sia oggi poi così diversa: come insegna il famoso Cencelli veltroniano dei candidati al Parlamento ai tempi della sua segreteria, mix perfettamente calibrato di belle facce, volti TV, esordienti, politici navigati, giovani imprenditori, vecchi imprenditori ecc ecc, la figura dell’intellettuale ha sempre mantenuto la sua centralità. Un intellettuale spaesato fra le proprie fila in Parlamento fa sempre la sua ottima figura, come una polo Fred Perry un po’ lisa e scolorita in mezzo ad un gruppo di usuali e noiose Lacoste inamidate.

Sto divagando, ora cerco di ritornare in tema. La proposta di legge bipartisan Marzano, Binetti, Carfagna ecc per mandare in carcere (oh yes) quanti in rete decidessero di sostenere le bellezze dell’anoressia, non è solo la usuale semplificazione censoria che cerca di bloccare ogni pensiero pericoloso avverso al nostro, un corto circuito logico al quale i nostri parlamentari sono da sempre molto sensibili, ma è anche una idea discutibile nelle sue finalità, indagata in molti Paesi europei ed infine abbandonata. C’è stata insomma a suo tempo una elaborazione intellettuale sul tema, esperti ne hanno discusso, pagine di appunti sono state scritte, proposte di legge sono state immaginate. Nulla che possa essere affrontato oggi da Razzi o Scilipoti: nessuno di noi ovviamente si aspetta finezze del genere, ma pane . questo sì – per gli intellettuali, invito a nozze per le rare e benedette persone di cultura che sono presenti come specie in via di estinzione nel nostro Parlamento.

E insomma arrivo al punto, sapete cosa dice Michela Marzano, parlamentare del PD e prima firmataria della proposta contro i siti ProANA, filosofa morale e politica che insegna a Parigi, scrittrice, saggista ecc (insomma un intellettuale a tutto tondo, non il prodotto usuale della Frattocchie dove grigi quadri a volte diventano famosi statisti con finale di carriera a produrre vino in una bella tenuta in Umbria)?

Marzano dice così:


Io, l’anoressia la ho attraversata. Lo ricordi anche tu, cara Angela, alla fine del tuo articolo. E ho raccontato in Volevo essere una farfalla come, dopo anni di segreti e di silenzio, avessi sentito la necessità e l’urgenza di parlarne. Perché l’anoressia non è una cosa di cui ci si deve vergognare. Non è né una scelta, né un’infamia. L’anoressia è un sintomo. Che porta allo scoperto quello che fa veramente male dentro. La paura, il vuoto, l’abbandono, la violenza, la collera. È un modo per proteggersi da tutto ciò che sfugge al controllo. Anche se a forza di proteggersi si rischia di morire. E per imparare a vivere si deve avere il coraggio di dare un senso a tutta questa sofferenza. Ecco allora che in Volevo essere una farfalla racconto tutti gli anni di psicanalisi che ho dovuto fare per trovare le parole per dire quello che c’era dietro questo sintomo. Tutto il coraggio che c’è voluto per ritrovare il bandolo della matassa. Quell’istante preciso in cui qualcosa si era interrotto. E che prima mi illudevo di poter dimenticare per fare “come se” nulla fosse mai accaduto. Barricandomi dietro ad un pensiero razionale capace, certo, di spiegare tutto, ma in realtà incapace di aprire la porta ai perché e al senso della vita. Se mi permetto di ricordare la mia storia, è perché c’è anche lei dietro questa proposta di legge.



Ora con tutto il rispetto per la malattia, qual è il ruolo degli intellettuali in Parlamento? Proporre leggi su questioni provate sulla propria pelle o provare a radunare – perché i propri colleghi non saprebbero farlo e perché in fondo è questo che noi cittadini ci aspettiamo da loro – tutte le esperienze, le ricerche e le decisioni in merito prese altrove? Farsi indirizzare dalla cultura altrui o accontentarsi dalla propria personale esperienza che diventa misura di tutte le cose? Con ogni stima per le intuizioni della Marzano che derivano da sue dolorose esperienze personali non è questo il ruolo che io mi aspetterei da lei. Anzi in generale penso sarebbe utile l’esatto contrario: che persone che hanno avuto rapporti di stretta vicinanza con temi tanto sensibili stiano il più lontano possibile dalla posizione di chi propone una legge dello Stato in merito.

