Certo, non è una novità. Le balle su Internet viaggiano a grande velocità. Anzi per un’evidente eccezione alle leggi della fisica viaggiano a velocità perfino superiore a quella delle notizie vere che viaggiano come è noto alla velocità della luce. Del resto lo diceva già il poeta ben prima di Internet:


Ma una notizia un po’ originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall’arco scocca
vola veloce di bocca in bocca.

E alla stazione successiva
molta più gente di quando partiva
chi mandò un bacio, chi gettò un fiore
chi si prenota per due ore.


Se desiderassimo essere positivi dovremmo dire che Internet ci aiuta a comprendere la complessità delle notizie. A patto che lo vogliamo. Se la complessità delle notizie non ci interessa Internet ci aiuta a diffondere titoli, semplificazioni, inesattezze e puttanate varie ad altissima velocità. Anche qui non ci sono enormi novità. I media che utilizzavamo in passato, abbastanza spesso – è brutto da dire ma è così – facevano lo stesso lavoro pur se con minori fuochi d’artificio. La differenza rispetto ad oggi è che un tempo era assai più difficile accorgersene. Per esempio qualche anno fa trovare ragionamenti e fonti per decodificare la faccenda IMU-Bankitalia evitando sia la spiegazione rassicurante del Governo sia la ridicola strumentalizzazione grillina sarebbe stato assai complesso.

Come molti, qualche giorno fa, sono finito a leggere questo post sulla faccenda di cui molto si parla in questi giorni: quella dell’insegnamento della Storia dell’Arte nella scuola italiana. È una storia da un certo punto di vista esemplare di come vanno le cose con le notizie in rete. Se osservate l’articolo con il distacco del filologo vi accorgerete che, in un modo o nell’altro, contiene tutte le informazioni essenziali. E le informazioni essenziali sono che nella sostanza non è successo niente, che le ore di Storia dell’Arte nelle scuole italiane sono state ridotte dal Ministro Gelmini 5 anni fa e che da allora tutto è rimasto più o meno uguale.

Se invece siete interessati a mandare un bacio o gettare un fiore alla cultura umanistica del Paese che sta scomparendo, in quel medesimo post potrete fermarvi al titolo:


“Abolita la storia del’arte in Italia”



O leggere solo le prime righe:


Mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di vivere in uno stato disattento, cieco, gretto, ignorante e poco lungimirante. Mi vergogno di vivere in uno stato che dimentica le sue radici e la sua cultura. Già la cultura, figlia dell’arte e della storia di questo paese, ve la ricordate vero l’Arte? Quella con la A maiuscola quella di cui l’Italia detiene il sessanta percento dei beni culturali del mondo (60%). Avete letto bene… del mondo!
Mi vergogno di vivere in un paese che non studia la storia dell’Arte nelle proprie scuole.



A questo punto sarete pronti per esercitare la vostra giusta indignazione mettendo un like di impulso (il post in questo momento ne ha oltre 300mila) dando il vostro contributo al circolo vizioso digitale della grande semplificazione. Che ripeto, è una macchina vecchia e conosciuta sulla quale oggi, a differenza di un tempo, è possibile salire in tanti. Se una volta simili fenomeni seguivano intenzioni sotterranee ma preordinate, oggi la fabbrica dei like, dell’indignazione volatile e delle puttanate senza senso, è sovente ondivaga e spontanea. Certo è ugualmente possibile provare ad indirizzarla, a patto che noi trecentomila si decida di acconsentire.

25 commenti a “Bocca di Rosa in rete”

  1. Pinellus dice:

    Tempo fa avevo coniato questo acronimo: EISW
    Eternamente Indignati Solo sul Web.
    Potrebbe essere un corollario a alle Bocche di Rosa :-)

    http://www.pinellus.it/2012/07/eisw-eternamente-indignati-solo-sul-web.html

  2. zioluc dice:

    Non mi pare però un buon esempio di “balla” che si diffonde in rete.

    Leggendo l’articolo linkato si evince che la storia dell’arte è stata fortemente tagliata dalla Gelmini e che da allora i tentativi di ridarle spazio sono stati bocciati (l’ultima a fine ottobre scorso). Quindi, se è vero che i toni dei post di facebook sono purtroppo i soliti superficiali, emotivi ed allarmistici, non sono però né del tutto falsi, né inattuali (non è che si debba scrivere solo di avvenimenti del giorno prima eh) né ingiustificati.

  3. luzmic dice:

    Senza contare che a occhio il dato del “sessanta percento dei beni culturali del mondo” mi sembra scientifico come quell’altro secondo cui “i neri hanno il ritmo nel sangue”.

