Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Esiste da tempo un legame molto evidente ma altrettanto sotterraneo fra lotta alla pedofilia on line e censura. I pedofili su Internet sono ovviamente un pericolo da combattere ma le norme che li riguardano, non infrequentemente, sono piccoli cavalli di Troia per accedere ad altro. Si tratta del resto del legame perfetto: da un lato un crimine ripugnante che la società riconosce ovunque nel mondo come del tutto estraneo alla propria natura morale, dall’altro una necessità stringente di controllo sui cittadini che, con varie gradazioni, interessa buona parte dei regimi e dei sistemi democratico del pianeta. Così in questi giorni la Russia di Vladimir Putin ha applicato lo schema solito per proteggere gli adolescenti dal rischio pedofilia e contemporaneamente aggiungere alla lista nera dei siti web pedoporno da bloccare anche quella delle pagine web sgradite al regime.

Benché tutti sappiamo che la pedofilia è un crimine che affligge quasi interamente il cosiddetto mondo reale, la famiglia prima di tutto, la cerchia parentale e poi i luoghi di ricreazione frequentati degli adolescenti, l’attenzione sociale al fenomeno e i più potenti movimenti di riprovazione che la riguardano, da qualche anno a questa parte, si focalizzano sulla sua propaggine on line del mercato pedopornografico. È come se lo sfruttamento commerciale di un crimine fosse diventato improvvisamente più importante del crimine stesso.

Tutto ciò avviene per molte differenti ragioni: intanto per un fenomeno di rimozione (il male è altrove, magari su un sito web dall’altra parte del globo) poi perché il tema pedofilia alza un automatico muro ideologico che è molto utile al controllo politico ed ai suoi intenti. Chiunque tenterà anche solo di proporre un distinguo ragionato sui temi della lotta alla pedofilia e sui rischi della sua applicazione on line verrà immediatamente arruolato dall’opinione generale fra i fiancheggiatori dei pedofili o fra i pedofili stessi.

Così mentre le tecnologie di controllo affinano le proprie armi diventando più selettive e trasparenti, scompare anche l’evidenza chiara per la grande massa dei cittadini della portata dei fenomeni censori. Se la Turchia di qualche tempo fa per tutelare il buon nome del fondatore della patria scelse di oscurare a tutti i cittadini del Paese per qualche anno l’accesso a Youtube, oggi il governo Putin si affida a tecniche di Deep Packet Inspection capaci di selezionare il bersaglio da oscurare alla vista dei cittadini senza creare troppa attenzione intorno. Noi navigheremo sul web e non vedremo alcune pagine, senza sapere quali, senza conoscerne i motivi: il pedofilo e l’oppositore, la sicurezza sociale ed il controllo politico in un unico gomitolo inestricabile dove l’interesse del governo incontra le paure dei cittadini.

E non è che simili atteggiamenti siano patrimonio solo dei governi autoritari. Pensarlo può essere consolante ma non è così. In Italia per esempio esiste una black list dei siti da oscurare anch’essa a suo tempo creata utilizzando la sacra motivazione del contrasto alla pedopornografia e contenuta in un decreto legge del 2007 dell’allora Ministro delle Comunicazioni Gentiloni. La tecnica (una tecnica tecnologicamente debole basata in gran parte sui DNS e come tale facilmente aggirabile) è stata poi successivamente estesa agli oscuramenti più vari (casino online, tracker torrent, siti di ecommerce, venditori di sigarette) con una discrezionalità molto ampia, anche su base preventiva, alla quale il governo italiano non ha saputo affiancare alcuna trasparenza. Anche in Italia così come in Russia non è possibile sapere con esattezza chi oscuri cosa, chi decida per noi e quali siano le motivazioni.

Dire “noi siamo i buoni” evidentemente non basta. All’affinarsi delle tecniche di controllo deve per forza di cose affiancarsi anche una maggior responsabilità politica che riguarda i rapporti fra controllori e controllati. Il sogno delle democrazie resta quello di una sovranità popolare da contrapporre al paternalismo del governo buono che decide per me. Fino a quando l’orrore per la pedofilia continuerà ad essere il chiavistello attraverso il quale mettere in piedi sistemi di monitoraggio dei cittadini e delle loro opinioni, come sta avvenendo in Russia in questi giorni, resterà piuttosto evidente che la discussione pubblica non potrà per l’ennesima volta ridursi all’essere più o meno rigidi nei confronti di un’aberrante pagina web dall’altra parte dell’oceano.

5 commenti a “Anteprima Punto Informatico”

  1. avvelentani dice:

    > Dire “noi siamo i buoni” evidentemente non basta.

    Si potrebbe magari cominciare, chesso`, a smettere di fare censura preventiva moderando a manetta e chiudendo forum non moderati…

    La liberta` di parola che vale la pena di difendere e` quella con cui non si e` d’accordo, perche’ le parole.

    Ma che lo dico a fare quando anno dopo anno, la gente si dimostra capace di difendere solo il concetto astratto di liberta` di parola e nessun alza mai un dito.

  2. avvelentani dice:

    Alla fine la dimostrazione piu` lampante che anche mantellini e` bravo solo a riempirsi la bocca d’aria sulla liberta` di parola e` che anche i commenti di questo blog sono premoderati, non sia mai che qualcuno “abusi” della liberta` di parola. E i commenti di questo blog sono frequentati da quattro gatti che si danno ragione a vicenda.

  3. massimo mantellini dice:

    @avvelentani la policy dei commenti di questo blog la puoi trovare qui
    http://www.mantellini.it/policy/
    è scritta in modo che chiunque la possa comprendere

  4. Samurai dice:

    Io ho sempre sostenuto che: “La libertà di espressione e di parola è per tutti o di nessuno”; il diritto di espressione è sacro ma evidentemente a qualcuno da fastidio che altri esprimano le loro opinioni. Questo articolo ribadisce quello che ho detto già varie volte: la pedofilia e la lotta alla pedopornografia è solo una scusa per censurare la libertà sul web. Ovviamente nessuno controlla i controllori. Così col pretesto di dare la caccia ai siti pedofili si da invece la caccia ANCHE ad altri siti che con la pedofilia non c’entrano nulla. La Rete era nata per essere uno strumento di libero scambio di idee, informazioni e dibattiti. Ora invece è sempre più un campo minato dove i pochi vogliono controllare i molti.

  5. Visto nel Web – 52 « Ok, panico dice:

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