Incarcerare le opinioni non è mai una buona idea. Anche se le opinioni altrui sono spregevoli ed imbarazzanti, anche se la nostra lettura di quelle opinioni ce le rende intollerabili. E chiunque conosca un po’ la rete e sia minimamente curioso saprà che di simili imbarazzi (per noi) su Internet sarà possibile trovarne parecchi. Io non so se in casi estremi sia utile tentare di allontanare simili pensieri dalle pagine web, come se questo fosse garanzia di salvezza per noi piccoli bambini che non sappiamo salvarci da soli. So però per certo che il ruolo (prezioso) degli intellettuali è quello di sintetizzare la luce del mondo, non di accendere la propria piccola lampadina personale. Per quello basta Scilipoti. O Razzi. O un altro di quegli altri strani personaggi tanto simili a noi che abbiamo mandato a Roma a rappresentarci.

14 commenti a “Gli intellettuali e il Parlamento”

  1. Daniele Minotti dice:

    Va detto che, ultimamente, tra i piddini e i vari Razzi e Scilipoti esiste una sostanziale sintonia.
    Poi, sei puo’ anche scegliere di stare dalla parte dei Vannini. dei Corradini, dei Nicky (nomi da grandi no, eh? – lo so, sono impopolare), ma per andare dove?
    C’e’ una madre colpevole di tutto cio’ e si chiama legge elettorale, quella che ci impedisce di eleggere gente con determinate virtu’.
    E voluta, guarda caso, da un ampio spettro dell’emiciclo, piddi compreso.
    Troppo tardi per lamentarci, peraltro vanamente.

  2. maestrina dalla penna rossa dice:

    Non è mai una buona idea incarcerare le opinioni (cit) e nemmeno la grammatica: “qual è” (troncamento) si scrive senza l’apostrofo, “qual’erano” (elisione) con. E comunque, esperienza personale o meno, l’onorevole Marzano è la più intelletuale di tutti

  3. massimo mantellini dice:

    uno dei miei cavalli di battaglia ;( grazie

  4. Paolo d.a. dice:

    Essì. Non dev’essere facile peraltro sopravvivere nella propria integrità in un parlamento che non esprime una classe dirigente. Tiri le fila di discorsi troppo complicati e non ti capiscono, ti isolano, magari ci butti dentro la tua esperienza personale perché insomma – cavolo – ci sei anche tu. Insomma io solidarizzo con l’intellettuale che boccheggia perché l’acqua in cui sguazzava non solo s’è inquinata ma è anche sempre meno.
    Se i’acqua fosse pulita e a livello, immagino che gli intellettuali si accorgerebbero di quanto lontana è l’agenda politica attuale dal nostro quotidiano. I temi forti di oggi sono la percentuale di sindaci che può essere scudata in un senato non elettivo e – mi sembra conseguente – i siti proAna.

  5. Emanuele dice:

    Quando si è in preda alla disperazione ci si divide in due categorie: quelli che cercano l’uomo forte e quelli che cercano l’intellettuale.

  6. Carolus dice:

    Prima di occuparsi di siti dalla scarsa rilevanza pratica e dall’eccessiva rilevanza mediatica, la nostra classe poco dirigente e molto digerente, dovrebbe osservare quanto viene deformata l’immagine femminile propagandata da nove decimi degli stilisti di moda attuali. Però quella è l’alta moda, il “medinitali”, l’eccellenza italiana, e non si tocca. Quelli fatturano, ci sono amici degli amici degli amici. Ci si limita a chiedere di far sfilare qualche modella un po’ più in carne, per lavarsi la coscienza, in mezzo a centinaia di ragazze che pesano appena qualche etto in più degli abiti che indossano. Chiudo con una battuta di David Letterman: “Settimana della moda a New York. Previsto l’arrivo di centinaia di modelle. Per sfamarle tutte ci vorrà un intero cespo di lattuga”.

