Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Così questa settimana abbiamo imparato che si può scrivere un tweet idiota prima di imbarcarsi a Londra per un lungo volo, diventare il bersaglio di una rapidissima conversazione in rete nelle ore successive mentre quell’aereo sta sorvolando l’Europa e l’Africa e trovarsi infine licenziati per quel tweet al momento dell’atterraggio.

Fra le tutele dell’Articolo 18 dello statuto dei lavoratori italiano e le prassi sbrigative sul licenziamento che vigono nei paesi anglosassoni, c’è una distanza maggiore di quella coperta da un volo intercontinentale da Londra a Johannesburg ma il caso di Justine Sacco, PR di IAC una grande compagnia americana proprietaria di marchi come Vimeo, Match.com, The Daily Beast e altri, non riguarda solo questo. Perché per quanto tu possa essere rappresentata in rete dalle tue parole esse diventano importanti ed assumono valore solo nel momento in cui vengono date in pasto ad una numero abbastanza grande di moralisti da scrivania. Che è quello che siamo un po’ tutti diventati in questi anni.

I 140 caratteri razzisti o presunti tali che sono costati il licenziamento supersonico della Sacco, ben prima di essere ascoltata dai vertici dell’azienda per cui lavorava, non valgono per quello che dicono ma per le reazioni che sono stati in grado di suscitare in tempi di comunicazioni accelerate. Un tipico caso di licenziamento per sentito dire, dove il sentito dire non è la somma di molti punti di vista ma il copia-incolla liberatorio del medesimo argomento mille volte riproposto. Non c’è nessuna intelligenza della folle dietro questa sentenza della rete, solo un’idonea spiegazione della sua stupida ed occasionale pericolosità.

Episodi del genere introducono nelle nostre conversazioni in rete un grado di casualità molto forte. La Sacco twittava da un profilo personale, con un numero modesto di follower: un account (che nel frattempo è stato cancellato ma che è possibile vedere parzialmente nella cache di Google) pieno di cose irrilevanti, come ad esempio il tweet scritto poco prima di quello che le costerà il licenziamento, dedicato al suo vicino di posto in aereo, un tedesco al quale la Sacco via Twitter consigliava con toni sarcastici l’uso del deodorante (ehi amico tedesco, sei in prima classe!). Qualche esegeta dei tweet della PR forse potrebbe trarne una indicazione contro i tedeschi? O una deduzione sul fatto che i clienti dei voli aerei in classe economica siano gente che puzza? Così sembra andare il mondo: quando si attribuisce propri valori alle parole degli altri il pasticcio è sempre in agguato.

Accade già oggi: l’analisi dei nostri segnali di rete irrilevanti, le battute scritte al volo e senza pensarci, le foto che non avremmo dovuto pubblicare, il commento rancoroso che non siamo riusciti a dominare, domani potranno essere agevolmente rivolti contro di noi per una casualità del destino o per un progetto ben orchestrato. E se una simile attenzione riceverà l’imprimatur della folla, se il numero di retweet si impennerà, se molti dei nostri lettori casuali (mediamente gente che di noi non sa nulla e che fra dieci secondi si sarà dimenticata tutto) decideranno di partecipare alla celebrazione della PR razzista allora, a quel punto, ogni nostra reputazione diversamente guadagnata, la stima per il nostro lavoro da parte dei nostri capi, la vicinanza dei nostri colleghi, non conterà più niente e noi diventeremo, come diceva il poeta, “solo una X nel ciclo dell’azoto”.

Licenziare qualcuno per un tweet senza attendere nemmeno di capire meglio cosa sia successo, senza sapere se il telefono della Sacco è stato rubato o preso in prestito, magari dal tedesco allergico al sapone seduto lì accanto, ma solo per rispondere abbastanza in fretta ad una emergenza comunicativa aziendale che vive solo nei feedback di rete è una sorta di dichiarazione di resa della nostra intelligenza nei confronti di un sistema che ci ha intossicato. Il sentiment della rete dicono, l’engagement dei clienti, il mood delle conversazioni on line. Tutta roba tossica, immaginata da tossici per altri tossici, numeri su numeri che quando non sono truccati trasmettono valanghe di informazioni che nella maggioranza dei casi raccontano con vasta approssimazione il mondo in cui viviamo.

