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Il fatto è che tu arrivi quassù con tutta una serie di preconcetti positivi. Abiti in una bella casa, in un quartiere per te perfino troppo elegante, con i bambini sul monopattino e lo zaino di scuola in spalla, il silenzio e la calma in strada di una estate londinese, i picnic nel weekend con la tovaglietta a quadri e il Pimm’s. Certi cieli del nord verso le 7 di sera e una birra al pub prima di cena con nuovi amici, le volpi in giardino e i cervi nel parco, la poesia provinciale di tua figlia che impara a memoria le intersezioni della metro, i concerti alla Bush Hall o dove diavolo vuoi, le notizie dall’Italia, lontane e disarmanti. Poi arriva il momento di tornare e mentre sai benissimo, perché sei vecchio abbastanza per saperlo, che quello che vedi qui è solo una parte del tutto, pensi che forse non vorresti andartene, che i tuoi preconcetti ritornano in Italia con te, perfettamente intatti e ben incartati ma che ora ne avrai un altro da aggiungere per la prossima volta se mai ci sarà. Nelle strade in salita di Hampstead quello che importa è sul retro. E c’e quasi sempre una porta di legno, una siepe ed una buona ragione per celarlo.

9 commenti a “Tre mesi a Londra”

  1. Matteomenin dice:

    A secret garden?
    A cement garden?
    A wild garden?

  2. Vale dice:

    felice che ti sia piaciuta Londra! io mi sono divertito a leggere le tue impressioni. magari la prossima volta che vieni potresti tentare qualche quartiere un po’ meno “posh”…

    comunque non importa che ti sia fatto un’idea parziale di Londra, ti dico un segreto: lo sono tutte. ci illudiamo piu’ o meno di poterla definire. un po’ ci costringono gli amici e i parenti quando torniamo e ci chiedono “allora, com’e’?”

    sara’ che e’ troppo grande, o troppo “multi”, o che cambia troppo in fretta, ma nei miei quattro anni qua, di Londre ne ho conosciute tante, tutte diversissime. e ho incontrato persone con molta piu’ – o molta meno – esperienza, e ognuno con la sua idea: ricca, costosa, povera, gentile, ordinata, violenta, criminale, frenetica, dinamica, aperta, chiusa…

    io mi sono arreso al tentativo di definirla. pero’ se una prospettiva piu’ vera delle altre non c’e, allora la mia me la godo ancora di piu’… : )

  3. Emanuele dice:

    Bello il post ma bella anche la risposta di Vale.
    Ciao,
    Emanuele

  4. frank dice:

    E’ il contesto ideale per i bambini

    ma anche per i Fratelli Marx :-)

    “..li volevano bruciare vivi! stavano facendo letteralmente a pezzi la società americana [.] che era già di per sé un baraccone” (Moni Ovadia)

  5. Massimo dice:

    Ma… fuor di poesia? Ti è piaciuto, ma… ?

  6. Luca dice:

    Concordo al 100% con quanto detto da Vale, parola per parola. Io ho vissuto qui piu’ di otto anni, in due fasi diversissime (prima da studente, poi da padre di famiglia), e questa citta’ che sento casa mia continua a sorprendermi.

    Mante, se torni magari le altre parti di Londra te le facciamo conoscere noi, tuoi assidui lettori!

    Grazie per i tuoi post su questa capitale del mondo.

  7. Mauro dice:

    I preconcetti non sono andati via dopo cinque anni a Stoccolma. Pur essendo molto diversa da Londra, credo che abbiano in comune il fatto che dimostrino che “un altro modo di vivere è possibile”, che è possibile lavorare bene, avere soddisfazioni, e allo stesso tempo godersi la vita,concerti, picnic, cieli, biciclette, famiglia.
    Questo modo di vivere sembra sempre più alieno in Italia, io con tutti gli affetti e i dispiaceri del caso, mi sa che davvero non ci voglio tornare, a vivere come prima, o peggio di prima :(

  8. Paolo d.a. dice:

    @Mauro
    La mia sensazione da viaggiatore è che a nord di Como va bene pressoché qualsiasi cosa non sia in Italia. Il problema siamo proprio noi. Emigrare emigrare emigrare. Soprattutto se si hanno figli.

  9. Aldo dice:

    Mauro è vero vivere senza essere sempre al galoppo è possibile, in italia è un concetto non accettabile: o lavori in 2 e non guardi la famiglia, o vivi. Inaccettabile per me.