  4. Luigi dice:

    Io avrei avuto piacere di leggere qualcosa di “pacato” e “informativo” sulla questione IMU-Bankitalia ma francamente non sono riuscito a trovare in rete qualcosa di questo tipo. Confesso di essere stato forse un po’ pigro. Diciamo però che questo tipo di interventi non si fanno trovare facilmente in rete.
    P.S. Se qualcuno ha da suggerire un link in merito è ancora ben accetto.

  5. diamonds dice:

    con tutto il rispetto per le persone e invece pensando ai ruoli che ricoprono e,sempre tenendo presente che gli ultimi governanti sono e sono stati droni antropomorfi incarnati,cosa bisognava aspettarsi?

  6. Egine dice:

    Mi piace la parte dei ” like d’impulso” e’ vero partono facilmente forse dovremmo immaginare
    di dire ‘mi piaci’ a una ragazza/o di cui tutti
    dicono meraviglie ma che non abbiamo mai
    visto

  7. frank dice:

    C’è una furbizia. Solo oggi vien chiamato ‘decreto IMU-Bankitalia’ perchè quello sarebbe passato come ‘decreto IMU’: il Governo rassicura su qualcosa che ha fatto di nascosto. Questo senno di poi è una ridicola strumentalizzazione.
    In questo caso è vero che i grillini hanno aperto il parlamento come una scatoletta, ma è anche vero che il contesto informativo italiano è particolare e in larghissima parte mediato dagli stessi partiti. Il ruolo e la centralità della televisione, degli approfondimenti politici

    non è tanto la velocità, quanto l’accessibilità in relazione alla formazione culturale. Chi conosce i polli sa anche dove andare a cercare informazioni attendibili.

    E poi ancora peggio, seguendo il tuo ragionamento, Massimo: se il cittadino ha più strumenti per informarsi e prevenire e protestare prima (come in Francia) perchè decide per un ancora più nocivo laissez-faire? Questa è antipolitica

    Qui stiamo parlando di democrazia, e quali strumenti reali e consentiti ad un’opposizione. Se l’opposizione dev’esser governativa o ‘sciolta’ o ‘mischiata’ come consigliava Letta: qual’è l’idea di democrazia?

    Concretamente l’unico strumento che ha un’opposizione, quando viene blindato un decreto è l’ostruzionismo e che è possibile solo alla Camera dei Deputati, quindi quella dei grilli è stata una strategia impeccabile, da vera opposizione, e non una novità: i piddini conoscono bene queste procedure.
    Tutto questo fino all’illegittimità della ‘ghigliottina’ e alla conseguente rissa

    ma non è un po’ riduttivo continuare con ‘grillini’ e ‘piddini’? non so quanto sia utile per la democrazia italiana lo sport del calcio.

  8. Domiziano Galia dice:

    Ieri due cose prossime mi hanno colpito:

    1. L’affermazione, evidente se vogliamo, di Giuseppe Granieri che, per coltivare dei giovani lettori dodicenni, sarebbe forse più utile proporre loro, a scuola proprio, un Harry Potter piuttosto che un Ariosto: farli insomma prima innamorare della lettura e poi dopo affrontare il tema dei contenuti. Insomma, dare internet uno e farglici giocare, non fargli un anno di corso teorico su teoria delle reti, ARPAnet e Mosaic. Tutte cose nobili e interessanti, ma ci capiamo.

    2. Mi sono imbattuto in un libro di tecnica per le terze medie, pieno di disegni e spiegazioni dettagliate su centrali termonucleari, motori a scoppio ed altre, conoscenze che nessuno degli adulti che conosco possiede. Ora, il dibattito su cosa sia importante studiare, e perché, è ampio e complesso. Ma anzitutto respingerò senza troppa cura, e con un poco di sdegno, la replica che se non gli fai vedere il disegno di una centrale non diventeranno mai ingegneri e in italia abbiamo bisogno di ingegneri, internet, impresa, inglese, iPhone e tutte le sciagurate i delle gestioni Moratti/Gelmini. Secondo, se magari, invece di riempirgli la testa di nozioni, con tutto il rispetto, del cazzo (conosco e adoro la fisica, per cui mi sento titolato a dirlo), provassimo un pochino a coltivare la loro anima con attività umanistiche con le quali giocare, mettersi alla prova, scoprirsi, meravigliarsi, sarebbe una buona cosa ecco. Che poi magari di fronte alla girandola della complessità umana gli potrebbe pure venire voglia di capirne il perché e percome e iscriversi a ingegneria o fisica, vuoi mai.

  9. frank dice:

    Sui like son d’accordo con te Massimo, facebook non mi ha mai ispirato, l’ho sempre trovato un giocattolo. Twitter sta perdendo utenti. Osservando l’ascesa e il declino di alcuni social, come Myspace, assomigliano a delle mode, esattamente come i vestiti.

