Luca de Biase, che fra le molte cose è un maestro di misura ed eleganza, argomenta da par suo la notizia dell’utilizzo di Liquid Feedback nella nuova edizione del programma televisivo di Michele Santoro Servizio Pubblico. Io avrei sintetizzato con meno eleganza i dubbi e le critiche di De Biase dicendo semplicemente che la logica dietro a queste scelte sembra essere tanto trasparente quanto deprimente.

L’utilizzo di Internet da parte di Servizio Pubblico nello scorso anno mi pare possa esserne stata utile premessa. Santoro ha prima utilizzato la rete come metafora di libertà (la propria libertà) nei confronti del sistema televisivo. Ha blandito gli spettatori dei suoi monologhi su Rai2 invitandoli ad una raccolta di fondi a vantaggio di un programma nuovo e rivoluzionario, libero dalle ingerenze del sistema.
Mentre proclamava questa nuova spinta per una TV dal basso sullo sfondo costruiva insieme a sua moglie la struttura amministrativa di Servizio Pubblico seguendo le più classiche logiche societarie. Per poi affidare a Giulia Innocenzi la presidenza di una Associazione ad hoc che partecipa, con una complessità degna delle isole Cayman e i soldi degli spettatori, alla societa di produzione del programma. Società che anche oggi, terminata l’avventura libertaria del giornalismo TV affidato a Internet, continua a chiedere soldi agli spettatori nonostante il programma vada in onda su La7.

Durante l’annata trascorsa Servizio Pubblico ha poi utilizzato improbabili sondaggi su Facebook destituiti di ogni valore statistico o informativo, utili però a ridurre le dinamiche di rete sociale ad un piccolo gioco a quiz per i fan della trasmissione. Infine appena se ne è presentata l’occasione Santoro è tornato ben volentieri fra le braccia cattive del sistema televisivo asservito a questo e a quello.

Nel frattempo Liquid Feedback, che è una piattaforma di elaborazione del consenso complessa e con delle pretese, utilizzata seriamente in alcuni paesi per l’elaborazione politica dal basso, è arrivata ad essere citata sui nostri media, sul blog di Grillo e nei commenti del movimento 5 Stelle. E come tale si trasforma oggi in utile strumento di banalizzazione televisiva che, a quanto pare, verrà utilizzata da Servizio Pubblico in stile Grande Fratello per scegliere fra i politici presenti in trasmissione.

Come è noto ogni cosa può essere plastificata per fini televisivi, dalla più effimera alla più seria. Basta trasformare la realtà in reality. Santoro ha deciso, fra molte altre cose, di essere il plastificatore della rete Internet. E ci sta riuscendo benissimo.

5 commenti a “Il plastificatore”

  1. Carolus dice:

    Non entro nel merito dell’operazione “plastificatoria”, non ne so abbastanza e anche se ne sapessi forse mi mancherebbero gli strumenti per giudicare. Quello che posso dire è che queste trasmissioni non hanno più alcun senso. Santoro, Floris, Formigli (salvo Lerner) non aggiungono nulla a quel che già si sa o si può sapere e non solo in Rete. Sono trasmissioni calate dall’alto con il presentatore/conduttore/guru che dispensa il suo sapere, decide gli ospiti e ciò di cui devono parlare, orienta gli argomenti come più gli aggrada (o come più aggrada al potente) e, soprattutto, non smuovono di un millimetro un’opinione pubblica che sembra ormai sotto sedativi.

  2. mORA dice:

    Vorrei solo ricordarti che c’è qualcuno che non ha il televisore dal 1996 e non lo vede.
    Se fossimo di più la rete si trasformerebbe in televisione, quindi è bene che Santoro sia tornato in TV, proprio per scongiurare il pericolo (che ho temuto concreto) che quell’esperimento finisse con una migrazione di gente col telecomando davanti al PC.
    Se lo vedete me lo salutate voi?

  3. Claudio (un altro) dice:

    Sant’Obolo lo chiameremo :-)

    I 10 euro meglio risparmiati della mia vita

  4. stefano nicoletti dice:

    Ci sta riuscendo con chi, di grazia?

    Santoro realizza la stessa trasmissione a sua immagine e somiglianza da 20 anni. MI dovrebbe pagare per guardarla. Anzi, vorrei lasciare a chi lo foraggia il mio account paypal, così saltiamo un passaggio.

  5. bubbo dice:

    ammazza che cattiveria :)
    sono concorde anch’io sul fatto che lo “sversamento” di internet nella tv e’ molto difficile a farsi (dinamiche MOLTO diverse), e rischia di banalizzarne il senso (anzi direi che usualmente capita questo).
    Ma non ne darei una colpa a Santoro, ne sparerei cosi duramente sull’uso di LF, che ancora non ha espresso neanche il primo vagito… e’ un esperimento, non e’ chiaro nemmeno per quali esatte finalita’… forse sara’ fallimentare… ma lasciamolo giocare.
    In fondo nei Big del giornalismo televisivo, santoro rimane ancora il piu’ sperimentatore (nonostante il Big e l’anzianita’)