Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Alcuni anni fa, quando frequentavo le scuole elementari, esisteva nell’elenco delle materie di insegnamento l’Educazione Civica. Si parlava di etica, di Costituzione, di educazione stradale, delle regole della civile convivenza e cose del genere. Tutti noi, con la stoltezza tipica degli adolescenti, la ricordiamo come una materia noiosa ed inutile.

Istituita da Aldo Moro nel 1958 l’Educazione Civica fu improvvisamente eliminata dai programmi didattici nel 1990. In tempi di iniziali ristrettezze dei fondi per la scuola pubblica fu forse il primo ramo sacrificabile in una società che si riteneva ormai civilmente evoluta.

Eppure noi, oggi, di un paio d’ore settimanali dedicate all’Educazione Civica ne avremmo molto bisogno. E in una accezione attuale di questi spazi didattici, durante quelle due ore sarebbe necessario insegnare ai più giovani di noi ad utilizzare anche la rete Internet.

Partire dalle basi è ormai la nostra unica possibile riscossa. Immaginare un programma di alfabetizzazione che riguardi tutti i cicli scolastici, dalle elementari all’Università e che sia in grado di imporre al Paese una nuova comprensione dell’orizzonte contemporaneo. Che è, inevitabilmente e con buona pace di tutti, un orizzonte digitale.

La retorica dei nativi digitali è stata in questi anni tanto effimera quanto ingannatrice. Perché da un lato è vero che i nostri figli nascono e crescono avvolti dai terminali elettronici, imparano prestissimo ad utilizzare gli schermi touch o le tastiere, si collegano alla rete con una facilità inusitata, così come è vero che, al loro cospetto, molti di noi vengono assaliti da quel senso di inferiorità tecnologica che tratteggia la distanza fra chi sa e chi non sa. Ma, di nuovo, anche questa identificazione di competenze è una falsa sirena. I nativi digitali, anche quando lo sono (e non lo sono sempre) non sono “competenti digitali”: utilizzano strumenti con grande velocità e abilità ma lo fanno, nella maggioranza dei casi, dentro un loro sostanziale analfabetismo che riguarda le prassi e l’etica digitale. Far crescere un bambino dentro una biblioteca non farà di lui necessariamente un adulto colto e informato. Avvolgere i nostri figli dentro reti informative potentissime non li renderà automaticamente migliori di noi che siamo cresciuti dentro l’orizzonte minimo del libro di testo e della Divina Commedia.

La mia idea è che per vasti strati della popolazione italiana non ci siano grandi possibilità di evoluzione digitale. Si potrà e si dovrà fare tutto il possibile per alfabetizzare gli adulti e gli anziani ma per quanto riguarda le generazioni adulte siamo mediamente spacciati. Solo così si spiega il gigantesco digital divide culturale che avvolge il Paese. C’è una lingua che richiede di essere adottata ma nessuno ne vuol sentir parlare.

Il nostro Paese è allergico alla tecnologia per ragioni complesse e molto radicate, tutto ciò che richiede nuove forme mentali è osservato con sospetto, non solo fra gli strati meno colti e meno giovani della popolazione, ma anche, spessissimo, dentro le elite culturali della nazione dove sovente, un misto di pigrizia, superbia o semplice timore di perdere una centralità faticosamente acquisita, riempiono le cronache dei giornali e i talk show televisivi di punti di vista dubitativi e speciosi su quelle tecnologie che altrove tutti adottano. Ovviamente, in quanto italiani, ci sentiamo più intelligenti e più colti degli altri. Salite su una carrozza della metropolitana a Londra e vedrete persone anziane che leggono un libro sul loro ebook reader, accendete un televisore in Italia ed ascolterete un anziano cattedratico ammonire pensosamente sui rischi della digitalizzazione dei rotoli del Mar Morto.

L’unica cosa che possiamo fare è cominciare dai più piccoli e dalla scuola. Trovare un Aldo Moro che comprenda lucidamente la gravità della situazione, la nostra incomparabile arretratezza digitale e la necessità di fare qualcosa fin da subito. Partendo dalle scuole, due ore di educazione civica per tutti, per scoprire l’etica e la complessità di un mondo che cambia. Uno dei pochi investimenti culturali possibili per i prossimi anni.


11 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Dario Salvelli dice:

    Noto con piacere che abbiamo a cuore la scuola ed il tema dell’Educazione. Insieme a quella civica a mio avviso sarebbe importante aggiungere il tema del Lavoro: http://usernet.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/05/06/priorita-ai-giovani-che-non-sappiamo-educare-istituiamo-lora-di-educazione-al-lavoro/

  2. mORA dice:

    http://edue.wordpress.com/?s=educazione+civica

    :)

  3. Alberto dice:

    Anche per i genitori non sarebbe male, dato che spesso sono loro il problema piu’ grosso dei loro figli.

  4. diamonds dice:

    il problema è che dicendo cose sensate ormai si rischia di apparire come un epigono esaltato di jack folla

  5. Carlo M dice:

    d’accordissimo.
    l’eliminazione dell’educazione civica fu un segno di scarso senso civico.

