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È da quando sono tornato da Londra che penso questo. La maggiore differenza fra abitare a Londra o a casa mia in Italia, per uno come me, riguarda una certa idea di bellezza. È come se gli inglesi si fossero educati ad un orizzonte estetico che io (come molti fra quelli che si sono trasferiti là) trovo personalmente ammirevole. La bellezza è in tutte le cose, negli oggetti e nei comportamenti, nella costruzione delle case e nell’attenzione per le minoranze. Tutto questo non si improvvisa in un giorno. Ho camminato molto a piedi in questi mesi e in una città grande e molto varia come Londra quella bellezza ha molte differenti gradazioni ma è quasi sempre in qualche misura riconoscibile, anche nelle zone più degradate. Negli adolescenti scontrosi delle periferie che lasciano il posto in autobus o sulla metro, nei buongiorno e buonasera, nel rispetto per i luoghi pubblici come misura elementare e diffusa, nelle panchine di legno messe nell’incrocio più remoto nell’ipotesi che qualcuno di passaggio desideri sedersi. È difficile non essere retorici parlando di queste cose ma un popolo sostanzialmente individualista e chiuso (ed anche emotivamente molto neutro) offre agli estranei che arrivano laggiù un pacchetto di regole prontouso che è impossibile non apprezzare. Tornare in Italia significa applicarsi in paragoni impietosi che ora non intendo nemmeno accennare, ma significa soprattutto avvicinare i risultati di due differenti convivenze. La bellezza, cercavo di spiegarlo all’Assessore all’ambiente della mia città in un lungo scambio di mail che abbiamo avuto in questi giorni, è un valore residuale nella nostra società, dove un albero vale un altro, dove le esigenze dei singoli, specie quando sono espresse con veemenza, vincono regolarmente sull’interesse comune. Per ironia della sorte siamo nati in una terra meravigliosa e abbiamo deciso, non da ieri, di violarla, insudiciarla, di costruirci orribili case che spesso sono tanto più orribili quanto più sono pretenziose. Tutto questo non avviene per caso. È un paese ormai senza bellezza questo, basta atterrare in uno qualsiasi dei suoi tanti aeroporti dopo essere stati via per un po’ e guardare le case dall’alto, basta il grugnito del casellante, le urla della folla, la tristezza della biblioteca comunale. La bellezza prima di farsi grande è nelle piccole cose, per esempio in questa foto che ho scattato di fronte a casa mia a Londra qualche giorno prima di partire. L’albero spinge il muretto verso l’esterno, in Italia sarebbe arrivato qualcuno con la sega elettrica a togliere l’odiosa pianta, a Londra arrivano i muratori e spostano il muretto, Questo ho detto a Alberto Bellini, assessore all’Ambiente del Comune della mia città che nella scorsa settimana ha fatto abbattere, “per ragioni di sicurezza” 80 bellissimi pini marittimi centenari nel viale qui dietro, questo è, secondo me, il centro pulsante della nostra decadenza nazionale.


update 6/8 nella serata di ieri l’Assessore Bellini ha deciso la sospensione degli abbattimenti.

41 commenti a “Una certa idea di bellezza”

  1. Fulvio C. dice:

    Hai saputo esprimere in questo post tutto ciò che come annuale frequentatore di Londra e dell’Inghilterra oramai da molti anni vado pensando.

    ” La bellezza prima di farsi grande è nelle piccole cose”. Questa frase andrebbe insegnata e inculcata all’inizio della scuola dell’obbligo. Perchè il problema principale in Italia non è quello politico, quello viene dopo. E’ prima di tutto un problema culturale. Grazie Mante.

  2. luigi dice:

    È però un paese in cui c’è più fiducia nelle istituzioni e se queste decidono che per il bene della comunità é necessario sostituire delle piante con altre più adatte a quel luogo gli si concede il beneficio del dubbio… invece il nostro è il paese dei tuttologi , dove ciascuno si sente in diritto di improvissarsi paesaggista/agronomo/urbanista ecc ecc…
    È vero che questa fiducia le istituzioni devono guadagnarsela ma da qualche parte si dovrà pur cominciare.