Frugate abbastanza a fondo nel bidone della Internet planetaria e se ne troveranno di cose indecenti, stupide e razziste scritte da qualcuno che ci è vicino o perfino da noi stessi. Frugate abbastanza a fondo nei grandi frammenti di vita quotidiana che ognuno di noi mette ogni giorno on line e troverete infine la maniera affinché tutti licenzino tutti. Con solidi argomenti impossibili da ribaltare, meglio se vidimati dal tribunale assoluto dei retweet.

27 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Pier Luigi Tolardo dice:

    Bellissimo articolo,Mante!

  2. mORA dice:

    Sottoscrivo.
    Solo non ci vedo nulla di particolarmente diverso se al posto di Twitter e dei retweet ci metti la TV e le chiacchiere da bar, on un giornale qualunque e le massaie sul pianerottolo.

    P.S.: la signorina è un po’ strana; non tanto per essersi fatta licenziare o perché bionda razzista (razzista, poi, non sarà solo cogliona?), quanto perché sul biglietto da visita ha scritto quel che segue ignorando i meccanismi che hai descritto: http://www.linkedin.com/pub/justine-sacco/2/135/658 sempre che sia lei.

    Publicity, Crisis Communications, Media Relations, Cision, Public Relations, Copywriting, Corporate Communications, Press Releases, Strategic Communications, Integrated Marketing, New Media, Event Management, Digital Media, Content Strategy, Media Planning, Sponsorship, Digital Marketing, Social Media Marketing, Entertainment, Television, Social Media

  3. se-po dice:

    Di solito le societa’ hanno delle direttive per l’uso dei docial media da parte dei dipendenti; quando metti i dettagli del tuo ruolo, bene o male tu rappresenti l’azienda.

  4. Padre Giacobbo da Voyager dice:

    ma se non lo capisce una PR che dire una stronzata può essere deleterio alla propria ed altrui immagine

  5. iltommi dice:

    Quello che ha scritto la Sacco è deplorevole.

    Ma qualcuno di voi conosce il contratto sottoscritto dalla Sacco? Se l’azienda ha licenziato la manager probabilmente vi erano le condizioni contrattuali per farlo? Altrimenti sarà costretta a reintegrarla. O no?

    Per dire Prandelli ha già detto che ai mondiali 2014 non sarà possibile usare i social da parte dei giocatori. Se si sottoscrive un contratto va poi onorato pena il recesso di una delle parti.

    La Sacco sostiene (fonte http://venturebeat.com/2013/12/20/how-a-racist-tweet-caused-an-internet-meltdown-and-got-a-pr-woman-fired/) che il suo account twitter è stato sospeso e non che lei lo abbia cancellato. Se fosse vero sarebbe carino capire perchè Twitter abbia sospeso l’account. Perchè se cosi fosse dovrebbe chiudere mezzo twitter.

  6. David dice:

    Io ho sempre pensato che internet a portata di tutti facesse più danni che cose utili. Dare una tastiera a chiunque, negli anni 90 era paragonato al dare una pistola a uno psicopatico. E non ci voleva molto per capire che sarebbe andata a finire così. Tutto ciò che accade in rete è inevitabile, come sarà inevitabile che vada regolamentata anche a costo di limitarne un po’ la libertà. Perché non si capisce perché nella vita di tutti i giorni se dici qualcosa di offensivo sei penalmente perseguibile, mentre in rete puoi offendere chiunque e irridere pure chi contesta la tua libertà di mettere in ridicolo le persone. E sarete d’accordo con quanto sto scrivendo solo nel momento in cui anche a voi capiterà qualcosa del genere. Se i social sono una cosa acquisita, dev’essere acquisito anche il fatto che chi scrive in rete delle cose è perseguibile anche molto più di prima vista la vastità della platea che potrà leggere quelle cose. Perché oggi la figura di M è mondiale, non locale.

