I segnali della grande distanza fra Beppe Grillo e le consuetudini della rete Internet sono da sempre evidenti. Negli ultimi tempi, se possibile la quota di populismo digitale del blog di Grillo è diventata ai miei occhi ancora più preoccupante. Prendiamo ad esempio il post odierno firmato da un candidato del Movimento Cinque Stelle che annuncia querela a Gianni Riotta. Come capita sovente Grillo ospita sul suo blog ad alto traffico un post esterno nel formato “lettera al bloggatore”. Grillo quel post “amico” (mai una volta che abbia pubblicato una “lettera al bloggatore” che esprimesse un parere lontano dal suo) potrebbe linkarlo, quotarlo, commentarlo e rimandare al sito del querelante, ma non lo fa. I ruoli sono intenzionalmente confusi. Il blog di Grillo annuncia una querela a un noto giornalista, ma non è Grillo il querelante. Il giorno dopo un drammatico terremoto il blog di Grillo ospita il post di un sedicente esperto che spiega che i terremoti si possono prevedere, ma non è Grillo a sostenere una simile tesi. È qualcun altro. Fatto salva la responsabilità editoriale il blog di Grillo carica sempre più spesso le proprie armi utilizzando proiettili altrui. Il giorno che qualcuno avesse qualcosa in contrario si potrà sempre sostenere, non sono stato io, è stato lui.

Nel post odierno l’avvocato Michele Giarrusso diventa militante a tutto tondo, strumento della propaganda e contemporaneo beneficiario della ampio visibilità offerta dal capo. Quindi: di chi è il blog di Grillo? Di Beppe Grillo? Dei militanti del Movimento che ne dispongono liberamente? Di tutti e due? La domanda sarebbe di per sé inutile (è evidente a tutti che Grillo ed il suo Movimento sono una sola cosa anche se incidentalmente talvolta il Movimento non è Grillo) se non per una sola questione. Il risultato di questa identità di ruoli è che ormai la voce singola di Beppe Grillo in rete non esiste più: il tono personale, umano ed individuale che la rete consente e premia da quelle parti è stato del tutto abolito. In realtà il blog resta un blog personale, anzi personalissimo, visto che tutto parla solo e sempre del capo ma il Beppe Grillo uomo è del tutto scomparso, si è fatto movimento.

C’è poi una questione tecnico giuridica interessante a margine della querela.

L’avvocato Giarrusso querela per questo tweet. Riotta sostiene a destra e a manca che lui ha solo retwittato generando ulteriore confusione. In realtà tecnicamente non sembra essere così: non c’è nessun tweet di repubblica.it al riguardo in quel giorno, molto probabilmente Riotta (come qua e là ammette) ha letto Repubblica ed ha dedicato un tweet ad una notizia trovata altrove (non su twitter insomma) aggiungendo @repubblica.it per indicare grossolanamente la fonte. Senza entrare nel merito delle accuse io credo che se Riotta avesse utilizzato davvero lo strumento RT di Twitter (quello che ricopia sulla propria timeline il testo di un messaggio indicandone la fonte) si potrebbe in qualche maniera sostenere che RT è una sorta di link (e come tale assai difficile da imputare). Se così le cose non stanno la gatta da pelare è di tipo diverso ed è tecnologicamente assai meno interessante.

E comunque come sostengo da tempo ci vorrebbe un comma costituzionale che impedisce agli avvocati ed ai giudici di utilizzare la querela con troppa leggerezza.

18 commenti a “Il retweet è come un link?”

  1. Santiago dice:

    Ora capisco perché Riotta consigliava avvocati a Repubblica questo pomeriggio.
    Preferivo il gossip e i battibecchi tra veline e tronisti. Almeno potevo filtrargli e non me li trovavo in TL.

    Poi i RT non conterebbero neppure come link secondo me.
    Se aggiungi un utente a una lista, o se scegli di non visualizzare i suoi retweet (cosa che faccio per parecchi che hanno il rt facile), uno vedrà soltanto i “suoi” tweet.

  2. Dario Salvelli dice:

    Però il blog di Grillo è quasi sempre stato così: bisogna accorgersene prima. :-)

  3. Diego dice:

    Quello di Riotta non è un retweet, ma appunto un tweet. l’articolo è apparso solo su cartaceo e non parla di lottizzati, ma di incarico di “sottogoverno” che, pur se lontano dalla verità, è ben altra cosa da una lottizzazione. Quella di Riotta è una sua opinione, con fini evidentemente diffamatori. Visto l’uso che fa di Twitter e i suoi 100k follower il messaggio ha avuto grande risalto in rete. Gli estremi per la querela c’erano tutti.