  3. Alberto Bellini dice:

    “le esigenze dei singoli, specie quando sono espresse con veemenza, vincono regolarmente sull’interesse comune” (Mantellini)

    La bellezza è la conservazione e la tutela dell’esistente, o è una visione armonica con una prospettiva a medio termine?

    La bellezza è la somma delle esigenze dei singoli, o si può cercare una visione non egocentrica?

    Quanti alberi servono per i pannolini usa e getta di un bambino?

    Quanti di noi hanno fatto una battaglia per promuovere i pannolini lavabili?

  4. AndreaS. dice:

    Caro Bellini,

    So che suonerà maleducato e scortese, ma queste sono cavolate. Tutela dell’esistente? Visione armonica?

    Non conosco amministrazione locale di città medio grandi che contrasti seriamente la doppia fila,

    che sostenga davvero il trasporto pubblico a scapito del mezzo privato, penalizzando chi usa quest’ultimo

    che abbia capito come il consumo di suolo sia un problema enorme e di tutti

    che abbia una vaga idea di come valorizzare il proprio patrimonio artistico, culturale e ambientale

    che faccia rispettare le regole del buon vivere, e lo faccia per tutti.

    (che faccia lavorare davvero i vigili urbani)

    Vuole sapere qual è il problema? Mantellini ha perfettamente ragione. Io sintetizzo così: sono circa vent’anni che l’Europa (il mondo) ha capito in quale direzione andare, cosa fare e come farlo. Sono esattamente vent’anni che l’Italia fa ogni singola cosa in direzione diametralmente opposta, senza nemmeno accorgersene.

    Sono vent’anni che questo paese non capisce nulla di nulla.

    P.S. Vivo a Torino, città che ha almeno tentato di migliorarsi e di somigliare alle realtà europee di dimensioni simili. La settimana scorsa, mentre passeggiavo per una via pedonalizzata, ho visto un enorme range rover parcheggiato in divieto di sosta. A un certo punto sono arrivati i vigili, che stavano per fare un multa, finché dal negozio di fronte è uscito il proprietario, che ha accampato la scusa di dover caricare qualcosa sul mezzo. I vigili hanno lasciato perdere e gli hanno raccomandato di spostarlo. Lui l’ha spostato: dieci metri più avanti, sempre area pedonale, ma all’ombra. Infine, con tutta calma, ha caricato alcuni pacchetti nel baule.

    Ecco, ci sentiamo un po’ presi per il culo, da queste parti, Assessore.

  5. sauro turroni dice:

    @luigi. agronomo no ma urbanista e paesaggista si. E’ stato il mio mestiere di una vita. Non è però solo per questione di presunta competenza che combatto l’azione di bellini, è anche perché le considerazioni che leggi nello scritto di mantelline sono state, insieme con quelle di altri amici e maestri, a cominciare da Antonio Cederna, il riferimento della mia attività, politica e professionale. Vedere che anche l’amministrazione che pure ho sostenuto adotta metodi così negativi ( per usare un eufemismo) per la cura della nostra città mi ha fatto inorridire e ho deciso di dedicare ogni mio sforzo per far cessare questo scempio.

