Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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La storia di Bradley Manning è anche la storia di Internet e della sua marginalità. Il racconto di un sogno idealizzato, quello della comunità delle persone che si collegano fra loro e rendono il pianeta un luogo migliore e più giusto. Del resto ogni generazione ha la propria dichiarazione di indipendenza: la penultima è stata una canzone di Bob Dylan intitolata I tempi stanno cambiando, l’ultima, circa trent’anni dopo, la dichiarazione di indipendenza del Cyberspazio scritta da J.P. Barlow nel 1996.

Bradley Manning è un giovane americano che è stato arrestata nel 2010 in un sobborgo di Bagdad dove prestava servizio per l’esercito. Le accuse che lo riguardano sono molte, alcune francamente fantasiose, ma attengono in gran parte alla divulgazione di materiale segreto. Manning – come molti di voi sapranno – sarebbe stato il tramite attraverso il quale Wikileaks ha potuto diffondere al mondo intero migliaia di informazioni riservate sulla guerra in Iraq, sui crimini e gli “errori” che il governo americano ha più volte tentato di nascondere.

Cantava Bob Dylan nel 1964 che i tempi stavano rapidamente cambiando, che una battaglia fuori stava scuotendo le finestre di senatori e congressisti, che era ora che i genitori e giornalisti si facessero da parte senza criticare cose che non potevano comprendere: l’inno di una generazione, insomma, quella dell’America di Nixon, della guerra in Vietnam e dei Pentagon Papers.

Manning è in carcere da oltre 900 giorni e solo nella scorsa settimana nel Maryland, all’inizio del processo che lo riguarda, ha potuto offrire di fronte al tribunale alcune brevi dichiarazioni. Un rapporto delle Nazioni Unite, dopo un’indagine durata 14 mesi, ha dichiarato che la sua carcerazione a Quantico da parte della più grande democrazia del mondo, è crudele e inusuale. Una cella di due metri per due, 23 ore di isolamento al giorno, 20 minuti di esposizione al sole, nudo durante la notte, un trattamento che il rapporto di Juan Mendez definisce, senza mezzi termini, come una forma di tortura. Quali sono state le reazioni della nuova stampa americana sul caso Manning? In genere modeste e imbarazzate: per trovare un editoriale che racconti i fatti con un po’ dell’indignazione necessaria occorre aprire il Guardian di Londra.

Nel 1996 J.P. Barlow, nel Manifesto che per un decennio ha influenzato fortemente una certa idea di democrazia elettronica portata da Internet, scrive:

Governi del Mondo, stanchi giganti di carne e di acciaio, io vengo dal Cyberspazio, la nuova dimora della Mente. A nome del futuro, chiedo a voi, esseri del passato, di lasciarci soli. Non siete graditi fra di noi. Non avete alcuna sovranità sui luoghi dove ci incontriamo.

Siamo ai ricorsi storici, alle cicliche invocazioni per la libertà dai grandi poteri, declinate in questo caso in formato elettronico, agitando la sacra spada del mondo liberato non a colpi di musica ma di click del mouse. Nulla di tutto questo è evidentemente accaduto.

La storia di Bradley Manning, un ragazzo che rischia la pena di morte per aver “spifferato” attraverso Internet gli indecenti segreti del grande gigante democratico ed essersi quindi con tale gesto macchiato di “aiuto al nemico”, esattamente come la storia altrettanto complicata di Julian Assange, è anche il racconto della fallita aspirazione di una Internet motore della democrazia e della conoscenza. Perfino Barack Obama, lui stesso simbolo molte volte citato di una nuova politica nutrita a colpi di trasparenza, social media e partecipazione del basso, lui normalmente attento ad ogni piccolo risvolto diplomatico delle proprie dichiarazioni, su Manning ha compiuto un grosso passo falso, dichiarandone scioccamente la colpevolezza ben prima che il processo avesse inizio.
Il fatto è che forse i tempi non stanno cambiando, che forse i giganti di carne e di acciaio sono ancora lì e non hanno alcuna intenzione di lasciarci soli, che forse il principio di sovranità sulla rete può essere oggi tranquillamente ed ancora affermato dai medesimi soggetti che la rete doveva abbattere. Nessun gigantesco corteo di indignazione popolare si è mosso da Internet ed ha invaso le piazze per la sorte di un giovane militare che a Quantico, nella civilissima Virginia, è costretto ad urlare: ”Il detenuto Manning ha bisogno della carta igienica”. Il massimo che possiamo attenderci dalla grande folla planetaria che popola la rete Internet che legge e si indigna nello spazio di un click è che sfidi la legge per scaricare illegalmente un episodio della serie televisiva Criminal Minds. Tanto sempre di Quantico, crimini, FBI e robette simili stiamo in fondo parlando.