    Ma non confonderei, non userei l’argomento come clava di partito (persino Bakitalia ha ammesso che è un regalo), non si può accogliere i movimenti quando sono utili al partito d’opposizione e condannarli quando questo partito va al governo e governa esattamente come il partito autoritario a cui faceva opposizione…

    Però devo ammettere che il periodo d’oro di myspace mi è piaciuto, ho conosciuto diversi musicisti e mi ha permesso alcune interessanti collaborazioni lavorative ed artistiche. Almeno per me è stato uno strumento utile.

  10. luciano pontiroli dice:

    A chi interessa, segnalo che da alcuni giorni è in corso una discussione – apiù puntate – a proposito di Bankitalia su noisefromAmerika

  11. claud bohm dice:

    sulla questione Imu- Bankitalia vedi:

    http://in-rete.com.unita.it/politica/2014/02/02/le-balle-di-grillo-su-bankitalia/

    http://www.huffingtonpost.it/michele-di-salvo/le-balle-di-grillo-su-bankitalia_b_4704197.html

  12. Marzio Anco dice:

    C’è anche da dire che da giovani il cervello è più capace di apprendere. Quindi magari il momento giusto per farti vedere il disegno di una centrale nucleare e spiegarti come funziona è proprio da giovane (tipo alle medie), piuttosto che a trent’anni, quando hai altro per la testa e senti che nessuno ti può “obbligare” a studiare qualcosa.

    Se alle medie insegni usando Harry Potter come metodo di studio, poi – chissà – magari forgi della gente che si aspetta che qualsiasi tipo di apprendimento sia piacevole. Ma la vita è davvero così? Saranno tutti disposti (nelle università, nei luoghi di lavoro) a rendere le cose superpiacevoli e superfacili? Oppure nella vita bisogna sforzarsi, affrontare ciò che non si capisce e confrontarsi, strappando pezzetti di sapere, conquistandosi quello che si impara, invece di riceverlo già predigerito in formato “Harry Potter”? E se non impari lo sforzo a dodici-quindici anni, quando il cervello è al massimo, quando lo impari, a quaranta?

  13. Marzio Anco dice:

    Piuttosto che un “A scuola ti insegno Harry Potter, poi se hai tempo libero a casa tua ti potrai leggere Manzoni”, preferisco: “A scuola ti insegno Manzoni, poi se hai tempo libero, a casa tua ti potrai leggere Harry Potter” (che tra l’altro è anche un po’ più probabile che accada, no?)

  14. diamonds dice:

    Si,ma i classici,salvo debite eccezioni,hanno il piccolo problema di non essere molto appassionanti. Spesso sono anzi,se mi passate il termine “mortiferi”. Poi certo,sono molto ben scritti,ci raccontano cosa siamo stati e hanno un tessuto organico complesso bla bla bla(ovviamente non sto parlando dei classici greci e latini,che sono quasi sempre lucenti,e mai bolsi)

  15. Marzio Anco dice:

    Hai ragione Diamonds, però considera questo: già coi classici obbligatori a scuola, poi va a finire che ti ritrovi il 25% del Parlamento che parla di sirene, microchip, boia chi molla e cure di santoni miracolosi.
    Se togli anche l’obbligatorietà dei classici, e lasci fare al “mercato” (sì, Harry Potter è un frutto del mercato) che succederà? Tu te lo vedi il tizio dei microchip che, studente delle medie, non avendo i classici come obbligatori si mette lo stesso a studiarsi Petrarca o Il Principe? Io me lo immagino di più a passare tutto il pomeriggio sulla playstation. O a vedere “Il Gladiatore” per poi pensare di sapere tutto sull’antica Roma.

  16. gregor dice:

    UNESCU oltre 900 siti, 50 quelli Italiani. Fa proprio il 60%

  17. gregor dice:

    Se prendiamo l’UNESCU oltre 900 siti, 50 quelli Italiani. Fa proprio il 60%

  18. frank dice:

    @claud bohm

    è interessante la storia della sirena, del microchip emozionale del santone miracoloso

    leggiamo quindi con attenzione l’articolo di Michele di Salvo ‘esperto di comunicazione politica’

    [..] Tuttavia l’attuale assetto proprietario non è soddisfacente, e lasciava a molti la possibilità di pensare che i grandi gruppi bancari possano esercitare qualche influenza sulle decisioni della Banca centrale, che deve invece restare indipendente.

    ricapitoliamo: il governo Letta non è soddisfatto e mette le mani sulla banca per cambiare gli assetti proprietari perchè: “lasciava a molti la possibilità di pensare che”

    però..

    non competenze in economia, ma competenze in psicologia (propaganda?)

    [..] Naturalmente, se fosse lo Stato a comprare le azioni oggi in mano alle banche, ci vorrebbe una copertura finanziaria di svariati miliardi, da togliere ad altre voci di spesa pubblica o da ottenere con un aumento delle tasse.