  6. Alberto dice:

    Complimenti per aver intercettato i pensieri di molti di noi

  7. Andrea F. dice:

    Condivido in minima parte. Da più di un anno vivo in Inghilterra e frequento più o meno regolarmente Londra, e la cosa che colpisce non è il muretto spostato o la gente che lascia il posto sull’autobus, bensì la generica noncuranza in molti aspetti che da noi sarebbero considerati degradanti: impianti elettrici con fili a vista fronte strada, bidoni della spazzatura ammassati nei minuscoli cortili di fronte alle case, per non parlare dello stato degli interni di certe case, anche di proprietà di inglesi che possono permettersi di metterle a posto (di nuovo, impianti elettrici in condizioni ridicole, al limite della sicurezza, pavimenti e infissi che da noi solo nelle case popolari più infime, e via dicendo). E parlo di quartieri medio-benestanti come Crouch End o Harringey, non il bronx del sud di Londra. Insomma, la “bellezza” di cui si parla qui sopra, nella mia esperienza, è una bellezza superficiale, come quella del ragazzetto che ti cede il posto ma dentro di sé ti insulta, o dei buongiorno, grazie e prego della cassiera del supermercato che se la guardi negli occhi capisci che lei pensa di essere lì a farti un favore. Insomma, sono cose che aiutano, ma non sono necessariamente tutta la storia.

  8. simone dice:

    Ok tutto condivisibile. Ma noi abbiamo vinto 4 mondiali e loro, maestri di calcio, 1 solo.

  9. mORA dice:

    @AndreaS

    Vorrei solo farti notare che il trasporto privato regge in piedi almeno un quarto dell’economia nazionale, e quindi paga per il trasporto pubblico (in perdita). Ecco perché nessuno si sogna di sfavorirlo; magari di vessarlo sì, ma senza che poi torni nulla in fatto di servizi.

    Quindi chi usa il mezzo privato paga per tutti.

    Capisco che ti sta sul culo, ma qui si parlava di alberi o cosa?

    Per dirla con Luigi

    invece il nostro è il paese dei tuttologi , dove ciascuno si sente in diritto di improvissarsi paesaggista/agronomo/urbanista ecc ecc…

    @Andrea F.
    :)

  10. farucchino dice:

    CENTRO!!

  11. Larry dice:

    Non posso definirmi un conoscitore dell’Inghilterra, ci sono stato soltanto quattro o cinque volte per lavoro, ma (probabilmente avendo frequentato luoghi più reali e meno fighetti-turistici) ho visto un’Inghilterra completamente diversa dall’Arcadia da te mitizzata. In particolare è proprio nella gente che sta la differenza, gli inglesi sono uno dei popoli più abbrutiti con cui abbia avuto a che fare. Criticare il profondo degrado sociale che attraversa tutto l’Occidente (che è un fatto, non lo nego) prendendo gli inglesi a esempio, è un po’ come criticare la lebbra magnificando la peste.

  12. Ernesto dice:

    Da ciò che ho visto di persona penso che su Londra sia più realistico quello che riferisce Andrea F. di quello che scrive Mantellini, insomma l’idea di bellezza o di bruttezza è spesso solo negli occhi di chi guarda e nei suoi pregiudizi, se poi chi guarda vede sempre il meglio “altrove” e il peggio a casa sua ecco che il cerchio si chiude

  13. vinz dice:

    Stiamo parlando di un paese dove tutti sono impeccabili e civili, e poi esci il venerdi’ sera e li vedi a centinaia che vomitano ubriachi sui marciapiedi. Gli uomini trasformati in bestie e le donne in bagasce. E il giorno dopo, reset. Non mi piace un popolo cosi’.

  14. AndreaS. dice:

    @mORA

    Il trasporto privato ha sicuramente un ruolo importante in Italia, non dico il contrario: anche se i dati che citi andrebbero confermati da una fonte, magari posta qui un link o qualcosa del genere.

    La conclusione che tu ne trai però è sbagliata: non certo perché a me il mezzo privato sta sul culo. Sono un grande appassionato di auto e non mi perdo una puntata di Top Gear. Ma sostenere oggi che l’automobile è il mezzo di spostamento principe è come sostenere nel 1890 la barca a vela rispetto alle barche a vapore.

