Contrappunti su Punto Informatico di domani.

***


Confesso una certa qual attrazione verso i Google Glass. Si tratta di un sentimento ambivalente: da un lato l’eccitazione un po’ infantile per i nuovi spazi che la tecnologia scava nelle nostre vite, dall’altro la curiosità perplessa di chi, sotto sotto, confida in un fallimento di qualsiasi nuova frontiera che stravolga in maniera netta e improvvisa il nostro universo relazionale. Ripensandoci ora, delle ultime due ultime grandi rivoluzioni tecnologiche degli ultimi 20 anni, quella della telefonia mobile e quella della nascita della rete Internet, mi è capitato di sposare incondizionatamente e fin dagli inizi la seconda e di rifiutare con fermezza per quando mi è stato possibile la prima, almeno fino a quando telefonia mobile e rete non si sono incrociate e un in matrimonio.

Ma nel tragitto temporale da incendiario a pompiere, da giovane entusiasta a vecchio pessimista che ineluttabilmente interessa tutti quanti noi, esistono comunque punti di discontinuità che riguardano, per esempio, quelle tecnologie che si ripromettono di cambiarci la vita interamente e in un istante. Molta dell’ampia discussione attuale su un paio di occhiali che ancora di fatto nessuno può acquistare, si basa su questa impressione di totipotenza che un simile gadget lascia intravedere. E molta di questa potenza ha anche chiare ed immediate connotazioni negative perfino fra gli entusiasti tecnologici, anche fra quelli che, nel percorso da incendiario a pompiere, amano tuttora farsi fotografare con l’accendino in mano.

Nick Bilton del NYT ha provato a dare voce a queste perplessità su un oggetto con chiare aspirazioni magiche che, da un lato solletica forme di isolamento già note, dall’altro apre nuovi fronti di intrusione sociale difficili anche solo da immaginare. L’esempio del tizio che facendo l’occhiolino manda immagini dai suoi occhiali mentre è all’urinatoio forse non è elegantissimo ma rende bene la rappresentazione del tema in discussione.

E prima ancora di una serie di nuove interpretazioni delle leggi esistenti in materia di privacy e copyright, prima ancora delle furibonde battaglie fra apocalittici ed integrati che riempiono già oggi per molto meno le cronache italiane, sembra evidente che la scommessa dei prossimi mesi sarà quella di immaginare e aderire ad un nuovo galateo: una serie di convenzioni e comportamenti che possano rendere i Google Glass e qualsiasi altra diavoleria delle quale intenderemo dotarci, oggetti sociali e non armi sociali.

Perché l’hack che consente di twittare foto facendo l’occhiolino ad un mondo che sulle prime ti osserverà come si guarda un deficiente (e poi magari inizierà a strizzarlo pure lui come accade di solito con i comportamenti prima biasimati poi infine accettati) è solo l’esempio più naive delle nuove sfide alla nostra responsabilità individuale preparate dalla tecnologica.

Se prepararsi una pistola con una nuova stampante 3D è un bell’esempio di vecchie aspirazioni con nuovi mezzi, capace in ogni caso di minare alle basi alcuni principi cardine della nostra società delle regole, utilizzare i Google Glass anche solo per registrare il mondo (e non solo per chiudersi in un nuovo immersivo autismo di rete con spruzzate di realtà aumentata) richiederà nuove contromisure tecniche ma anche, prima ancora, nuove forme di educazione.

Sarà insomma una sfida più che altro sociale, ad indagare le nostre capacità di mantenerci comunità responsabile nel momento in cui la tecnologia ci consentirà di non esserlo. Sarà anche divertente osservalo: ci metteremo e ci toglieremo i maledetti occhialini così come si santifica o si ignora un articolo della Costituzione. Sarà un’altra ottima maniera per raccontare nel bene o nel male noi stessi a quelli che abbiamo attorno.


7 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. ArgiaSbolenfi dice:

    Cioé tu vorresti educare guardoni e sporcaccioni assortiti a non riprendere donne e ragazzine, dopo avere dato loro l’opportunitá di non doverlo fare di nascosto?

    Per tornare all’inizio del tuo pezzo : io che vado per i 50 conservo ancora tanta eccitazione infantile per le nuove tecnologie. Che peró viene meno quando realizzo che sempre piú spesso accedere a queste tecnologie comporta cedere una parte di te ad una delle grandi corporation dell’informatica. Ormai siamo sempre loggati ai servizi di uno o piú dei big, per i quali lavoriamo producendo dati personali in cambio delle loro comodititá. Io non so come fai a continuare a parlare di sfide, educazione, responsabilitá, principi quando il problema é che il mondo delle tecnologie digitali non é piú nostro ma é di: google, apple, facebook, microsoft, e sono loro a scrivere le regole..

  2. massimo mantellini dice:

    Sì, l’idea sarebbe esattamente quella: un galateo per guardoni. Dici che funzia?

  3. Pinellus dice:

    Io ci vedo un continuum con un altra novità tech/social che ha portato all’inizio un poco di scompiglio nella gestione della vita a cavallo tra rete/vita. Il tag delle foto su facebook. Anche lì alla fine si è instaurata una sorta di “galateo” o quanto meno delle regole di privacy. O almeno credo.

  4. se-po dice:

    Qualcuno aveva parlato anche di ‘occhio a la Goggle Glass’: stai parlando con qualcuno e lui/lei fa finta di ascoltarti mentre e’ assorto guardando un punto indistinto in basso a destra.
    Oppure in ascensore o nelle sale di attesa; almeno ora vedi che giocano con un cellulare, ma se tutte queste persone vestissero i Google Glass sembrerebbe un quadro dall’Alba dei morti viventi (mentre confronti i prezzi su Amazon al centro commerciale…).

  5. Davide dice:

    Concordo sul fatto che i google glass, come molte altre tecnologie, pongono una sfida che si gioca sopratutto sul piano sociale. Consapevolezza è la parola chiave ed il verbo che va predicato. Che poi la consapevolezza cambi significato e sfumature a seconda della scaletta di valori di ognuno, questo è un altro discorso ed è giusto che sia così.

  6. coma dice:

    A parte la presenza opprimente di google, l’oggetto in se non mi pare male. Anche se sono una fetecchia rispetto a quello che mi immaginavo 15 anni fa (strange days ha lasciato i suoi segni).
    mentre i guardoni già da tempo usano altri mezzi, e continueranno ad usarli fino a che sti fantomatici occhiali non riusciranno ad offrire una decente qualità delle immagini.

    poi interessante come sempre anche l’immaginario nippo/anime
    https://www.youtube.com/watch?v=gK3opPogdHo

  7. pampurio dice:

    io non vedo l’ora di averli, così in trattativa, sono un commerciale, mi slumo dati su dati senza dover tenere il notebook davanti, e all’inizio, visto che ho a che fare spesso con dei matusalemme digitali, mi tengo anche il vantaggio dell’asimmetria informativa. poi, se è pure ‘na bella patatina, gli faccio l’occhiolino click … li voglio!!!