In questi giorni su Eraclito sto isolando dai programmi elettorali ufficiali dei vari partiti e movimenti le parti che abbiano una attinenza più o meno stretta com le tematiche dell’agenda digitale. Ieri sera mi è toccato leggere il programma del PD e non ci volevo credere.

Noi immaginiamo un progetto-Paese che individui grandi aree d’investimento, di ricerca, di innovazione verso le quali orientare il sistema delle imprese, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. La qualità e le tipicità, mobilità sostenibile, risparmio ed efficienza energetica, le tecnologie legate alla salute, alla cultura, all’arte, ai beni di valore storico e alla nostra tradizione, l’agenda digitale. Bisogna inoltre dare più forza e prospettiva alle nostre piccole e medie imprese aiutandole a collegarsi fra loro, a capitalizzarsi, ad accedere alla ricerca e alla internazionalizzazione.


8 commenti a “Una certa noncuranza”

  1. Gianmarco dice:

    Han preso delle parole a caso e le han mischiate.

  2. Davide dice:

    Come non essere d’accordo con il cacio sui maccheroni?

  3. andrea61 dice:

    Siamo finalmente alla supercazzola prematurata con lo scappellamento a destra, pardon a sinistra vsto che si tratta del PD, come fosse Antani.

  4. Paolo d.a. dice:

    Come sempre, come su qualsiasi altra cosa, ricette chiare con tanto di specifiche su quantità e tempi di cottura. Non c’è da sorprendersi, mica fan solo il minestrone. Cuochi invotabili nondimeno.

  5. alessandro dice:

    e’ la sinistra, baby

  6. se-po dice:

    Internazionalismo, rivoluzione!

  7. Fab dice:

    Uau! A leggerlo mi sono *immaginato* addosso.

  8. Carlo M dice:

    Sintesi del programma del PD sull’agenta digitale (poi c’è anche la versione più lunga)

    CHE COSA PENSATE DI FARE PER ATTUARE
    L’AGENDA DIGITALE?
    Un piano Industria 2020 dovrebbe riconoscere
    l’importanza delle “politiche industriali digitali”
    e promuovere un piano di alfabetizzazione digitale
    per le PMI. Agenda digitale non è solo
    economia: è democrazia. Traduciamo in italiano
    “open government” come un nuovo patto di
    cittadinanza digitale, in cui il PD porta un ele-
    mento distintivo di credibilità come partito del
    governo aperto ai cittadini (bilanci in opendata,
    finanziamenti, consultazioni, buone pratiche).
    Pensiamo a una “innovazione popolare” che
    passi da tema riservato a un’élite di esperti a
    questione centrale per rendere l’Italia più ricca,
    giusta e civile. Questo vuol dire incentivare i pagamenti
    elettronici; campagne di promozione
    della convenienza e sicurezza della moneta
    elettronica; l’incentivazione ai piccoli esercizi;
    obbligo di moneta elettronica per PA e professionisti),
    più tracciabilità e capacità di controllo
    dei pagamenti per servizi pubblici (ad esempio
    i parcheggi comunali). E ancora: cambiare la
    governance complessiva dell’Agenda Digitale
    che raccolga le competenze ora divise tra istituzioni
    diverse, promuovere un piano straordinario
    di alfabetizzazione digitale per i cittadini
    e le piccole imprese, abbassare l’IVA sui libri digitali
    al 4% dal 21% attuale, approvare un
    Freedom of Information Act per consultare online
    i documenti della PA, migliorare l’uso del
    Fondo comunitario “Connecting Europe Facility”
    e dei Fondi UE 2014-2020 per investimenti
    privati in zone rurali e suburbane per estendere
    la banda larga nei comuni, e allo stesso tempo
    aumentare la copertura del wi-fi pubblico.