Dice Lorenzo Guerini, portavoce e vicesegretario del PD, dopo aver apprezzato l’apertura di Grillo e Casaleggio nei confronti della discussione sulla legge elettorale.


“Visti i precedenti con i 5 Stelle, suggeriamo comunque l’adozione dello streaming per eventuali incontri futuri”.



Viene subito da dire: ma ancora? Ancora con questa idiozia dello streaming? Ancora questa aderenza alla finta trasparenza grillina che sembra aver intossicato tutti e che scambia ogni volta l’utilizzo ambiguo degli strumenti di rete con i valori dell’autenticità e della buona fede?

La breve storia del M5S dovrebbe insegnarci che è vero l’esatto contrario ma, niente, al Partito Democratico sembrano non accorgersene.

È la seconda volta che il PD di Matteo Renzi (era accaduto anche a quello precedente ma in quei casi si trattava di una delle molte inadeguatezze di una dirigenza allergica a forme contemporanee di comunicazione) dichiara di voler aderire al peggior populismo grillino. La prima volta lo ha fatto probabilmente per ragioni di sfida, per mostrare al Paese la propria attitudine a scendere disinvoltamente in campo sul terreno dell’avversario (e pazienza se si trattava di un terreno finto e demagogico) ma questa volta è diverso. Questa volta la frase di Guerini è la zappa sui piedi, la dichiarazione volontaria di una propria personale inadeguatezza.

Vogliono discutere la legge elettorale in streaming? Magari anche prendersi un caffè in streaming nell’intevallo fra un incontro e l’altro, perché non vi siano dubbi su quantità e qualità delle relazioni con la controparte? Davvero il PD ha idee del genere? Sono scemi allora. Sono scemi come i grillini innamorati della balla secondo la quale un tizio con un tablet in cima al manico di una scopa è il garante della verità che fluisce direttamente dalla piazza ai computer dei propri potenti controllori, i cittadini, quelli che uno vale uno, quelli che a noi non la si fa.

Se la politica fosse così semplice, se bastasse l’occhio di una telecamera e un flusso audio video verso Internet per darle dignità e compimento allora saremmo a posto. Purtroppo nulla di tutto questo è vero e solo l’elettorato M5S collezionato a colpi di scie chimiche, di rete Internet che salva il mondo e altre amenità può innamorarsi di una idea simile.

Quando il PD invoca lo streaming, racconta ai suoi elettori una di queste due possibili storie, entrambe non troppo edificanti. La prima è quella di un’aderenza becera alla semplificazione ideologica del M5S (la politica come ininterrotto flusso di coscienza fra eletto ed elettore mediata da strumenti tecnologici grossolani e amatoriali); la seconda quella di una idea del confronto politico tutto basato sulla sua virilità mediatica, il sovrastare l’avversario con la propria superiorità comunicativa di fronte all’arena dei telespettatori assetati di sangue.

In entrambi i casi lo streaming è una stupidaggine e il Partito Democratico, se seguirà le indicazioni di Lorenzo Guerini, non ci farà davvero una bella figura.

11 commenti a “Lo streaming del PD: prove di autolesionismo”

  1. ale dice:

    quando mi commenti sul mose, il sindaco e le epurazioni?

    attendo

  2. daniel0 dice:

    Secondo me, avendo capito che l’apertura dei 5 stelle è una pagliacciata* senza nessuna possibilità reale di andare in porto, la decisione di rendere l’incontro pubblico (lo streaming è solo lo strumento) è giusta dal punto di vista politico/strategico.

    *Serve solo a spostare l’attenzione dai problemi attuali del movimento e a cercare di affossare l’italicum (e relativa riforma costituzionale) che dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni potrebbe procedere più speditamente nel suo iter.

  3. riccardo dice:

    concordo parzialmente con daniel0. Il PD non vuole trovare nessuno accordo con il M5S, lo streaming è il modo più efficacie per eliminare qualunque possibilità e impedire al M5S di poter dire: “Ecco, visto? noi ci siamo offerti di partecipare ma loro ci hanno detto di no.”

  4. Pier Luigi Tolardo dice:

    L’idea dello streaming e’ di Renzi, nessuno prenderebbe un’iniziativa del genere senza un preciso input di Renzi. Grillo ha aperto a Renzi perché’ in questo momento la scena e’ tutta del Pd, il Pd fa il governo e anche l’opposizione, Renzi e’ il decisionista ma gli unici che si oppongono sono democratici anche loro, Civati, Mineo, Chiti, il Pd riesce a fare tutte le parti in commedia e non c’ altro per nessuno. Si tratta quindi di una mossa obbligata da parte di Casaleggio almeno dal punto di vista dell’immagine. Se ti allei con Farage almeno con Renzi ci devi parlare. A questo punto però’ decidere di non fare lo streaming può essere solo una richiesta di Grillo, dopo due volte che il Pd lo ha subito ora tocca al Pd chiederò, chi di streaming ferisce…la politica e’ un gioco sempre e comunque di potere, mai un confronto limpido e pulito come vorrebbe, giustamente, Mante!

  5. cla van dice:

    Penso che un post talmente di parte e pieno di sciocchezze come questo raramente l’ho visto… se il blogmaster è favorevole agli accordi nascosti, poi non stia a fare post inutili e ipocriti su tutto quello che non va in italia… e non commento il resto… Una volta mantellini era una persona intelligente e obiettiva, da quando gli è nato l’odio per i 5 stelle è diventato peggio della Boschi…’nuff said…

  6. Giacomo dice:

    No, stavolta il PD ha dato la risposta giusta, Renzi non farà come quell’altro e non andrà all’incontro, Grillo non potrà rifiutare lo streaming, e il trappolone si ritorce contro gli ideatori.

  7. Renato dice:

    Quanto scrive Mantellini è condivisibile, intendo il ragionamento su pseudodemocrazia e pseudotrasparenza. Tuttavia questi ragionamenti sono svolti a prescindere dal contesto. Come i commenti precedenti hanno sottolineato, qui non si tratta del merito dello streaming ma solo di un suo utilizzo “tattico”. La questione di principio in questa occasione mi sembra completamente fuori luogo e fuorviante.
    P.S. (nessuna simpatia per Renzi)

  8. .mau. dice:

    anche secondo me a Renzi dell’incontro con M5S freguntubo, ma pretendere lo streaming è solo un modo per non lasciare l’alibi agli altri.
    Poi è chiaro che lo streaming con la democrazia non ha nulla a che fare :-)

  9. Giorgiot dice:

    L’idiozia dello streaming= trasparenza travalica la politica e arriva nella gestione dei concorsi: l’altro giorno un concorso con migliaia di partecipanti alla Regione Puglia era appunto dato in diretta streaming.

  10. Giuliano dice:

    il fatto che il PD si appropri delle modalita’ comunicative del M5S per apparire contemporaneo non ne cambia la sostanza, che e’ quella di una organizzazione verticistica in cui la differenza di opinioni e’ ritenuta un ostacolo all’esercizio del potere. Piuttosto che concentrarsi su questi tatticismi, sarebbe necessario discutere chi ha dato il mandato per le riforme a Renzi, questione che molti in italia sembrano volutamente ignorare. Per fortuna c’e’ il M5S su cui concentrare le bordate, visto che con SB si fanno gli accordi…

  11. Ivan dice:

    Non vedo quale sia il problema a rendere gli incontri istituzionali, dove si decidono le sorti del paese, piu’ trasparenti.
    Secondo me questo e’ soltanto antigrillsimo a priori.