  6. davide dice:

    Bel post Massimo, complimenti davvero

  7. Marco dice:

    Chiedo all’esperto Mantellini se, a sua memoria, i suoi genitori gli hanno narrato le interessanti lezioni tenute a scuola sull’utilizzo della televisione. Magari un coetaneo avra’ sicuramente avuto notizie di quel programma sperimentale grazie al quale decine di migliaia di studenti hanno approfondito il complicato mondo del VCR.

    Ricordo come fosse ieri il 1996, mi trovavo ad una fiera e parlavo di Internet ad un gruppo di 20 persone.. rimbobano nella mia testa ancora le parole “e’ uno strumento”, le sento rimbalzare dentro la mia testa perche’ le ho continuate a ripetere fino a stufarmi di ripeterle.

    Internet e’ lo strumento.. aggiungerei e’ solo lo strumento.

    Gli studenti migliori di questi anni sono sicuramente migliori degli studenti migliori dei suoi tempi perche’ hanno strumenti piu’ potenti, cosi’ come i migliori della sua generazione sono stati migliori dei precedenti (anche senza specifiche indicazioni sull’uso della televisione).

    Per quanto riguarda i meno capaci, probabilmente meglio approfondire materie ben piu’ importanti prima di farsi indottrinare da docenti che hanno frequentato qualche corso specialistico di non piu’ di 100 ore.

    Per inciso aggiungo inoltre che nelle metro di Londra non credo di avere mai incontrato piu’ di una persona al giorno sopra i 60 anni che leggesse un ebook.. ma mi rendo conto che fa un bell’effetto scrivere diversamente.

    Saluti.

  8. Simone dice:

    “Trovare un Aldo Moro che comprenda lucidamente la gravità della situazione” e poi farlo fuori di nuovo dopo una ventina d’anni?

  9. roberto botta dice:

    Aggiungo un post, così tanto per avvicinarci alla “mitica” soglia di dieci persone che condividono questi ragionamenti considerati dai saggi (?) veterotutto.
    Anzi, già che ci stanno lavorando (diciamo così), potrebbero metterlo in Costituzione il divieto di insegnare l’educazione civica… E poi, naturalmente, un altro bell’articolo pieno di commi, sottocomi, codici e codicilli, sui divieti d’uso della rete (o semidivieti, in ossequio al semipresidenzialismo).

  10. mORA dice:

    Un paio di considerazioni sull’educazione civica e sulle sue conseguenze sulla capacità di ragionare.

    1) l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, è sbagliata, ed ha lo stesso rapporto con la logica che ha il metodo dell’autocastrazione per dispiacere il partner. Siccome non ha funzionato, fatto male com’era finora, invece che migliorarlo lo leviamo. Già, ma la politica non solo non vive d’aria, ma in questo modo diventa una qualcosa che alcuni possono permettersi, ed altri no. Non mi piace il fatto che dopo aver demolito lo stato sociale, adesso si demolisca anche la possibilità di cambiare lo status quo. Non a caso chi lo sostiene con più vigore va in giro sbavando di parlamentari come dipendenti. Il che oltre ad essere un’aberrazione in uno stato democratico, è pure incostituzionale in forza dell’articolo 67 della costituzione. tutte cosette che si possono facilmente inferire avendo studiato educazione civica e che sono quindi sconosciute ai più nelle generazioni successive alla mia.
    E non perché i giovani siano deprimenti via via che ci si incammina verso la vecchiaia, ma per il semplice ovvio fatto che non avendola imparata a scuola, questa roba qua gli è sconosciuta. Esattamente come quelli che girano con le macchinine senza patente e contravvengono l’impossibile del codice della strada: e grazie al cazzo, non lo hanno nemmeno dovuto annusare…

    2) Il semipresidenzialismo, se veramente si vuole abolire il finanziamento pubblico della politica (e ribadisco, sono contrario), è necessario. Sempre in virtù della nostra Costituzione, il presidente della repubblica è un potere di controllo e garanzia, e viene eletto dal parlamento più varie frattaglie.

    Ora, se i parlamentari divengono veramente dipendenti da coloro che li finanziano, a partire delle grandi aziende passando per la malavita più o meno organizzata (cumulativamente o meno intese), capite bene che se nemmeno il presidente dovesse essere eletto a suffragio universale, ci troveremmo in una condizione di mancanza di democrazia spaventosa, con pupazzi che votano il capo dei pupazzi.

    E quanto ai pupazzi, ne avete avuto un esempio proprio dopo che a Grillo hanno sbagliato la posologia della terapia, quando pochi giorni dopo aver indicato Gabanelli, Rodotà ed altri non si sa bene con quale criterio, ha prima vomitato addosso a quanti non l’hanno sostenuto in questa pagliacciata, e poi agli stessi candidati da lui indicati, per motivi che i più ignorano, a partire forse da Grillo stesso, pover’uomo.

    * * *

    Quindi, i due temi non sono cosa da stadio o da bar, ma sono due cose intimamente connesse e sommamente delicate sulle quali sarebbe bene che almeno chi può rifletta.

  11. Semipresidenzialismo alla cantonese | eDue dice:

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