  7. eddypedro dice:

    il twet è stupido e razzista. Lo società ha fatto bene a licenziarla per evitare un ulteriore inferocimento della massa che potesse pregiudicare la reputazione dell’azienda stessa. Dal punto di vista della società è una scelta di buon senso. E anche per me.

  8. Juhan dice:

    Non ho capito una cosa: usa il Mac?

  9. PaoloV dice:

    per una volta non sono d’accordo con il tuo garantismo: mi sembra che la societa’ abbia fatto solo cosa era giusto fare: una quadro delle __relazioni pubbliche__ di una multinazionale _non puo’_ permettersi certe cose su Twitter, full stop.
    tutte le altre considerazioni sono interessanti e pedagogiche, pero’, diamine, indifendibile..

  10. massimo mantellini dice:

    @PaoloV non si tratta di garantismo, è una mera faccenda di tempi necessari per avere le informazioni utili a prendere una decisione. Qui si è deciso che l’apparenza era un criterio sufficiente

  11. diamonds dice:

    Sacco senza Vanzetti 3.0(blasfemia a parte,temo che sia abbastanza educativo applicare la tolleranza doppio zero se l`obbiettivo e` quello di insegnarci valori universali. Ci saranno tempi, modi,e sedi opportune per spiegarsi per mrs Sacco,o eventualmente per redimersi.ogni buona causa ha qualche effetto collaterale

  12. fortebraccio dice:

    Mante, il discorso vale anche per le telefonate private della Cancellieri?
    Un’azienda che vive di internet ha deciso di licenziare la propria PR perché riteneva che quel che scriveva su Twitter ledesse l’immagine commerciale del marchio. Mica altro.
    In altri paesi ci si dimette per molto meno.
    Stessa cosa per Mosley o Barilla.
    O no?

  13. persona dice:

    quante teste faremmo saltare in italia?

    https://www.facebook.com/fanpage.it/posts/689155594439451

  14. mORA dice:

    @persona

    E l’analogia con questo caso quale sarebbe?

  15. Domiziano Galia dice:

    Dico un paio di cose poco interessanti.

    La prima è che fosse stata una biologa marina sarebbe stato diverso. Ma per una che si occupa precisamente di pubbliche relazioni ad alti livelli, questa cosa è professionalmente imperdonabile. Un po’ come se un Ministro della Giustizia mantenesse una condotta di favore per alcuni detenuti con cui avesse un qualche legame di tipo economico. Se poi non fosse vero sono certo che verrebbe reintegrata. Ma dal punto di vista delle PR, la misura è un contrappasso perfetto.

    La seconda cosa è che queste sono le regole dell’economia della (falsa) reputazione in cui siamo finiti. Non dico che i contenuti non contino, ma un bel video buonista hipster con canzoncina con ukulele d’ordinanza fa sempre il suo sporco lavoro. Ho letto che nel 2012 più della metà dei blog italiani trattavano di moda. Giusto un paio di giorni fa l’account twitter di Linkedin ci spiegava che una buona selfie è un buon business. E il futuro è Renzi.

  16. Al dice:

    Riguardo ai tempi necessari per avere le informazioni utili a prendere una decisione, credo basti una telefonata e cinque minuti:
    “Hai scritto tu la battutina su twitter?”
    “Sì sì, non ti è piaciuta?”
    “Mi dispiace ma la cosa ha sollevato un polverone che ha sputtanato l’azienda. L’opposto che dovrebbe fare una PR, credo che dovrò licenziarti”
    “Vai pure… è che a volte non riesco proprio a trattenermi. Bon mi servirà di lezione, intanto mi prendo un mesetto di vacanza che sono anche un po’ stressata. Ci si vede!”
    Magari al tempo dei quotidiani di carta la cosa avrebbe richiesto 24 (forse 48) ore in più, poi sarebbe probabilmente scoppiata allo stesso modo.

