Contrappunti su Punto Informatico di domani.

***



Se Mario Monti fa le faccine su Twitter siamo ormai al colmo del ridicolo o stiamo invece spalancando le persiane ad una nuova fenomenale alba digitale? Di questo si discute in questi giorni nella rete italiana.
Per la verità stiamo parlando della nicchia della nicchia, un ex bocconiano con ampie esperienze europee nel giro di pochi mesi si trasforma da tecnico prestato al salvataggio del Paese in candidato Premier a capo di uno schieramento eterogeneo. Come ogni candidato si trova immediatamente di fronte alla questione centrale della comunicazione politica: come raggiungere i miei potenziali elettori? Come convincerli a votare per il mio schieramento e non per altri?

Problemi di tutti, che tutti in Italia affrontano nella medesima maniera, vale a dire invadendo come possono ogni spazio televisivo, Prova del Cuoco compresa. I cittadini della Repubblica – ci ripetono da anni ricerche e statistiche – non leggono i giornali, navigano poco in rete (e quando lo fanno in genere si siedono nel divano digitale delle piattaforme di rete sociale), guardano invece molta televisione. Un elettorato anziano, con modeste competenze tecnologiche e una vistosa allergia per ogni nuova forma di comunicazione, apprezzerebbe l’impegno che molti politici italiani sembrano dedicare a Twitter? Apparentemente no.

E allora come spiegarne la centralità nella comunicazione politica italiana degli ultimi mesi? Perché dedichiamo tante dotte analisi sulla efficacia dei messaggi in 140 caratteri di Monti o Vendola, di Bersani o Casini? Tutto questo avviene per una ragione molto semplice: Twitter in Italia si è guadagnato in questi ultimi tempi il ruolo di inedita agenzia di stampa. Le notizie che lo attraversano sono cibo per la stampa pronto per la pubblicazione. I tweet dei nostri politici digitali sono veline già impaginate, non solo nel contenuto ma anche nella forma. Non necessitano di alcuna conferma ulteriore, sono notizie già certificate alla fonte.

La discussione politica sui quotidiani e in TV parte ormai dall’ambiguità concisa di simili messaggi in bottiglia sui quali si costruiscono intere pagine di cronaca politica.
In altre parole Twitter in sé resta ininfluente negli orientamenti elettorali ma gioca un ruolo di sponda balistica alla creazione della notizia: Monti scrive un improbabilissimo wow su Twitter e l’analisi di una simile forma verbale diventa domani pastone per i quotidiani e curiosità utile al telegiornali.

La discussione sui messaggi giovanilistici di @SenatoreMonti o sul suo utilizzo pop delle emoticons, resta invece saldamente radicata in rete dove si fronteggiano orde di social media manager a spiegarne pro e contro. Fa parte, con buone ragioni, della grande quantità di discussioni di rete che non hanno titolo per uscire dalla rete stessa. Molti dei temi a cui siamo da anni affezionati, subiscono il medesimo trattamento e nel breve passaggio da Internet al mondo fuori perdono ogni attrattiva e centralità. La rete neutrale, il valore del passaparola, il diritto all’accesso, la cittadinanza digitale, la condivisione dei contenuti, sono argomenti destinati a svaporare all’istante quando escono dai nodi del TCP/IP.

Tutto questo filtro di realtà ha due possibili letture. La prima è quella secondo cui si tratta di un fenomeno fisiologico e persino opportuno: Internet come grande serbatoio di discussioni irrilevanti che non hanno alcuna necessità di trasformarsi in temi di confronto sociale. La seconda che il costante rimbalzo di simili argomenti dalla rete a ritroso verso la rete stessa, descriva una sorta di incomunicabilità su temi che a noi, dall’interno, sembrano importanti ma che nei bar, nelle piazze, nei mercati rionali, nelle aule di tribunale e in Parlamento, continuano ad essere ampiamente ignorati. La dimostrazione di una sorta di aterosclerosi culturale che contribuisce a rendere il rinnovamento sociale in questo paese asfittico e poco praticato.

La prossima campagna elettorale sarà un ennesimo banco di prova per confrontare simili istanze di conservazione e rinnovamento. Nel frattempo l’adozione di Twitter da parte della politica Italiana ha assunto il valore che avevano i blog alle precedenti elezioni politiche: una generica dichiarazione di modernità espressa senza alcun imbarazzo, annunciata a tutti e raccolta invece, come sfida comunicativa, solo da quattro gatti dentro il circuito delle conversazioni di rete. Un piccolo circo Barnum allestito spesso con grande superficialità e destinato ad una rapida amnesia il giorno della chiusura delle urne.

5 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. Lucia dice:

    Condivido parzialmente: se quello che viene detto in rete in 140 caratteri viene rimbalzato sulle agenzie di stampa, per definizione non rimane confinato nel mondo dei Byte. Oltre al contenuto, oggi, sopratutto per una moltitudine di giovani disinteressati, disorientati e forse anche disullusi, diventa portatrice di senso anche la forma. Magari non leggeranno mai l’#AgendaMonti, ma sanno che esiste, magari non sapranno mai cosa c’era nel decreto Salva Italia, ma probabilmente sapranno che Monti ha fatto le faccine su Twitter, il professorone della Bocconi parla la loro lingua, per dir cosa, poco importa. Che poi tutto questo sia destinato a sparire in poche ore, sicuramente è vero, e non è circoscritto ad una dichiarazione o un intervento, è la moderna liquidità (presa in prestito da Baumann). Detto questo, credo che l’affaccio del @SenatoreMonti sul mondo social sia stato maldestro, poco efficiacie, e forse perfino controproducente per lui, ma almeno ci ha provato, e sono curiosa di vedere se ci riporverà.
    Chiedo scusa per essermi tanto allungata, assolutamente contrario alle regole non scritte del social network ;-)

  2. Verasport dice:

    Chi come me tenta di farsi un’ idea su chi votare alle prossime elezioni forse preferisce l’ immediatezza di Twitter piuttosto che la “palla” di 25 pagine di programma delle quali capisce troppo poco, riesce o tenta di costruire un filo conduttore personale legando insieme idee, slogan e prossimo futuro a 140 caratteri. Del resto quale programma scritto in passato, per quanto autorevole, è stato rispettato e portato avanti fino all’ ultimo, vale la pena di tentare nuove strade anche rischiando di commettere grossi errori, se il principio di buona fede è rispettato tutto è lecito, tutto è rimediabile con la buona volontà e l’ impegno di tutti.

  3. stefano hesse dice:

    divano digitale e’ stupenda.

  4. emanuele dice:

    Wow! ottima analisi

  5. Visto nel Web – 61 « Ok, panico dice:

    […] Monti e Twitter, perché? Anteprima Punto Informatico ::: manteblog […]