  7. Pier Luigi Tolardo dice:

    Michela Marzano ha superato i suoi problemi personale e ne sono davvero felice..Oggi ha dei problemi politici gravi: in lei infatti vivono almeno 2 deputate, una tutti i giorni scrive e lotta contro potenti forze oscurantiste che vorrebbero impedire alle donne e agli uomini di fare quello che vogliono del proprio corpo, del proprio utero, del proprio seme e della propria morte. L’altra deputata che vive in lei vorrebbe mettere in galera non so quante persone per siti, parole, immagini che ritiene pericolose. Le due deputate non appartengono a partiti diversi, correnti dello stesso,partito, no sono una stessa persona…Chi vincerà delle 2 Marzano, anche un diverso sistema elettorale non ci permetterà’ di scegliere….

  8. Nicola dice:

    Stesso motivo per cui mi sentirei a disagio se un ex tossico mettesse mano alla stesura di una legge sulla droga… ci vuole la giusta distanza per valutare pro e contro delle questioni, e chi le ha provate sulla sua pelle non è detto che sia la persona più indicata a parlarne.

  9. diamonds dice:

    Meno male che in parlamento non ci sono ex-tossici..

  10. La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (prima parte) | tarantula dice:

    […] Ma per i “terribili semplificatori” informarsi è una complicazione inutile: “Ci sono passata anch’io”, dice Michela Marzano, e questo basta. La sua parola è definitiva, il suo punto di vista è superiore, perché ci è passata. Cerco di dire una cosa e di essere chiaro. Ho molto rispetto per chi racconta la propria storia e la mette al servizio di chi viene dopo. Credo che certamente la storia di Michela Marzano, il suo racconto della propria anoressia colga pezzi di verità psicologica che nessun clinico e nessun esperto può trovare da solo. Di più: sono convinto che un sapere costruito su un determinato argomento debba comprendere la voce di chi quell’argomento lo vive in prima persona. Penso che quel sapere debba confrontarsi con l’unicità delle storie incarnate, per non cadere nello schematismo e nelle generalizzazioni che oscurano la singolarità dell’esperienza. Mi interessa, insomma, per capire che le storie non sono tutte uguali. E proprio per la medesima ragione, non penso che una singola storia possa diventare regola per tutti. Non ho letto il libro della Marzano sulla sua esperienza, ma recupererò alla prima occasione e non dubito che sia un documento prezioso per comprendere un percorso di radicale rinuncia al cibo, e forse anche per comprendere qualcosa di tutti gli altri. Ma farsi eleggere in parlamento per fare della propria storia una regola per tutti è un’altra cosa. Sulla vicenda scrive Massimo Mantellini: […]

  11. rosario abbatangelo dice:

    Berlusconi: gli italiani sono stupidi ignoranti di seconda media, è a loro che devo parlare.
    E perchè Mantellini, divulgatore del partito al potere (che non dovrebbe controllare direttamente l’informazione pubblica di una Repubblica), è un convinto pinochetiano. Nel metodo e nel merito.
    Ma non è esattamente un dialogo libero e alla pari: l’informazione è formativa, non solo un cibo ma anche la forzatura della formazione del gusto e del disgusto.

  12. rosario abbatangelo dice:

    Orwell santo subito.
    Una volta preso il potere, dominando e distorcendo costantemete l’informazione di massa, l’informazione istituzionale e pubblica, la sinistra diventa il regime dei maiali.
    E i divulgatori di regime, fieri paladini dell’etica civile e democratica (ammesso che esista una tale arma di distruzione di massa), riscoprono per miracolo il cinismo e il relativismo cosmico

  13. rosario abbatangelo dice:

    Gli itellettuali, l’Espresso, il regime e il relativismo cosmico.
    Ad esempio la responsabilità civile dei magistrati che sotto Berlusconi è cosa cattiva e sotto Renzi si trasforma in cosa buona e giusta. Un simile atto di fede può esser solo il sintomo prodromico alla formazione politica dell’Inquisizione, mentre la Repubblica Italiana viene costantemente ridicolizzata e sottomessa.
    L’uso delle parole non è casuale: da Forza Italia a LaRepubblica. “La pace è guerra”, “La libertà è schiavitù”, “L’ignoranza è forza”.

  14. Marco Scettico dice:

    Si può mettere insieme questa battaglia insieme a quell’altra per il cognome materno per avere un’idea piuttosto precisa dell’utilità della Marzano in Parlamento