  17. Carlo M dice:

    non uso twitter, e faccio bene.

  18. Osvaldo Danzi dice:

    Concordo, Massimo.
    In rete é pieno di professori pronti a stabilire cosa è giusto e cosa no. Per non parlare dei super-influencer (grazie ai mega pecoroni della rete) che insegnano a tutti le regole del personal branding quando si tratta degli altri.
    Il buon senso starebbe nel fare due domande, come ben dici. Invece qui, hanno tutti già le risposte.

  19. Dino Sani dice:

    Devo riconoscere che il tuo post é molto bello, molto accorato, molto legato a una sorta di diversa sensibilità necessaria.
    Tuttavia internet (e le folle) per fortuna non é solo questo, e anche se non fanno notizia (mi spieghi tu perché ?) una gran parte delle persone ne fa un uso collaborativo, intelligente e socialmente utile (avrai sicuramente letto qualcosa di Clay Shirky, no?). Quindi sarebbe bello leggere un articolo di Mantellini altrettanto bello che racconti l’altra faccia di internet, quella che la rende l’invenzione più straordinaria degli ultimi secoli.
    Sono sicuro che sarai capace di trovarle, queste buone notizie. Altrimenti chiedi consiglio all’ottimista Riccado Luna….

  20. Primo, non ruttare al microfono – Piovono Rane - Blog - L’Espresso dice:

    […] il “tribunale assoluto dei retweet”, come lo chiama Mantellini, è la ”mentalità dell’alveare” su cui ha scrutto un romanzo Vincenzo […]

  21. andrea61 dice:

    Onestamente non capisco dove stia il problema nel caso specifico.
    Io trovo assolutamente normale che venga licenziato il Direttore comunicazione e PR di una grossa azienda se fa un uso idiota dei social network tanto più che quasi tutte le aziende hanno policy ben precise sull’uso dei social media e tweet come quello incriminato sono il tipico esempio di ciò che non bisogna fare. Piuttosto trovo interessante che una persona in tale posizione si sia comportata in maniera così superficiale.

  22. frank dice:

    Ma perchè… 140 caratteri?
    facebook e twitter sono giocattoli. Sono molto limitanti.
    E vabè, una scelta, un divertissement

    E’ preoccupante invece se diventa obbligo sociale, la legge del branco, più forte per i più giovani, ma anche per gli adulti quando diventa obbligo di lavoro: allora il giocattolo può diventare pericoloso.

  23. frank dice:

    e poi: la nuova politica digitale è scrivere quattro tweet e aprire un blog?

    “beh, in fondo non era nemmeno così difficile essere digitali” -scriveranno in un tweet i vecchi padroni del catodo – “basta avere una tavoletta”

  24. DOPO IL CASO JUSTINE SACCO. GENTE DEL WEB: NON RUTTATE IN PUBBLICO | dice:

    […] il “tribunale assoluto dei retweet”, come lo chiama Mantellini, è la ”mentalità dell’alveare” su cui ha scritto un romanzo Vincenzo […]

  25. Ash dice:

    Mah, a me è sembrata solo una battuta scorretta

  26. persona dice:

    @Mora

    leggi i commenti razzisti nel link, ce ne sono una valanga, quante persone stupidamente esprimono le proprie (stupide)opinioni?

    Ci sono troppi ignoranti nel mondo ed evitarli é quasi impossibile…
    Almeno c’é un modo per individuarli…

  27. Quando 140 caratteri ti costano il licenziamento - Il cloud dei Blogs dice:

    […] Mantellini su mantellini.it […]