    Tutto il mondo l’ha capito: e drena risorse dal mezzo privato al mezzo pubblico. Nei grandi centro urbani, l’auto, semplicemente, non è la soluzione, ma parte del problema. Punto,

  15. Francesca dice:

    L’estetica delle casette col giardino curato colpisce, ma consiglierei a Mantellini un giro in zone un po’ meno fighette per vedere i casermoni di case popolari, ad esempio a Thurlow Street, vicino a Burgess park. Oppure su New Kent road, zona Elephant and Castle, dove ci sono un paio di questi mostri ora abbandonati e fatiscenti, a dir poco inquietanti. Poi magari riparliamo di bellezza. Quanto ai buongiorno e grazie, non sono ancora riuscita a strappare più di un sorrisino striminzito ai vicini di casa che incontro non in strada, ma nel cortile del complesso in cui vivo da circa due mesi. E non parliamo di chi entra in ascensore con te, che non ti risponde neanche se dici buongiorno.

  16. mORA dice:

    @AndreaS.
    Guarda, questo è solo l’ultimo:
    http://www.quattroruote.it/notizie/economia/decreto-del-fare-un-conto-da-120-milioni-a-carico-degli-automobilisti

    ma i conti non sono difficili da fare: prova a pensare a quello che pagano di tasse gli automobilisti, a partire dai carburanti sui quali l’accisa è al 75%, e vedi che alla fine

    http://www.lavoce.info/meno-auto-e-piu-bici-chi-vince-e-chi-perde/

    Assumendo che il cambio modale avvenga in assenza di interventi pubblici volti a favorire la mobilità ciclabile e, quindi, di spesa aggiuntiva, il settore pubblico subirebbe un saldo negativo per la riduzione degli introiti derivanti dall’imposizione fiscale sui carburanti che ammonterebbe a circa 2,6 miliardi di euro per anno (si ipotizza invariato il tasso di motorizzazione e il gettito relativo all’acquisto e al possesso dei veicoli). (3) I cittadini, usando meno l’auto, pagherebbero meno tasse, il che certamente li farebbe felici, ma la collettività vedrebbe ridursi il flusso di risorse garantito dal prelievo fiscale sui carburanti. (4)

    Sinceramente non ho voglia di continuare a spulciare, ma spannometricamente, direi che l’auto è l’unica industria italiana che malgrado tutto tira, dà occupazione e garantisce fiscalità.

    * * *

    Sul fatto che l’auto nei centri storici abbia fatto il suo tempo e sarebbe bene non entrasse, sono d’accordo, però non puoi farlo semplicemente chiudendoli.

    Anche perché non puoi scaricare i costi sulle periferie per far stare meglio quelli col terrazzino abusivo sulla piazza seicentesca, che poi saranno in uno studio notarile, così a naso. Una prima cosa, molto prima di tutte le altre, è la liberalizzazione delle tariffe taxi. Capisci bene che se uno per fare pochi chilometri spende 55,00 euro, a quel punto prende la macchina e spende tutto compreso (anche il parcheggio) non più di 10; siamo 1:6. Roma Fiumicino è a prezzo imposto (imposto, alla faccia delle liberalizzazioni e della destra moderna liberale, ecc.):

    http://www.agenziamobilita.roma.it/chiamataxi/costi-e-tariffe.html

    Un paio di anni fa (ovvero 2011) mi arriva uno con una 131 Supermirafiori. Sono riuscito a evitarlo, ma la sensazione è aver una coltellata per poco, e comunque avere a che fare con la Centrale operativa è stata un’esperienza ad dir poco estraniante (“e che se lo vo’ pure sceje?!”, “e vorei vede, so ‘io che pago”).

    La cosa divertente è che tutti gli addetti dichiarano redditi al disotto della soglia di povertà, ma caso unico si azzuffano quando vengono rilasciate nuove licenze.

