Se la stampa (specie quella che si occupa di politica) in Italia fosse simile a quella degli altri paesi il voto segreto ieri in Senato a favore del carcere per i giornalisti che diffamano (131 voti favorevoli, 94 contrari, 20 astenuti) sarebbe di certo un voto contro la libertà di stampa. Ma poiché molta stampa italiana (specie quella che si occupa di politica) è non infrequentemente un teatro di guerra fra bande dove la diffamazione è uno strumento di lotta politica (si veda al riguardo il caso Sallusti) ecco che il voto trasversale in Senato ieri assume i contorni di un sacrificio scacchistico: accetto il rischio di mandare in galera gli amichetti nostri nel tentativo di dare una lezione a quelli degli altri.

13 commenti a “Il sacrificio del pedone”

  1. Claudio (un altro) dice:

    Spero nei domiciliari!

  2. Giovanni Maria dice:

    Caro @mante concordo in pieno.
    Aggiungerei che la guerra tra bande è tanto vera che, frequentemente, i giornalisti partigiani rispondono in vece del politico di riferimento soggetto ad attacchi.
    Purtroppo il confine tra fatto reale e sospetto si è rotto da tempo.
    Il colpevolismo nei confronti dei nemici (del popolo?) e l’innocentismo o il giustificazionismo per gli amici (propri e del popolo?) è ormai inevitabile connotato del brutto inchiostro di questa china pericolosa.
    Ecco perchè il rischio d’incorrere nella diffamazione, spesso fondata solo sul minimo e primo indizio, anzichè attendere qualsiasi grado di giudizio, ha favorito questo sentimento di “vendetta” o di rivincita.
    Ti ringrazio e ti saluto.

  3. farucchino dice:

    Chi si nutre soltanto con il cibo del padrone può finire che si strozza!

  4. ilsensocritico dice:

    @Giovanni Maria
    “la guerra tra bande è tanto vera che, frequentemente, i giornalisti partigiani rispondono in vece del politico di riferimento soggetto ad attacchi”
    Mi viene in mente Marco Travaglio che, dopo l’articolo di Francesco Merlo critico nei confronti di Beppe Grillo, risponde in prima persona al giornalista di Repubblica.

  5. Carlo M dice:

    fatte le debite proporzioni, non è forse questa la linea di chi pensa che la pena di morte si un efficace deterrente?

  6. Giovanni Maria dice:

    @ilsensocritico
    il riferimento non era puramente casuale. Hai colto in pieno. Anzi c’è di più: viene in mente la polemica tra il compianto giornalista d’inchiesta Giuseppe D’Avanzo e Marco Genuflesso Travaglio.
    Se posso permettermi ti rinvio qui: http://wp.me/p15i7V-EB
    Chiedo, preventivamente, scusa per l’occupazione abusiva di questo spazio.
    Ma la segnalazione non deriva dal bisogno di nutrire ambizioni vanagloriose, ma solo a conferma di quanto hai individuato in modo esatto.
    Ricordo che Travaglio si è anche promosso avvocato d’ufficio del Di Pietro apparso un tantino reticente e svagato davanti alle domande di Sabrina Giannini.
    E, per esempio, leggerai che la casa di via Merulana, qualificata come abitazione, diventa poi inspiegabilmente (senza opportuna spiegazione) oggetto di fattura intestata all’Idv a seguito di ristrutturazione…
    Misteri della fede…

  7. Veero dice:

    Se il giornalismo in Italia fosse vero giornalismo e non uno strumento per attaccare e talvolta diffamare quelli che stanno “dall’altra parte”, magari il “caso Sallusti” non sarebbe mai nato. Se questa decisione farà sì che i giornalisti si diano una calmata e si occupino di informare invece che fare da megafono del politico che piace di più, allora è giusto che sia così. Forse la galera è qualcosa di esagerato, però in Italia abbiamo bisogno prima di un’informazione più trasparente, allora potremo iniziare a pretendere anche una politica più sana.

  8. Pier Luigi Tolardo dice:

    Questo voto dimostra solo l’assoluta incoerenza, viltà e indegnità della maggior parte dei politici italiani che siedono nell’Aula di Montecitorio. Non si tratta di una semplificazione qualunquistica ma della pura e semplice VERITA’: infatti all’indomani della condanna al carcere di Sallusti la stragrande maggioranza degli stessi deputati si era detta contraria al carcere per questo reato, chi perchè per solidarietà a Sallusti, chi per la difesa della più ampia libertà, chi perchè anche se vuole punire Sallusti e la diffamazione riteneva che il carcere fosse troppo, se avessero detto che a sallusti ben gli stava , avrebbero avuto il coraggio delle loro azioni, così dimostrano solo che vogliono fare di tutto quello che possono per trasformare l’aula in un bivacco di manipoli e, purtroppo, ho paura che ci riusciranno.

  9. Taccone dice:

    Le virgole: queste sconosciute…

  10. mario dice:

    OK, facciamo un punto. Sallusti ha pubblicato un articolo gravemente diffamatorio, scritto addirittura da un tizio non ricordo se sospeso o già cacciato dall’Albo (che è una cosa schifosa, l’Albo intendo, diciamolo, ma sono queste le regole e andrebbero rispettate) e si è rifiutato di pubblicare rettifiche a’ sensi di una legge non fascista ma democristiana (1948).
    Poi ha preteso di dipingersi come un martire della libertà di stampa ed un sacco di boccaloni gli sono andati appresso: direi che la stampa italiana si becca quello che si merita

  11. Daniele Minotti dice:

    Il fatto è che la galera la si vuol evitare soltanto per i propri giornalisti.
    Non c’è una vera cultura dei diritti umani, ma prevale la partigianeria.
    Quella della Lega (ma ben supportata nella vigliaccheria del voto segreto) è emblematica.
    Anni fa lottava contro i reati di opinione (quelli veri, non la diffamazione che non c’entra nulla), oggi propongono la galera per l’espressione.
    Buzzurri.

  12. Giacomo Brunro dice:

    Qualcuno mi può spiegare in che modo la diffamazione è connessa alla libertà di stampa? Perché a me sembrano 2 cose un tantino diverse eh…

  13. Andrea Dolci dice:

    Io trovo tutta questa discussione surreale con forti venature di malafede anche e soprattutto da parte di chi fa informazione.
    C’e’ una legge che prevede che in certi casi per il reato di diffamazione il giudice possa decidere tra sanzione pecuniaria o detenzione.
    Sciocchezza N°1: ci viene detto da dx e da sx che la galera per diffamazione e’ indegna di un paese civile e che oramai siamo rimasti solo noi e la Corea del Nord a prevederla. Poi uno prova ad informarsi meglio e scopre che molti paesi europei come Germania, Spagna, Belgio, Olanda, Austria la prevedono.
    Sciocchezza N°2: quando il Parlamento decide di cancellare la pena detentiva mettendo delle serie pene pecuniarie, apriti cielo. Le multe potrebbero pesare sui bilanci dei giornali. Ma allora di cosa stiamo parlando ? Cancelliamo il reato visto che non lo si puo’ sanzionare e lasciamo il semplice ricorso in sede civile. Qualche editore stappera’ una bottiglia di champagne e tutti saranno contenti.