Poi, entrando nel merito di questa scelta del governo britannico, asserire che “non sembra che gli autori anglosassoni stiano morendo di fame“ è un errore grossolano. Il direttore Giardina infatti è informato male: poche settimane fa, tutti i giornali inglesi, a partire dall’autorevolissimo Telegraph, e anche alcune testate italiane, riportavano la protesta della Musicians Union (MU) – l’associazione che rappresenta ‘giganti’ come Paul McCartney, Mick Jagger e Rod Stewart – scesa in campo per chiedere che il compenso per la creatività sia riconosciuto anche nella patria del pop.



Che la SIAE abbia ghost writer di modesto livello ed il tatto istituzionale dell’elefante in cristalleria si sapeva. Basti citare le recenti castronerie contenute in una spassosa lettera al Corriere firmata Gino Paoli. Non si spiega in altra maniera del resto questa velocissima e rancorosa risposta che l’Associazione degli Editori ha mandato a DDAY in risposta ad un editoriale per la verità assai pacato del suo direttore Gianfranco Giardina. Personalmente la parte che preferisco è “l’autorevolissimo Telegraph” espressione coniata da qualcuno che della stampa inglese ha evidentemente un’idea piuttosto vaga.

35 commenti a “L’autorevolissima SIAE”

  1. nicola dice:

    Gli autori citati, poi, sono notoriamente quelli che non sanno come arrivare a fine mese. Visto che siamo idealmente in Inghilterra: facepalm!

  2. Beppe dice:

    In che senso “idea piuttosto vaga”? Io ci lavoro al Telegraph e mi pare di poter dire che sia uno dei più autorevoli se non il più autorevole. Su cosa basi questa tua affermazione?

  3. Paolo d.a. dice:

    Voi ridete ma accanto ad ingegneri e informatici l’altro giorno a chiedere soldi ai passanti a Trastevere ho visto proprio alcuni autori. Uno ha cercato di sequestrarmi l’ipod comprato in USA perché non ho pagato l’equo compenso. Hanno la barba lunga, le unghie nere, puzzano. E voi ridete.

  4. massimo mantellini dice:

    @Beppe boh potrà anche essere che per un certo tipo di lettore inglese il Telegraph sia come dici uno dei più autorevoli, ma con tutti i molto grossi distinguo del caso (che riguardano tutto il giornalismo in generale fra Italia e UK) sarebbe come se lì qualcuno scrivesse “l’autorevolissimo Il Giornale”

  5. frank dice:

    stai scherzando, il Giornale di Montanelli, Travaglio, Severgnini, Gilioli … Veneziani, Sallusti, Porro (scherzo)

  6. Michele dice:

    Tanto scarso il Telegraph non deve essere, visto che quattro anni fa e’ stato premiato come giornale dell’anno dalla associazione della stampa britannica:

    http://www.pressgazette.co.uk/node/45220

  7. Beppe dice:

    Lungi da me voler iniziare una polemica, oltretutto io lavoro nel settore IT e non come giornalista, ma direi che puoi confrontare il Telegraph con il Corriere:e’ moderatamente borghese e conservatore ed e’ il quotidiano con la maggiore diffusione in UK (broadsheet).
    Sicuramente non ha un padrone in conflitto di interessi, non pubblica foto della moglie separata del capo a seno nudo in prima pagina e ospita firme del calibro di Boris Johnson
    Gli articoli sui rimborsi spese di un paio di anni fa hanno portato alle dimissioni di diversi membri del parlamento e ministri.

    Se poi il tuo punto e’ che tutta la stampa, italiana e inglese, cartacea e digitale, ha perso la sua autorevolezza allora si puo’ discutere di questo ma confrontare il Telegraph con il Giornale e’ proprio sbagliato e superficiale.

  8. Roberto dice:

    spiegatemi bene: il Telegraph non vale nulla. Il Giornale non vale nulla. Ma… aspetta, il Fatto Quotidiano invece é il più grande giornale mai scritto…? Ho indovinato? No, semplicemente é un ragionamento più banale che ideologico.