    * * *

    D’altro canto nel corso degli ultimi 25 anni i centri storici (parlo di Roma e Milano in cui ho abitato) si sono svuotati di residenti e riempiti di uffici. Quindi quelli che lavorano a Roma (e Milano) non ci abitano più.
    Ne segue che se prima potevo arrivare in ufficio con i mezzi (autobus, Metro B) adesso che non posso pagare 50 mq 600.000 euro, devo fare ogni giorni 100 km tra andata e ritorno. Ci sono i mezzi pubblici? Beh, per i primi 35km NO. Potrei fare gli altri 15 (e 15 al ritorno), ma

    http://edue.wordpress.com/2005/09/23/super-sans-aplombe/

    Senza contare che se puta caso mi salta una corsa, quella successiva sono in una tradotta dopo aver aspettato 30 minuti a 40°.

    http://it.finance.yahoo.com/notizie/trasporto-pubblico-costi-folli-tutti-politici-111131544.html

    @MM
    http://www.presseurop.eu/it/content/article/3961081-la-statistica-e-un-opinione ;)

  17. massimo mantellini dice:

    @Francesca a New Kent road ci sono stato e me li ricordo bene, noi però dovremmo cercare di estrarre un senso generale in una città che ha 12 milioni di abitanti dove per forza di cose c’è tutto e il suo contrario, poi ovviamente dove abiti conta assai

  18. Zagabart dice:

    A me, al netto delle esperienze personali nella perfida Albione e dell’astio di Mantellini verso la mossa del suo comune che abbatte gli alberi centenari (più o meno giustificatamente), colpisce molto il senso del post: cercare la bellezza, ovunque si trovi, capirla, comprendere l’essenza ed i canoni dell’estetica e del procedimento che ci fa ammirare un’oggetto di arte o una architettura, renderebbe tutti migliori.

  19. Zagabart dice:

    Ad esempio, potrei cominciare io migliorando la punteggiatura di quello che scrivo.

  20. mORA dice:

    Ah, http://viamazzocchi.quattroruote.it/senza-categoria/villeggiatura-e-parcheggi-rapina/

  21. unit dice:

    Boh, io ho l’impressione che non si discuta del punto, come spesso accade in questo paese su tematiche piccole o grandi. Questi pini, o alcuni di essi, sono pericolosi o no? C’è qualcuno che ha informazioni e competenze tecniche che può chiarire il punto? Il resto è, perdonatemi, fuffa.

    E poi i pini marittimi sono brutti, molto meglio i pini thumbergii ;)

  22. massimo mantellini dice:

    @unit i pini marittimi sono gli alberi più belli del mondo

  23. alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 06.08.13 | alcuni aneddoti dal mio futuro dice:

    […] Mantellini, “Una certa idea di bellezza”: È come se gli inglesi si fossero educati ad un orizzonte estetico che io (come molti fra quelli che si sono trasferiti là) trovo personalmente ammirevole. La bellezza è in tutte le cose, negli oggetti e nei comportamenti, nella costruzione delle case e nell’attenzione per le minoranze. […]

  24. frank dice:

    Una certa idea di bellezza. è vero, ho provato anch’io quella sensazione, ma io ho cominciato dalla campagna e non dalla città, e conoscevo già diverse bellezze italiane e uniche. La città è già più una questione politica che tu hai riassunto perfettamente: o sposti il muretto o tagli l’albero, e una politica che fa la differenza. Oppure, come accade a volte, vien lasciato al caos, e in abbandono, una certa desolazione.

    Ma comunque una certa idea. Dal punto di vista politico è importante che sia una certa idea e non l’idea unica. Perchè una certa idea di bellezza può essere anche una certa idea di dominio. L’imperialismo inglese ha fatto anche cose molto molto brutte, più brutte del fascismo, e forse continua su altri livelli.

