L’ultima volta che ho assistito ad una partita di calcio dal vivo è stato allo stadio di Cesena moltissimi anni fa. Era una di quelle amichevoli precampionato d’agosto, quando i tifosi sono in vacanza in riviera. Il centravanti della Roma quella sera era Pruzzo. Non ho voglia ora di andare a controllare in quali anni Pruzzo abbia giocato nella Roma ma sono abbastanza certo che fosse un sacco di tempo fa. Da allora, forse qualche anno dopo, sono purtroppo diventato adulto e i tifosi di calcio ho iniziato a non capirli più.

Dai tempi di Pruzzo non capisco come sia possibile accettare di starsene a guardare una partita in piedi su scomodi gradoni in cemento nella nebbia di novembre, ho iniziato a non capire i fumogeni, gli striscioni, le sciarpe e le bandiere. Non capisco le magliette col nome del campione sulla schiena (a meno che a indossarle non sia un bambino di 8 anni). E partendo di lì poi il percorso verso il non capire il calcio è stato tutta discesa.

Non capisco quelli che piangono quando la loro squadra perde, non capisco Jannacci che li prende in giro in una canzone. Non capisco il ritiro precampionato a Moena, non capisco le discussioni del lunedì mattina alla macchinetta del caffé. Trovo curiosa l’eccitazione per il calciomercato, mi sembra ridicolo il Fantacalcio, associo il Subbuteo a Enrico Letta (quindi, insomma). Mi meravigliano le pubblicità con l’uccellino di Del Piero e il cartellone allo stadio di quella che dice “Sposami Alessandro che all’uccellino ci penso io”. Salto a piedi pari le discussioni sugli striscioni razzisti, sui fair play negli stadi, sulle braccia tatuate dei calciatori famosi che diventano tatuaggi simili nelle braccia dei ragazzi. La lista delle mie idiosincrasie verso il calcio potrebbe durare a lungo perché il calcio in Italia (ma anche altrove) è talmente radicato ovunque ed a qualsiasi livello, da risultare del tutto indissociabile dalla società stessa. I riferimenti sono ovunque, evitarli è impossibile. Anche parlare male del calcio è quasi impossibile e chi lo fa scatena barbose reazioni sull’elitarismo intenzionale.

Così ci tengo a sottolineare che tutto questo, ovviamente, è un problema mio: aggravato se possibile dal fatto che a me le partite di calcio, per lo meno quando sono belle, piacciono moltissimo (tutte le altre, quindi il 95% circa, mi annoiano a morte, ma anche questo è un problema mio). E mentre dico questo lo sto dicendo per tentare in qualche maniera di resistere al senso stesso di questo post. Il senso di questo post è che ci sono un numero molto rilevante di ragioni per ignorare il calcio che seppelliscono le ragioni per cui varrebbe forse la pena di seguirlo.

In ogni caso il calcio ha modellato il linguaggio di tutti (quello della politica specialmente), ha riempito i quotidiani di puttanate, ha elevato un sottoinsieme popolare (quella dei calciatori giovani incolti e ricchi) a canone estetico di riferimento per migliaia di altri giovani. Nel tempo ha legittimato, forse non volendolo, tutta la retorica violenta e squadrista degli ultras, anche al netto di infiltrazioni malavitose gradi o piccole. Ai miei occhi il presidente miliardario del grande club e il capo tifoso della sua curva sud pari sono: due facce della stessa medaglia. Non solo perché uno legittima l’esistenza dell’altro ma perché entrambi si oppongono ad una idea di sport come ricreazione che è l’unica ragione per la quale io troverei il circo del pallone plausibile. Entrambi drammatizzano l’evento sportivo per proprie personali ragioni, come se l’assenza di pathos ne svilisse la funzione.

Per questa ragione nessun genitore sano di mente porta il proprio figlio dentro il catino dei violenti in Italia. E questo non solo per i rischi, tutto sommato modesti, di prendersi un bengala in faccia, quanto per la lezione che una simile esperienza rischia di impartire ai pargoli. Io non voglio che mio figlio cresca urlando “chi non salta è…” come un berlusconiano qualsiasi e non vorrei nemmeno che l’estetica dominante di simili luoghi li sfiorasse, i miei figli. Poi certo li sfiorerà o magari li colpirà in pieno ma per quanto possibile vorrei provare a fare in modo che questo non accada.

Per questa ragione, per questa specie di allergia che dura da più di vent’anni ho trovato ributtante la grande discussione mediatica in corso in queste ore su Fiorentina-Napoli, sul capo ultras che nessuno sui quotidiani chiama col suo nome e cognome, senza rendersi conto che chiunque titola Genny la Carogna non sta facendo cronaca ma sta parlando di sé stesso. Così come patetiche e sintomatiche di un mondo sono le strumentalizzazioni politiche di questa o di quella parte; come se il calcio non avesse da anni intossicato tutti, comunisti e democristiani, radicali e socialisti, ordinatamente in fila nella tribuna autorità di questo o quello stadio, per ogni stupida partita che dio manda in terra. Nell’attesa che il tutto sia ciclicamente ricondotto a più miti consigli dal solito giro del calcioscommesse sulla piazza di Singapore o dall’idiota di turno che si è portato la pistola in trasferta.

