Ascoltare l’intervento di Chiara Di Domenico per intero (non le ricostruzioni per forza di cose parziali che sono presenti sui giornali) per capire come il PD oggi sia un mix di molte istanze di segno opposto. C’è la denuncia del lavoro precario intanto, molto ben raccontata da Chiara. Subito lì accanto, c’è anche il venticello della insinuazione politica malevola, che è un portato inestricabile da una vecchia maniera di far politica oggi ancora molto rappresentata. Delle centinaia di nomi più o meno noti che la sinistra ha inserito negli anni dentro l’industria culturale la Di Domenico estrae incidentalmente quello della figlia del traditore appena passato allo schieramento avversario.

Si tratta di una scelta retorica doppiamente sfortunata: perché la figlia di Pietro Ichino, persona che Di Domenico ammette di non conoscere – ha letto la sua biografia su Internet – è da tutti conosciuta come professionista di grande talento, e perché davvero sul piano inclinato del merito e dell’accesso alle professioni nessun partito in questo paese (tranne quelli che non contano nulla) può dirsi innocente.

L’unica classifica possibile è forse quella dell’indecenza e della noncuranza per le questioni formali (pensate a Belsito vicepresidente di Fincantieri o al figlio del fantino Aceto vicepresidente di “Mps Factoring e leasing”) ma per il resto, da anni, l’ascensore sociale carica sempre e comunque gli amici ed i figli di. Tutti lo sanno , tutti lo vedono accadere ogni giorno e, senza arrivare alle situazioni grottesche che ogni tanto i giornali raccontano, tutti sanno che la raccomandazione (nel senso più ampio del termine) è norma e aspirazione professionale capace di dividere la popolazione fra i tanti che non possono e i pochi che invece ce la fanno.

Il Martone ordinario a 29 anni o Giulia Ichino che entra in Mondadori a 23, raccomandata da due suoi professori di Università colleghi del padre, rappresentano una prassi consolidata e geograficamente frammentata. In una sorta di compensazione su base nazionale le regioni rosse assumono o danno appalti ai propri amici (dopo essersi date cura di occupare ogni ambito lavorativo possibile), quelle bianche e quelle nere fanno lo stesso. I leghisti, ultimi arrivati, non è che siano da meno. Poi esistono altri grandi incubatori, mediamente segmentati da altre variabili (il censo, gli ordini professionali, la massoneria, lo yacht club) tutti ad utilizzare il medesimo metodo amicale di emersione delle nuove figure professionali. Nessuno è innocente.

La straordinaria amnesia sulle proprie collusioni sembra essere invece uno dei tratti distintivi recenti del Partito Democratico (ma anche di SEL e del centro sinistra in genere) che da un lato amano parlare dei gravi problemi del precariato e dell’accesso alle professioni (e meno male che lo fanno) dall’altro, facendolo, sottintendono una propria inesistente diversità. Continuano a dire di essere i buoni, sanno perfettamente che non è così. Tutto il resto sono ottime intenzioni per il futuro.

9 commenti a “Noi siamo i buo…”

  1. valentinaa dice:

    Sempre lucido Mantellini. Oggi mi sono trovata a ripetere più volte che la cosa peggiore che sia accaduta di vedere in questi anni è stata la trasformazione dei diritti in privilegi. Dove per diritto non si intende il diritto a un lavoro, ma il diritto a un contratto e a una retribuzione decenti quando il lavoro ce l’hai e lo fai. Ma oggi lo spettacolo in alcuni momenti è stato anche peggiore, ho visto persone che il contratto ce l’hanno dileggiare chi non ce l’ha argomentando di merito e altre amenità, citando a proprio uso e consumo frasi come “quelli bravi vanno avanti”, sottointendendo più o meno consapevolmente che chi non ce la fa un po’ sono anche cazzi suoi. Un vizio diffuso particolarmente in ambienti intellettuali, dove in effetti le competenze (e gli ego) pesano molto, ma dove, anche, lo sfruttamento è piuttosto diffuso. Vorrei vedere un giorno la stessa veemenza dimostrata nella (giusta) difesa di Giulia Ichino applicata alla difesa di chi ha saputo coltivare le proprie capacità ma senza trovare poi modo di valorizzarle e proteggerle, riuscendo solo ad arraffazzonare una carriera con qualche soddisfazione e molte umiliazioni, magari con l’orgoglio della schiena dritta e del rifiuto della cooptazione, oltre che per la mancanza di aderenze. Che per alcuni ci sia un contratto è giusto, meno giusto è che di contratti di lavoro in questo paese ce ne siano 47, e se non bastano puoi sempre aprire una partita iva. Facile stare con Giulia, che è brava e “fortunata”, come lei stessa ha affermato, meno facile stare con un incazzato nero che da dieci anni si spacca il culo in perfetta solitudine e ha la faccia della tua paura, o peggio della tua cattiva coscienza.