2 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. mORA dice:

    È la fine dei miti d’infanzia, molti ci rimarranno così, come quando hanno scoperto o è stato rivelato loro che Babbo Natale non esiste.

    La più grande democrazia del mondo non esiste; recentemente con scuse varie ed alcune accelerazioni (come in occasione del WTC) le possibilità investigative senza garanzia alcuna per chi le subisce sono state portate quasi al livello orwelliano; l’internet delle gratuità in questo ha molto aiutato il governo a raccogliere una quantità di dati incrociabili, forniti spontaneamente dagli utenti. L’unica tranquillità residua, ma anche il principale motivo di preoccupazione, è che questa enorme mole di dati vada a finire in mano ad idioti o distratti, che mentre stanno nei principali teatri (teatri, uhm…) di guerra toccano il culo alle giornaliste embedded o pensano ai party organizzati da gemelle autoproclamatesi ambasciatrici. Quello che realmente può un presidente degli USA è quello che gli lasciano fare; in politica estera e relativamente all’economia legata allo stato di guerra continua, l’unica differenza tra Obama e tutti quanti l’hanno preceduto è il colore.

    Che i governi spontaneamente decidano di cedere sovranità, specie quelli che la esercitano per sé e non per mandato, e chissà se ce ne sono del secondo tipo, solo perché un certo flusso di elettroni permette di criticarli è un sogno, non solo, ma alcuni censurano o interrompono quel flusso e lì finisce.

    Che i cittadini della rete siano altro o migliori di quelli del mondo fisico è un mito spesso ripetuto senza convinzione o strumenti dagli stessi. Una forma di razzismo che diventa ghetto. Che abbiano maggiori possibilità è un mito, sopratutto perché molti di quelli che la partecipano non hanno altre attitudini che non siano il cliccare likes e dislikes. E magari fossero tutti capaci di trovare l’episodio televisivo mancante alla loro collezione.

    Credere che la rete sia un luogo e che sia il migliore dei luoghi se non dei mondi e non un veicolo, con buona pace di McLuhan(*), ha fatto piacere a molti ed è convenuto ad alcuni; ma la storia, altra cosa di cui abbiamo creduto di poter fare a meno dovendo per forza guardare avanti, insegna che le nuove tecnologie creano nuove sintassi, accrescono il lessico, ma nulla possono sulla semantica.

    Come dicevamo giorni addietro, pensare che cambiare il mondo sia possibile staccandosene sempre di più e che tutto quanto ci serve si possa avere senza muoversi da casa è una forma di alianazione, non di modernità.

    * * *

    (*) L’espressione “il medium è il passaggio/messaggio” ci dice perciò che ogni medium va studiato in base ai criteri strutturali in base ai quali organizza la comunicazione; è proprio la particolare struttura comunicativa di ogni medium che lo rende non neutrale, perché essa suscita negli utenti-spettatori determinati comportamenti e modi di pensare e porta alla formazione di una certa forma mentis. Ci sono, poi, alcuni media che secondo McLuhan assolvono soprattutto la funzione di rassicurare e uno di questi media è la televisione, che per lui era un mezzo di conferma: non era un medium che diede luogo a novità nell’ambito sociale o nell’ambito dei comportamenti personali.

    La televisione non crea delle novità, non suscita delle novità, è quindi un mezzo che conforta, consola, conferma e “inchioda” gli spettatori in una stasi fisica (stare per del tempo seduti a guardarla) e mentale (poiché favorisce lo sviluppo di una forma mentis non interattiva, al contrario di internet e di altri ambienti comunicativi a due o più sensi).

    Secondo quanto riportato sulle FAQ del sito della fondazione McLuhan, l’espressione “il medium è il massaggio” è in realtà l’esito di un errore di stampa del tipografo. Quando McLuhan lo vide esclamò “lascialo, è grandioso e mira al target! Ora ci sono quattro possibili interpretazioni per l’ultima parola del titolo del volume, tutte corrette: Messaggio e era del caos, Massaggio e era della massa (Message and Mess Age, Massage and Mass Age)”.Commonly Asked Questions (and Answers). URL consultato in data 29/06/2012.

    da: http://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan#Il_medium_.C3.A8_il_messaggio

  2. Il medium è il mezzo | eDue dice:

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