  4. Pier Luigi Tolardo dice:

    Alcune domande ed osservazioni: se Beppe Grillo pensa che tutti i giornalisti, tutti i politici, tutti i banchieri sono dei disgraziati perchè non lo pensa anche degli avvocati? E dei giudici lo pensa o no? Certe volte sembrerebbe di no che i giudici siano salvi ed infatti spesso si affida a loro o meglio al loro giudizio con tante querele ma non sarebbero gli stessi giudici che consentono a tutti i politici, i giornalisti e i banchieri di essere così sporchi?
    Mi piacerebbe che Giarrusso ci desse degli ulteriori ragguagli: un incarico a lui e perchè non ad un altro avvocato? E’ corretta la prassi che le amministrazioni pubbliche seguono per affidare gli incarichi professionali o dovrebbe essere cambiata? A Giarrusso sembra che quanto oggi è previsto per dare gli incarichi professionali sia adeguato o andrebbe riformato nel senso di una maggiore trasparenza, efficienza, economicità e di una minore discrezionalità? Se tutto oggi fosse adeguato in materia di incarichi professionali sarebbe un controsenso viste le tante criticità su tutti fronti della Pubbblica Amminiostrazione che il 5 Stelle rileva? cosa intende fare il Movimento 5 Stelle in Parlamento e negli enti Locali perchè il processo di affidamento degli incarichi professionali sia sempre più credibile e meno attaccabile? Da un movimento che si picca di essere nuovo preferirei risposte su questi temi piuttosto che le solite vecchie querele, fanno molto Prima e Seconda Repubblica e anche Primo Impero.

  5. Paolo dice:

    Se si twittano castronerie non è colpa di Grillo. Ma è vero che un po’ più di Beppe e un po’ meno di Movimento farebbe bene al suo blog.

  6. valentinaa dice:

    Qualcuno ha chiesto innanzitutto una rettifica? Fare una cazzata succede a tutti.

  7. Crocotricycle dice:

    D’abitudine non amo dar ragione ai querelanti….però, forse, stavolta…

  8. Il caso @Riotta, @Beppe_Grillo e la denuncia per un retweet | Valigia Blu dice:

    […] che è stato querelato da Beppe Grillo e neppure che la causa sia un suo retweet –  ben specificato ieri anche da Massimo Mantellini […]

  9. Diego Ricci dice:

    Ovviamente prima di parlare del tema, ci vuole la filippica contro Beppe Grillo. Mantellini lui è talmente lontano dalla Rete che un milione di persone lo seguono quotidinamente via Facebook… non ne capisce nulla, eh?
    E neanche di politica.

  10. mORA dice:

    @Diego Ricci

    Il Grillo alla cantonese è un marchio, sono altri che ci stanno per lui in rete. Siccome quando parlava di rete lo faceva evocando satana e prendendo a martellate i computer sul palco, direi che è uno dei più lontani dalla rete.

    Quanto alle persone che lo seguono su FB, Avril Lavigne ha 31.389.951 di follower; eppure io non la vorrei in politica. MA ti dico di più, Bob Marley ne ha 37.338.249 e non è un omonimo…

  11. Trescogli dice:

    Un’ora fa su twitter

    gianni riotta ‏@riotta

    Ecco l’articolo @repubblicait che vi ho segnalato e che mi ha fatto querelare da @beppe_grillo :-) http://www.valigiablu.it/wp-content/uploads/2013/01/articolo_repubblica_grillo1.png

  12. Silenziare « ilNichilista dice:

    […] di essere un politico di razza, sì, ma della «razza padrona» di scalfariana memoria o dal blogger massa che su beppegrillo.it scrive che «Raitre deve chiudere». Linguaggi diversi, eppure simili. E […]

  13. il valore di un tweet (e di un retweet) e la diffamazione su Twitter: @Beppe_Grillo vs @Riotta » stilografico dice:

    […] si tratti di una notizia totalmente infondata, sul blog di Beppe Grillo e anzi annuncia (con una modalità che non chiarisce se Grillo sia o meno parte attiva) querela contro Caruso e anche contro Riotta. Quest’ultimo si mostra sorpreso per aver solo […]

  14. Andrea dice:

    mi meraviglio disto post malfatto da un giornalista bravo come te… un conto è riportare pari pari un commento altrui dicendo chi fa il commento (come fa grillo e come fanno tutti i giornalisti seri di tutte le testate), un conto è dire che Mantellini è un idiota facendo credere che sia a io a dirlo e poi invece dire che era parola riportata sentita al bar da un tizio… per non parlare poi che riportare aggiungendo parole (come nel caso di Riotta che ha aggiunto “lottizzazione”), ciò cambiare il significato delle cose riportare non ha nulla a che fare con questo post disinformativo che mi meraviglio tu non abbia ancora rettificato chiedendo scusa per l’enorme falsità che hai scritto…
    una cosa però è giusta, nella prassi della rete è d’abitudine alterare la realtà, come fai tu con questo post… in questo Grillo purtroppo non segue il greggie…
    buon anno

  15. Marco dice:

    A me colpisce soprattutto l’uso ad minchiam dei @ e dei # su twitter.. gli hashtag dei fatti miei sono la dimostrazione che la straordinaria diffusione dello strumento ha sdoganato un modo di scrivere che proprio metodologicamente è cialtrone.. il 90% dei tweet che leggo è scritto male, lo strumento va studiato almeno un po’ prima di usarlo

  16. ca.andrea dice:

    Condivido Marco. però la prassi della rete è questa per cui ragionando alla cazzo di cane come fa il Mantellini occorre accodarsi agli asini..

  17. Marco dice:

    Mah … io mi riferivo a Riotta… che usa il riferimento (@) come fosse un “l’ho preso da…”
    vabbe

  18. Carlo dice:

    In alcuni casi le scuse pubbliche sono più che sufficienti.