  2. gregor dice:

    Come qualcuno non si è stancato di dire in questi due giorni, non è tanto il punto di arrivo il problema, ma il punto di partenza. In Italia c’è poco lavoro stabile guarda caso quel poco lavoro che c’è viene dato ai figli dei soliti noti.

    La figlia ha detto che è stata fortunata, ed è vero, è fortunata a chiamarsi di cognome Ichino.+

  3. Matteo dice:

    Allora: la figlia di Ichino no perché è brava, quella di Fornero / Deaglio no perché anche lei è brava (cfr. Luca Sofri), ma invece il figlio di Martone sì… perché? Perché non è dei “nostri”?
    Mi sa che non siamo i buoni, noi,piuttosto i “bravi”… che combinazione, eh!?

  4. mario dice:

    Finalmente un ragionamento non da Bar Sport, quindi mi astengo dal dire che una borsa di studio alla provincia di Roma non è neanche lontanamente paragonabile alla Mondadori (ma forse è più grave perché sono soldi pubblici)

  5. Carolus dice:

    Si potrebbe riassumere il problema in questo modo: “Date due persone di pari competenza farà carriera la persona la cui famiglia ha gli agganci più forti e più in alto”. Corollario: “Un soggetto senza tali agganci deve avere competenze doppie per ottenere la metà della carriera”. Le statistiche di AlmaLaurea sono chiare, i laureati figli di operai guadagnano meno dei figli di laureati e hanno prospettive di impiego peggiori: http://snipurl.com/26cfk92
    Affermazioni come “alla fine se sei bravo emergi” o dichiarazioni d’intenti (à la PD) come “bisogna premiare il merito” e “la priorità è il lavoro” che si sentono a ogni elezione non sono che fuffa della peggior specie e fuoco sotto la brace di Grillo.

  6. Sergio dice:

    Dunque: sono d’accordo con te su tutto anche sulla parte in cui dici che il PD è dentro a questo giro.

    Unica cosa su cui non sono d’accordo è la questione degli altri incubatori.

    Un sistema meritocratico perfetto è praticamente irrealizzabile perché non è possibile stilare una classifica di quanto siano brave le persone. Magari uno è bravissimo nel proprio lavoro ma è incompatibile con determinate persone, magari qualcuno è bravo a lavorare ma ha bisogno di istruzioni precise e quindi si troverà bene solo se il suo responsabile è un “micromanager” o al contrario è una persona creativa e in grado di sbrigarsela da solo e quindi non lavora bene se il suo responsabile gli dice ogni singola azione da fare.

    Per tutte queste ragioni alla fin fine anche al mio livello che è ben lontano dallo yacht club è normale che quando l’azienda per cui lavoro ha bisogno di assumere qualcuno prima di cominciare una selezione provo a vedere se qualcuno dei miei ex colleghi con cui mi son trovato bene vuole venire a lavorare con me, e il passaggio successivo comunque è solitamente Linkedin e quindi guardare gli amici degli amici.

    A questo puoi aggiungerci che determinate aziende hanno canali diretti con determinate università e raramente assumono figure junior che si siano laureate altrove.

    Solitamente questi son tutti modi per accelerare il processo di selezione del personale (che è lungo e costoso se fatto bene) e per avere persone più facilmente integrabili in un team.

    Naturalmente per chi ha studiato e non ha mai lavorato è difficile entrare in queste dinamiche

  7. qfwfq dice:

    Forse non tutti sanno che….
    Chiara non è una qualsiasi precaria, ma una che le cose le sa e le sa fare.
    Una brava professionista, capace di vincere premi per le sue idee creative.
    http://www.romaprovinciacreativa.it/network/creativi-network/chiara-di-domenico-fortebraccio/
    Adesso ci dicono tutti, ci assicurano, Giulia Ichino, è una brava professionista, anche lei. Credo che nessuno possa realmente condannarla per questo.
    Diciamo che i due pesi si equivalgono.
    Mettendole sullo stesso piatto, però la bilancia pende sempre da un lato.
    è sulla taratura della bilancia che bisogna lavorare….

  8. Edoardo Brugnatelli dice:

    Giulia Ichino che entra in Mondadori a 23, raccomandata da due suoi professori di Università colleghi del padre

    peccato che non sia vero

  9. massimo mantellini dice:

    @Edoardo beh lo hanno scritto tutti i giornali, la verità invece qual’è?