    Il fatto é semplice: DDAY dice che gli artisti inglesi non muoiono di fame e invece le associazioni degli autori britannici sono sulle barricate da settimane. E’ disinformazione.
    E @Paolo non prenderei in giro noi piccoli autori. Io senza i 300 euro al mese che ricevo da SIAE non riuscirei a pagare l’affitto e poi si che mi vedresti in strada a chiederti l’elemosina.

    Però, ehi, é così cool fare i liberal coi soldi altrui!

  9. frank dice:

    La SIAE, com’è strutturata oggi, è un grave danno sociale ed economico, per la cultura musicale in Italia, la fruizione, l’educazione, il mercato del lavoro e i musicisti stessi.

    Dinosauri, in un mondo rivoluzionato dal web. Il fatto è che questi dinosauri o si evolvono culturalmente o muoiono trascinandosi però dietro tutta l’economia del settore..

    Innanzitutto deve finire il monopolio di un ente privatistico e lobbistico: il calcolo dei compensi su TV e Radio è del tutto strampalato. In altri Stati si paga solo l’iscrizione, non la mazzetta ogni anno..

  10. Davidino dice:

    Esatto Roberto, si sentono avvolti da una figaggine assoluta con i soldi altrui, nel fare i liberal. Ognuno nel proprio piccolo fa quello che può, il compenso per la copia privata esisteva già, esiste in tutta europa e quello che si chiede è di adeguarla agli standard di paesi in cui i device costano di meno che da noi, pensate un po’! Perché andare contro qualcosa che prevede il diretto irroramento del compenso all’autore e non alla Siae? Ma ci si è informati su questo? No perché mi viene qualche dubbio! Un saluto

  11. massimo mantellini dice:

    @Beppe eh lo sapevo che il paragone con Il Giornale era inadeguato, me ne scuso, in ogni caso il Telegraph non è nemmeno il Corriere, è un giornale conservatore a tutto tondo e non è strano che si schieri a favore dei privilegi dell’industria dei contenuti

  12. Dino Sani dice:

    Io pago l’acquisto dell iPad, pago le canzoni che scarico su iTunes, gli ebook che compro, tutti i libri e oggetti che acquisto online. Più pago la connessione 3G.
    Perché dovrei pagare la possibilità, remotissima su questi dispositivi, di duplicare una qualsiasi copia di prodotto con diritto d’autore? Non so neppure come si possa fare sull iPad….
    Quante volte dobbiamo pagare il compenso agli autori?
    Poi che gli autori difendano la SIAE con tutta la massoneria che ci sta dietro e i costi assurdi mi fa pena…. A questo punto costa di meno dare il reddito di cittadinanza di Grillo che tenere in piedi questo baraccone per dare i 300 euro ai vari Roberto.
    La SIAE va eliminata, come l’ordine dei giornalisti e i tanti baracconi costosissimi e inutili che soffocano il nostro paese.
    200 milioni! Un terzo del l’intera europa….siamo proprio il paese più ridicolo del mondo….

  13. mirellaDada dice:

    Il Telegraph non è una testata giornalistica autorevole? Ma secondo quale illustre parere???

    …parlando di cose molto più serie invece, vorrei ricordarvi che

    “Il compenso (l’equo compenso) non deve essere a carico di chi acquista lo smartphone, ma del produttore, che riceve un beneficio dal poter contenere sul proprio supporto un prodotto autorale come una canzone o un film” … cit. Gino Paoli

  14. Paolo d.a. dice:

    Tieniti stretti i tuoi 300 euro Roberto, buon per te. Spero davvero di non vedere anche te per strada, come tutti gli altri. Per fortuna ogni tanto passa a santamaria in trastevere Gino Paoli, che in genere allunga qualche euro quando gli dicono che sono iscritti Siae.

  15. Bardo33 dice:

    Io sono abituato a basare le mie opinioni su fatti e dati concreti.

    Posso dire che l’equo compenso per la copia privata garantisce a circa 300 mila iscritti alle associazioni di categoria la giusta ricompensa e tutela per il loro lavoro!

  16. sergio dice:

    Tante belle parole, ma dovete spiegarmi una cosa: perchè in Italia il prezzo della tecnologia è molto molto più alto di un paese (vedi la Germania) dove la copia privata ammonta a 36€? D’accordo sui discorsi ideali, ma poi la pratica è quella che conta.

  17. mORA dice:

    Siamo ai tempi di Rischiatutto (che infatti pare tornerà): “l’ho sentito in TV”.