33 commenti a “DI calcio non dovrei parlare”

  1. eligio de Marinis dice:

    Io invece il pippone pensoso l’ho scritto davvero… http://machittevole.blogspot.com/2014/05/la-coppa-che-scoppia.html

  2. Dino Sani dice:

    Senti questa: la responsabile della comunicazione della lista Tsipras mette sui Social le sue foto in bikini spiegando che ogni mezzo é buono per fare promozione alla sua lista. Poi qualche giornalista chiama i responsabili e questi si inalberano perché vengono contattati solo sul fondoschiena della loro collaboratrice.
    Mi sembra un bel tema per te caro @mante, di quelli dove spesso sai dare delle belle letture….
    Forse una sorta di etica della comunicazione aiuterebbe….

  3. Daniele Minotti dice:

    Ci volevano 5.077 caratteri, spazi inclusi e titolo escluso per dirlo:capirlo? ;-)
    @Sani
    Ma di che parli? ;-)

  4. Dino Sani dice:

    @Minotti http://www.ilpost.it/2014/05/05/tsipras-bikini-bacchiddu/

  5. Stefano dice:

    La faccio semplice. Mi fa incazzare il fatto che la soluzione è semplicissima per risolvere questi problemi. E’ sufficiente un ferreo controllo delle tifoserie attraverso stadi adeguati con posti a sedere numerati. Chi sgarra in galera. Punto. Alla prima porcata la società sta fuori un anno dal campo.
    E’ arrivato il momento di punire: è possibile farlo in Italia?

  6. Aldo dice:

    Quando ero bambino mi fece grande effetto la morte del tifoso in curva per un razzo in un occhio partito dall’altra curva, era il 79:
    http://www.laziowiki.org/wiki/Paparelli_Vincenzo
    Comunque, in generale, nulla di nuovo: Nerone squalifico’ per 10 anni l’anfiteatro di Pompei dopo gli scontri con i tifosi della Nocerina (quindi circa 2000 anni addietro):
    http://it.wikipedia.org/wiki/Zuffa_fra_Pompeiani_e_Nocerini

  7. Gianni dice:

    Condivido tutto, dalla prima all’ultima parola. Per motivi geografici ho fatto le stesse scelte per il basket.

  8. malb dice:

    Credo che oltre a quanto è stato scritto debba essere messo in evidenza anche la relazione simbiotica tra giocatori e cosiddetti ultras, quando sono in campo e quando sono fuori, emerso in questa e in altre occasioni.
    Siamo sicuri che per affrontare il problema basti escludere dallo stadio i tifosi violenti e non anche i giocatori che regolarmente li frequentano e trattano con essi? Io sono per escludere tutti.

  9. Pedro dice:

    Stavolta non sono con te @mante: tutto quanto dici non è figlio del calcio in sè, ma dell’interpretazione Italiana negli ultimi 20 anni. Nulla del genere succede all’estero dove ormai girano i soldi veri (in Italia ormai restano le briciole, senza scomodare Spagna e Inghilterra perfino in Russia e Cina pagano di più calciatori e allenatori) e nonostante questo le famiglie vanno allo stadio insieme. O nella NBA dove non si guadagnano noccioline. Il problema è molto più semplice, banale, noto (e da tempo denunciato apertamente da Fabio Capello a Coverciano facendo incazzare il gotha dei dirigenti della federazione) ed Italiano : rispetto delle regole nullo, controlli zero, potere concesso per volontà del carrozzone agli ultras. Basterebbe VOLERE risolvere il problema. E per farlo bisogna trattare il calcio per quello che è : business. Ma allora bisogna concedere alle società di costruirsi stadi su misura da gestire direttamente e con piena responsabilità, far fallire chi sballa i bilanci, richiedere i dati di club ultras e tifoserie per tirare una riga netta da cui partire con un nuovo corso di tolleranza zero. Se una squadra è in condizioni di fare bene il suo business non ha bisogno di connivenze con ultras o simili che tornerebbero ad avere il ruolo marginale che è giusto abbiano. Ma se invece è più facile avere sponda in curva che nelle istituzioni diventa molto facile sponsorizzare una protesta in curva per far dimettere i allenatore o giocatore di cui ci si vuole liberare. O condizionare l’ambiente per crearsi condizioni e clima favorevole. O usare la curva per diffondere messaggi politici.
    Basterebbe prendere esempio dall’inghilterra, che fino a qualche anno fa aveva qualche problemino, e ora accoglie bambini in stadi senza protezioni. Ma torniamo al questito: ci interessa farlo o no? Sparare sul calcio in generale solo perchè non ti appassiona (che poi è l’unica cosa importante nello sport) è triste e meschino. E contribuire con il solito pippone su quanto fa schifo il mondo del calcio senza proporre soluzioni è il modo migliore per fare si che niente cambi.