    Non so, mi vengono in mente tante cose: in India ad esempio, lo scontro tra due bellezze. Forse con l’importazione di quella bellezza siamo alla periferia di un impero, ma fuori dai confini del nazionalismo inglese, dell’organizzazione finanziaria e della moneta che rimarrà sempre la sterlina: è in progetto la stampa della banconota da 10 sterline con Jane Austen. Non parteciperanno mai all’Euro, lo domineranno ma non parteciperanno. E’ una certa bellezza, “esportabile come format” come direbbe Grillo…

    come la ‘sobrietà’ applicata al business applicato alla democrazia: è un baraccone in cui già s’intravede un certo autoritarismo

    Mi viene in mente anche “scioglietevi e mischiatevi” del santone Letta. e così si son mischiati al ridicolo e alla illegittimità. Alla bruttezza. Gli inglesi hanno invece il culto della formalità come sostanza, di una certa bellezza, ma forse solo nel loro nazionalismo, dentro certi confini, dentro i loro muretti.

  25. mORA dice:

    A me piace il pino mugo.

    Che essendo dal portamento prostrato non cade.
    Lo si trova nella catena alpina ad alta quota, quindi non teme il freddo e non ha problemi (e non ne crea) con le nevicate abbondanti e permanenti. Dai suoi aghi si estrae il mugolio, con il quale si fanno aromi per cosmesi e detersivi.

    Penso che nemmeno un lucano possa dare di più.

    * * *

    P.S.: occhio che non c’entra nulla col mughetto, eh?!

    * * *

    Ad alto fusto ho invece una vera passione per il cedro del Libano, che pure è una pinacea a dispetto del nome. Ho una storia personale di una vita con un cedro del Libano.

  26. frank dice:

    C’è però un prerequisito credo inevitabile: prima bisogna saper riconoscere cosa è bellezza e aver consapevolezza delle proprie bellezze

  27. frank dice:

    è fuori tema?

    Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita è il tema scelto per la Esposizione Universale di Milano 2015

  28. Licia dice:

    Mi trovo più d’accordo con Andrea F., Francesca e altri. Ho vissuto in Inghilterra alcuni anni e ho avuto modo di vedere moltissime case. Secondo me una grossa differenza con l’Italia, specialmente per le classi medio-basse, è che in GB c’è maggiore cura per quanto è pubblico (giardini delle case, strada antistante alla propria casa, verde comune ecc.) ma all’interno della casa spesso c’è una “bruttezza” per noi impensabile, non solo estetica (basterebbe descrivere la mancanza di igiene di un tipico bagno inglese, cene consumate ciascuno per proprio conto davanti al televisore senza momenti di aggregazione familiare e molto altro). Per gli italiani mi sembra sia il contrario: “bellezza” dentro la casa, mentre quello che è fuori non è roba nostra e quindi non ci interessa.

  29. Alessio dice:

    @Uinit: Il problema non sembra essere tanto la pericolosita’ quanto piuttosto i costi della manutenzione affinche’ non diventino pericolosi.
    Ci sarebbe da chiedersi per quale motivo gli antichi piantassero i pini lungo le strade principali, pur avendo disponibili molti altri alberi.

  30. Alessandro dice:

    Noi Italiani siamo spacciati ed è giusto così. Meritiamo di essere colonizzati da qualcun’altro com’è sempre stato dopo l’impero romano. Non capiremo mai il significato delle parole “bene comune” ed è per questo che ci troviamo in questa situazione, non siamo un popolo se non quando ci sono i mondiali di calcio (che ormai odio con tutto me stesso), ma siamo circa 60mil di individui che pensano solo in modo speculativo e individualista. In poche parole una massa di teste di c…..

  31. Ernesto dice:

    Noi italiani più che altro siamo bravissimi ad autodemolirci e a lodare tutto ciò che è estero e altrove, ma ovviamente tutto il mondo è paese e Londra non si scosta certo dalla media. Sul Post c’è un interessante articolo sulla “palla di schifo” e grasso da 15 ton rimossa dal sottosuolo. E questo anche pare per l’abitudine dei londinesi di buttare di tutto negli scarichi compresi gli oli esausti. Quindi anche loro non è che riciclino molto e quando a sporcizia ci sono. E’ solo un piccolo esempio che magari significa poco però vorrei che ci fosse meno esterofilia e che cercassimo tutti di apprezzare e migliorare ciò che abbiamo invece di sprecare energie a lodare sempre e solo ciò che non è italiano.