    Se la SIAE cita un giornale (Beppe non volermene, ma i giornali da quando hanno tolto il piombo dall’inchiostro non servono più nemmeno a pulire i vetri, qui sul pianeta Terra) per “avvalorare” una tesi direi che sarebbe come chiedere Le Iene nella commissione ministeriale su Stamina.

    @Bardo33
    Il precedente presidente della SIAE ha messo nero su bianco il fatto che

    da una puntuale analisi della struttura pachidermica della SIAE (1400 dipendenti per l’amministrazione di circa 85 mila artisti il 65% dei quali – queste sono parole dello stesso Presidente Assumma – alla fine dell’anno percepisce in ripartizione dei diritti meno di quanto versa all’ente per la quota di iscrizione).

    Dati e fatti concreti.

    Poi, siccome non rubo musica, la pago per ascoltarla.
    Quindi se non ascolto nessuno dei 300.000 iscritti di cui sopra, non voglio dar loro nulla. Esattamente come non pago un equo compenso a tutti gli imbianchini che non mi riverniciano casa.

    A ma pare semplice.

  18. Roberto Carli dice:

    Il compenso per la copia privata non è una tassa che i consumatori dovranno pagare, ma per le multinazionali che producono telefonino o altri supporti digitali. Quindi bisogna ben capire che il compenso non è a carico di chi acquista lo smartphone, ma del produttore.
    Pensiamo solo che in Francia e in Germania l’equo compenso per la copia privata già c’è, è ammonta rispettivamente a 8,00 euro in Francia e 36,00 euro in Germania. Quindi stiamo parlando di una cifra 40 volte superiore a quella italiana. Non bisogna vedere sempre tutto nero, magari potrebbe essere una buona opportunità per i giovani autori !

  19. mORA dice:

    @Roberto Carli

    Quindi se ho capito bene l’aumento dell’IVA dal 20 al 22% le multinazionali che producono i telefonini non l’hanno girato sui clienti che continuano a pagare tutto come prima.

    Ma sai che non c’avevo fatto caso?!

    Grazie!1

  20. simone dice:

    Si sono mossi anche tanti artisti italiani a favore dell’equo compenso.Tra tutte le tasse mi sembra la più equa.

  21. Il Miglio Verde dice:

    @Roberto Carli d’accordo con te!!
    Poi riflettete su questa semplice cosa: tra chi fa musica o fa l’autore in Italia e paga le tasse qui, e chi produce tecnologia all’estero senza pagarle qui, chi scegliereste?
    Giusto così, il compenso per la copia privata va a carico delle multinazionali produttrici di supporti digitali!

  22. frank dice:

    “il compenso per la copia privata” se di copia privata si tratta … e non un generico possesso della memoria o un dispositivo elettronico.

    Non ha basi logiche e giuridiche, è una presa in giro e di sicuro non è equa, o lo è solo sotto effetto di stupefacenti tangenti

    memoria non è uguale a copia privata, quindi non è equità e mi meraviglia che nessun avvocato abbia mai impugnato questa assurdità in sede europea e dove viene regolato il commercio

  23. mORA dice:

    @Il Miglio Verde

    Rifletti su questo: sticazzi della nazionalità di chi fa musica, io ascolto la musica indipendentemente dalla nazionalità di chi la fa.

    Sorprendente, eh?!

    Quindi come dovrebbe essere, secondo te: ascoltare jazz preferendo gli italiani perché il jazz in generale, oppure lo stesso pezzo, è perfettamente sostituibile in quanto suonato sullo stesso spartito?

    Quindi Lucio Caizzi e Woody Allen, essendo entrambi attori, meglio il primo perché italiano? DJ francesco e Grag Lake sono due cantanti, il secondo (ha la panza ed) è inglese, quindi scegliere il primo.

    Così, eh, per capire.

    Oppure basta proprio coi King Crimson perché c’è Arisa.

    Poi, sempre per capire, ancora aspetto che qualcuno mi spieghi come e perché una nuova imposizione fatta a tutti i produttori di un bene non debba essere girata para para ai consumatori.

    Sarà un limite mio.

