Ora per una volta io so bene cosa succederà. Qualcuno in Italia inizierà a domandarsi chi possa essere l’Andrew Sullivan italiano, se un progetto come quello del blogger americano potrà essere replicato altrove e perfino se questo sarà il futuro del giornalismo. Sono tre domande sensate dalla risposta obbligata. Non esiste un Andrew Sullivan italiano, il progetto di The Dish non potrà essere in alcuna maniera replicato da noi, la relazione diretta (anche economica) fra singolo giornalista/blogger non sarà il futuro del giornalismo.

gennaio 8th, 2013 at 12:30
forse il tema meriterebbe una argomentazione un pelino più dettagliata, magari anche supportata da qualche numerino
gennaio 8th, 2013 at 12:35
@Gaspar, hai ragione, poi però non è piu’ apodittico
gennaio 8th, 2013 at 16:25
Be’, prima di chiedersi se potrà essere replicato, chiediamoci se funzionerà lì, in America.
Funzionerà?
Con 5.000 abbonati a 20 dollari a testa, Sullivan potrà garantire una vita dignitosa – per un anno – a sé e a due redattori al massimo (senza pagare nessun altro e spendendo nulla in telefono).
gennaio 8th, 2013 at 17:41
Sbaglio o TechCrunch ha scritto che Sullivan ha raccolto più di 100mila dollari in sole sei ore. Non male come inizio.
http://techcrunch.com/2013/01/02/andrew-sullivan-dish-publishing/
gennaio 8th, 2013 at 19:51
@esau’ il budget per un anno stimato da Sullivan credo sia attorno ai 900k dollari (circa la metà dei quali sarebbero stati gia’ raccolti)
gennaio 10th, 2013 at 16:50
e il fatto quotidiano?
non e’ assimilabile all’esperienza di Sullivan?
gennaio 12th, 2013 at 11:03
Non so se sono stato il primo ma io me lo sono chiesto qui. Tu hai risposto di no, ma qualcuno su Twitter ha indicato che ne avrebbe 3-4.
Un contenuto se ha valore, non è detto che debba essere pagato.
http://usernet.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/04/anno-blog/