  32. Kitpou dice:

    @Alessandro: Concordo anche sulle virgole.

    @ernesto: l’articolo del Post non dice che la “palla di grasso” è stata trovata nelle conduttore che servono una zona con la più alta concentrazione di ristoranti e bar d’Europa. Il che non giustifica, è vero, ma lascia intendere che i cittadini comuni raramente “sversano” di tutto negli scarichi. Tant’è che altre “palle” non sono state trovate nelle zone esclusivamente residenziali.

    Sta di fatto che a Londra la raccolta differenziata ha superato quest’anno la soglia del 50% il che, per una città sue delle dimensioni – 4 volte Roma che è al 40% scarso – non è poco.

    Non suonare quando diventa verde, rispettare le file, rispettare le strisce pedonali e i ciclisti, non sbraitare al cellulare in pubblico, non parcheggiare in doppia fila. Si, divento esterofilo quando rientro in Italia e vedo il menefreghismo e la maleducazione oramai assurte a pensiero unico.

  33. Andrea F. dice:

    @Kitpou Questa cosa che rispettano gli attraversamenti pedonali è falsissima, anche perché sono stati eliminati in occasione delle Olimpiadi. Motivazione: tanto non li rispetta nessuno, meglio non illudere i turisti e rischiare che finiscano investiti. Circa la differenziata, forse è vero, ma la tecnica è differenziare tra riciclabile e non riciclabile e poi ci pensano al centro di riciclaggio a dividere. Risultato: le persone si impigriscono e spesso sbagliano, senza contare che non è per niente chiaro cosa è riciclabile e cosa no. I ciclisti poi vengono “rispettati” (peraltro falso) perché sono delle maledette teste di minchia suicide che pensano che un caschetto li protegga contro qualsiasi cosa: prova a guidare in Inghilterra e te ne accorgi facilmente. Non parcheggiano in doppia fila perché spesso già parcheggiare in una è difficile, con le strade che ci sono, e non sbraitano al cellulare? Forse gli inglesi, non certo gli “stranieri” che vivono in Inghilterra, che sono tantissimi.

    Esterofilia? Magari, ma di certo l’Inghilterra NON è un modello.

  34. Andrea F. dice:

    PS: e sì, suonano al semaforo verde, e no, non sempre rispettano le file.

  35. Kitpou dice:

    Tu guardi Londra – e parzialmente – e vedi il dito anzichè la luna.
    Gira come faccio io per 100.000 km gli UK da Aberdeen a Plymouth e poi ne riparliamo.

  36. aghezz dice:

    condivido in toto. Purtroppo siamo dei disttruttori di bellezza, soprattutto naturale ma non solo, a dir poco fenomenali. L’abate Stoppani coniò il famoso termine di “Bel paese”, se lo vedesse adesso si rivolterebbe nella tomba. L’assoluto disprezzo del verde, specie urbano, dove si tagliano alberi secolari con la massima disinvoltura, è semplicemente feroce oltreché stolido

  37. Andrea F. dice:

    @Kitpou: vivo a Milton Keynes e faccio il ricercatore, quindi fidati che giro parecchio il UK e l’Europa :)

  38. Watkin dice:

    Curiosità: il muretto come è stato ricostruito? In mattoni con pietra in cima? Secondo me questa è una differenza pure maggiore del non tagliare la pianta: in Italia sarà stato sicuramente in semplice muratura, magari non pitturata, in evidente constrasto con la parte precedente e successiva.

  39. Tiziana dice:

    Uno dei post più belli di mantellini
    Bravissimo!

  40. Abbattitori di pini marittimi - manteblog dice:

    […] sono molto arrabbiato, qualche mese fa, per il vergognoso abbattimento di un centinaio di pini secolari in un viale della […]

  41. Dichiarazioni di non voto - manteblog dice:

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