    [..] A quanto ammonta, prima della riforma, il capitale della Banca d’Italia?
    A 156 mila euro, la cifra stabilita nel 1936 e mai aggiornata.

    “se fosse lo Stato a comprare le azioni oggi in mano alle banche, ci vorrebbe una copertura finanziaria di svariati miliardi” = 156 mila euro.

    “Dato che la Banca d’Italia è un investimento assolutamente privo di rischio, è altamente probabile che il tasso di rendimento accettabile dal mercato sia molto inferiore al 6 per cento.”

    assolutamente = monopolio naturale (leggere ‘Gestione dei monopoli naturali’, quasi sempre statale)

    c’è poi un grande equivoco, preconcettuale ed ideologico, che vuol ‘privato = indipendente’. E questo è falso.

    lo Stato può non solo rilevare le quote, ma contare sulla rivalutazione e sul rendimento del 6%..

  19. Giulia V. dice:

    Assolutamente giuste le osservazioni dell’articolo.
    Mea culpa.
    A volte si attinge alle notizie con troppa superficialità, correndo il rischio di travisarle, altre volte furbescamente l’intento è proprio questo.
    La terza via è approfondire, con cura, diligenza, mente libera,
    tempo e pazienza.
    Mi sembra giusto.

  20. diamonds dice:

    non lo so Marzio.L’unica cosa certa è che il problema dello status quo non è una piccola sbavatura in un quadro armonioso.Bisogna incartarsi e/o sparigliare le carte

  21. Claud Bohm dice:

    @ Frank: se il capitale iniziale è di 156mila euro e le riserve sono 15 miliardi non credo proprio che la puoi acquistare per 156mila euro

  22. Claud Bohm dice:

    @ Frank: a proposito di competenze, un “professore associato di discipline economiche” qualche competenza in economia dovrebbe averla

  23. frank dice:

    @bohm

    ma come si fa a rispondere alle balle di Grillo con altre balle più grandi?

    l’Italia ricomprerebbe le quote, non le riserve.

  24. Claud Bohm dice:

    @ Frank: ma quali balle!? lo dice la stessa Banca d’Italia:
    Si è arrivati a stimare il valore delle quote attraverso un calcolo
    complesso e con la consulenza di esperti nazionali e internazionali da 5 a 7,5 miliardi di euro; cfr. il documento Aggiornamento del valore delle quote di capitale della Banca d’Italia
    http://www.bancaditalia.it/media/notizie/aggiornam_quote_capitale_BdI/Valore_quote_capitale_BI.pdf

  25. frank dice:

    @bohm

    “se il capitale iniziale è di 156mila euro e le riserve sono 15 miliardi non credo proprio che la puoi acquistare per 156mila euro”
    Quindi non credo proprio che per 7,5 miliardi puoi acquistare riserve da 15 miliardi… O ci sei o ci fai.

    Ma non si tratta solo di rivalutazione… il governo, per decreto, sta agendo contemporaneamente sulla proprietà delle banche. Per decreto. Lo Stato -obbliga- le banche a vendere quote (..diritto d’esproprio, giusto?) Quindi per decreto lo Stato può anche decidere, prima della nuova stima, di riprendersi le quote per 156 mila euro (valutazione dicembre 2013) e poi rivalutarle attraverso un calcolo complesso e con la consulenza di esperti nazionali e internazionali. Sempre per decreto.

    Quindi lo Stato rischia di ricomprarsi le quote: finanziando di fatto le banche, è un finanziamento mascherato. Ma perchè mai lo Stato per decreto dovrebbe sempre favorire banche private o, ancora peggio, banche estere? Uno Stato già appesantito dal debito sovrano e in una situazione sociale così drammatica:

    “Naturalmente, se fosse lo Stato a comprare le azioni oggi in mano alle banche, ci vorrebbe una copertura finanziaria di svariati miliardi, da togliere ad altre voci di spesa pubblica o da ottenere con un aumento delle tasse.” sottolinea Michele di Salvo ‘esperto di comunicazione politica’

    Perchè dietro quel decreto, e in quell’articolo dell’Huffington post (poi ripreso dall’Unità), c’è una visione ideologicamente antistatalista, e fondamentalista. E purtroppo la propaganda non aiuta ad ‘uscire dalla crisi’

    Nel rispondere ad un’economista che stimava in “450 milioni” il regalo alle banche: Giannini di LaRepubblica sottolinea che è ‘un regalo piccolo’. (prima serata TV)

    che buffo..
    è quasi la somma che Letta ha raccolto nel Golfo: 500 milioni. ‘Un regalo piccolo’

    o il prezzo del rifinanziamento della cassa integrazione. ‘Un regalo piccolo’

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