  10. Daniele Minotti dice:

    #Siani
    Avevo capito, ma non comprendo la pertinenza con il post a meno che non si metta tutto dentro il calderone etica

  11. Re Doardo dice:

    Non vedo perché le società e i gruppi di delinquenti “ultras” dovrebbero darsi pena, tra poche settimane la profonda indignazione popolare sarà un caro ricordo, come sempre.
    La non-serietà con la quale il dibattito è vivo, oggi, riguarda l’indignazione provocata dalla notizia delle 30.000 magliette in corso di spampa (pare), per i mannequin delle quali si invocherebbe il pugno di ferro: come se essere idioti fosse reato, in Italia (magliette idiote ne sono semprte state esibite, ricordo ad esempio quella del cosiddetto “onorevole” Calderoli). Arrestare gente perché porta una maglietta idiota comporta il dovere di formulare un’accusa capace di reggere, non supercazzole.

  12. Re Doardo dice:

    @Dino Sani, a proposito di supercazzole, sarà anche simpatico e divertente interpretare a proprio piacimento la realtà, ma la faccenda della Bacchiddu è molto triste: ella ha affermato che senza mostrare il culo i giornali non ti cacano, quindi ha mostrato il culo, quindi i giornali ne hanno parlato.
    Questa ragazza ha tutta la mia stima. Ha predetto il risultato e quello si è avverato… anzi, continua ad avverarsi perché la maggior parte dei pennaioli manco ha capito che abboccando ha dimostrato la tesi. Coglioni.

  13. Guido Gonzato dice:

    Da quando ho superato la seconda media, non riesco a capacitarmi che il calcio riesca ad ottenebrare le menti e ad essere l’unico e solo interesse di milioni di italiani adulti.

    Grazie, Mante, mi sento meno solo.

  14. diamonds dice:

    la volta che Bonolis ha provato a riportare il calcio allo spirito originario con un programma in cui l’ironia la faceva da padrona è stata anche l’unica in cui è stato costretto a lasciarle la conduzione dopo poche puntate. Scherzare sul nostro sport nazionale pare ammesso solo all’interno di qualche riserva indiana mentale, e gli integralismi vanno sempre combattuti. Per fortuna, se posso fare una statistica relativa alle future generazioni, intervistando il nipotame ho scoperto che nessuno all’interno delle loro cerchie da al calcio un peso specifico paragonabile a quello di una serata di sana avventura(purtroppo spesso però il mito del pallone è stato sostituito con quello dei chupitos, certo)

  15. Silvio dice:

    E tutta sta pappardella per dire che la discussione mediatica sugl eventi è ributtante?
    Molto meglio Grillo, che con “all’Olimpico il funerale della Repubblica ” è stato più breve e più incisivo.

  16. mORA dice:

    Tenersi lontano dal calcio non risolve il problema, ma evita solo eventuali sintomi…

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/05/06/news/expo_allenta_i_controlli_antimafia_sugli_appalti_bisogna_stringere_i_tempi_per_i_cantieri-85325055/

    … della stessa patologia.

  17. Re Doardo dice:

    Concordo con Silvio: Grillo è stato più breve, più incisivo ed altrettanto inutile.

  18. Dino Sani dice:

    @re doardo. Non commento se la signora dell’ufficio stampa abbia fatto bene o no, ma se utilizzi un metodo “immorale” per attirare l’attenzione su di te (partito) perché poi ti scandalizzi che la stampa venga da te a chiedere proprio di quella cosa?
    Mettiamo pure che questa scelta sia stata intelligente per svelare la pochezza dei media italiani (avevamo bisogno di altre prove?), mi chiedo se poi a quel punto non si poteva restare nel gioco della provocazione, invece di fare gli ipocriti scandalizzati.
    @Daniele Minotti in effetti il legame con il post di @mante è…invisibile. Mi è parso che il post sul calcio del nostro amico blogger sia un pochino arretrato rispetto al sistema calcio italiano, e gli suggerivo argomenti dove invece, solitamente, riesce a dare un contributo migliore. Abbiamo capito che Mante di Grillo e di calcio è meglio che non parli…. Eheheheheh, ovviamente libero di farlo, ma il suo contributo intellettuale è terribilmente condizionato da elementi “extra diegetici”….

