Settimana scorsa avevo risposto ad una serie di domande di EJO sulla annosa questione fra Google e gli editori europei. Oggi sullo stesso tema interviene Claudio Giua direttore dello sviluppo e innovazione del Gruppo Editoriale L’Espresso.

Un commento a “Google-editori: pareri”

  1. Claudio dice:

    Ma se Guia non ritiene un dramma uscire dalle indicizzazioni che gli portano contatti segmentati di poco valore perché non si decide ad uscire dal coro di voci, da lui intese come un guazzabuglio, e vede i risultati?

    Questi approssimativi pachidermi si ergono a voci competenti e poi quando ci sono da fare serie strategie si nascondono sempre dietro all’autoreferenza.

    Di certo noi da piccoli editori riteniamo che google ci faccia un gran favore, ci da visibilità, ci rende un servizio edicola impeccabile, come da te sottolineato.

    Sta a noi in redazione fare in modo che il giornale ingaggi alla lettura con argomenti interessanti, proponendo notizie e novità dal territorio, aggiungendo il nostro valore di persone e non di gruppo di pensiero ma di informazione pensata-pesata-attuale.

    Il mondo dell’informazione è cambiato anche nell’aspetto di quello che il lettore si aspetta ovvero: poter commentare, leggere di temi convergenti e divergenti su di un argomento specifico, strutturare una lettura non lineare, vedere un sito pulito, fruibile, veloce, condiviso, attivo.

    Oggi tutti i vecchi editori hanno solo portato il loro giornale online, non si sono evoluti con i lettori. Considerano i lettori solo come recettori di notizie, di opinioni, calate dall’alto.

    Infatti L’Espresso, tranne l’eccezione Gilioli, ha poca apertura alla critica ed all’autocritica.

    Impareranno a loro spese il fatto che i lettori provenienti da google & co. non vengano ritenuti lettori di qualità.

    Lo stesso Guia dice che il Social gli porta lettori, dimenticandosi del fatto che il Social è un enorme DB di dati che può decidere di tagliarli fuori quando vuole e fare in proprio un servizio informazioni bastato sul territorio in modo capillare.