  24. nicola dice:

    Vogliamo parlare anche del fatto che si dà per scontato l’uso del supporto che si tassa? Perché io a casa sono pieno di supporti con roba personalissima su cui ho pagato una tassa non dovuta. In compenso, se scaricassi un film pirata e lo memorizzassi su un supporto su cui ho pagato la SIAE, in anticipo e a prescindere, sarei un fuorilegge. Sembra ragionevole? Bah…

  25. ArgiaSbolenfi dice:

    qui un’utile lista di artisti da evitare:
    http://www.copiaprivata.it/lista.html

  26. Dino Sani dice:

    E’ avvilente che gli “artisti” debbano vivere con l’elemosina non dovuta di una copia privata che non ha nulla a che vedere con i dispositivi che si vuole tassare. Io artista voglio i miei giusti compensi per ogni brano acquistato o suonato in pubblico. Perché devo essere pagato per il “potenziale” uso, tra l altro da chi ha già pagato più volte per quel brano in altre forme legali?
    E tralasciamo gli sprechi immondi della SIAE, il fatto che la maggior parte degli iscritti non prende un euro e che come sempre i garantiti sono ovviamente i più ricchi….
    Poi quelli che distinguono che la tassa la pagano i produttori o sono proprio ingenui o ci vogliono prendere in giro.

  27. Dino Sani dice:

    Ah grazie @Argia per la lista… Sorrentino è il primo da evitare, al cinema o in tv, o dovunque esprima la sua arroganza. Un essere umano da evitare….

  28. ArgiaSbolenfi dice:

    @Dino: è evidente che per molti artisti che tengono famiglia, l’elemosina è meglio di niente. Per quanto riguarda quelli già straricchi non ho parole. Purtroppo in quella lista ci sono anche persone delle quali avevo una certa stima.

  29. ArgiaSbolenfi dice:

    (ANSA) – MILANO, 5 APR – I militari della Guardia di Finanza di Milano hanno sequestrato la villa, le scuderie, i magazzini e l’autorimessa di Gianna Nannini a Siena in un’inchiesta che ipotizza un’evasione fiscale di circa quattro milioni. (..)

  30. xarface dice:

    Per la precisione, datosi che Gianfranco è un mio amico, Giardina si chiama, appunto, Gianfranco e non Roberto

  31. GGiardina dice:

    Disinformazione è dire che il compenso lo pagano le multinazionali. La legge parla chiaro, il mercato parla chiaro e il parlamento europeo parla chiaro. Pagano i consumatori perché copiano. Il compenso viene prelevato dai produttori perché siae (come chiunque altro) non saprebbe come raccogliere altrimenti i denari. Che in questa storia sono l’unica cosa che conta. Altro che arte e artisti.

  32. ArgiaSbolenfi dice:

    “Pagano i consumatori perché copiano.”
    L’ipocrisia di questa legge sta nel fatto che formalmente si tratta di un compenso per la copia ad uso personale. Infatti quello che si sostiene è che senza equo compenso, uno non potrebbe legalmente rippare un proprio CD o DVD per sentirlo nel proprio iPod o vederlo nella Playstation 3 di famiglia. Dovrebbe ricomprare il disco o il film su iTunes o su PSN. E se vuole il “backup” di un CD deve comprarne un’altra copia. A mio avviso questa è un’assurdità e un consumatore dovrebbe poter fare quello che gli pare *per uso personale* dopo il *primo acquisto a prezzo intero* di un contenuto audio / video.

    Di fatto questa storia è solo una scusa per compensare gli autori dei minori incassi (o dei zero incassi, ha ha) dovuti alla diffusione della copia non autorizzata (tramite p2p o quello che vi pare). Personalmente non tendo a legittimare la copia non autorizzata, ciò nonostante trovo questo meccanismo ipocrita e ingiusto.

  33. ArgiaSbolenfi dice:

    Volevo dire “Personalmente non intendo legittimare la copia non autorizzata”

  34. massimo mantellini dice:

    @xarface, chiedo scusa per l’errore nel nome di Giardina (anche a Giardina stesso), ho corretto

  35. frank dice:

    non ingiustizia ma opportunità..

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/10/diritto-dautore-autori-e-altroconsumo-insieme-per-la-diminuizione-dei-prezzi-del-device/947115/

    (non saprei se è più lo spasso, il rancore o la castroneria)