Biasimare Google e Amazon che pagano poche tasse in Europa è ovviamente giusto. Ma l’enorme onda di riprovazione che si può leggere da tempo al riguardo sulla stampa nazionale ed europea è ai limiti della diffamazione e talvolta la supera. I moralisti che trovano spazio sui media poi sono spesso osservatori non disinteressati: i giornalisti che ne parlano fanno anch’essi parte di questa crociata silenziosa che sta parlando in fondo dei propri diritti acquisiti. Editori, fornitori di piattaforma, detentori di vaporosissimi diritti digitali, in fondo e in definitiva arrabbiati e gelosi nei confronti degli utenti cattivi di Internet che, screanzati, fanno ricerche su Google e acquistano libri su Amazon invece di utilizzare lo scopiazzato motore francese di Chirac (aveva anche un nome, me lo sono dimenticato) o fare acquisti sull’inusabile bookstore dell’editore tale. La legge europea consente a Google ed Amazon di pagare poche tasse: cambiare la legge forse sarebbe una buona idea (forse). Di sicuro Google Amazon e compagnia sfruttano la caduta dei confini geografici in maniera molto ampia e fastidiosa (ma non lo fanno solo in Europa, non è la coppa intercontinentale, accade anche in USA), allo stesso modo gli editori in giro per l’Europa sfruttano i propri buoni contatti nelle stanze del potere per immaginare nuovi protezionismi a supporto dei loro affari in crisi. E armano come possono le “voci potenti, adatte per il vaffanculo”, come diceva il poeta deceduto. Si può disgustare contemporaneamente le triangolazioni fiscali di Google e il Ministro della Cultura Francese che sogna di collegare per legge piattaforme e contenuti (l’esatto contrario di quanto si è sostenuto fino ad oggi) perché quelli bravi, ricchi e cinici versino l’obolo agli ex ricchi un po’ sfigati ma pure loro cinici, in nome di un diritto inventato che, ignorando il fair use, tutela alcuni e crea danno a tutti gli altri?

12 commenti a “Voi avevate voci potenti”

  1. Tambu dice:

    ah, il defunto-prima-di-nascere Quaero, basato su Exalead? :)

  2. MayDay dice:

    La “stampa nazianale” è quantomeno un po’ cacofonico…

  3. massimo mantellini dice:

    nazianale è molto introspettivo in effetti ;)

  4. Domiziano Galia dice:

    Nei momenti peggiori della crisi si è detto (e ora solo perché il momento non è più disperato, pare tutto tornato alla palude di prima, nonostante certi interessati trionfalismi da startup dovunque) che è ormai l’economia, anzi, la finanza, a tenere in scacco la politica e questa vicenda potrebbe confermarlo ancora una volta, già che stiamo parlando degli aspetti finanziari.

    Ed è così. Ma, signori, non è che la finanza un giorno si è svegliata ed ha soggiogato la politica. L’ha fatto grazie alla sfrenata deregulation attuata da questa, a partire dall’inizio degli anni ’80 con Reagan, la Thatcher e proprio i francesi, che ha smantellato tutti i meccanismi di sicurezza introdotti dopo il crollo del ’29, tra le cui cause si deve annoverare proprio il precedente liberismo. Questo anche per dire da che parte dell’oscillazione del pendolo stiamo adesso.

  5. Pier Luigi Tolardo dice:

    Da anni la legislazione fiscale irlandese è questa, per non parlare della Slovenia, Rynair nonostante questo è riuscita a farsi dare un sacco di soldi dagli aeroporti italiani cioè dai nostri Comuni e Provincie, il problema non è Google, è questa Unione economica che non regge più e fa acqua da tutte le parti…

  6. Pip dice:

    Apprezzata la citazione di De Andrè nel titolo. Vero?!?

  7. Paolo dice:

    Caro Mantellini, ma come è possibile sostenere una tesi del genere. Come puoi accettare di pagare il 30-40% di imposte dirette (senza contare la tassazione indiretta, IVA, accise, etc), mentre alle grosse multinazionali, sfruttando tecniche di ingegneria fiscale, è concesso di pagare 1% o il 2% di imposte sui loro benefici!?

    El Pais, oggi apre con questa notizia http://goo.gl/5tzYP

    E tutto questo mentre in Italia è in atto una campagna quasi terroristica nei confronti dei contribuenti, tutti additati come possibili evasori: “chi evade, ruba anche a te” .. è il mantra. (non rispondete per cortesia con la solita banale osservazione: “ma questa è elusione, non evasione”).

    Anche non volendo scomodare concetti di equità e giustizia sociale, per rimanere invece nel perimetro del mercato e della libera concorrenza, come è possibile accettare tale ordine di cose?
    Come possono le aziende nazionali, per le quali la tassazione è almeno il 50%, innovare e competere con una tale disparità di trattamento fiscale rispetto alla grosse multinazionali?!

    E’ manifestamente un abuso di posizione dominante.

    Per quanto riguardo la posizione francese, temo che sia semplicemente l’ennesima foglia di fico; una semplice regalia per gli editori (monopolisti) locali che risponde ad una logica parassitaria, mascherata come una battaglia contro un sopruso, ma che in realtà non intacca minimamente il problema in generale.

    Su questo punto particolare sono d’accordo con quanto scrivi.

  8. massimo mantellini dice:

    @Paolo non ho capito quale tesi sosterrei

  9. Paolo dice:

    @mante “.. allo stesso modo gli editori in giro per l’Europa sfruttano i propri buoni contatti nelle stanze del potere per immaginare nuovi protezionismi a supporto dei loro affari in crisi”.

    E’ vero quello che dici, che in sostanza gli editori vogliono, senza averne il merito, la loro fetta della torta.

    Ma questo non va confuso col il problema, di quella che chiamerei esenzione fiscale più che evasione o elusione, delle grosse multinazionali hi-tech (e probabilmente non solo).

  10. massimo mantellini dice:

    @Paolo non sono io a confonderli, la notizia standard sui giornali è: “Non pagano le tasse, ci fregano i contenuti”. Il mio parere è “Non pagano le tasse perché gli abbiamo consentito di non pagarle, non fregano nessun contenuto”

  11. Paolo dice:

    @mante Bene, il passo successivo è “fargli pagare i contenuti è un regalo ai monopolisti locali” e “devono pagare le tasse – almeno – come tutte le altre aziende”.

  12. Pinellus dice:

    “…E io senza entusiasmo è rarissimo che faccia qualcosa.”

    http://www.pinellus.it/2012/11/primaria-e-la-salute.html