  19. mORA dice:

    Oppure ecco l’idea: via il popolino dagli stadi

    http://franceschini.blogautore.repubblica.it/2014/05/05/un-calcio-inglese-agli-ultra/

    solo gentle(wo)men abbienti e compassati.
    Il prossimo passo potrebbe essere vcederlo direttamente e casa…

    Ehi, che idea! Non me la rubate, eh…

  20. Ernesto dice:

    La cosa più triste è sentire il premier commentare i fatti come se si fosse trattato di cose di routine e che frena su giri di vite ed eventuali provvedimenti. Se ne parlerà a fine campionato ha detto. Ovviamente voleva intendere dopo le elezioni.
    Meglio non turbare gli ultras per non consegnarli a Berlusconi o Grillo. Davvero un cuor di leone. E questo sarebbe il leader che cambierà verso all’Italia?

  21. mORA dice:

    @Ernesto

    Sì, da Aahh a Buerk.

  22. Daniele Minotti dice:

    @Siani
    Per me Massimo non sbaglia nelle conclusioni, ma nel mezzo: 5077 caratteri, spazi inclusi, sono onestamente troppi

  23. Luigi Castaldi dice:

    @ Daniele Minotti
    Fatti i cazzi tuoi, non ce n’era neanche uno di troppo.

  24. frank dice:

    comunque, nonostante tutto, e nonostante twitter, per me è sempre bello giocare a calcio con gli amici

  25. stefano z dice:

    Il Subbuteo non si tocca !!!
    ;-)

  26. Armilio dice:

    Razionalizzare il calcio è impossibile. Lo si segue perché lo si segue, punto. In fondo è anche piacevole seguire qualcosa senza chiedersi perché. Tifo una squadra fin da bambino, questa cosa non cambierà, e mi fa piacere.

  27. Paolo d.a. dice:

    Concordo su tutto. Ma siamo troppo razionali. In realtà chi segue davvero il calcio non cerca raziocinio ma una propria via di appartenenza sociale, di riconoscimento. Chi la trova diventa tribù e si adegua alle sue regole. E’ l’estetica eterosessuale per eccellenza, comprensiva di botte teppismo razzismo esclusione.
    Per godere bisogna sopraffare, e a mare tutto il resto.

  28. Antonio dice:

    Proprio ieri ho rivisto “Febbre a 90”
    Che dire? Il film è splendido, il romanzo non so, ma ricordo recensioni entusiaste.
    Tutti sono simpatici e bellissimi.
    Ma il tifo, purtroppo non è quello, almeno non in Italia.

  29. enrico dice:

    Scommetto che chi snobba il calcio con motivazioni sociologiche/estetiche/elitaristiche quando si facevano le squadre per la partitella al campetto era scelto sempre per ultimo (e non era neanche chi portava il pallone)

  30. frank dice:

    :- ) all’oratorio il pallone era del don e il campetto pieno di buche, e si cercava di fare le squadre in modo equilibrato, sia per il divertimento, e sia per una ragione sociologica, la competizione doveva essere alla pari, in fondo le due cose non erano disgiunte, l’etica e il divertimento

    mentre in tutti gli altri campetti improvvisati, alla sera e nel doposcuola le squadre erano decise da chi aveva il pallone, e in base alle amicizie e le affinità

    oggi siamo adulti e il pallone è di una Srl che affitta il campetto attrezzato, con l’erbetta fina fina, e le squadre costruite a sorteggio..

  31. mORA dice:

    @enrico

    Oltre al calcio, ci sono altri sport.

    Io non ho mai giocato a calcio, e mi sono sempre tenuto lontano dagli sport a squadre e quindi dai loro alibi e dalle loro diluizioni.

    Ho iniziato la scherma a sette anni; la scherma non è uno solo uno sport, ma fondamentalmente una scuola in cui devi imparare una cosa: è colpa o merito tuo:

    http://edue.wordpress.com/2005/10/09/colpa-o-merito-tuo/

    E dove impari anche a dire basta, quando capisci che oltre certi livelli non è per te. Anche questo lo puoi trasferire dallo sviluppo alla vita.

  32. frank dice:

    concordo con te mORA, ci sono soprattutto altri sport, e delle peculiarità sia nel gioco di squadra e sia negli sport individuali, io personalmente non mi sono fatto dei preconcetti, mi è piaciuto praticare l’atletica leggera a livello agonistico e sia il judo, ma il gioco di quadra è divertente, bellissimo, sia il calcio che la pallavolo (e ringrazierò sempre l’argentino Julio Velasco, un filosofo)

    certamente mi sono tenuto lontano dalle società calcistiche, dopo averne provata una pessima, e anzi col senno di poi posso solo ringraziarla

  33. mORA dice:

    http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/05/08/news/expo-85539313/

    Mi riferisco a questo

    http://www.mantellini.it/2014/05/05/di-calcio-non-dovrei-parlare/#comment-102776